Visualizzazione post con etichetta quadro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta quadro. Mostra tutti i post

giovedì 3 settembre 2020

Film 1913 - L'uccello dalle piume di cristallo

Intro: Continuiamo a recuperare film di o direttamente connesse a Dario Argento, sulla scia dei grandi classici dell'horror italiano.
Film 1913: "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970) di Dario Argento
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
In sintesi: ma che volete che vi dica? Visto con lo sguardo di oggi questa pellicola non è certo carica di suspense o inaspettati colpi di scena, però scrollandosi di dosso il moderno approccio al genere, bisogna davvero dare credito ad Argento, qui al suo esordio alla regia, di una impressionante inventiva e creatività. La messa in scena è ricca di escamotage per rendere l'azione concitata sorprendente, c'è un uso massiccio di effetti speciali piuttosto funzionali e, la cosa che mi ha sorpreso di più, la storia presenta non pochi elementi ancora oggi in voga. Poi, per carità, Argento non si sarà inventato nulla, eppure non può non fare effetto pensare che una grande produzione televisiva americana come quella di "The Alienist: Angel of Darkness" (che consiglio caldamente), presenti elementi identici a quelli di questo film (spoiler: chi assiste al fattaccio ne è testimone in prima persona, ciononostante non riesce a ricordare un dettaglio che sarebbe decisivo nell'identificare il colpevole; il killer ha subito un trauma in giovane età che ne compromette la sanità mentale; le fattezze di entrambi i killer sono impressionantemente simili, per quanto suppongo questa sia una mera casualità).
In ogni caso, pur non rappresentando oggi un titolo di orrore capace di suscitare lo stesso sconcerto - e spesso disgusto - di alcune pellicole contemporanee, "L'uccello dalle piume di cristallo" è certamente un buon esempio di 'vintage horror', se così si può dire: magari non fa più paura, ma (ri)vederlo è un grande piacere.
Cast: Tony Musante, Suzy Kendall, Enrico Maria Salerno, Eva Renzi, Umberto Raho, Raf Valenti, Mario Adorf.
Box Office: ₤1,4 miliardi
Vale o non vale: La recitazione non è esattamente eccezionale e troppo spesso rispetto a scene di grande impatto gli attori rimangono fermi ed impassibili, ma fa tutto parte di un vecchio approccio al cinema che oggi risulta vagamente straniante (dico vagamente perché la fiction italiana contemporanea ci campa ancora ampiamente). Ciò detto, "The Bird with the Crystal Plumage" - questo il titolo della versione internazionale - vive di una grande fantasia, collega il titolo alla storia in maniera molto originale e, non da poco, presenta le musiche di Ennio Morricone. Non fa paura, ma è un grande classico dell'horror italiano, per cui dategli una chance.
Premi: /
Parola chiave: Zoo.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 20 marzo 2019

Film 1532 - Girl with a Pearl Earring

Intro: Era da un po' di tempo che volevo rivedere questo film, abbiamo colto l'occasione al volo.
Film 1532: "Girl with a Pearl Earring" (2003) di Peter Webber
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: è una pellicola che racconta una sorta di dietro le quinte di uno dei quadri più famosi di sempre, una storia romanzata certamente, ma al contempo interessante ed intrigante tratta dal romanzo di Tracy Chevalier;
pazzesca la somiglianza tra Scarlett Johansson e la ragazza del titolo. Da questo punto di vista sicuramente una scelta di casting azzeccata;
il triangolo amoroso raccontato non è certo particolarmente originale, eppure immerso in questo contesto si connota di un'interessante tinta romantica e melanconica. Tutto sommato "Girl with a Pearl Earring" è un film che funziona.
Film 220 - La ragazza con l'orecchino di perla
Film 1532 - Girl with a Pearl Earring
Film 2289 - Girl with a Pearl Earring
Cast: Colin Firth, Scarlett Johansson, Tom Wilkinson, Judy Parfitt, Cillian Murphy, Essie Davis, Joanna Scanlan, Alakina Mann, Rollo Weeks, Anna Popplewell.
Box Office: $31.4 milioni
Vale o non vale: Credo che questa pellicola viva principalmente di atmosfere, un prodotto in grado di immergere lo spettatore nei quadri che racconta attraverso una fotografia perfetta e un'attenzione maniacale per i dettagli. Il risultato finale racconta una storia passabile, non particolarmente originale, eppure riuscita nel suo intento di narrare la storia di un pittore e la sua musa attraverso un punto di vista immerso in un'immobile vitalità che ricorda quadri ed evoca un passato affascinante. Sicuramente un prodotto esteticamente curato e consapevole che non perde il suo fascino visione dopo visione.
Premi: Candidato a 3 Oscar (fotografia, costumi, scenografia), 2 Golden Globe (attrice protagonista e colonna sonora) e 10 BAFTA tra cui Miglior film britannico, attrice protagonista, attrice non protagonista (Judy Parfitt) e sceneggiatura.
Parola chiave: Quadro.

Ti è piaciuto? ACQUISTALO QUI

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 25 novembre 2015

Film 1035 - Woman in Gold

Ero rimasto incuriosito dalla locandina, poi dal trailer e in generale dalla strana composizione del cast molto, molto eterogeneo...

Film 1035: "Woman in Gold" (2015) di Simon Curtis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, tedesco
Compagnia: nessuno
Pensieri: Anche se ultimamente Helen Mirren nei film fa più o meno sempre la stessa parte della donna anziana, autoritaria e pure un po' snob, devo dire che "Woman in Gold" mi è piaciuto. E' una pellicola pacata ed educata, basata su una storia vera ed intrigante, un misfatto storico che prende il via dalle atrocità della guerra e del nazismo, una vera e propria avventura che non mancherà di lasciare il proprio segno nella storia.
Con queste premesse, un cast coi fiocchi, una solida base storica e una narrazione fluida e senza intoppi, il film di Curtis procede pacatamente, ma senza tedio verso un epilogo scontato, anche se non per questo meno appagante. Di cosa si parla, dunque? Un efficace riassunto da Wiki: «Il film è basato sulla storia vera della defunta Maria Altmann, una sopravvissuta all'Olocausto, che, insieme al giovane avvocato E. Randol Schönberg, ha combattuto il governo austriaco per quasi un decennio per recuperare l'iconico quadro di Gustav Klimt Ritratto di Adele Bloch-Bauer I appartenuto a sua zia, che era stato confiscato dai nazisti a Vienna poco prima della seconda guerra mondiale.»
Un vero e proprio salto nel passato, quindi, a ripercorrere le violenze e gli abusi della Seconda Guerra Mondiale, seguendo il percorso di un quadro che, rubato, dopo decenni è esposto presso l'Österreichische Galerie Belvedere (Galleria Austriaca del Belvedere) del quale diventa simbolo e fiore all'occhiello. La rivalsa sull'opera della Altmann non sarà presa bene da Vienna e dal governo austriaco che tenterà in tutti i modi di ostacolare la donna fino a quando, costretti a farlo, si troverà a fronteggiare un appello presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. E da quel momento molte cose cominceranno a cambiare.
Nel mezzo di una vicenda giudiziaria avvincente, la storia di due persone diversissime (Mirren e Reynolds) che si incontreranno e conosceranno, dedicandosi a una battaglia apparentemente impossibile da vincere, eppure evidentemente giusta. La strana coppia sullo schermo funziona, soprattutto grazie alla pacatezza che contraddistingue entrambi i personaggi, capaci di incassare i colpi con grande signorilità e, ancora più importante, non arrendersi di fronte alle avversità o a punti di vista differenti.
Insomma, pur non toccando vette da capolavoro, "Woman in Gold" mi è sembrato un film onesto, capace di comunicare emotivamente con il pubblico facendolo affezionare a una vicenda forse non così conosciuta a chi non frequenti il mondo dell'arte. Il risultato finale è buono, la fotografia bella, la storia ben raccontata nonostante i numerosi flashback - per me tutti in tedesco e senza sottotitoli, il che non ha aiutato - e il cast molto internazionale funziona (nonostante la presenza di Katie Holmes, qui assolutamente marginale).
Cast: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Brühl, Katie Holmes, Tatiana Maslany, Max Irons, Charles Dance, Elizabeth McGovern, Jonathan Pryce, Antje Traue, Frances Fisher, Moritz Bleibtreu.
Box Office: $59.5 milioni
Consigli: Film piacevole, ben confezionato e con due ottimi protagonisti, "Woman in Gold" si muove tra arte e storia, toccando perfino temi giudiziari, per cui chi amasse trovare questi elementi nelle trame dei film qui è assolutamente servito. Io ho trovato il risultato finale ben riuscito, capace di raccontare una storia certamente non semplice pur non evitando gli snodi complessi. E' evidente chi siano i buoni e chi i cattivi, ma una semplificazione per un pubblico commerciale era, ritengo, inevitabile, quindi il fatto che la dose di semplicità sia limitata mi pare deponga a favore della sceneggiatura. La Mirren è nel suo territorio nel ritrarre una donna dal carattere forte e dalla personalità raffinata e fuori dal tempo, per cui è solo che un piacere guardarla. Per tutti questi motivi - e sicuramente per molti altri ancora -, direi che una chance a questo titolo si possa dare. Mal che vada si è scoperto qualcosa in più relativamente a una vicenda storica che ha coinvolto il mondo nel nostro recente passato. Il Che, forse, è già sufficiente.
Parola chiave: Ritratto di Adele Bloch-Bauer I.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 30 gennaio 2015

Film 868 - Big Eyes

Curiosissimo di vederlo, sono subito corso al cinema quando il film è uscito nelle sale!

Film 868: "Big Eyes" (2008) di Tim Burton
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Considerato che questo film è tratto da una storia vera, certamente controversa, la regia è di Tim Burton e i due interpreti principali sono Christoph Waltz - 2 volte premio Oscar in 4 anni - e soprattutto Amy Adams - 5 nomination all'Oscar nell'arco delle 8 edizioni dal 2006 al 2014 -, mi aspettavo davvero che questa pellicola sarebbe stata in grado di racimolare non solo qualche dollaro in più, ma anche qualche consenso. Non che non ci siano stati, le critiche sono favorevoli soprattutto per i due attori, eppure è mancato il riconoscimento principale, quella candidatura all'Oscar che la Adams si meritava certamente, per non dire quella vittoria che da troppo tempo le sfugge. Sia chiaro, questo film nel complesso non è certo un capolavoro, né il migliore di Burton, da troppo tempo sbiadito ricordo di vero artista, eppure il sentore che almeno per l'attrice ci sarebbe stato il massimo riconoscimento possibile con la nomination, pareva davvero plausibile. L'hanno candidata in molti (perfino i rigidi BAFTA inglesi), ha perfino vinto il suo secondo Golden Globe in due anni, ma ci fermiamo lì. E, a voler aggiungere, nemmeno Lana Del Rey e la sua bella "Big Eyes" hanno ricevuto alcuna soddisfazione da parte dell'Academy.
Non so se sia una specie di maledizione di Tim Burton, un regista per anni capace di sfornare capolavori, ignorati dalle follie caotiche delle premiazioni che contano, e poi riconosciuto con un paio di striminzite candidature all'Oscar per il Miglior film d'animazione ("La sposa cadavere" e "Frankenweenie") e una candidatura ai Golden Globe per la Miglior regia di "Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street": non esattamente ciò che si merita(va), diciamocelo.
Così tutte le mie speranze di vedere finalmente concretizzato in statuetta il riconoscimento mondiale al talento della Adams va nuovamente in fumo, nella speranza e nell'attesa delle prossime edizioni.
Per il momento, quindi, non rimane che apprezzarla in silenzio in questo biopic ben ricostruito, anche se un po' freddo. La solitudine del segreto della sua Margaret Keane rimane più che mostrata, molto discussa, senza mai che la sensazione di desolazione e frustrazione siano davvero percepite dal pubblico come reali. Peccato, perché era davvero l'aspetto centrale su cui puntare tutto, piuttosto che l'innovativa trovata del Sig. Keane di vendere le stampe e le cartoline dei quadri di cui si è preso il merito. Tra l'altro va aggiunto che, essendo questi dipinti davvero brutti - o quantomeno belli non per tutti -, noi che guardiamo fatichiamo un po' a capire la follia da acquisto di un Keane che negli anni '50 era diventata di massa. E' vero, è interessante scoprire come si è arrivati all'idea di rendere anche l'arte un prodotto per la massa, eppure, ripeto, sento che a questa storia manca davvero qualche momento di raccoglimento in più in cui si approfondisca la figura di Margaret e il suo rapporto con se stessa 'bugiarda', se stessa 'artista' e se stessa 'moglie di un bugiardo'. Questi aspetti combinati insieme e adeguatamente approfonditi a mio avviso avrebbero dato alla pellicola quel qualcosa in più, quella spinta che serviva per rendere "Big Eyes" più che una bidimensionale tela sulla quale rappresentare l'eccezionale storia vera.
Tra l'altro sento di dover aggiungere che, nonostante Christoph Waltz sia diventato il prezzemolino del cinema americano, non lo trovo adatto esattamente ad ogni ruolo. In questo caso la sua costante espressione un po' inquietante - che certamente per "Bastardi senza gloria" era stata perfetta, ma anche per interpretare i numerosi cattivi successivi come in "The Green Hornet", "I tre moschettieri", "Come l'acqua per gli elefanti" e nel recentissimo "Come ammazzare il capo 2" - infastidisce, dona un tono "satanico" a Walter Keane che ho trovato un po' fuori luogo. La qual cosa in particolare mi ha spesso distratto dalla visione d'insieme, guastando l'idea complessiva che mi sono fatto del film. E' chiaro che la figura più che controversa di Walter pretendesse momenti sconcertanti (come quando tenta di stanare la moglie bruciando la stanza in cui lei si è nascosta), eppure per tutto il resto della storia il suo ghigno, i suoi modi, non posso che portare a chiedersi: ma perché Margaret lo ha sposato?
Quest'ultima domanda riporta al discorso precedente della mancanza di qualcosa, nella fattispecie l'approfondimento sulle relazioni umane dietro questa vicenda, più che sul successo (inspiegabile) delle opere della famiglia Keane, che avrebbe certamente donato al tutto quel senso di completezza che qui rimane più formale che effettivo. Lo dimostra, infine, persino l'ultima scena con la ormai ex Sig.ra Keane vittoriosa fuori dal tribunale - dopo certi numeri fatti in aula da Walter che trovo francamente improbabili -, una scena di chiusura che si suppone fondamentale per la completezza di un cerchio narrativo che ci ha portato fin lì, eppure liquidata con una rapidità inspiegabile.
Ora, dopo tutto quanto detto fin qui può sembrare che abbia conservato un parere negativo su questo film, ma non è vero. Mi è piaciuto e ho trovato Burton finalmente concentrato su un progetto di valore (e non su una boiata come "Dark Shadows"), solo che probabilmente la nostalgia dei bei racconti di un tempo del regista mi rende, volente o no, ipercritico. "Big Eyes" è un buon titolo, ben realizzato e curato, con un'ottima protagonista capace da sola, con le sue fragilità e insicurezze, di sorreggere l'intera storia, una di quelle che solo in apparenza è bianca e nera, con i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. Margaret Keane, infatti, per come è descritta qui è molto più umana di quanto il trailer non vorrebbe far credere e cede spesso anche lei alle debolezze normali dele persone. Questo sforzo di realismo è apprezzabile, anche se lei come personaggio non mi è piaciuto così tanto.
Insomma, "Big Eyes" è, da un certo punto di vista, una specie di rinascita per Burton, che torna al quotidiano dimenticandosi per un po' della sua anima più dark. Eppure il sentore è che anche qui ci troviamo di fronte ad una favoletta e, forse, da Tim vorremmo qualcosa di più.
Box Office: $20.9 milioni
Consigli: Storia vera di per sé intrigante e curiosa da seguire, una sempre brava Amy Adams, il fascino degli anni '50 e '60, una bella canzone portante firmata da Lana Del Rey e la regia di Tim Burton. Tutti questi elementi rendono "Big Eyes" uno dei film della stagione da vedere, stagione piena di biopic e interpretazioni di personaggi vissuti realmente, alcuni ancora in vita (come qui). Chi ama il regista non potrà perderselo al pari di chi ama Amy Adams. Gli altri apprezzeranno una storia peculiare, in fin dei conti innocua, dai toni leggeri e quasi da favola. Si può vedere in ogni momento, l'aspetto drammatico della vicenda è spesso temperato dai comportamenti sopra le righe di Walter Keane (interpretato da Waltz).
Parola chiave: Firma.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 10 gennaio 2010

Film 54- Dorian Gray

Carichi di aspettative per questo film, io e Ale ci siamo decisi a vederlo giovedì.


Film 54: "Dorian Gray" (2009) di Oliver Parker
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Ale
Pensieri: Tragedia. Questo film è brutto.
Io avevo dei seri dubbi riguardo a dare delle parti da protagonista a Ben Barnes, ma i produttori no, hanno insistito! E diamogli fiducia e facciamo finta che sappia recitare e diciamo a tutti che è un attore... Ma non funziona così! Non puoi fare il principe Caspian in Narnia e dire che sei un attore! E' come quando la Canalis ha recitato in un film! Erano due cose sbagliate che non 'fittavano' (dall'inglese to fit, andar bene) per niente! Ed ecco il disastro. Roviniamo pure i capolavori della letteratura, tanto chi se ne frega! Tra l'altro a tratti sembra più "Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" a causa delle due vite condotte da Dorian. Di giorno candido come la neve, di notte una specie di demone dagli occhi completamente neri. Inquietante.
Comunque in questa pellicola Dorian scoperebbe anche i tappeti, tutta colpa della cattiva influenza di Lord Henry Wotton/Colin Firth che lo spinge a provare tutto ciò che nella vita può dare piacere. Tutto, ma poi gli vuole negare la bella figlia perchè sa che Dorian è un puttaniere. E, ovvio, Dorian si innamora perdutamente di lei... Come va a finire è banale, inutile che lo dica, tanto lo si immagina.
Ancora una volta sono costretto a chiedermi perchè Colin Firth si presti a certi meccanismi cinematografici da quattro soldi. Avevo già avuto la sfortuna di vedere il film "L'ultima legione", orrenda pellicola ambientata ai tempi dei romani, in cui Colin era protagonista. Qui non mi è andata meglio, visto la superficiale caratterizzazione dei personaggi, l'orrenda resa recitativa di Barnes (la scena in cui viene aggredito dal fratello di Sybil fa ridere tanto è inappropriato nelle espressioni) e il pessimo montaggio. Veramente, io capisco la crisi, ma piuttosto che rovinarsi la reputazione... Mah.
Ultima cosa, che vorrei urlare a gran voce: Ben Barnes è brutto! Per tutto il film gli ripetono che è la perfezione incarnata... Ma chi se lo fila!
Consigli: Altre trasposizioni cinematografiche su Dorian Gray sono sicuramente migliori di questa, che non ha alcun valore qualitativo. Cercare altrove!
Parola chiave: Quadro.


Ric