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giovedì 17 febbraio 2022

Film 2087 - The First Wives Club

Intro: Trovare un film da vedere insieme a Ciarán non è mai facile perché abbiamo gusti completamente differenti. Qualche sera fa, per riuscire a guardare qualcosa durante la cena, abbiamo fatto una specie di compromesso: un titolo un po' più commerciale del solito per lui, una pellicola già vista ma che adoro per me.

Film 2087: "The First Wives Club" (1996) di Hugh Wilson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: va bene essere giovani, ma non aver mai visto prima questo film secondo me è un crimine. Cast pazzesco (PAZ•ZE•SCO) capitanato dalla trinità profana composta da Diane Keaton, Bette Midler & Goldie Hawn, una storia tanto semplice quanto geniale (vendicarsi dei mariti che lasciano la prima moglie per una donna più giovane) e un risultato finale che è un piacere da seguire. E poi c'è Maggie Smith che fa Maggie Smith ancora più snob del solito. Come si può non amare?
Film 377 - Il club delle prime mogli
Film 459 - Il club delle prime mogli
Film 1789 - The First Wives Club
Film 2087 - The First Wives Club
Cast: Diane Keaton, Bette Midler, Goldie Hawn, Maggie Smith, Dan Hedaya, Bronson Pinchot, Marcia Gay Harden, Stockard Channing, Sarah Jessica Parker, Victor Garber, Eileen Heckart, Jennifer Dundas, Elizabeth Berkley, Timothy Olyphant, Rob Reiner, Ivana Trump, Heather Locklear, Lea DeLaria.
Box Office: $181 milioni
Vale o non vale: Divertente, iconico e con toni da commedia romantica (tra amiche), "The First Wives Club" è una di quelle pellicole che si guarda per stare bene e recuperare fiducia nel mondo. Non è un capolavoro, ci mancherebbe, ma c'è qualcosa di magico - sicuramente le tre protagoniste - che rende questo film un "peccato di gola" che non ci si stanca mai di commettere.
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior colonna sonora.
Parola chiave: Suicidio.
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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 27 gennaio 2021

Film 1789 - The First Wives Club

Intro: Continuando a cavalcare l'onda dei cult anni '90, un altro film che Péroline non aveva visto e che andava necessariamente recuperato!
Film 1789: "The First Wives Club" (1996) di Hugh Wilson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Péroline
In sintesi: decisamente una delle pellicole più gustose da rivedere, "The First Wives Club" è la commedia perfetta per una serata tra amici, connubio di talento e risate che, a 25 anni dalla sua uscita nelle sale, funziona ancora straordinariamente. E la formula di questo eterno, magnetico successo porta il nome delle insuperabili Diane Keaton, Bette Midler e Goldie Hawn, un trio che funziona divinamente e fa la differenza in una pellicola che deve tutto alla loro immensa bravura. Per me un cult.
Film 377 - Il club delle prime mogli
Film 459 - Il club delle prime mogli
Film 1789 - The First Wives Club
Film 2087 - The First Wives Club
Cast: Diane Keaton, Bette Midler, Goldie Hawn, Maggie Smith, Sarah Jessica Parker, Dan Hedaya, Bronson Pinchot, Marcia Gay Harden, Stockard Channing, Victor Garber, Eileen Heckart, Timothy Olyphant, Ivana Trump, Heather Locklear, J. K. Simmons, Rob Reiner, Lea DeLaria.
Box Office: $181 milioni
Vale o non vale: "The First Wives Club" è una di quelle pellicole che non importa che momento sia, che occasione sia, cosa si stesse cercando: funziona sempre e funziona alla grande. Intramontabile.
Premi: Candidato all'Oscar per miglior colonna sonora (all'epoca ancora nella suddivisione musical o commedia).
Parola chiave: Younger women.
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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 29 luglio 2019

Film 1635 - Mystic River

Intro: Una vita che volevo recuperarlo dopo averlo visto solo una volta al cinema.
Film 1635: "Mystic River" (2003) di Clint Eastwood
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: questo è un bel film, cazzo! Finalmente, dopo gli ultimi orrori visti in successione, una pellicola ben fatta, che ha senso e qualcosa da raccontare. Giustizia privata, dolore, violenza, abusi, un viaggio umano sconvolgente e disturbante, il tutto supportato da una grande sceneggiatura, un regista che sa fare il suo mestiere e un cast pazzesco;
"Mystic River" esplora una serie di tematiche difficili e le propone allo spettatore senza fronzoli o giochetti, mettendo in scena sofferenza e violenza, un dramma potente e complesso che lascia non poche domande a cui trovare una personale risposta una volta finito il film: Jimmy ama la sua famiglia e vuole vendetta per la figlia uccisa, tanto che è pronto a fare qualsiasi cosa per ottenerla; Dave sembra solo una vittima e, invece, ha anche lui un segreto da nascondere e perfino sua moglie lo ritiene capace di uccidere; per non parlare della scena iniziale che racconta degli abusi subiti dallo stesso Dave, rapito e seviziato per giorni da due uomini quando era solo un ragazzino...
Insomma, questa pellicola di Eastwood non si risparmia e lancia non poche sfide a chi guarda, ponendo quesiti e proponendo soluzioni sotto forma di reato. Non c'è alcuna intenzione di presentare la giusta via da seguire, semplicemente la rappresentazione del dolore nelle sue più disparate forme e come questo condizioni la vita delle persone che ne sono colpite.
Cast: Sean Penn, Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence Fishburne, Marcia Gay Harden, Laura Linney, Emmy Rossum, Tom Guiry, Spencer Treat Clark, Robert Wahlberg, Connor Paolo.
Box Office: $156.8 milioni
Vale o non vale: Potentissimo, difficile e davvero bello, "Mystic River" è uno dei film di Clint Eastwood che preferisco. Non per ogni occasione, richiede concentrazione e, soprattutto, uno stato d'animo in grado di sopportare la grande pressione portata in vita dalla storia. Ma da vedere, assolutamente.
Premi: Candidato a 6 Oscar, tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura, ha vinto per Miglior attore protagonista (Penn) e non protagonista (Robbins); entrambi hanno vinto anche il Golden Globe. Candidato a 4 BAFTA (sceneggiatura, attore protagonista e non protagonista, attrice non protagonista), vincitore per il Miglior film straniero ai César e candidato nella stessa categoria ai David di Donatello. Il film, in concorso a Cannes 2003, ha vinto il premio Golden Coach.
Parola chiave: Pistola.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 17 aprile 2019

Film 1549 - Flubber

Intro: Come al solito alterniamo grandi titoli ad alcuni... meno impegnati.
Film 1549: "Flubber" (1997) di Les Mayfield
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: visto a 10 anni questo film sembrava tutt'altra cosa. Visto a 31, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto "Flubber" sia più simile a un film per la tv che a un titolo destinato ad uscire al cinema (e per il quale sono stati spesi $80 milioni di dollari solo di produzione). Detto ciò, questa pellicola è tremenda, salvata solo dal grande Robin Williams e dall'impressionante lavoro degli effetti speciali che, più di 20 anni fa, facevano già un'ottima figura. Il resto è noia. Letteralmente;
scritto dal grande John Hughes di "Sixteen Candles", "The Breakfast Club", "Pretty in Pink", "Ferris Bueller's Day Off", "Home Alone", "Beethoven", "Miracle on 34th Street", "101 Dalmatians"... Devo continuare?
Cast: Robin Williams, Marcia Gay Harden, Christopher McDonald, Raymond J. Barry, Clancy Brown, Ted Levine, Wil Wheaton, Sam Lloyd.
Box Office: $178 milioni
Vale o non vale: Decisamente una pellicola per bambini. Non disturbatevi a recuperarla a meno che non siate grandi fan di Williams.
Premi: /
Parola chiave: Scuola.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 14 giugno 2017

Film 1373 - Cinquanta sfumature di nero

La curiosità di scoprire quanto possa essere brutto un film già distrutto dalla critica mi accompagna sempre con una certa prepotenza. In questo caso, memore del precedente orrore, mi bastava solo non dover pagare...

Film 1373: "Cinquanta sfumature di nero" (2017) di James Foley
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questo sequel è meno problematico del primo capitolo. Le esperienze legate al sesso sadomaso sono parzialmente limitate e si mostra in generale meno carne. L'argomento dominazion & co. è sostituito dalla standardizzazione fagocitante del vocabolario da prodotto romantico, per cui non ci si deve stupire se Grey - che prima non faceva l'amore, ma scopava forte - ora chiede ad Ana di sposarlo.
L'apertura di Christian (Jamie Dornan), che pure sottolinea una maggiore crescita della trama, rimane purtroppo relegata ad una parata di cliché imbarazzante che va a costruire un personaggio banale e prevedibile basato sul trauma infantile che determina il carattere schivo e sospettoso, incapace di amare e impegnarsi, oltre che vedere le donne non come oggetto, ma come persone e soggetti alla pari. Putroppo alla scontatezza di queste scelte narrative si aggiunge l'arroganza maschilista di un punto di vista medioevale che vede la compagna come un possesso, una proprietà di cui disporre a proprio piacimento.
Al quadro già di per sé non particolarmente illuminato - siamo nel 2017 donne, svegliatevi da questo torpore cazzo! - si assomma l'atteggiamento da piccola fiammiferaia di Anastasia (Dakota Johnson), figura femminile finto-indipendente che, dopo aver fatto la tipa "tosta" per tutta la pellicola, finirà in lacrime tra le braccia del suo uomo macho non appena le cose si metteranno meno bene del solito - che poi, per carità, le sparano addosso e lì chiunque se la sarebbe fatta sotto, però è inutile provare a vendere come donna moderna e indipendente una che per muoversi ha l'autista, prende gli elicotteri o guida le barche... -.
In tutto questo, comunque, quello che trovo sempre sconcertante è come si possa trovare attraente o interessante una storia d'amore del genere. Dov'è il romanticismo in una frase come "voglio passare ogni istante della mia vita con te"? Più che amore io sento un certo grado di ansia che mi cresce dentro.
Quello che suggellano qui non è un rapporto paritario basato sul rispetto l'uno per l'altra, ma il racconto del predominio e della prevaricazione mascherati da succosa e provocante perversione. Perché se Anastasia decide che essere sculacciata le provoca piacere per me non c'è alcun problema, finché rimane una ponderata scelta individuale dettata da una sana e naturale curiosità. Quello che mi lascia perplesso qui come nel precedente racconto è il tentativo di rendere sexy la compravendita di una prestazione mascherata da rapporto amoroso. Grey sarà fascinoso e proibito, ma solo perché è interpretato da un uomo che incarna queste caratteristiche; svuotato di quegli aspetti che lo rendono desiderabile, rimane un ometto ricco e viziato incapace di accettare il rifiuto e rapportarsi all'altro sesso in maniera salutare e costruttiva. E trovo che tentare di sdoganare al grande pubblico questo tipo di figura attraverso un banale infiocchettamento patinato e pseudo amoroso sia una pericolosa involuzione in grado di influenzare negativamente i più suggestionabili. Perché va tutto bene fin quando Grey viene deriso per la macchietta retrograda che è, meno quando viene idolatrato o osannato per i valori che trasmette.
Per quanto riguarda il cast, anche in questo secondo episodio è particolarmente ricco. Tra le new entry una Kim Basinger francamente irriconoscibile reduce da un assestamento facciale che è qualcosa di inquietante. Una donna che ha buttato via una carriera e ora ripeschiamo qui in uno dei ruoli più inutili di "Cinquanta sfumature di nero", forse solo meno inutile della sorella Grey giocosa e iperattiva interpretata da Rita Ora.
In generale, comunque, il film è spazzatura anche se più allineato ai canoni hollywoodiani del precedente. Della serie: lo scandalo c'è, ma si vede meno. La sceneggiatura attinge da materiale scarsissimo che regala dialoghi derisibili e snodi narrativi inesistenti, per un risultato finale privo di pathos e onestamente insapore, incapace di risollevarsi nemmeno con l'aiuto della colonna sonora (anche quella meno efficace della precedente). "Fifty Shades Darker" è una ciofeca.
Film 899 - Cinquanta sfumature di grigio
Cast: Dakota Johnson, Jamie Dornan, Eloise Mumford, Luke Grimes, Max Martini, Kim Basinger, Marcia Gay Harden, Eric Johnson, Bella Heathcote, Rita Ora.
Box Office: $378.8 milioni
Consigli: Se avete gradito il primo, tendenzialmente anche questo dovrebbe lasciarvi soddisfatti. Per tutti gli altri, meglio evitare.
Parola chiave: New York.

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Bengi

giovedì 16 aprile 2015

Film 899 - Cinquanta sfumature di grigio

Per l'ultimo film prima di toccare il traguardo delle 900 recensioni, un titolo già cult, un appuntamento al cinema del 2015 che non potevo assolutamente perdere. Perché per quanto sapessimo già tutti che sarebbe stata una boiata gigantesca, non potevo davvero non farmene un'opinione personale!

Film 899: "Cinquanta sfumature di grigio" (2015) di Sam Taylor-Johnson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Clà
Pensieri: Lui non fa l'amore. Lui scopa. Forte.
Potrei già chiudere qui la mia recensione sul caso cinematografico di quest'anno, ma preferisco sparare ancora un po' sulla croce rossa. Partendo, però, da una verità che non posso nascondere: è stato meno peggio di quanto pensassi.
Innanzitutto trovo azzeccata la scelta di affidare a una donna, Sam Taylor-Johnson, la regia. Il taglio che ha scelto per le inquadrature è molto intimo, ravvicinato e non nasconde nulla allo spettatore. Gli sguardi tra i due attori sono i veri protagonisti di questa storia erotica che lo è, a ben vedere, principalmente sulla carta.
Un po' come un incontro sessuale tanto raccontato quanto atteso, questo menage tra Anastasia Steele e Christian Grey e talmente cerebrale e concordato che si affloscia quasi subito. L'ansia e l'attesa per l'eros che deve sbocciare a tutti i costi, le promesse di una sessualità spinta e un approccio di marketing che ha regalato al mondo intero - anche a chi non voleva - una preview di tutto quanto sarebbe accaduto, tutti questi elementi concorrono al raffreddamento di ogni scena sessualmente esplicita. Che poi chiamarle esplicite è un tantino esagerato. Ma procediamo con ordine.
Come dicevo ho apprezzato la scelta di regia come quella del cast. Nonostante Jamie Dornan sia meno sfacciatamente erotico di quanto mi sarei aspettato, ho trovato comunque particolarmente azzeccata Dakota Johnson (per quanto i miei compagni di visione non condividano la stessa opinione) nella sua semplicità e fresca immediatezza. Un corpo normale e naturale, un faccino alla Rory Gilmore, in un mix che ha funzionato bene a mio avviso. Insieme la coppia è palesemente bella, anche se un po' fatica nel regalare emozioni coinvolgenti sullo schermo. Ma diciamo che con tutto quel contrattare anche a me sarebbe venuta noia... Insomma loro ok, la scelta è giusta. Tutto il resto, invece, non va.
Conformemente a ciò che mi aspettavo, la sceneggiatura è imbarazzante. Anzi, mi correggo, la storia è imbarazzante, la sceneggiatura fa quello che può per riempire un vuoto cosmico che non può certamente essere riempito in vista di una trasposizione cinematografica che a tutto punta tranne che riempire di contenuti il risultato finale. E, per carità, sta anche in questo il suo fascino. Eppure il vuoto intrattenimento, il peccaminoso voyeurismo, la serata un po' spinta che "Cinquanta sfumature di grigio" intende regalare non basta a renderlo sufficientemente gradevole.
Innanzitutto - e devo dire che la cosa mi ha lasciato fortemente perplesso - perché questo titolo punta al target femminile in maniera sfacciata, ma imposta la storia in un'ottica maschilista che è ancora più palese. Uno si aspetterebbe che in un film come questo sia l'uomo l'oggetto dell'attrazione, il corpo da spogliare, il fulcro del desiderio. E, invece, Jamie Dornan è sempre senza maglietta, ma niente più. Forse un lato B, ma ammetto che al momento non ricordo. La cosa più osé che lo riguarda è una sbottonata di pantalone della durata di un millesimo di secondo che fa intravvedere dove finisce il pelo e dove comincia Mr. Grey. Basta.
D'altro canto di Dakota Johnson ora conosco tutto tranne il codice fiscale. Più che "Cinquanta sfumature di grigio" lo ribattezzerei "Cinquanta sfumature di tette", perché ce ne sono davvero tante e in tutte le prospettive e posizioni. Capezzoli, capezzoli ovunque (sempre della Johnson, a onor di cronaca). Non che la cosa mi abbia particolarmente turbato, ma sono rimasto sorpreso da questa impostazione della vicenda. Io se fossi donna e mi fossi appassionata al libro e alla figura chiave del suo protagonista mi sarei sentita francamente presa per il culo (e neanche in senso letterale, il che aggiungerebbe frustrazione). Cioè io pago per vedere Grey e mi sorbisco 2 ore di vuoto narrativo riempito dalle inquadrature total body di Anastasia Steele? Non ci siamo.
Ma poi nel 2015 non è neanche tanto l'approccio sessista a darmi più fastidio (che pure me ne dà, sia chiaro). La cosa che mi atterrisce maggiormente in questo caso è la rappresentazione dell'amore contemporaneo. Christian Grey è uno che è talmente ricco che ti viene a prendere all'Università in elicottero e poi fa a scazzottate perché è geloso, dopo che ti ha detto che non vuole una relazione perché lui è in una situazione troppo complessa, troppo marcia, troppo... troppo. Ma di cosa stiamo parlando, scusate? Io se voglio stare con qualcuno ci sto, non ci stipulo un contratto. E ok che il Signor Grey ha delle fantasie particolari, ma non ci vuole un'ora e mezza di film per dire che gli piace il sadomaso, lo si dice e pace. Anastasia è pur carina, ma non è l'unica donna di questo pianeta e se non gradisce l'articolo grazie e arrivederci. E invece no, perché per 125 minuti si parla minuziosamente di ogni "scabroso" dettaglio, di tecniche per lo sculacciamento, di dildo, di penetrazioni e cose così, senza che si avverta mai per davvero il desiderio sessuale tra questi due, senza che si percepisca l'affetto genuino che dovrebbe stare alla base del loro rapporto e far superare al pubblico le azioni bambocce da ragazzini come fare a pugni per la propria donna (ma poi, ancora? Davvero?). Io, personalmente, sono rimasto avvilito nel vedere che l'amore ai tempi dell'iPhone 6 passa attraverso una minuziosa contrattazione che vuole lui a dormire fuori dalla camera da letto di lei, che la obbliga a passare i suoi weekend presso la sua residenza a fare ciò che lui vuole fare, che le ricorda a quanti incontri sessuali dovrà partecipare e quanti orgasmi gli dovrà procurare, in che maniera e con che tecniche. Lei dice "Sì, signore", io direi vai a cagare (e scusate il francesismo).
Poi a parte le prepotenze da bulletto e gli occhi a cuore di lei perché dopo che gli regala la verginità non ci capisce più niente, mi rendo conto anch'io che questa è una storia inventata, che la situazione è più che peculiare e che grazie a Dio c'è ancora gente che per vivere una storia d'amore non ha bisogno di trascriverla in un contratto, però rimane il fatto che constatare i milioni di lettori e di spettatori che il franchise ha avuto emette una sentenza innegabile, ovvero che questa storia, proprio questa qui, è piaciuta e anche molto. Non so, a me spaventa. Perché è vero che io per primo, pagante, sono andato a vedere questo film, ma non so dire in quanti troveranno questa storia idiota, volgare, sciocca, divertente, bella, stupenda o il modello a cui protendere quando si parla di relazione amorosa. Se - di nuovo - fossi una donna, non vorrei mai un fidanzato come Christian Grey, e non certo perché ha quel segretuccio del bondage, ma per quell'idea becera di uomo che ti possiede, che ti ha e ti detiene come bene prezioso da proteggere e custodire, che ti dimostra il suo amore attraverso tanti di quei cliché che non sai più nemmeno come farglielo capire che se invece di regalarti una macchina ti regalasse una relazione sentimentale e sessuale normale tu saresti più felice. E per sessualmente normale intendo vissuta con normalità e serenità, senza tutta la farsa che montano in questo film.
Film che, come sappiamo, avrà altri due sequel che mi spiegheranno come diavolo pensano di portare avanti sta boiata, visto che dall'orrendo finale tronco di questo primo episodio ho capito che lei è rimasta sconvolta perché lui l'ha sculacciata. Mi scuso per lo spoiler, ma bisogna dirlo a voce alta che lei è una cretina, se lo lascia per questo. Cioè ma allora di cosa abbiamo parlato per due ore, di raccolta differenziata? Lo lasci perché mette in pratica le 2.000.000 di regole che avete deciso insieme e non perché è un bamboccio maschilista? Rimango perplesso.
Insomma, come è evidente "Fifty Shades of Grey" non è certo un prodotto cinematografico che mi ha colpito in positivo; depurato da ogni visione in chiave socio-antropologica (forse comincio a delirare) è perfino divertente perché regala momenti comici involontari a iosa (non potrete più fare a meno di mordervi il labbro). Però davvero tutto ciò non basta a renderlo anche solo passabile. E' un film vuoto, carico solo di un'immagine patina e glam di come Hollywood e E.L. James hanno rivestito l'erotismo spiccio. Non c'è molto da vedere qui, nonostante le promesse e dubito che i prossimi due titoli miglioreranno anche se rimango fiducioso e con la speranza che, più di questo, possano colpirmi. Forte.
Film 1373 - Cinquanta sfumature di nero
Box Office: $567.7 milioni
Consigli: Attesissimo, chiacchieratissimo e di gran successo. Insomma, uno di quei titoli che bisognerebbe vedere per capire perché tutti ne parlino. Va detto subito che è brutto e privo di una storia, ma sono sicuro che nella vita ci siano modi ben peggiori di passare il proprio tempo. Cast abbastanza buono (nonostante la scelta di scritturare Rita Ora, di cui ancora ignoro la professione), regia migliore del previsto, bella colonna sonora. E' un po' come "Twilight", anche se manca il triangolo e la perversione della figlia che si innamorerà dell'uomo con cui la madre ha avuto un'affaire. Che poi, chi può dirlo? Magari in "Cinquanta sfumature di nero" o "Cinquanta sfumature di rosso" ci sarà anche questa bella sorpresa! Nell'attesa, il grigio sta bene su tutto, tanto vale dargli una chance. Almeno ci si fa una risata.
Parola chiave: Controllo.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 2 gennaio 2015

Film 846 - Magic in the Moonlight

E' inutile, quando esce un suo film sento sempre il desiderio di vederlo subito!

Film 846: "Magic in the Moonlight" (2014) di Woody Allen
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Stanley/Colin Firth, illusionista ingaggiato per smascherare la giovane sensitiva Sophie/Emma Stone, finirà per sgretolare le sue granitiche certezze su occulto, magia e chiaroveggenza, fino a quando non ritroverà fede nelle sue convinzioni e, a dirla tutta, pure l'amore.
Altro non si può dire sulla trama dell'ultima fatica di Woody Allen perché altrimenti si rischia di rovinare tutta la sorpresa. Si può dire, invece, che dopo l'evidente scivolone qualitativo del terribile "To Rome with Love", con questa storia il grande regista riesce di nuovo a produrre qualcosa di piacevole. Non un capolavoro e di certo non ispirato quanto "Midnight in Paris" o "Match Point" - chiaramente si parla dei suoi lavori recenti -, ma anche questo "Magic in the Moonlight" ha i suoi buoni momenti, nonché un cast piuttosto ricco e la capacità di stuzzicare la curiosità dello spettatore grazie all'idea dello smascherare la ragazza.
Emma Stone non è certo la Cate Blanchett di "Blue Jasmine", ma riesce nell'intento di piacere e risultare simpatica, a volte anatroccolo a volte cigno, in un bilanciato incastro di tenerezza, intrigo e fascino. Dall'altra parte Firth è l'ennesima versione alternativa di Allen stesso (ormai sempre più dietro la telecamera), scettico e cinico che crede solo in ciò che vede e ciò che sa, educato a porsi domande e mettere in discussione tutto, eppure aperto a praticare strade che non conosce. Sarà anche per questo - e per l'amore, ovvio - che riuscirà a mettere in discussione tutto ciò in cui crede in virtù delle apparenti doti di Sophie. Come sempre Allen è bravo a contrapporre il razionale e ciò che non lo è, a porsi un sacco di domande e a mettere lo spettatore nella condizione di fare lo stesso. Nonostante il risultato sia nella media, più che clamoroso, è comunque piacevole lasciarsi trasportare e condurre durante la visione.
In definitiva direi che "Magic in the Moonlight" è più che mai un titolo "alla Allen" come solo il regista ci ha abituato di questi tempi. Nonostante il contenuto cambi, la confezione è sempre la stessa e, bisogna dirlo, il rischio è che se non piace quella, tutto il resto verrà clamorosamente scartato a priori. Io gradisco questi esperimenti fuori dal tempo e questo modo di fare cinema, ma mi rendo conto che non possa essere così per tutti. Eppure a questa pellicola si può dare una possibilità.
Ps. Bisognerebbe denunciare chi ha modificato in quel modo il viso della Stone nella locandina.
Box Office: $32.3 milioni
Consigli: Belle location nel sud della Francia e bella fotografia, storia carina e giochino intrigante dello stanare il trucco dell'impostore. Gli elementi buoni ci sono, ma bisogna tenere presente prima di iniziare a vederlo che questo è un film scritto e diretto da Woody Allen e che, quindi, sarà esattamente conforme al suo stile recente. Ergo se piace siete a cavallo, ma se non gradite è meglio lasciar stare fin da subito.
Parola chiave: Razionalità.

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Bengi

domenica 7 ottobre 2012

Film 459 - Il club delle prime mogli

Rivederlo è sempre un piacere, specialmente se in dvd su tv HD a schermo piatto...

Film 459: "Il club delle prime mogli" (1996) di Hugh Wilson
Visto: dalla tv di Bea
Lingua: italiano
Compagnia: Ale, Bea, Fra, Nora, Matteo, Alice, Sara
Pensieri: L'ultima volta che ho visto questa pellicola mi sembrava una vita fa, invece sono passati solo pochi mesi (era aprile). Un mondo di cose in mezzo che mi ha fatto sembrare un lasso di tempo tanto breve eterno quanto una vita intera.
Cambiata la compagnia - questa volta con tanti amici ritrovati - non cambia, però, la mia passione per questa pellicola ironica e divertente su tre magnifiche donne ex prime mogli di mariti ingrati e furbacchioni. Colonne portanti di questo "The First Wives Club" sono il trio Goldie Hawn, Bette Midler e Diane Keaton, una più diversa dell'altra eppure mix esplosivo di ilarità, fascino e comicità.
Certe chicche non solo rimangono cult, ma sono difficilissime da produrre di questi tempi, a quanto pare. Sempre bellissimo.
Ps. Nel cast anche Maggie Smith, Sarah Jessica Parker, Marcia Gay Harden e i camei di Heather Locklear e Ivana Trump.
Film 377 - Il club delle prime mogli
Film 459 - Il club delle prime mogli
Film 1789 - The First Wives Club
Film 2087 - The First Wives Club
Consigli: Sempre divertente e godibile, una commedia con una trama e non stupida, ma che si prende il lusso di scherzare su un tema che, sicuramente, per molte è decisamente... fastidioso!
Parola chiave: Suicidio.

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Bengi

lunedì 9 aprile 2012

Film 377 - Il club delle prime mogli

Iniziare la gente ai grandi classici della commedia americana è sempre un piacere!

Film 377: "Il club delle prime mogli" (1996) di Hugh Wilson
Visto: dal computer di Marco
Lingua: italiano
Compagnia: Marco (Mi)
Pensieri: Piccoli capolavori della commedia USA a volte ritornano. Sì, ho scritto proprio capolavoro.
Lo so, per carità, che questo è un classico esempio del prodotto medio americano, ma non dimentichiamoci che, al momento, tale prodotto è solitamente accostabile ad un qualunque videogioco in commercio. La commedia strizza sempre più l'occhio al sessuale a tutti i costi, le attrici che circolano sono sempre le solite (oppure giungono dalle serie tv e molti divi del cinema fuggono, al contrario, verso il piccolo schermo), la mediocrità delle sceneggiature è tanto comune da averci lobotomizzato. E, allora, in quest'ottica "The First Wives Club" è uno dei classici inossidabili e sempre divertenti della commedia scacciapensieri americana, oggi a mio avviso in grande declino. Per questo è stato un piacere rispolverarlo.
Capace di concentrare l'attenzione su donne ormai non più giovanissime e di saperne cogliere il potenziale proprio quando tutto pare fallire (i tre matrimoni delle scoppiettanti Goldie Hawn, Bette Midler e Diane Keaton, infatti, sono giunti al termine), questo film tratta il lutto, la vera amicizia e la rivincita in maniera simpatica, divertente e non volgare. Poi è bello che sia una rivincita e non una vendetta. E poi si sfruttano le capacità delle tre donne, non si sfruttano sesso o mezzucci per ottenere la soddisfazione cercata, il che mi trova sempre piuttosto a favore. Non per una questione moralista, ma perchè evidenziare il potenziale di un personaggio che sa riscattarsi rimboccandosi le maniche da molta più soddisfazione anche allo spettatore che segue la storia ed intuisce un vero lavoro di crescita ricercato da chi ha scritto l'opera, perfino in un caso semplice e volutamente divertito come questo.
Ottimo, non c'è che dire, il cast con, in primis, le tre grandissime attrici. Di contorno troviamo certi nomi piuttosto conosciuti: da Sarah Jessica Parker a Maggie Smith, da Marcia Gay Harden a Stephen "Reverendo Camden" Collins. Con 4 premi Oscar nel cast, le guest Heather Locklear e Ivana Trump e uno sceneggiatore che, tra i suoi titoli più famosi ha "Fiori d'acciaio", si capisce perchè il film abbia ottenuto così tanto successo ($181,490,000 di incasso in tutto il mondo e una nomination all'Oscar per la colonna sonora).
Film 377 - Il club delle prime mogli
Film 459 - Il club delle prime mogli
Film 1789 - The First Wives Club
Film 2087 - The First Wives Club
Consigli: Un titolo assolutamente imperdibile e, se mancante, da recuperare! Grandissimo cast e film davvero divertente e piacevole!
Parola chiave: Rivincita.

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domenica 29 novembre 2009

Film 21 - Mona Lisa smile

Questo film non avevo programmato di rivederlo. Avevo un ricordo mediocre nel complesso, diciamo piuttosto banale. Però la Sini mi ha chiesto di vederlo perchè voleva un'opinione a riguardo e, con immenso piacere, ieri pomeriggio mi sono messo a guardarlo. Diciamo che questo è il primo film "su commissione"!


Film 21: "Mona Lisa smile" (2003) di Mike Newell
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "Mona Lisa smile" aka come costruire un film su un'unica persona. Negli anni '90 Julia Roberts era l'identificativo di attrice. Era la più pagata al mondo! Se chiedevo a mia nonna di sparare un nome a caso lei diceva Julia Roberts senza nemmeno doverci pensare. E per "Pretty Woman" e per "Se scappi ti sposo", "Notting Hill", "The mexican", "Il matrimonio del mio migliore amico", "Erin Brockovich", "Hook"... Insomma, una specie di ossessione di massa per questa donna. Poi l'Oscar (e quando te l'han dato non ti si filano più), l'esperienza teatrale (disastro), la maternità (3 figli) e Julia è sparita dalle scene. Dal 2004 al 2007 non appare in nessun film. Nel frattempo il mondo va avanti, altre vengono consacrate a divine (Reese Witherspoon... ma si potrà?!) e Julia va nel dimenticatoio. Prima di tutto questo, però, a Julia - sulla scia dei precedenti successi cinematografici - viene affidato quello che, fosse un programma tv, sarebbe definito "one man show". Se nel 2003, fermando qualcuno per strada, avessimo chiesto quali altri attori compaiono nella pellicola, quasi nessuno avrebbe risposto. Era proprio un film con Julia Roberts. E basta.
Rivisto oggi questo film ha un significato diverso, è molto della serie "ma guarda quello è...". E, infatti, chi ci si ritrova? Le già famosine all'epoca Kirsten Dunst ("Intervista col vampiro" e i vari "Spider-man") e Julia Stiles ("Save the last dance" e... basta) poi Maggie Gyllenhaal (attrice meno famosa del fratello Jake, ma l'anno scorso unica presenza femminile del film "Il cavaliere oscuro"), Ginnifer Goodwin (dimagrita e più curata, oggi star del tv show "Big love" e protagonista di "La verità è che non gli piaci abbastabza"), Juliet Stevenson (la madre di Keira Knightley in "Sognando Beckham" e Rosalind Franklin nel film tv sulla scoperta della struttura del DNA "Life story". La scoperta di questo film, in realtà, è stata una coincidenza: proprio ieri mattina, alla conferenza "L'esperimento più bello della fisica" hanno proiettato uno spezzone del film con in primo piano la Stevenson. Non riuscivo a collegare il volto ad altri film, ma, appena iniziato "Mona Lisa smile" mi sono ricordato!), Marcia Gay Harden (Oscar 2001 per il film "Pollock" e attrice spalla di tantissime altre pellicole), John Slattery (visto di recente prima in "Desprate Housewives" e adesso presenza fissa di "Mad man"), Topher Grace (anche lui in Spider-man 3, ma più famoso per il "That '70s Show") e Krysten Ritter (prima amica di Rory in "Una mamma per amica" e adesso praticamente la migliore amica di tutte le protagoniste dei film-commedia: "27 volte in bianco", "I love shopping", "Notte brava a Las Vegas"). Insomma, una marea di attori di fama in divenire!
Ma, tornando al momento dell'uscita, questo film non riscosse molto successo. Perchè? Vogliamo dircelo? Bene, è un film mediocre. Ma adesso capisco meglio i motivi. Innanzitutto Julia Roberts cominciava a perdere colpi e la sua carriera, dopo film come "Confessioni di una mente pericolosa" e "Full frontal", aveva perso il vanto del successo assicurato. Ecco, "Mona Lisa smile" si collocava in questo contesto e voleva riportare ai fasti l'attrice dopo mosse meno commerciali, ma anche meno riuscite.
Peccato che il primo grande difetto del film sia di raccontare la storia di una docente di storia dell'arte straordinaria senza trasmettere l'amore per l'arte. L'unico momento di vera contemplazione è davanti al quadro di Pollock, ma non trasuda esaltazione, non c'è quella vibrante tensione che dovrebbe esserci tra l'oggetto del desiderio e chi lo desidera.
Manca, anche, una figura maschile di riferimento. Questa è, sì, una donna che fugge la tradizione, anticonformista, progressista e sicuramente femminista, ma gli unici due ometti che ha nella storia sono due mezze calzette e non rimangono minimamente impressi! E per un film commerciale è una scelta strana.
Tra una lezione e l'altra, poi, solo il gossip la fa da padrone. Chi sta con chi, chi ama chi, chi sposa chi, chi rinuncerà ai suoi sogni per, ecc ecc. Siamo negli anni '50 e il matrimonio per la donna è il punto d'arrivo, mentre la professoressa Katherine Ann Watson vorrebbe fare la differenza. E' per questo che pubblicità e media hanno voluto associare (successo chiama successo) la pellicola di Newell al film "L'attimo fuggente" di Weir, quando in realtà qui mancano atmosfere, richiami e solennità. Fare paragoni a mio avviso è sempre azzardo. Poi, più si mira in alto e peggio sarà se si fallisce. In questo caso non si è fatto decisamente centro, ma quantomeno non è stato prodotto un film abominevole.
C'è una bella fotografia, alcune brave attrici (tra le già citate Maggie Gyllenhaal, Juliet Stevenson e Marcia Gay Harden) e un unico dialogo veramente ben scritto, quello tra la Roberts e la Dunst (K. Watson: "Frequenti le lezioni, faccia i compiti o io la boccerò", Betty Warren: "Se lei mi boccia ci saranno delle conseguenze", KW: "Mi sta minacciando?", BW: "La sto istruendo", KW: "Questo è compito mio"). Il resto scorre, scivola via come il pennello su una tela. Non tanto un capolavoro, quanto più un'opera in serie. Onesta, ma uguale alle altre. Ps. Solito problema doppiaggio: dov'è finita la voce di Julia? Perchè gliel'hanno cambiata? Mistero della fede.
Consigli: E' un film da serata tranquilla tra divano, patatine o pop-corn, una bibita e la compagnia di qualche persona speciale. In un film senza troppo amore, meglio avere la proprio scorta personale!
Parola chiave: Katerine Watson non era venuta alla Wellesley per inserirsi nell'ambiente. Era venuta perchè voleva fare la differenza.




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