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giovedì 5 marzo 2026

Film 2422 - Frankenstein

Intro: When it came out on Netflix, everybody was talking about it and the reviews were good, so I was curious to give this movie a try.

Film 2422
: "Frankenstein" (2025), Guillermo del Toro
Watched: From the TV
Language: English
Watched with: Yegor
Thoughts: Much ado about nothing? It's not bad, but I'm not sure where all the fuss is coming from, to be honest.
Maybe my expectations were too high, as usual, but I was genuinely expecting something way more epic from this film. Mainly I didn't like how much green screen was used and how evident it was. I don't expect the production to move to Antarctica to shoot the scene in the icy water, but I was surprised by how fake the whole environment felt and looked, considering this movie cost $120 million to produce.
And I'll be even more honest here: is Jacob Elordi's performance so memorable that it deserves all the accolades it's getting? I'm not sure. Is it a bad performance? Absolutely not, but an Oscar nomination for it? Uhm.
All in all, "Frankenstein" is an entertaining enough movie. The costumes are breathtaking and we get the chance to see Mia Goth play two roles (one of which with... eyebrows!), but to be completely honest I didn't care much for Victor Frankenstein's story, and while watching the movie I kept thinking how much I would have preferred to be watching "Young Frankenstein" instead.
Cast: Oscar Isaac, Jacob Elordi, Mia Goth, David Bradley, Charles Dance, Ralph Ineson, Christoph Waltz.
Box Office: $480,678
Worth a watch?: Considering the amount of awards and public discussion this movie has earned and generated, it's not a bad idea to give it a go and check what all the fuss is about (especially considering the Oscars are next weekend and "Frankenstein" is definitely going to win at least one or two of the technical categories). Personally, though, it's a movie I wouldn't rewatch.
Awards: Nominated for 9 Oscars (best Picture, Supporting Actor for Elordi, Adapted Screenplay, Cinematography, Production Design, Costume Design, Makeup and Hairstyling, Score, and Sound). 3 BAFTA wins (Best Production Design, Costumes, and Makeup and Hair) over 8 nominations (Best Actor in a Supporting Role for Elordi, Cinematography, Score, Sound, and Visual Effects). 5 Golden Globe nominations (Best Motion Picture – Drama, Actor for Isaac, Supporting Actor for Elordi, Director, and Score). 3 nominations at the Actor Awards (Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role for Elordi), Cast in a Motion Picture, and Stunt Ensemble in a Motion Picture).
Key word: Syphilis.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 maggio 2024

Film 2279 - The First Omen

Intro: Non so se sarei corso al cinema a vederlo, onestamente, ma Niamh er interessata e dico sempre volentieri di sì ad un horror.

Film 2279: "The First Omen" (2024) di Arkasha Stevenson
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: non avevo mai sentito parlare di twin films anche se, a posteriori, ovvio che il mondo (anglofono) abbia pensato a un modo per descrivere razionalmente questo fenomeno. In pratica, e molto brevemente, si tratta di due o più titoli che escono più o meno nello stesso periodo e presentano una trama simile. Questo è il caso di "The First Omen" e "Immaculate".
E' particolarmente sorprendente quanti aspetti della trama queste due pellicole abbiano in comune: la protagonista (novizia) che sta per prendere i voti, l'arrivo in un nuovo convento, eventi sinistri che che cominciano a verificarsi all'arrivo della ragazza, una gravidanza, il colpo di scena poco prima del finale (ovvero, cosa sta succedendo davvero), la location italiana.
Se le similarità sono molteplici, va detto che i due film non sono identici e, personalmente, ho preferito "Immaculate". Quest'ultimo, infatti, ha un'idea più chiara di che tipo di film vuole essere: c'è un chiaro senso artistico (la location, i costumi, l'atmosfera generale e, in generale, manca quel tono hollywoodiano che solitamente fa somigliare un prodotto a tutti gli altri) e la performance di Sydney Sweeney è più di impatto. Nell Tiger Free qui non fa un cattivo lavoro, semplicemente il personaggio è meno interessante di quello che interpreta Sweeney.
Tutto sommato "The First Omen" è un horror che funziona, presenta anche qualche spunto interessante (penso, ad esempio, alla novizia che, prima di prendere i voti, sperimenta la vita al di fuori del convento) e come prequel del famoso "The Omen" è certamente di successo, l'unica sua sfortuna è stata quella di uscire a poche settimane dal suo twin film "Immaculate".
Film 2279 - The First Omen
Film 2318 - The Omen
Film 775 - Omen - Il presagio
Cast: Nell Tiger Free, Tawfeek Barhom, Sônia Braga, Ralph Ineson, Charles Dance, Ishtar Currie-Wilson, Andrea Arcangeli, Bill Nighy.
Box Office: $53.6 milioni
Vale o non vale: I fan dell'horror in generale e della saga di "The Omen" in particolare dovrebbero apprezzare. Il film è molto simile ad "Immaculate" con Sydney Sweeney uscito poco tempo fa, per cui può essere anche interessante vedere entrambe le pellicole per confrontarle.
Premi: /
Parola chiave: Antichrist.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 22 marzo 2022

Film 2095 - The King's Man

Intro: Sta volta da casa, recupero un film che, ammetto, desideravo recuperare da tempo, ma non ero riuscito a vedere al cinema.

Film 2095: "The King's Man" (2021) di Matthew Vaughn
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: anche se il primo film della saga rimane il mio preferito, devo dire che questo prequel con Ralph Fiennes a trainare tutta la baracca non mi è dispiaciuto affatto. Forse un po' troppo lungo a tratti, rimane comunque estremamente piacevole da seguire specialmente quando mette in scene le intricate scene di combattimento cui questo franchise ci ha abituato.
Grande cast - ritroviamo anche una Gemma Arterton che non vedevo dai secoli dei secoli - il film risulta divertente, ma anche inaspettatamente triste in certi punti cruciali del racconto. In questo ammetto che "The King's Man" è riuscito a cogliermi di sorpresa non solo una volta (ben due a dire il vero!) e per quanto questa pellicola non sia un capolavoro, ammetto che questo aspetto mi abbia comunque colpito in positivo.
Film 958 - Kingsman: Secret Service
Film 1396 - Kingsman: Secret Service
Film 1427 - Kingsman: The Golden Circle
Film 2095 - The King's Man
Cast: Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Rhys Ifans, Matthew Goode, Tom Hollander, Harris Dickinson, Daniel Brühl, Djimon Hounsou, Aaron Taylor-Johnson, Alexandra Maria Lara, Stanley Tucci, David Kross, Charles Dance.
Box Office: $125.9 milioni
Vale o non vale: A chi piace la violenta brutalità di questo franchise firmato Matthew Vaughn probabilmente apprezzerà anche questo terzo capitolo in versione reboot, con nuovi protagonisti, antagonisti, e tocchi di stile. C'è sempre qualcosa di molto elegante e composto in queste pellicole che, nonsotante vivano d'azione, cazzotti e omicidi, riescono sempre a evocare un certo stile glam e decisamente desiderabile. Vedere per credere.
Premi: /
Parola chiave: Promessa.
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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 16 gennaio 2021

Film 1780 - Godzilla: King of the Monsters

Intro: Ero elettrizzato all'idea di ritrovare al cinema il mitico Godzilla e mi sono fiondato in sala non appena ho potuto!
Film 1780: "Godzilla: King of the Monsters" (2019) di Michael Dougherty
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Stefano
In sintesi: onestamente ho molto apprezzato il primo film che, tutto sommato, fa il suo dovere di blockbuster distruggi tutto con curiosi mostri annessi a cui appartengono una serie di versi tanto peculiari quanto interessanti. Quindi "Godzilla" numero 1 per me è stato un sì. Con questo sequel le cose si sono complicate. E senza motivo. C'era bisogno, infati, di scatenare l'estinzione della razza umana, lo sfruttamento della terra e tutto ciò che ne consegue in un prodotto come questo? O, meglio, pur volendosi anche attaccare a questo tipo di tematiche, non si poteva fare in modo di rendere il tutto meno complesso e, in fin dei conti, noioso?
Sì perché, diciamocelo, tutto è questo "Godzilla: King of the Monsters" tranne che un grande spasso. A differenza del primo episodio - che pure si prende il suo tempo per "allestire la scena" - questo nuovo capitolo getta lentamente le basi per far progredire la storia, ma si dimentica di aggiungerci l'elemento spassoso e giocoso che lo spettatore si sarebbe aspettato da un prodotto basato su un mostro gigante che spara laser dalla bocca e passa metà del tempo a gridare come un ossesso. Insomma, per capirci, siamo al cinema per vedere "Godzilla" fare il c*lo a tutti gli altri mostri, della crisi del genere umano che pare essere il vero tema portante di tutta la storia ci frega ben poco, con tutto il rispetto. Anche perché il personaggio che mette in moto tutto questo meccanismo scellerato, la dottoressa Emma Russell (Farmiga), è un personaggio tra l'inutile e l'antipatico che ha bisogno di talmente tanto tempo per spiegare quale sia l'idea dietro al suo progetto, che tutta l'eccitazione per l'avventura e l'azione promesse da questa pellicola si assopiscono a nemmeno mezz'ora dall'inizio della visione.
Insomma, è un po' un peccato che questo sequel sia stato così un buco nell'acqua, le premesse stabilite dal primo "Godzilla" di Gareth Edwards facevano ben sperare mentre qui, purtroppo, ci si è un po' troppo persi in sottotrame e complicazioni innecessarie per riportare certi personaggi sullo schermo e per dare legittimità a una storia che ha bisogno di "realismo" fino a un certo punto. Ci sarà da vedere come si comporterà il prossimo "Godzilla vs. Kong", l'imminente incontro sul grande schermo tra il re dei mostri di questo titolo e il gorilla gigante King Kong (l'appuntamento è per il 26 marzo al cinema e su HBO Max).
Film 724 - Godzilla
Film 726 - Godzilla
Film 912 - Godzilla
Film 1413 - Godzilla
Film 1780 - Godzilla: King of the Monsters
Film 2000 - Godzilla vs. Kong
Film 2268 - Godzilla vs. Kong
Film 2277 - Godzilla x Kong: The New Empire
Cast: Kyle Chandler, Vera Farmiga, Millie Bobby Brown, Bradley Whitford, Sally Hawkins, Charles Dance, Thomas Middleditch, Aisha Hinds, O'Shea Jackson Jr., David Strathairn, Ken Watanabe, Zhang Ziyi.
Box Office: $386.6 milioni
Vale o non vale: Un mix tra disaster + monster movie, questo secondo "Godzilla" funziona solo fino a un certo punto. Gli effetti speciali sono intriganti e i mostri tutto sommato riusciti, ma la trama è poco elettrizzante, Millie Bobby Brown come protagonista rimanda troppo a "Stranger Things" e il tutto risulta ampiamente sottotono. Poi, per carità, si lascia anche guardare, ma non abbiate grandi aspettative.
Premi: Candidato al Razzie per il Peggior Prequel, Remake, Rip-Off o Sequel.
Parola chiave: Orca.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 25 agosto 2016

Film 1200 - Ghostbusters

Ovviamente attendevo con impazienza di vedere questa pellicola la cui genesi ha creato tanto scompiglio e che tanto e tanti ha diviso. Farsi un'opinione era necessario e, oltre a questo, godere nuovamente della compagnia degli Acchiappafantasmi mi sembrava un'occasione imperdibile!

Film 1200: "Ghostbusters" (2016) di Paul Feig
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Melissa McCarthy e Paul Feig si ritrovano sul grande schermo, ma la magia supercomica e trascinante di "Spy" non si verifica.
Forse troppo schiacciato dalle pressioni legate all'eredità della saga e dalla necessità di rigurgitare necessariamente qualcosa di nuovo, fresco e divertente (pur nello spirito dei classici), "Ghostbusters" 2016 finisce per cercare continuamente un'identià che non riesce a trovare. La mancanza di personalità di una pellicola che prende la comicità molto fisica delle quattro protagoniste scelte letteralmente saccheggiando l'eredità del "Saturday Night Live" è un problema serio, soprattutto quando si tenta di rilanciare un prodotto che ha dei fan veramente molto affezzionati sparsi in tutto il mondo. Il risultato è quindi lo spreco di un gruppo di talenti in favore di una serie di gag carine fino a un certo punto e comunque non spassosamente gustose.
Ciò detto, rimane il fatto che trovo veramente eccessiva la bocciatura del pubblico riguardo a questo reboot tutto al femminile. Tra gli attacchi per la scelta in rosa, il rifiuto dello zoccolo duro di appassionati che ha letteralmente promesso il boicottaggio e addirittura la certificazione di YouTube per il trailer con il maggior numero di "non mi piace" (al momento è a quota 1.007.052 contro gli oltre 290.000 mi piace), si è venuta a creare una sorta di campagna anti "Ghostbusters" che ha prodotto un discreto parlare mediatico, ma non ha apportato alcun miglioramento al box-office. Nonostante un ottimo esordio da 46 milioni di dollari in America, la pellicola non è comunque riuscita ad evitare la battuta d'arresto nei weekend successivi ed è evidente che, a fronte di un budget da 144 milioni di dollari (escluso il marketing), il risultato sia evidentemente un flop.
Nonostante tutta questa negatività, rimango dell'idea che il film non meritasse questa fredda accoglienza. L'idea di riportare in vita il franchise "ribaltandolo" al femminile mi è piaciuta fin da subito e il cast scelto mi sembra davvero azzeccato. Ok, la sceneggiatura è quella che è e, forse più di tutto, il personaggio del segretario scemo (Chris Hemsworth) è veramente troppo assurdo e caricaturale per risultare simpatico ed efficace, ma in ogni caso gli intenti erano buoni ed evidentemente, ci fossero stati i presupposti, un eventuale sequel avrebbe prodotto qualcosa di più riuscito e in linea con lo spirito dei precedenti "Ghostbusters" e "Ghostbusters II".
Dunque, in definitiva non mi sento di mettere in croce questo prodotto, figlio forse di tempi e modalità sbagliati. Il risultato finale è traballante, ma Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones sono un team poliedrico, pazzo e divertente quanto basta per far dimenticare certe debolezze della trama e una congestione di intenti - tra cui il ricalco dei precedenti film - che fa perdere il senso di una nuova pellicola se non si sta attenti. "Ghostbusters" 2016 poteva essere tante cose: sicuramente non sarà un successo.
Film 2 - Ghostbusters - Acchiappafantasmi
Film 9 - Ghostbusters II
Film 1200 - Ghostbusters
Film 2088 - Ghostbusters: Afterlife
Film 2326 - Ghostbusters: Frozen Empire
Cast: Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Kate McKinnon, Leslie Jones, Charles Dance, Michael K. Williams, Chris Hemsworth, Andy García, Ed Begley Jr., Zach Woods, Neil Casey; (camei) Bill Murray, Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Sigourney Weaver, Annie Potts, Ozzy Osbourne.
Box Office: $208.1 milioni
Consigli: Intenzioni buone, risultato un po' meno per questa versione contemporanea e tutta femminile del classicone "Ghostbusters" che, tra l'altro, vede la partecipazione di tutti gli ex interpreti (tranne Harold Ramis che è morto nel 2014) inseriti tramite cameo. E' vero, si poteva fare di più e meglio, soprattutto visto l'enorme budget e la disponibilità di un cast coi fiocchi, ma non mi sento nemmeno di dire che il prodotto finale sia un disastro. Si vede bene, c'è un po' di effetto nostalgia e ogni tanto si ride. Non è molto, ma in tutta onestà c'è molto, molto di peggio.
Parola chiave: Portale.

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Bengi

mercoledì 17 agosto 2016

Film 1194 - Me Before You

Non che smaniassi per vederlo, ma Poe ci teneva molto. La proposta dello streaming ha fatto vincere (grazie a Dio) la versione in inglese, così almeno ci siamo evitati il doppiaggio da soap opera tipico per prodotti tutto cuori e fazzoletti come questo.

Film 1194: "Me Before You" (2016) di Thea Sharrock
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Poe
Pensieri: Nel tentativo di ricavalcare l'onda ormai un po' passata di "Colpa delle stelle", questo "Me Before You" regala al pubblico una storia strappalacrime tra disabilità ed eutanasia, il tutto condido con l'amore vero che sboccia all'improvviso, ovviamente. L'originalità del film non è esattamente fulminante, anche se un certo fascino dei protagonisti e la cura delle immagini (molto patinate) addolciscono i sentimenti verso un prodotto così specificamente mirato ad una particolare tipologia di pubblico, nel quale francamente fatico a riconoscermi.
Al di là della ricerca della lacrima facile, questo tipo di commedia romantica da "ultimo stadio" è un po' troppo costruita sull'eccezionalità della cosa, oltre che sul dramma preannunciato, il che a mio avviso conferisce al tutto un'anima artificiosa e livella il racconto alla semplice straordinarietà dei fatti o dei suoi protagonisti evitando di approfondire l'elemento umano, che è poi la base di ogni relazione. La disabilità del protagonista Will (Sam Claflin), pur trattata ampiamente, interessa alla sceneggiatura più che altro come elemento funzionale e dunque rimane in secondo piano rispetto a un romanticismo tanto scontato e sdolcinato che è, tuttavia, il vero motore di tutta l'operazione. Per quanto nobile possa essere il portare all'attenzione del grande pubblico la questione, non ci si smuove dal fatto che è la scintilla amorosa ad essere il vero cardine di tutta l'operazione. Sì, è vero che poi si tratta di una storia decisamente meno convenzionale del solito, considerato che - spoiler! - alla fine Will muore, ma in ogni caso si possono cambiare le carte in tavola quanto si vuole: il risultato - rispetto a titoli simili - non cambia.
Dunque niente di nuovo e, soprattutto, niente di particolarmente esaltante. Il contagioso ottimismo di Lou (Emilia Clarke), che passa solo attraverso l'inesausto movimento di sopracciglia della ragazza, è più irritante che consolante e l'amore in sedia a rotelle è dolce e ispira buoni sentimenti, ma dal momento che "Me Before You" si ferma solo a questi, il risultato finale non può essere sufficiente. Non è una buona storia solo perché si racconta una bella storia. E' un prodotto ben confezionato, ma niente di più.
Ps. Tratto dal romanzo omonimo di Jojo Moyes del quale esiste un seguito, dal titolo "After you".
Cast: Emilia Clarke, Sam Claflin, Janet McTeer, Charles Dance, Brendan Coyle, Matthew Lewis, Samantha Spiro, Joanna Lumley, Vanessa Kirby, Ben Lloyd-Hughes.
Box Office: $194.3 milioni
Consigli: Penso che si tratti di un film adatto solo a chi sia veramente motivato a vederlo. C'è la malattia, c'è il rifiuto, il dolore, la morte e tutta una serie di elementi che lo rendono una storia pesante, nonostante ampio spazio sia dedicato all'amore tra i protagonisti. Dunque meglio documentarsi prima e capire se si è disposti a seguire la storia.
Parola chiave: Lavoro.

Se ti interessa/ti è piaciuto

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Bengi

martedì 21 giugno 2016

Film 1164 - PPZ: Pride and Prejudice and Zombies

Ho tentato per mesi di recuperare questo film che non ero riuscito a vedere al cinema, senza successo. Poi un giorno, senza che me lo aspettassi, lo streaming ha esaudito il mio desiderio!

Film 1164: "PPZ: Pride and Prejudice and Zombies" (2016) di Burr Steers
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nonostante la premessa intrigante, l'ottima ricostruzione, il divertimento intrinseco del classico rivisitato in salsa pulp-horror e il cast giovane, questo film è stato in tutta franchezza una grande delusione.
Un po' fine a se stesso, a tratti noioso, ho faticato seriamente a trovare il senso di tutta l'operazione oltre, appunto, la solleticante idea iniziale di far incontrare il capolavoro "Orgoglio e pregiudizio" con zombie, paletti e combattimenti vari. Il che è un gran peccato, perché sulla carta (e a livello editoriale, visto il successo del libro da cui è tratto) "PPZ: Pride and Prejudice and Zombies" sembrava destinato a sbancare.
Non so se il romanzo di Seth Grahame-Smith risulti più centrato e avvincente, di sicuro qui siamo fuori rotta: non c'è pathos, il mondo in stato di shock che presenta non è sufficientemente approfondito, la protagonista è spesso messa in ombra da un numero troppo elevato di personaggi e la questione degli zombie, che dovrebbe essere il fulcro di tutta la vicenda, è per troppo tempo lasciata ai margini della storia, quasi cornice non convenzionale che va a ri-caratterizzare la trama originale da cui questa storia è tratta. Forse meno Jane Austen e più zombie sarebbe stato un approccio più funzionale, soprattutto perché i non morti sono parte della titolazione tanto quanto il famoso romanzo. Mi rendo conto che rispettare gli snodi narrativi originali, rivisti nell'ottica di un'infestazione zombie, possa presentare un certo fascino horror-gotico, ma qui ci si perde davvero troppo in chiacchiere per essere un film d'azione. Per non dire dell'orrore.
Insomma, il punto è un po' questo: "Pride and Prejudice and Zombies" non si prende cura della dimensione orrifica che invece ostenta in titolo, locandina e trailer e, invece, preferisce soffermarsi sulle dinamiche classiche appartenenti al romanzo ottocentesco, finendo per risultare semplicemente un'altra variazione sul tema. Di cui, in tutta onestà, non c'era alcun bisogno.
Cast: Lily James, Sam Riley, Jack Huston, Bella Heathcote, Douglas Booth, Matt Smith, Charles Dance, Lena Headey, Suki Waterhouse, Ellie Bamber, Millie Brady.
Box Office: $16.4 milioni
Consigli: Mah, rimango perplesso. Chi ha amato il libro potrebbe godere della visione cinematografica di un prodotto che ha apprezzato, ma in tutta onestà non mi sento di dire che, a parte a livello tecnico, questo sia un film riuscito. Un po' uno spreco di tempo e talenti. Se avessi voluto vedere per l'ennesima volta la storia di "Orgoglio e pregiudizio", sarei approdato su altri lidi.
Parola chiave: Cervello di maiale.

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Bengi

venerdì 1 aprile 2016

Film 1110 - Victor Frankenstein

Una sera a cena non sapevo cosa guardare e lo streaming mi ha suggerito questo titolo che, lì per lì, sembrava promettere genuino intrattenimento.
Film 1110: "Victor Frankenstein" (2015) di Paul McGuigan
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Poteva essere carino e, invece, è una gran boiata e basta.
Non che mi aspettassi un capolavoro, ma speravo in un intrattenimento degno di essere seguito, mentre la storia proposta qui non è niente di che e, per certi aspetti, è anche brutta. In particolare mi riferisco agli effetti speciali, tra il macabro e il fatto male. Le creature portate in vita dal famoso dottore sono - e passiamoglielo - disgustose, ma c'è da aggiungere che visivamente - e questo non va bene - sono palesemente finte. Senza contare che la trama è quello che è (Igor viene dal circo, dove era una sorta di Gobbo di Notre Dame vestito da clown...).
Insomma, un vero spreco di giovani talenti e di soldi (40 milioni di dollari!) per un risultato mediocre che sa di già visto.
Cast: Daniel Radcliffe, James McAvoy, Jessica Brown Findlay, Andrew Scott, Charles Dance, Daniel Mays, Freddie Fox, Mark Gatiss, Callum Turner, Spencer Wilding.
Box Office: $34.2 milioni
Consigli: Il tentativo di svecchiare anche questo cult letterario (dopo un avvincente Sherlock Holmes cinematografico) non riesce e il risultato è meno brillante di quanto le premesse parrebbero suggerire. Certo, una pellicola innoqua, ma comunque non riuscita. Si può vedere, pur consapevoli che si tratta di un esperimento bruttino e insapore. Peccato. Se avete nostalgia del dottore e dei suoi folli tentativi di sconfiggere la morte, meglio seguire la serie tv "Penny Dreadful" o, meglio, rivedersi "Frankenstein Junior".
Parola chiave:

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mercoledì 25 novembre 2015

Film 1035 - Woman in Gold

Ero rimasto incuriosito dalla locandina, poi dal trailer e in generale dalla strana composizione del cast molto, molto eterogeneo...

Film 1035: "Woman in Gold" (2015) di Simon Curtis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, tedesco
Compagnia: nessuno
Pensieri: Anche se ultimamente Helen Mirren nei film fa più o meno sempre la stessa parte della donna anziana, autoritaria e pure un po' snob, devo dire che "Woman in Gold" mi è piaciuto. E' una pellicola pacata ed educata, basata su una storia vera ed intrigante, un misfatto storico che prende il via dalle atrocità della guerra e del nazismo, una vera e propria avventura che non mancherà di lasciare il proprio segno nella storia.
Con queste premesse, un cast coi fiocchi, una solida base storica e una narrazione fluida e senza intoppi, il film di Curtis procede pacatamente, ma senza tedio verso un epilogo scontato, anche se non per questo meno appagante. Di cosa si parla, dunque? Un efficace riassunto da Wiki: «Il film è basato sulla storia vera della defunta Maria Altmann, una sopravvissuta all'Olocausto, che, insieme al giovane avvocato E. Randol Schönberg, ha combattuto il governo austriaco per quasi un decennio per recuperare l'iconico quadro di Gustav Klimt Ritratto di Adele Bloch-Bauer I appartenuto a sua zia, che era stato confiscato dai nazisti a Vienna poco prima della seconda guerra mondiale.»
Un vero e proprio salto nel passato, quindi, a ripercorrere le violenze e gli abusi della Seconda Guerra Mondiale, seguendo il percorso di un quadro che, rubato, dopo decenni è esposto presso l'Österreichische Galerie Belvedere (Galleria Austriaca del Belvedere) del quale diventa simbolo e fiore all'occhiello. La rivalsa sull'opera della Altmann non sarà presa bene da Vienna e dal governo austriaco che tenterà in tutti i modi di ostacolare la donna fino a quando, costretti a farlo, si troverà a fronteggiare un appello presso la Corte Suprema degli Stati Uniti. E da quel momento molte cose cominceranno a cambiare.
Nel mezzo di una vicenda giudiziaria avvincente, la storia di due persone diversissime (Mirren e Reynolds) che si incontreranno e conosceranno, dedicandosi a una battaglia apparentemente impossibile da vincere, eppure evidentemente giusta. La strana coppia sullo schermo funziona, soprattutto grazie alla pacatezza che contraddistingue entrambi i personaggi, capaci di incassare i colpi con grande signorilità e, ancora più importante, non arrendersi di fronte alle avversità o a punti di vista differenti.
Insomma, pur non toccando vette da capolavoro, "Woman in Gold" mi è sembrato un film onesto, capace di comunicare emotivamente con il pubblico facendolo affezionare a una vicenda forse non così conosciuta a chi non frequenti il mondo dell'arte. Il risultato finale è buono, la fotografia bella, la storia ben raccontata nonostante i numerosi flashback - per me tutti in tedesco e senza sottotitoli, il che non ha aiutato - e il cast molto internazionale funziona (nonostante la presenza di Katie Holmes, qui assolutamente marginale).
Cast: Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Brühl, Katie Holmes, Tatiana Maslany, Max Irons, Charles Dance, Elizabeth McGovern, Jonathan Pryce, Antje Traue, Frances Fisher, Moritz Bleibtreu.
Box Office: $59.5 milioni
Consigli: Film piacevole, ben confezionato e con due ottimi protagonisti, "Woman in Gold" si muove tra arte e storia, toccando perfino temi giudiziari, per cui chi amasse trovare questi elementi nelle trame dei film qui è assolutamente servito. Io ho trovato il risultato finale ben riuscito, capace di raccontare una storia certamente non semplice pur non evitando gli snodi complessi. E' evidente chi siano i buoni e chi i cattivi, ma una semplificazione per un pubblico commerciale era, ritengo, inevitabile, quindi il fatto che la dose di semplicità sia limitata mi pare deponga a favore della sceneggiatura. La Mirren è nel suo territorio nel ritrarre una donna dal carattere forte e dalla personalità raffinata e fuori dal tempo, per cui è solo che un piacere guardarla. Per tutti questi motivi - e sicuramente per molti altri ancora -, direi che una chance a questo titolo si possa dare. Mal che vada si è scoperto qualcosa in più relativamente a una vicenda storica che ha coinvolto il mondo nel nostro recente passato. Il Che, forse, è già sufficiente.
Parola chiave: Ritratto di Adele Bloch-Bauer I.

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Bengi

venerdì 16 ottobre 2015

Film 1017 - Child 44 - Il bambino n. 44

Proprinato a Luigi a tradimento una domenica mattina, forse non è stata la scelta più adatta da accompagnare al brunch...

Film 1017: "Sinister" (2015) di Daniel Espinosa
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Un po' uno spreco di cast, trama e budget (50 milioni di dollari) questo "Child 44" finisce per essere un interminabile lungaggine che carbura solo nel finale.
Credo il grande errore qui sia di voler essere forzatamente thriller, drammone di denuncia, film storico e adattamento cinematografico di un romanzo (di Tom Rob Smith) di successo. Il mix di buoni propositi e false speranze porta questa pellicola ad un nulla di fatto mortale per una storia di 137 minuti non stop su Unione Sovietica, comunismo, omicidi di bambini, Stato-padrone, violenza e soprusi di massa e chi più ne ha più ne metta. I toni drammatici sono pesantissimi e per la maggior parte della trama pare che la violenza gratuita, lo sconforto morale, l'annientamento del singolo siano gli unici elementi presenti e che, invece, i 44 ragazzini del titolo, i cui omicidi sono così ampiamente pubblicizzati nel trailer, non trovino spazio nella narrazione. Il che è un peccato, perché la contestualizzazione storica - necessaria e dovuta - è un conto, ma l'accanimento eccessivo non giova a nessuno, men che meno allo spettatore. Si arriva, dunque, al finale tanto agognato e ci si chiede se metà delle vicende raccontate non potessero essere sforbiciate e lasciate per un'eventuale versione estesa da home video. Un po' dispiace, perché i presupposti per un prodotto di qualità c'erano, non fosse altro che per il cast: Tom Hardy, Gary Oldman, Noomi Rapace Vincent Cassel per citare i più conosciuti. Il risultato finale è piatto, incapace di suscitare in chi guarda quelle emozioni che una trama del genere sembrerebbe portare necessariamente con sé e il tutto si conclude in un prodotto angosciante, ma non ispirato, che richiede fatica e uno sforzo di fede in vista di un finale che, invece, non ripaga le aspettative. Un'occasione buttata.
Cast: Tom Hardy, Gary Oldman, Noomi Rapace, Joel Kinnaman, Jason Clarke, Vincent Cassel, Paddy Considine, Charles Dance.
Box Office: $3.3 milioni
Consigli: Francamente non è un titolo che si possa decidere di vedere a cuor leggere. Il tema storico già di per sé appesantisce, senza contare che qui il tutto è gravato da una cupa atmosfera oppressiva e dispotica, un regime della paura che quando sgarri ti mette in fila contro un muro e spara. Di base "Child 44 - Il bambino n. 44" non è un film da buttare, semplicemente non è il film che poteva essere e questo è una perdita di tempo, oltre che uno spreco. Se si è fan di uno degli attori - grande Hardy - o del romanzo da cui è tratto, può aver senso tentare la visione. Gli altri che non abbiano un valdo motivo non ci provino neanche.
Parola chiave: Ferrovia.

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Bengi

mercoledì 4 febbraio 2015

Film 871 - The Imitation Game

Uno dei titoli candidati all'Oscar che ero più sinceramente curioso di vedere.

Film 871: "The Imitation Game" (2014) di Morten Tyldum
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "The Imitation Game" sarà quest'anno quello è stato l'anno scorso "American Hustle", ovvero il grande escluso. Da cosa? Dai vincitori agli Oscar 2015.
I suoi concorrenti, infatti, sembrano essere più forti un po' su ogni fronte (soprattutto nelle categorie attoriali, dove apparentemente sono imbattibili sia Eddie Redmayne/Michael Keaton che Patricia Arquette) e anche la speranza di vedere questa pellicola trionfare come Miglior film pare ogettivamente improbabile ("Boyhood" e "Birdman" i più quotati).
Fatta questa premessa, devo dire che questo titolo storico-biografico su Alan Turing e la sua macchina in grado di codificare l'indecifrabile Enigma è stato molto interessante e il risultato finale mi è molto piaciuto.
Benedict Cumberbatch è uno di quegli attori bravi e riconosciuti universalmente che sembra sempre riscuotere il successo che merita, anche se nel concreto non è proprio così. Per l'attore, infatti, siamo alla prima nomination all'Oscar e a parte un Emmy vinto per "Sherlock" (per l'episodio "His Last Vow"), quanto a premi conseguiti siamo in una fase ancora acerba. E' plausibile pensare che, in un futuro, potrebbe vedersi riconoscere ben altri successi, ma per il momento non mi pare si possa pronosticare una vittoria. Un vero peccato perché la sua interpretazione del geniale matematico omosessuale è veramente buona, appassionata e appassionante, struggente nel finale.
E', quindi, molto per merito di Cumberbatch se il film funziona. Il suo personaggio, oltre a mettere in ombra gli altri soprattutto per motivi caratteriali, è un enigma da risolvere pari a quello che lui stesso si promette di districare. In una specie di parallelismo tra le molte ombre di Turing e l'incapacità di capire il meccanismo cifrato dietro Enigma, la trama ripercorre idee e tentativi, successi e illusioni, frustrazioni ed espisodi di un quotidiano fatto di guerra (Mondiale, seconda) e di molte idee (per far funzionare "Christopher", la macchina inventata dal matematico).
Al di là del fatto angosciante che si tratti di un episodio reale e che, naturalmente, lo spettatore non possa mai prescindere da una dimensione storica e concreta, rimane comunque costantemente presente l'aspetto intrigante di questo racconto, legato ad un personaggio sufficientemente fuori dal comune da piacere. Lo accompagnano un buon cast di comprimari (Matthew Goode, Rory Kinnear, Charles Dance, Mark Strong, Allen Leech) capitanati da una Keira Knightley in gran forma e giustamente candidata all'Oscar nel ruolo dell'amore di facciata di Turing, Joan Clarke.
Molti temi si intrecciano, e l'aspetto centrale di Enigma è solo uno dei tanti: la complicità tra i due futuri coniugi, l'omosessualità di Turing e la conseguente infelicità (a cui si aggiunge l'episodio di Christopher), la difficoltà dei rapporti umani e la diffidenza degli altri membri del gruppo, gli episodi di spionaggio e il durissimo momento in cui, di fronte alla soluzione di Enigma, diventa chiaro a tutti che per sconfiggere il nemico nazista sarà necessario conservare ancora per molto il segreto.
E' chiaro, dunque, che "The Imitation Game" sia nel suo complesso un titolo difficile, nel senso che presenta verità complesse da digerire e gestire per lo spettatore. In questo sta il grande pregio della pellicola, che non si risparmia, non nasconde e non addolcisce la pillola, pur riuscendo a valorizzare e non denaturalizzare le azioni di un gruppo di persone che, diverse una dall'altra, hanno avuto il difficilissimo compito di impedire ad un nemico globale di terrorizzare ulteriormente l'Europa e i suoi abitanti. Si parla di un pezzo di storia doloroso e un film che ne tratta non può che rifletterne le implicazioni.
Eppure consiglio caldamente la visione di questo prodotto cinematografico nato "di nicchia" (14 milioni di dollari di budget) e riuscito a diventare vero e proprio fenomeno commerciale. "The Imitation Game" ripaga lo spettatore dell'attenzione che richiede regalando un risultato finale forte e compatto in cui spicca un protagonista che merita di essere ricordato e celebrato.
Box Office: $132.9 milioni
Consigli: Tratto dalla storia vera di Alan Turing, questo film racconta dettagliatamente le vicende del matematico che, negli anni della seconda Guerra Mondiale, fu messo a capo di una squadra di persone incaricate dal governo inglese di risolvere il codice criptato dietro alla macchina usata dai tedeschi per comunicare, chiamata Enigma. La soluzione, oltre a portare alla salvezza di milioni di vite, sarà anche la base di una delle scoperte scientifico-tecnologiche più importanti della storia moderna.
Anche solo per queste premesse che coinvolgono sia il genere biografico che quello thriller, bisognerebbe tenere in considerazione "The Imitation Game", ottimo esempio cinematografico di quale sia lo stato dell'arte del cinema britannico (che quest'anno ha 3 titoli, sugli 8 disponibili, in lizza per il Miglior film agli Oscar). E' chiaramente una storia che richiede attenzione e non si presta ad un intrattenimento spensierato adatto ad ogni momento. Eppure, più di altri titoli, questo è certamente tra quelli da vedere tra i migliori prodotti nella stagione scorsa.
Parola chiave: Computer.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 28 novembre 2014

Film 826 - Dracula Untold

Lu era assolutissimamente intenzionato a vedere questa pellicola!

Film 826: "Dracula Untold" (2014) di Gary Shore
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Il film inizia con un'ottima scelta del font per il titolo, che però rimane l'unica ottima cosa di tutto il progetto.
Vlad detto "l'impalatore" (Luke Evans) è signore di Transilvania, terra che gli sta a cuore al pari della sua famiglia. Dal momento che i turchi la minacceranno, farà tutto ciò che è in suo potere per salvare il suo popolo (e soprattutto suo figlio) dalle grinfie del sultano Maometto II (Dominic Cooper). La storia non è niente più di questo.
Nel mezzo ci sono una serie di trovate narrative dubbie e un po' noiose, considerando che dopo essere stato l'impalatore, Vlad diventa padre e marito modello, signore devoto alla sua terra e alla sua cultura. Per come lo vogliono far passare qui, l'unica cosa che gli sta davvero a cuore è difendere la sua famiglia che parte da quella di sangue e, per estensione, coinvolge i suoi sudditi. Insomma, Vlad adesso è un pezzo di pane.
Forzato dagli eventi, però, il nostro principe sarà costretto ad abbracciare nuovamente la sua vera natura, unico a sacrificarsi per la libertà della Transilvania (in quanto non ha un esercito), regno che esigerà da lui il prezzo più alto: tramutarsi in un mostro.
Chiaramente parliamo di un vero e proprio patto col diavolo, una scelta necessaria ma consapevole che lo porterà a diventare vampiro a tutti gli effetti, successore di un Maestro Vampiro (Charles Dance) che è l'unico aspetto veramente inquietante di una storia che, altrimenti, combina malamente la fiaba col mito. Per non parlare, poi, dei vani tentativi horror che, fossero stati messi in pratica seriamente (e non solo accennati), avrebbero quantomeno dato un senso a questo progetto che, invece, sceglie di mischiare tutto insieme e risultare un nulla di fatto. C'è la strategia politica, il mistero dell'occulto, l'orrore del massacro, ma anche uno sdolcinato quadretto amoroso che si combina ad un dramma familiare da manuale; eppure tutti questi elementi insieme non riescono a salvare una storia che parrebbe poter regalare al pubblico una nuova prospettiva più moderna del famoso Conte Dracula, eppure fallisce in partenza. E' già da quando la trama sceglie di non schierarsi in favore di nessuno dei generi che poi di fatto tocca che la storia dimostra le sue debolezze. "Dracula Untold", insomma, è tante cose, ma nessuna in particolare.
Evans fa quello che può per portare a casa l'immagine sofferta e tormentata dell'uomo che rinuncia alla felicità che ha davanti per un bene più grande e, di fatto, se questa operazione commerciale ha avuto abbastanza successo parte del merito è sicuramente suo, anche se quella principale va certamente attribuita alla eco che il mito del Dracula vampiro porta con sé da decenni e che riesce tutt'oggi a portare il pubblico in sala. Charles Dance è certamente molto efficace nel ruolo di vampiro anziano e anche la versione male abbronzata di Dominic Cooper è sufficientemente in parte, cosa che non si può dire della pessima Sarah Gadon e della sua unica monoespressione contrita. In generale, poi, l'impressione è sempre quella di un progetto che ha il budget di un blockbuster (70 miloni di dollari) ma le caratteristiche del B-movie che tenta di sembrare un kolossal, fallendo. Peccato, perché se si fosse messo più a fuoco un aspetto particolare della vicenda (il macabro? l'orrifico? quello politico? quello psicologico?), probabilmente si sarebbe ottenuto non solo un effetto di maggior coesione, ma anche un prodotto meno anonimo.
Box Office: $212.7 milioni
Consigli: Una trama così così, una regia spesso inefficace (preparatevi alla visione di tantissime spalle!) e un risultato finale che non convince sono gli elementi più palesemente negativi di questo film che, però, dalla sua ha il fascino di un personaggio come Dracula, una buona prova di Luke Evans e certi effetti speciali che funzionano. E' il classico prodotto usa e getta, una storia che va bene per passare qualche ora senza pensieri lasciandosi trasportare in un mondo e in un tempo lontani (Transilvania, medioevo) per poi accendere nuovamente il cervello e dimenticarsi serenamente ciò che si è appena visto.
Parola chiave: Turchi.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi