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mercoledì 17 aprile 2019

Film 1549 - Flubber

Intro: Come al solito alterniamo grandi titoli ad alcuni... meno impegnati.
Film 1549: "Flubber" (1997) di Les Mayfield
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: visto a 10 anni questo film sembrava tutt'altra cosa. Visto a 31, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto "Flubber" sia più simile a un film per la tv che a un titolo destinato ad uscire al cinema (e per il quale sono stati spesi $80 milioni di dollari solo di produzione). Detto ciò, questa pellicola è tremenda, salvata solo dal grande Robin Williams e dall'impressionante lavoro degli effetti speciali che, più di 20 anni fa, facevano già un'ottima figura. Il resto è noia. Letteralmente;
scritto dal grande John Hughes di "Sixteen Candles", "The Breakfast Club", "Pretty in Pink", "Ferris Bueller's Day Off", "Home Alone", "Beethoven", "Miracle on 34th Street", "101 Dalmatians"... Devo continuare?
Cast: Robin Williams, Marcia Gay Harden, Christopher McDonald, Raymond J. Barry, Clancy Brown, Ted Levine, Wil Wheaton, Sam Lloyd.
Box Office: $178 milioni
Vale o non vale: Decisamente una pellicola per bambini. Non disturbatevi a recuperarla a meno che non siate grandi fan di Williams.
Premi: /
Parola chiave: Scuola.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 27 agosto 2018

Film 1504 - Mrs. Doubtfire

Intro: Classico intramontabile, titolo perfetto per staccare dalla routine lavorativa. I giorni liberi al Takarakka sono stati soprattutto dedicati alla riscoperta di tantissimi film del passato.
Film 1504: "Mrs. Doubtfire" (1993) di Chris Columbus
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: rivedere in lingua originale un qualsiasi film che hai sempre visto doppiato è come vederlo per la prima volta, cambia tutto. Le voci non sono più omologate né alterate dai doppiatori ed è davvero piacevole farsi raccontare qualcosa di già conosciuto in modo tale da cambiarne la prospettiva che ormai davi per assodata. E' in quest'ottica che ho riscoperto "Mrs. Doubtfire", pellicola della mia infanzia che ho sempre trovato divertente, anche se (crescendo), più un prodotto per ragazzini. E', invece, geniale e sfrontato sotto molti punti di vista, pur piegandosi spesso alle logiche del prodotto mainstream. In poche parole, anche se è chiaramente qualcosa fatto ad hoc per attirare la gente al cinema, riesce comunque a regalare una storia divertente e sufficientemente nuova (da "Alias Madame Doubtfire" di Anne Fine).
Cast: Robin Williams, Sally Field, Pierce Brosnan, Harvey Fierstein, Robert Prosky, Lisa Jakub, Matthew Lawrence, Mara Wilson.
Box Office: $441.3 milioni
Vale o non vale: non solo commedia, ma vero e proprio cult, uno dei titoli imperdibili tra quelli dedicati a tutta la famiglia. Da vedere, Williams è meraviglioso.
Premi: Oscar per il Miglior trucco e 2 Golden Globes vinti per Miglior film (commedia o musical) e Williams Miglior attore.
Parola chiave: Divorzio.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 11 aprile 2017

Film 1339 - Piume di struzzo

Qualche tempo fa lo avevo iniziato in inglese, ma lo streaming non funzionava, così ho lasciato perdere. Poi è ritornato disponibile (anche se in italiano) e perfettamente funzionante. E non ho saputo resistere!

Film 1339: "Piume di struzzo" (1996) di Mike Nichols
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Cult doveva essere e cult è stato!
Caldamente consigliatomi dalla mia amica Gloria, sono davvero felice di aver recuperato questa pellicola che non avevo mai visto prima d'ora. Grave errore, perché "Piume di struzzo" è un gioiellino queer degli anni '90 sulla scia di "Priscilla - La regina del deserto" (1994) e "A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar" (1995), tra l'altro usciti a distanza di un anno l'uno dall'altro, nemmeno fossero una trilogia.
Anche se qui la storia non è niente di mai sentito - due giovani innamorati devono presentarsi le rispettive famiglie (agli antipodi) in occasione dell'imminente matrimonio -, il modo di presentarla, il guizzo fresco e spensierato e le ottime prove attoriali ne garantiscono una valorizzazione che la rende assolutamente godibile. Insomma, questa sì che è una commedia degli equivoci che fa ridere! C'è solo da capire quanta originalità ci sia qui e quanto, invece, sia preso dall'originale "Il vizietto" ("La Cage aux Folles") da cui questo titolo è tratto.
In ogni caso, il cast è perfetto: Nathan Lane è fantastico e fa morire dal ridere, riuscendo a dare dignità ad un personaggio-macchietta per niente facile da portare sullo schermo (si rischiava di fare ancora più danni alla comunità gay). Lui e Williams insieme sono magici, neanche fossero una vera coppia collaudata. Hank Azaria nel ruolo del finto cameriere scemo è una chicca, Gene Hackman è invece è la grande sorpresa per quanto decida di mettersi in gioco. Chi avrebbe mai pensato che si sarebbe concesso un'uscita di scena en travesti (tra l'altro involontariamente come sosia di Glenn Close)? Lui è certamente il colpo di scena più inaspettato.
Infine, ottima colonna sonora con indimenticabili pezzi dance di culto che riscaldano un'atmosfera già particolarmente esplosiva e carica: l'aggiunta perfetta.
Insomma recuperare "Piume di struzzo" è stata la mossa giusta. Colorato, divertente, pazzo quanto basta, sopra le righe e ancora fortemente attuale, 21 anni dopo.
Ps. Candidato all'Oscar per la Miglior scenografia e a 2 Golden Globes per Miglior film - Commedia e Miglior attore - Commedia (Nathan Lane).
Cast: Robin Williams, Gene Hackman, Nathan Lane, Dianne Wiest, Dan Futterman, Calista Flockhart, Hank Azaria, Christine Baranski.
Box Office: $185,260,553
Consigli: Vedere, vedere, vedere! Perfetto per una serata spensierata in compagnia di una storia semplice, eppure tanto diversa quanto ancora plausibile. Insomma, imperdibile.
Parola chiave: Nozze.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 19 dicembre 2016

Film 1262 - Aladdin

Volevo rivederlo da tantissimo tempo in quanto è una delle pellicole d'animazione che preferisco in assoluto! Netflix, come al solito, ha ascoltato le mie preghiere...

Film 1262: "Aladdin" (1992) di Ron Clements, John Musker
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Capolavoro, c'è poco da fare.
Uno tra i miei film Disney preferiti (assieme a "La bella e la bestia" e "La sirenetta"), "Aladdin" è uno di quei cult intramontabili della cinematografia d'animazione, esempio di come una volta i cartoni animati lo fossero davvero e non facessero semplicemente affidamento alla computerizzazione a tutto spiano. Non che ci sia niente di male, ma è chiaro che lo sforzo umano che c'è dietro sia completamente differente (anche se va detto che già qui c'è qualche utilizzo della computer grafica).
Canzoni indimenticabili, una storia divertente e per tutti e, naturalmente, un genio della lampada che è un personaggio meraviglioso - magicamente doppiato sia in originale da Robin Williams che in italiano da Gigi Proietti - e forse la migliore spalla di tutte le pellicole made in Disney.
Insomma, mi ripeto (ma poi che lo dico a fare?): stupendo, bellissimo, capolavoro.
Cast: Scott Weinger, Robin Williams, Linda Larkin, Jonathan Freeman, Frank Welker, Gilbert Gottfried, Douglas Seale; (in italiano) Gigi Proietti.
Box Office: $504.1 milioni
Consigli: Essendo un classico intramontabile, capolavoro artistico, musical dalle canzone stupende (anche in italiano!) e bellissima pellicola cinematografica, credo si possa dire che è un film imperdibile, per tutte le occasioni e per tutti i pubblici. Non ci sono scuse per non averlo mai visto (nel caso, recuperate!).
Parola chiave: 3 desideri.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 2 marzo 2015

Film 884 - Notte al museo: Il segreto del faraone

Alla ricerca di qualcosa di leggero per una serata senza pensieri.

Film 884: "Notte al museo: Il segreto del faraone" (2014) di Shawn Levy
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non che sia mai stato particolarmente fan della saga, però si può dire che è uno di quei franchise buono per tutte le occasioni, in grado di soddisfare un po' tutti in termini di intrattenimento spensierato e privo di contenuti.
Anche questo terzo ed ultimo titolo si inserisce alla perfezione nel trend, riuscendo a strappare qualche sorriso e qualche sguardo di ammirazione grazie alle buone idee rese possibili dagli effetti speciali. Sarà, infatti, il British Museum questa volta a prendere vita, in un tripudio di nuovi personaggi tra il simpatico e il pericoloso. Non mancheranno, ovviamente, anche gli storici protagonisti che hanno reso così suggestiva questa saga, uno fra tutti il compianto Robin Williams, giunto con questa alla sua ultima apparizione sul grande schermo.
La nuova avventura londinese si renderà necessaria per salvare la Tavola di Ahkmenrah, artefice della magia che fa vivere i vari inquilini del museo, da Roosevelt alla testa dell'Isola di Pasqua, dalla scimmietta Dexter ad Ahkmenrah stesso. Sarà quest'ultimo a suggerire di riportare la Tavola al padre Merenkahre/Ben Kingsley che si trova esposto al British Museum, per cercare una soluzione e salvare la vita di coloro che dipendono dalla magia che sprigiona il cimelio egiziano.
Il capitolo conclusiovo, quindi, si trasferisce a Londra e cerca il buon motivo per far tornare al cinema il maggior numero di spettatori possibile a 5 anni dal secondo episodio e 8 dal primo, clamoroso successo. In quest'ottica sono inserite alcune nuove star come Dan Stevens/Lancillotto, ma soprattutto Rebel Wilson nel non facilissimo compito di far ridere evitando di superare il limite (siamo pur sempre in un film per famiglie). La boccata d'aria fresca che la frizzante aria londinese porta è sicuramente efficace e di fatto "Notte al museo: Il segreto del faraone" supera di gran lunga il risultato finale della seconda pellicola, pur rimanendo sempre incagliato nell'ottica dell'intrattenimento facile facile cui Ben Stiller è quasi sempre relegato.
In definitiva, quindi, un titolo di puro intrattenimento che non va oltre la sua natura giocosa e disimpegnata, regala qualche ora spensierata ed innocua e saluta una saga che, zitta zitta, è costata 387 milioni di dollari e ne ha incassati $1.31 miliardi. E poi dicono che la cultura non porta soldi... (battuttaccia, lo so)
Ps. Il film è dedicato sia a Robin Williams che a Mickey Rooney, scomparsi prima dell'uscita del film nelle sale.
Box Office: $342.8 milioni
Consigli: Cast d'eccezione per il - speriamo definitivo - saluto del franchsie. In questo "Night at the Museum: Secret of the Tomb" accorrono Ben Stiller, Robin Williams, Owen Wilson, Steve Coogan, Dan Stevens, Ben Kingsley, Ricky Gervais, Dan Stevens, Rebel Wilson, Rami Malek, Skyler Gisondo, Patrick Gallagher, Mizuo Peck, Dick Van Dyke, Mickey Rooney e perfino Hugh Jackman e Alice Eve direttamente dal palco dello spettacolo teatrale "Camelot".
Insomma, classica pellicola acchiappa star, tutte in gran spolvero per il capitolo conclusivo di questa trilogia che ha certamente saputo colpire l'immaginario del pubblico grazie alla trovata dell'idea cardine della storia, riproposta pellicola dopo pellicola. L'incasso è un po' calato e in America il film ha faticato a trovare il suo spazio, ma il pubblico fidelizzato ha comunque premiato questo lavoro con un più che cospicuo profitto. In definitiva un titolo accettabile nell'ottica della ricerca di qualche ora spensierata e, nel finale, perfino un po' malinconica. Di certo non un capolvoro, ma passabile.
Parola chiave: Luna.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 9 ottobre 2014

Film 784 - Jumanji

Ferieeeeeeee!

Film 784: "Jumanji" (1995) di Joe Johnston
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: "Jumanji" è un piccolo capolavoro del cinema fantasy per famiglie che credo abbia in qualche modo colpito l'immaginazione di molti della mia generazione. Mio padre mi portò a vederlo al cinema quando avevo 8 anni e ricordo ancora la mia felicità misto curiosità per una delle pellicole che, grazie al solo trailer, era riuscita a catturare così tanto la mia (e la sua) attenzione. Tra i film di Robin Williams, anche per questo momento condiviso, credo sia quello che preferisco in assoluto.
Williams è morto l'11 agosto e, da quel momento (ma già anche prima), mi è tornata la voglia di rispolverare questo bel titolo, aspettando solo l'occasione giusta per ritornare all'avventura di Alan Parrish e del gioco più intrigante di sempre. Il momento è arrivato in Francia, finalmente in vacanza e alla ricerca di riposo e spensieratezza. Questo il primo film visto - a più riprese, devo ammettere, poiché il sonno ci ha molto spesso colto di sorpresa - e il mio personale momento dedicato ad un attore che molto ha influenzato la Hollywood moderna.
Jumanji è, come quasi tutti sappiamo, un gioco da tavolo affascinante e pericoloso, in grado di trasportarti in luoghi misteriosi e sconosciuti (la giungla), farti vivere avventure al cardiopalma (quando una mandria impazzita di animali selvaggi ti insegue), farti rimanere a bocca aperta (quando il pavimento diventa liquido e, come sabbie mobili, risucchia chi lo calpesta). E', insomma, un film di grande intrattenimento che combina moltissimi elementi estranei in un risultato che è un mix eterogeneo di spasso e divertimento innocuo e a lieto fine.
Oltre a Williams, assoluto trascinatore della storia, anche un'adorabile Bonnie Hunt e una giovanissim(issim)a Kirsten Dunst già capace di ipnotizzarti con quello sguardo fumoso e intrigante. Tantissimi i personaggi spalla, tra cui non si può non considerare un enorme leone, numerosissime scimmie impazzite, un cacciatore di teste e altri elementi esotici molto caratteristici.
Insomma, una pellicola per tutti che è in grado di far tornare bambini gli adulti e far divertire i più piccoli, con grandissimi effetti speciali (1995!) capaci di spettacolarizzare la storia e amplificarne l'effetto sbalorditivo. Un ottimo esempio di cinema commerciale pulito e spassoso, vera e propria avventura ai confini della terra e della realtà.
Film 784 - Jumanji
Film 1472 - Jumanji: Welcome to the Jungle
Film 1785 - Jumanji: Welcome to the Jungle
Box Office: $262,797,249
Consigli: Nonostante sia stato prodotto quello che Wiki chiama uno "spiritual sequel" dal titolo "Zathura", a mio avviso "Jumanji" rimane un esperimento cinematografico impossibile da replicare per risultati ottenuti e effetto culturale prodotto. Questa pellicola è una vera e propria avventura che, dado dopo dado, casella dopo casella, cresce di spettacolarità e coinvolge lo spettatore in mangerà quasi magnetica. Cosa uscirà, ancora da gioco? Una risposta che è sempre un piacere riscoprire.
Parola chiave: "Nella giungla dovrai stare finché un 5 o un 8 non compare".

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Bengi

martedì 12 agosto 2014

Goodbye, Robin Williams

Is the first time I use the blog to do this. But, hey, this place is set to free personal thoughts and celebrate movies and people who make movies come true.
So I think the blog is the right place to say goodbye to Robin Williams, a really talented actor, a wonderful comedian, a kind of modern Hollywood legend.
I'm really sorry about this loss, because he's a part of my childhood memories - I can still remember the day I went to the cinema to see "Jumanji" with my father, a day I was waiting avidly - and, above all, he played some of the most iconic roles of contemporary cinema.
I wanted to celebrate an actor and his work through the years. Of course this words are not enough, as the picture I've made. But I just wanted to say
goodbye, Robin.

(È la prima volta che uso il blog per fare una cosa del genere. Ma, ehi, questo posto è stato creato appositamente per custodire pensieri personali e celebrare i film e le persone che li rendono realtà.
Quindi penso che il blog sia il posto giusto per dire addio a Robin Williams, un attore di grande talento, comico meraviglioso, potremmo dire una moderna leggenda di Hollywood.
Sono davvero dispiaciuto per questa perdita, perché Robin fa parte dei miei ricordi d'infanzia - ricordo ancora il giorno che sono andato a vedere "Jumanji" con mio padre, un giorno che avevo aspettato con impazienza - e, soprattutto, ha interpretato alcuni dei ruoli più iconici della storia del cinema contemporaneo.
Volevo celebrare un attore e il suo lavoro nel corso degli anni. Naturalmente queste mie poche parole non sono sufficienti, come non lo è l'immagine che ho ho realizzato. Ma volevo solo dire
addio, Robin.) 

Bengi

sabato 4 gennaio 2014

Film 648 - The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca

Molto incuriosito da questa pellicola e soprattutto di scoprire perché fosse stata completamente ignorata dalle nomination ai Golden Globes di quest'anno. Sarà così anche agli Oscar? Basterà aspettare il 16 gennaio per scoprirlo!

Film 648: "The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca" (2013) di Lee Daniels
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Mi aspettavo una specie di capolavoro di cui innamorarmi o un possibile "The Help" versione maggiordomo e, invece, sono rimasto francamente un po' deluso. Non che "Lee Daniels' The Butler" sia un brutto film, assolutamente, però manca di qualcosa per essere un buon film.
Partendo dalla prima sconvolgente vicenda tra i campi di cotone della vita del futuro maggiordomo della Casa Bianca Cecil Gaines, la storia procede poi col racconto di tutta una serie di vicende legate ad innumerevoli persone e personaggi storici, oltre che ambientate durante periodi della storia americana tanto densi da far spavento (Ku Klux Klan, assassinio Kennedy e di Martin Luther King, Pantere Nere, guerra in Vietnam, ...). E, non potendo dare a tutto e tutti la giusta rilevanza, la sensazione è che il mix finale sia più che altro un calderone di ingredienti rimescolato un po' frettolosamente senza che si sia aspettato di trovare un equilibrio per il tutto. Solo per citare i Presidenti sotto cui Cecil lavora: Harry Truman, Dwight D. Eisenhower, John Fitzgerald Kennedy, Lyndon B. Johnson, Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter e Ronald Reagan. Nel finale si vede perfino Obama.
So che la peculiarità di questa storia è proprio quella della persona che ha lavorato per ben 8 Presidenti degli Stati Uniti, però lo spazio di tempo dedicato ad ognuno è veramente troppo fugace per renderli personaggi che vadano oltre una banalissima bidimensionalità legata alla superficie di fatti che si riconosce ad ognuno di loro. E questo, per un prodotto che ha anche pretese storiche, non può andare bene.
In secondo luogo, a mio avviso, troppi volti noti ricoprono i troppi ruoli disponibili. Non si capisce quasi chi sia la star del film, considerando che il protagonista e premio Oscar Forest Whitaker non è certo una che spicca sui red-carpet internazionali e si fa presto a mettere il suo nome in ombra tra tutti questi altri: Oprah Winfrey, Robin Williams, Vanessa Redgrave, Jane Fonda, Alan Rickman, John Cusack, Lenny Kravitz, Mariah Carey. E non li ho nemmeno citati tutti. Quindi è bella, sì, l'idea della piccola parte o del cameo a molti altri grandi attori e non, però il risultato confonde o, per meglio dire, svia da quello che, secondo il titolo, dovrebbe essere il protagonista di questa vicenda ('butler' in inglese è maggiordomo, domestico).
Inoltre trovo che questa nuova fatica di Lee Daniels, dopo il durissimo "Precious", sia più consapevole delle possibili implicazioni che la pellicola potrebbe portare rispetto al precedente lavoro del regista. Grandissimo successo al botteghino in America, ci si aspettava fin da subito avrebbe ottenuto anche un numero esorbitante di candidature ai Golden Globes - ma niente - e, vedremo, agli Oscar.
In quest'ottica "The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca" ha una messa in scena molto più furba, sia per la scelta di una resa d'immagine estremamente patinata e piacente (bellissimi costumi, grande ricostruzione di set e ambientazioni attraverso le varie decadi) sia per quella serie di meccanismi che avrebbero potuto favorirlo alla corsa per i grandi premi della stagione (storia di un outsider che si fa da solo, uomo dalla morale incorruttibile, ma che sa capire e correggere i suoi errori e grande, sommessa, interpretazione di Whitaker). Il problema forse qui è che Daniels era riuscito a far bene proponendo qualcosa di suo, un film crudo e faticosissimo da guardare come non se ne vedevano da tempo, mentre con "The Butler"sembra si sia trovato meno a suo agio.
Fatta questa premessa, che per me è stata motivo di delusione, ho comunque apprezzato lo sforzo di raccontare una storia tanto traumatica e intensa, con le sue parti più o meno condivisibili. La storia di una famiglia di neri tra sopprusi e cambiamenti, in un momento storico in cui chi si ribellava alle violenze e le ingiustizie era il cattivo, mentre l'oppressore il paladino della giustizia. Nel finale il momento più bello del film sarà proprio quando Cecil capirà la verità sul figlio, dopo tante lotte e ribellioni e anni di allontanamento.
Quello che mi ha molto colpito di questa storia, comunque, è il fatto che rappresenti una serie di eventi durissimi e in molte altre situazioni dipinti come fatali per la vita umana (alcolismo, tradimento, perdita di un figlio, ostinazione caratteriale) e li presenti come assolutamente reversibili e non irreparabili. Ricominciare, ricominciare e ancora ricominciare per proseguire un cammino con, ogni volta, un rinnovato attaccamento alla vita. E' un processo silenziosissimo che non viene mai gridato qui, ma mi è rimasto particolarmente impresso.
Insomma, capisco perché in America questo film abbia avuto tanto successo - parla degli ultimi 100 anni della loro storia e poi c'è Oprah -, ma mi aspettavo che il risultato finale sarebbe stato più storico e meno emotivo. E' una storia interessante e che affronta tantissimi snodi difficili delle vicende americane, però manca davvero di magnetismo e personalità. Si potrebbe dire che "The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca" abbia adottato appieno lo "stile di vita" del suo protagonista: c'è, ma di fatto non lo senti.
Ps. Con 30 milioni di dollari spesi per produrlo e un incasso mondiale di $161,875,188, questo è nella lista di film più remunerativi del 2013.

[EDIT]: Un mio ulteriore pensiero a proposito di questo film nella recensione per "IL MURO mag": "THE BUTLER – UN MAGGIORDOMO ALLA CASA BIANCA. L’ULTIMO SUCCESSO DI LEE DANIEL"


Consigli: Alcuni l'hanno presentato come il nuovo "Forrest Gump", ma non credo che il candore di Forrest e il suo magico modo di vedere la vita sia assolutamente paragonabile. La somiglianza potrebbe stare piuttosto nella serie di eventi storici in cui il protagonista è costretto a muoversi durante la sua lunga vita. Ciò detto, "The Butler" è comunque un buon prodotto commerciale e storicamente può dare anche qualche rinfrescata, che non fa mai male. Molto lodate le interpretazioni di Forest Whitaker e soprattutto Oprah Winfrey, per la quale è plausibile aspettarsi una nomination agli Academy Awards come non protagonista dopo la prima del 1986 per "Il colore viola" e l'Oscar onorario per l'impegno umanitario ricevuto nel 2012 (quest'anno l'ha vinto Angelina Jolie).
Parola chiave: Civil Rights Act.

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Bengi

mercoledì 2 ottobre 2013

Film 590 - The Big Wedding

La mia propensione naturale per la commedia patinata americana mi pone sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e potenzialmente bello da vedere. Questa pellicola era il perfetto specchietto per le allodole: tanti attori famosi, un matrimonio come macrotema e la plausibile speranza di qualche momento divertente. Big mistake.


Film 590: "The Big Wedding" (2013) di Justin Zackham
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Hanno scomodato praticamente chiunque per questa commedia romantica con tinte acido-trash-fintononconvenzionale e, nonostante l'evidente sforzo di rendere appetibile e commerciale il prodotto, l'operazione è stata fallimentare. Analizziamo il fallimento per punti:
A. 32 milioni di dollari per produrre "The Big Wedding", $35.770.721 di incasso mondiale (in Italia IMDb non sa pronosticare ancora una data d'uscita);
B. Robert De Niro (parzialmente, dopo il successo di "Il lato positivo - Silver Linings Playbook"), Diane Keaton, Katherine Heigl, Susan Sarandon, Robin Williams e Ben Barnes sono anni che non azzeccano un film che sia uno e nemmeno per sbaglio vedono un successo commerciale. Solo Amanda Seyfried al momento riesce ad assicurarsi ruoli in produzioni remunerative. Riunire tutti questi nomi insieme non ha aumentato l'appeal commerciale di questo film;
C. anche volendo soprassedere sui precedenti punti, durante la visione della pellicola si intuisce subito la furbata che sta alla base di questa storia: ci sono tutti gli elementi che teoricamente distruggerebbero i cliché della classica commedia romantica americana, ma in realtà non c'è alcun intento rivoluzionario, ma, al contrario, è tutta una semplice maschera di superficie che ricopre di fatto una realtà intuibilissima dal principio: "The Big Wedding" è una classica commedia romantica americana con lieto fine e morale. Solo è molto, molto più volgare.
La totale mancanza di idee che sta alla base di questa sceneggiatura viene biecamente celata dietro trovate di dubbio gusto che spaziano dal sessuale al bigotto, passando per uno sbandierato progressismo - già un altro film con la Keaton, "La neve nel cuore", si lanciava a spada tratta a difenderne i principi, finendo per risultare una gigantesca boiata inconcludente - che è di una deficienza disarmante.
Senza contare che, oltre al fallimentare tentativo di spacciarsi per non convenzionale, questa commedia non è praticamente mai divertente, ma, al contrario, spesso imbarazzante (vedi madre della sposa che durante la cerimonia si dichiara bisessuale ed interessata ad una cosa a tre con madre e matrigna dello sposo).
Oltre a questo inquietante scenario di incauti errori di giudizio, va anche detto che si tirano in ballo troppe questioni per una storia che si svolge nell'arco di un weekend, dove tra l'altro l'evento principale (il matrimonio) finisce per rivestire una parte minima di trama. Troppi personaggi danno poco respiro alle dinamiche famigliari, tanto che, per dire, non si scoprirà mai cos'ha fatto di così grave il marito di Lyla/Katherine Heigl da meritare di essere abbandonato (ma, tranquilli, se lo riprenderà nel finale. Perchè? Ma perché Lyla, che non poteva avere figli, rimane inaspettatamente incinta! Lo si capisce dalla seconda scena, ma ne abbiamo conferma solo quasi alla fine. Sopresona!).
Insomma, "The Big Wedding" doveva raccontare la storia di una famiglia moderna e anticonformista, dove ex marito e moglie fanno sesso per scongiurare di non provare più qualcosa l'uno per l'altra o dove nuova moglie ed ex moglie (un tempo migliori amiche) decidono di tornare amiche proprio nel finale dopo essersi odiate per anni. Di fatto, però, il risultato è ancora peggio della solita pellicola piena zeppa di cliché perché, nel tentativo di fuggirli, il risultato finale è un'accozzaglia caotica di situazioni al limite del nonsense e del cattivo gusto.
Consigli: Tra tutte le commedie romantiche carine che l'America abbia prodotto ("Crazy, Stupid, Love.", "Notting Hill", "Tutto può succedere - Something's Gotta Give", e tantissime altre), questa certamente non può esservi annoverata. Sinceramente molto deludente e tanto sboccata da risultarmi fastidiosa. Si può evitare.
Parola chiave: Segreti.

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Bengi

martedì 5 gennaio 2010

Film 48 - Un amore sotto l'albero

Mi sono fidato, per la prima volta da anni, di qualcosa che mi ha proposta la tv, alla cieca. Eccone il risultato. Dopo un bel film al cinema, io e Ale - e per un po' pure Luca&Ilaria - ci siamo lasciati coinvolgere da una proposta televisiva di seconda serata...


Film 48: "Un amore sotto l'albero" (2004) di Chazz Palminteri
Visto: in tv
Lingua: italiano
Compagnia: Ale, Ilaria e Luca
Pensieri: Si può fare un brutto film sul Natale? E, soprattutto, si può coinvolgere, per farlo, la Hollywood che conta? Sì, a quanto pare.
Colpevole di aver acceso la televisione dopo essere tornato dal cinema, su Canale 5 in seconda serata davano questo gioiellino di film per famiglie. Ecco le mie domande.
1) Ok, Susan Sarandon non ha più una vera carriera da anni, quindi che lei abbia accettato lo posso capire. Ma Penelope Cruz? Alan Arkin? Robin Williams?!?!?!?! Mi sono dato come risposta che a) Penelope aveva bisogno di farsi conoscere meglio in America (e bisogna ammettere che non avesse torto dato che, dopo 2 nomination, nel 2009 ha vinto l'Oscar); b) Alan Arkin è come il prezzemolo, c'è praticamente in ogni film. Dopo averlo visto in "The Private Lives of Pippa Lee" e questo film, me lo sono pure ritrovato in un altro - moooolto giovane - la mattina successiva. Risveglio traumatico; c) ormai Robin Williams gliel'ha data su, come Susan Sarandon, e pensa solo ai soldi. Sadness.
2) Si suppone che un film debba avere una trama. Perchè questo no? Solo perchè si parla di Natale tutto può succedere? Robin Williams prima è un ex prete, poi un malato e, di conseguenza, il fantasma del malato. Scusa?! Alan Arkin va in giro per la strada ogni Natale a dire alla gente che è la reincarnazione della moglie morta. Pardon?! (Non continuo, potrei rovinare il divertimento all'eventuale spettatore).
3) Perchè utilizzare neve fintissima digitalizzata al computer che si vede lontano un chilometro che è fatta in digitale?! Tutti i vari "Signore degli Anelli" sono precedenti al 2003: vuoi che in questo filmetto del cavolo non si potesse rappresentare della neve quantomeno seria?
4) Un film sul Natale senza alcuno spirito del Natale, che senso di esistere ha? Nessuno lo festeggia in famiglia, sono tutti sempre incazzati, delusi, depressi o sull'orlo del suicidio. Qual è il messaggio positivo? Che poi le cose si aggiustano? A sì? E quanto, per la precisione? Tanto vale guardarsi un qualsiasi "Natale a..."...
Traiamo le nostre conclusioni. Se da un film come "L'isola delle coppie" mi aspetto una cagata, almeno lo so e mi metto il cuore in pace. Ma che questo qui mi venga spacciato come film - blockbuster? - per famiglie con presunzione di raccontare qualcosa di particolare o nuovo, beh, proprio non ci sto. Una boita pazzesca.
Ps. Non c'entra niente, ma dopo il film, prima di andare a letto, chi mi è capitato di guardare su Italia 1? 'TvModa', con Jo Squillo. E come si è conclusa la mia serata? Con questo video: .
Jo, sei tutti noi. O almeno tutti quelli fuori di testa. Poraccia...
Consigli: Lasciate stare. Godetevi altri film natalizi, se proprio ne sentite il bisogno.
Parola chiave: Alan Arkin, prezzemolino del cinema hollywoodiano.


Ric

sabato 12 dicembre 2009

Film 33 - Will Hunting - Genio ribelle

Giovedì per cena avevo voglia di un film veloce prima di andare a casa della mia amica Claudia per fare quattro chiacchiere. Quindi ne ho visto uno che avevo cominciato qualche anno fa, senza mai finirlo.


Film 33: "Will Hunting - Genio ribelle" (1997) di Gus Van Sant
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Cosa c'è di speciale in un film come questo? Niente, non fosse che l'hanno scritto a quattro mani Matt Damon e Ben Affleck, due giovanissimi attori che grazie alla sceneggiatura di questo film hanno vinto l'Oscar. Non fosse che all'epoca erano in molti ad avere dubbi sul fatto che Affleck sapesse effettivamente scrivere, questa cosa non avrebbe fatto tanto chiasso.
Il film non è brutto, per carità, si guarda piacevolmente. Ma poi ci si ferma lì. Non ho sentito la voglia di rivederlo, per esempio. La mia curiosità iniziale era capire il valore di quest'opera e verificare se effettivamente ci fosse qualcosa di sensazionale che valesse la pena premiare. Certo, scrivere una sceneggiatura non è per tutti, ma qui ci sono tantissimi riferimenti culturali alla 'Wikipedia', ma non effettivamente granché approfonditi. Io non ce l'avrei mai fatta a scrivere una pappardella di roba del genere, quindi lode al merito, però non credo che la definizione di capolavoro sia azzeccata.
E' la storia di questo ragazzo povero, ovviamente orfano e maltrattato, che in realtà è un Einstein al quadrato. Risolve l'irrisolvibile, pensa l'inpensabile e, soprattutto, definisce Minnie Driver come 'bellissima', cosa evidentemente impossibile. Va oltre ogni limite umano, insomma. Poi però è anche estremamente odioso, antipatico, indisponente. E' geniale e mestruato. Uff, ma dov'è la novità? Nessuno lo capisce, solo lo psicologo (anche lui, ovviamente, maltrattato da piccolo) Robin Williams ci riesce perchè è fuori dal comune, lui non vuole vincere premi, vuole vivere felice e in pace con sé stesso. A sì? Nuova anche questa...
Non si va molto oltre in questo film. Will riesce a ritornare sulla retta via, addirittura si becca un lavoro vero con straordinarie opportunità future, allo psicologo torna la voglia di vivere, Ben Affleck fa una sviolinata al suo amico Matt Damon che neanche Frodo&Sam ne "Il Signore degli Anelli" e Minnie Driver non migliora esteticamente.
Tutto sommato si vede volentieri, ma è più blockbuster di quanto i 10milioni di dollari di budget non vogliano far pensare. Non ho trovato una filosofia particolarmente illuminante, né nulla che mi abbia ispirato. L'esempio del genio è una realtà che si discosta totalmente dalla mia, quindi non mi sono sentito particolarmente coinvolto. E poi non riuscivo a smettere di chiedermi se avesse scritto la sceneggiatura solo Matt Damon e poi per amicizia ci avesse aggiunto anche il nome dell'amico, come vorrebbe un pettegolezzo... Ah, i 'rumors'! ps. Qualcosa come 9 nomination agli Oscar e 2 premi vinti. A Robin Williams l'hanno dato solo perchè lo meritava da anni, ovviamente non per questa pellicola, ma meglio di niente. E, infatti, quella è stata la sua ultima nomination (ma, insieme a lui tantissimi altri attori ricevono il loro Oscar per un'interpretazione in un film che non vale, solo perchè l'Academy era in debito con loro per interpretazioni valide e non premiate. Penso a Renée Zellweger, Nicole Kidman, Judi Dench, Whoopi Goldberg, ecc ecc). pps. Casey Affleck, fratello di Ben e quindi raccomandato per un ruolo in questo film, è assolutamente identico a Mika!
Consigli: Da vedere in compagnia e deridere la faccia da maialino di Matt Damon.
Parola chiave: Problema matematico




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