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mercoledì 26 febbraio 2025

Film 2349 - The Substance

Intro: I wan't sure about rewatching this movie already, but Michael really wanted to watch it and, to be fair, I couldn't say no. Because, after all, this was one of my favourite movies from last year.

Film 2349
: "The Substance" (2024), Coralie Fargeat
Watched on: From the TV
Language: English
Watched with: Michael
Thoughts: I'm honestly so glad I rewatched this. I think the first time around "The Substance" was more an experience, rather than a film. I remembered I felt I was going through a rollercoaster during my first watch at the movies, but this time I knew what to expect and, in a way, I focused more on other aspects of this wild ride.
First, I paid more attention to Margaret Qualley's performance: she was definitely deserving of an Oscar nomination. Maybe not a win, but her role is iconic and there's no Elisabeth Sparkle without Sue. Remember: they are one.
Second, I paid more attention to the soundtrack and the visuals in general. I think "The Substance" does an amazing job at defyining itself through images and sound, not just the performances. It features a lot of ommages to other films, probably the easiest one to spot is "The Shining". Visually it's an extremely interesting movie, the colours are so bright and the music makes them feel even more "alive".
Thirdly, I reconsidered some of my previous concerns regarding the ending - there's a lot of "Carrie" in that live Christmas special - and although gruesome and gory, it really fits this story, complementing a crazy, wild ride in a way that is so unexpected as it is overwhelming at first. On a second watch, knowing what's about to happen, you focus less on the shock of what you're witnessing and more on the absurdity that is to put your life at risk to fulfill a (male) fantasy and pursue fame at all costs.
Film 2312 - The Substance
Film 2349 - The Substance
Cast: Demi Moore, Margaret Qualley, Dennis Quaid.
Box Office: $77.1 million
Worth a watch?: Definitely not a movie for the general crowd, but an interesting and challenging movie nonetheless. On my second watch I loved it even more: Demi Moore needs to win that Oscar now. We'll see on Sunday what happens, but after her win at SAG last Sunday, it looks like she might have the support to achieve this amazing feat. What a journey for her. #TeamDemi
Awards: 5 Oscars nomination for Best Picture, Director, Actress, Original Screenplay, and Makeup and Hairstyling. 1 BAFTA win for Best Make Up & Hair out of 5 nominations (Director, Actress in a Leading Role, Original Screenplay, and Sound). 1 win at the Golden Globes for Best Actress in a Motion Picture – Musical or Comedy (Moore) out of 5 noms (Film, Director, Supporting Actress, Screenplay). The movie is currently nominated for Best Foreign Film at this year's César Awards.
Key word: Christmas Show.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 20 ottobre 2024

Film 2312 - The Substance

Intro: Non sapevo davvero cosa aspettarmi da questa pellicola, ma dalle recensioni sembrava davvero un evento da non perdere.

Film 2312: "The Substance" (2024) di Coralie Fargeat
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh, Débora
In sintesi: forse non un film perfetto, ma assolutamente il titolo della stagione.
Inaspettato, assurdo, macrabo e, al contempo, in grando di veicolare chiaramente il proprio messaggio - c'è chi addirittura dice tropo poco velatamente - "The Substance" non è un prodotto per tutti i palati, ma ha il grande pregio di sapere di novità. Il che, visto il recente panorama cinematografico, è già di per sé un miracolo.
La premessa è intrigante: showgirl con carriera in declino, decide di iniettarsi una sostanza in grado di liberare una versione migliore di se stessi. Entrambe le versioni coesistono, ma mai allo stesso tempo perché quando una è sveglia, l'altra è in una sorta di coma. Questo ciclo si ripete settimanalmente e, in teroria, se si rispetta le regole, tutto dovrebbe filare liscio. Ovviamente non sarà così.
Interessante sia a livello narrativo che estetico (c'è anche un po' di "The Shining" nei vari corridoi televisivi), "The Substance" funziona alla grande, ma funziona anche e soprattutto grazie a una Demi Moore mai così decisa a mettersi in gioco. Sicuramente qualche nomination dovrebbe uscirne, ma il vero colpaccio sarebbe la candidatura a non protagonista agli Oscar. È ancora molto presto per parlarne, ma io un po' ci spero.
Uniche critiche personali, ho trovato l'inizio un po' lento mentre il finale qualche volta mi ha perso. Non in toto, però il passaggio da totale fragilità fisica del personaggio di Elisabeth (Moore) a improvvisamente un combattimento da pellicola d'azione con lanci contro le pareti e botte da orbi mi ha lasciato perplesso. Poi capisco che sia tutto in chiave assurda e faccia parte del finale sopra le righe, violento e splatter, però il cambio di passo è talmente repentino che lì per lì mi ha infastidito.
Detto ciò, sceneggiatura e regia pazzesca di Coralie Fargeat, grande colonna sonora, visione estetica generale chiarissima e d'impatto e due performance complementari e che si complimentano grazie Demi Moore e Margaret Qualley che davvero in questo film danno tutte se stesse.
Per parafrasare Charli XCX, "The Substance" IS Brat.
Film 2312 - The Substance
Film 2349 - The Substance
Cast: Demi Moore, Margaret Qualley, Dennis Quaid, Gore Abrams, Oscar Lesage, Christian Erickson, Hugo Diego Garcia.
Box Office: $32.3 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Non per tutti, ma sicuramente un'esperienza. Per chi non si lascia spaventare da un po' di slatter e gore qua e là, "The Substance" è l'evento della stagione. Da non perdere.
Premi: In concorso a Cannes 2024, dove Coralie Fargeat ha vinto per la Miglior sceneggiatura.
Parola chiave: Perfect candidate.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 7 maggio 2024

Film 2272 - Drive-Away Dolls

Intro: Uscito giusto in tempo per il giorno di San Patrizio...

Film 2272: "Drive-Away Dolls" (2024) di Ethan Coen
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: il mio film preferito? Assolutamente no, però tutto sommato mi aspettavo molto di peggio, viste le critiche.
Ho trovato le performance delle due protagoniste Margaret Qualley e Geraldine Viswanathan piuttosto riuscite, si complimentano a vicenda. La storia di per sé è tutta un po' "troppo", però le ragazze riescono ad umanizzare un film che, altrimenti, finirebbe per mettere in scena solo macchiette.
Cast: Margaret Qualley, Geraldine Viswanathan, Beanie Feldstein, Colman Domingo, Pedro Pascal, Bill Camp, Joey Slotnick, Miley Cyrus, Matt Damon.
Box Office: $6.8 milioni
Vale o non vale: Non il titolo più memorabile di Ethan Coen e sicuramente non una storia per tutti i palati, però "Drive-Away Dolls" non è così terribile come in tanti lo hanno dipinto.
Premi: /
Parola chiave: Valigetta.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 16 febbraio 2024

Film 2249 - Poor Things

Intro: Ammetto che non avessi intenzione originariamente di vedere questo film. Poi hanno cominciato a parlarne bene tutti, così alla fine mi sono convinto.

Film 2249: "Poor Things" (2023) di Yorgos Lanthimos
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: le pellicole precedenti di Lanthimos che ho visto mi sono piaciute tutte (tranne "The Killing of a Sacred Deer") per cui risultava strano a me per primo che mancassi di curiosità nei confronti del suo ultimo progetto. Credo che, per me, l'aspetto visivo fosse il primo deterrente: in un momento personale in cui (ancora) fatico ad approcciarmi a prodotti drammatici emotivamente provanti, l'idea che mi ero originariamente fatto di "Poor Things" era che potesse essere uno di quei film complessi, un po' cerebrali, tendenzialmente d'essai. Ovvero tutto ciò per cui non riesco a sviluppare un interesse ultimamente.
Poi, con tutto il clamore ottenuto, mi sono lasciato convincere e, devo dire, di fatto il film non mi è dispiaciuto. Ammetto che non sia una di quelle storie che sento il bisogno di rivivere - ovvero, vista la pellicola una volta sono contento così - però sicuramente "Poor Things" è un'esperienza visiva che, se si è appassionati di cinema contemporaneo, va fatta. Lanthimos è chiaramente un grande narratore e artista che, in questo caso, ha più che mai lasciato libera la sua creatività, confezionando un prodotto stilisticamente meraviglioso e artisticamente interessante. Oltre a lui, il merito va ovviamente a una Emma Stone mai così assorbita in un ruolo che ne mettesse alla prova le capacità (non solo recitative in questo caso, dato che qui è anche produttrice del film, ergo la Stone è anche candidata all'Oscar per il Miglior film quest'anno). A lei va tutto il merito di portare sulle spalle un prodotto complicato e complesso e, soprattutto, non facile da "vendere" al pubblico. Se il risultato finale funziona è anche per merito suo. Tra l'altro secondo me è possibile che la Stone vinca il suo secondo Oscar per la sua performance, anche se sarà difficile battere la Lily Gladstone di "Killers of the Flower Moon" (anche per una questione un po' politica a dire il vero, ma quella è un'altra storia).
Detto cioò, ho trovato "Poor Things" un po' troppo lungo per i miei gusti (142 minuti), in particolare mi è risultata "faticosa" la parentesi portoghese - per quanto spettacolare in termini visivi - probabilmente anche in conseguenza del fatto che l'antipatico personaggio interpretato da Mark Ruffalo in questo capitolo è molto presente.
A prescindere, comunque, avrei un po' sforbiciato qui e là, specialmente una parte iniziale particolarmente disorientante che mi ha lasciato per troppo tempo a chiedermi a cosa stessi assistento, sottraendo la mia attenzione dal film.
Particolarmente godibile, invece, la parentesi francese in cui Bella (Stone) matura una consapevolezza di sé stessa e del suo corpo che fino a quel momento non aveva. Quella che sarebbe potuta essere la parte più difficile della storia da digerire risulta, invece, divertente e sorprendentemente "self-aware".
Tutto sommato, quindi, una visione godibile di un prodotto artisticamente ricchissimo (costumi, scenografie, musiche, fotografia) che, insieme ad altri titoli più pop della passa stagione, la fa da padrone in una stagione cinematografica altrimenti particolarmente priva di ispirazione.
Cast: Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Ramy Youssef, Christopher Abbott, Margaret Qualley, Jerrod Carmichael, Hanna Schygulla.
Box Office: $90.5 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Lanthimos si spinge ancora oltre "The Favourite" e confeziona una pellicola che, ad oggi, sembra essere la continuazione naturale di tutto ciò che ha portato precedentemente al cinema: più colorato, più audace, ancora più creativo, "Poor Things" è un altro film con una forte protagonista femminile, un'altra storia profondamente personale - del resto cosa c'è di più personale del trovare se stessi? - nonché un altro titolo dallo humor provocatorio, ma estremamente efficace. Insomma, nel marasma di robaccia che esce ultimamente, fatevi un regalo e date una chance a questa pellicola. Magari non è il vostro genere, ma almeno è un prodotto creativo che ha qualcosa da dire, nonché da mostrare.
Premi: Candidato a 11 premi Oscar per il Miglior film, regia, attrice protagonista (Stone), attore non protagonista (Ruffalo), sceneggiatura non originale, fotografia, scenografia, colonna sonora, montaggio, cortumi, make-up e acconciature. Vincitore di 2 Golden Globes per Miglior film musical/commedia e attrice protagonista (Stone) su 6 nomination (per regia, sceneggiatura, colonna sonora e i due attori non protagonisti Ruffalo e Dafoe). 11 nomination ai BAFTA per Miglior film, regia, attrice protagonista, sceneggiatura non originale, colonna sonora, montaggio, fotografia, costumi, scenografia, make-up e acconciature, effetti speciali e film britannico dell'anno. Il film ha vinto il Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia 2023.
Parola chiave: Experiment.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 5 settembre 2019

Film 1800 - Once Upon a Time in Hollywood

Intro: Sabato sera a Wellington ho deciso di andare al cinema e ho puntato tutto su questo film.
Film 1800: "Once Upon a Time in Hollywood" (2019) di Quentin Tarantino
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: opinioni contrastanti, come sempre quando si tratta di un film di Tarantino, "Once Upon a Time in Hollywood" dura 2 ore e 40 minuti di cui una buona ora è praticamente esercizio di stile. Il film carbura solamente verso la fine e anche se è magnifico vedere DiCaprio - e Pitt, diciamocelo - costruire il proprio personaggio, a una certa si fatica a capire dove stia andando a parare la storia. Non temete, anche stavolta Tarantino non delude e confeziona un finale bomba che riscatta tutta quella parte di sceneggiatura che sembra più un cazzeggiare riempitivo che una vera e propria storyline con qualcosa da raccontare.
Detto ciò, la pellicola funziona e soprattutto grazie ai due mitici protagonisti e alla bellezza sconvolgente di Margot Robbie, qui più che altro in vetrina, per un trittico attoriale che è davvero un piacere seguire e ammirare. Rick Dalton (DiCaprio) è un magnifico, piccolo scemo attore di western televisivi che non mancherà di momenti esilaranti, una grande interpretazione e il riscatto finale; Cliff Booth (Pitt), controfigura di Dalton, è inarrestabile e granitico, capace di sfottere Bruce Lee, sfidare la setta di Manson, essere il migliore dei padroni, nonché il meraviglioso protagonista del finale perfetto che questa pellicola si meritava; Sharon Tate (Robbie) è dolce, gentile, bellissima. Insieme, questi tre personaggi fanno tutto il film e nonostante la miriade infinita di personaggi che ronzano loro intorno - il che alla lunga un po' stanca, ma a Tarantino i camei e ruoli minori piacciono tantissimo -, è a loro che tutta la storia ruota intorno. Storia che, diciamocelo pure, nonostante i toni crudi e violenti ha certamente un tocco fiabesco che da uno come il regista di "Kill Bill" ammetto non mi sarei aspettato. La storia, vera, della Tate e del destino che il 9 agosto '69 toccò a lei e altre 4 persone - Jay Sebring, Wojciech Frykowski, Abigail Folger, Steven Parent - è ben diversa, triste e raccapricciante. Qui, per banalizzare, il bene trionfa e il male viene sconfitto, nonché profondamente ridicolizzato. Il potere narrativo di Tarantino sta proprio qui, nel riuscire a prendere per il culo Manson e la sua setta di pazzi - come già aveva fatto, tra l'altro, con Hitler e nazisti in "Inglourious Basterds" -, nel riuscire a trattare argomenti scabrosi e taboo fornendone nuovi punti di vista, approcci, finali alternativi. Non è da tutti essere in grado di affrontare questo tipo di tematiche ed uscirne vincente e, anche solo per questo Tarantino con "Once Upon a Time in Hollywood" ha vinto la sua scommessa. Poi che potesse sforbiciare qua e là è un altro discorso, in ogni caso diciamo che nel primo tempo si gode principalmente del grande talento di DiCaprio e Pitt.
Cast: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley, Timothy Olyphant, Austin Butler, Dakota Fanning, Bruce Dern, Al Pacino, Mike Moh, Luke Perry, Damian Lewis, Brenda Vaccaro, Rafał Zawierucha, Lena Dunham, Maya Hawke, Rumer Willis, Dreama Walker, Rebecca Gayheart, Kurt Russell, Zoë Bell, Michael Madsen, James Remar.
Box Office: $285 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Decisamente non per tutti. Lunghissimo, violento, politicamente scorretto. Insomma, ce n'è per tutti (i gusti), specialmente per chi ha apprezzato i più recenti lavori del regista. Per tutti gli altri è un po' un terno al lotto: o lo riscatta il finale o è una perdita di tempo.
Premi: In concorso a Cannes per la Palma d'Oro, il film ha vinto il Palm Dog Award.
Parola chiave: Hollywood.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 13 luglio 2016

Film 1172 - The Nice Guys

Molto, molto curioso di vedere questo film!

Film 1172: "The Nice Guys" (2016) di Shane Black
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Tipico caso nel quale il trailer è più divertente dell'intero film, questo "The Nice Guys" in realtà è un buon titolo, non conforme, però, alle aspettative.
Per capirci, dal trailer sembrava che si trattasse di un prodotto particolarmente dinamico e avventuroso, ricolmo di momenti spettacolari e divertenti; la realtà, che pur mantiene una comicità spiccata e di valore, manca di quella dimensione action che invece pareva essere elemento distintivo. Insomma, quasi due ore di pellicola, parzialmente sforbiciabile.
In generale, comunque, grazie al buon cast e alla chimica tra i due protagonisti Russell Crowe e Ryan Gosling, strana coppia particolarmente riuscita, il risultato finale è buono per davvero, e pure simpatico, ma si sente la mancanza di ritmi più sostenuti. Le atmosfere seventies sono davvero ben ricostruite, la trama ben articolata e con un caso centrale da risolvere che non mancherà di avere un colpo di scena finale. Insomma, "The Nice Guys" è a tutti gli effetti un prodotto estivo efficace ed efficente - se si pensa all'unica missione intrattenitivo-spettacolare -, anche se certamente qualche miglioria poteva essere apportata. In ogni caso un buon, simpatico film.
Cast: Russell Crowe, Ryan Gosling, Angourie Rice, Matt Bomer, Margaret Qualley, Keith David, Kim Basinger, Yaya DaCosta, Ty Simpkins.
Box Office: $56.9 milioni
Consigli: Sulla carta apparentemente un'operazione vincente, nella realtà il film di Shane Black non ha suscitato particolari clamori al botteghino (il budget ammonta a 50 milioni di dollari). Il che è francamente un po' strano, visto l'appeal di uno come Gosling e l'(ormai un po' datato) appeal dell'ex gladiatore Crowe, il quale fatica a risollevare le sorti di una carriera che dalla fine degli anni '00 stenta a trovare una rotta definita. "The Nice Guys" sembrava destinato a ravvivare non solo la nostra estate, ma proprio il nome dell'attore australiano. Il risultato, invece, non è stato roseo, anche se davvero non mi riesco a spiegare il perché dato che si tratta di un prodotto simpatico e ben confezionato. Forse un po' meno "veloce" di quanto non parrebbe promettere la promozione, ma pur sempre un titolo riuscito. Io una chance gliela darei.
Parola chiave: Ti piace la mia macchina, bambolone?.

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Bengi