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domenica 5 luglio 2026

Film 2475 - I Saw the TV Glow

Intro: I heard great things about this film and wanted to check it for myself. So on the way back from Fuerteventura earlier this year I started watching it and, unfortunately, I stopped almost immediately. Back then it was mainly because there isn't a lot of dialogue here and the plane was so loud I could barely follow what was going on. In retrospect, it might have been a sign...

Film 2475
: "I Saw the TV Glow" (2024), Jane Schoenbrun
Watched: From the projector
Language: English
Watched with: Jake
Thoughts: Possibly my least favourite film I've seen recently. I'm sure "I Saw the TV Glow" has its fans out there, but this is definitely not my cup of tea.
My main issue with this movie is its pace, and a little bit the outlandish plot (especially towards the end).
Specifically, it's evident from the get-go that the screenplay is in no rush to let you know what's going on: the pace is slow, the dialogue is minimal, the soundtrack takes the lead, things happen and yet it feels like nothing is going on. I would describe it as one of those stories where vibes and aesthetic vision take over the plot to deliver a product that is more in the range of a long music video or something that would be shown at an art gallery as a visual piece from an artist. That's how I felt watching it — together with frustration.
Yes, frustration, because "I Saw the TV Glow" was sold to me as an indie masterpiece and a psychological horror drama, so my expectations were high and connected to a specific movie genre. So I was definitely disappointed when a) I wasn't particularly taken by the story while watching it and b) I realized there was no conventional horror element in the story whatsoever. And it definitely didn't help that Jake and I were making fun of some bits of the story while watching it: the amount of time they repeat "The Pink Opaque" in the fucking dialogues is insane and drove me crazy.
All in all, this movie wasn't what I expected it to be (and probably needed to see that evening, if I'm being honest) and ended up not enjoying it at all. Justice Smith and Jack Haven's performances are good but didn't blow me away, while Jane Schoenbrun's artistic vision is clear and consistent throughout the whole story, but it's so prominent that it ends up outshining the script. They have a new movie coming out soon that looks promising ("Teenage Sex and Death at Camp Miasma" with none other than Gillian Anderson and Hannah Einbinder) and I'm probably gonna watch it, but I'm afraid I'll end up feeling the same way I felt watching this film: having bought into the promising trailer and enthusiastic reviews only to find it didn't live up to the hype.
P.S. I don't want to deadname anyone, but for the sake of clarity, I just want to point out that Jack Haven here is credited as Brigette Lundy-Paine.
Cast: Justice Smith, Jack Haven, Helena Howard, Lindsey Jordan, Conner O'Malley, Emma Portner, Ian Foreman, Fred Durst, Danielle Deadwyler.
Box Office: $5.4 million
Worth a watch?: The obsession for a TV show pushes two high school friends to question their reality when the show starts to feel more real than their own lives at times. This idea is quite intriguing and I was curious to see where the screenplay would have led this story, but I have to admit that I really struggled to stay focused the more the plot developed and progressed.
It's a very slow-paced film that relies heavily on aesthetics and vibes: if this is what you're looking for in a film, go for it, I'm sure you'll have a great time. For those who enjoy a more structured and dialogue-heavy story, this might not be your cup of tea.
Awards: Presented in the Panorama section at the 74th Berlin International Film Festival.
Key word: The Pink Opaque.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 23 ottobre 2023

Film 2210 - Bring It On

Intro: Di nuovo in aereo, questa volta sulla via del ritorno, scelgo un film che Ciarán aveva visto all'andata e mi aveva consigliato di recuperare.

Film 2210: "Bring It On" (2000) di Peyton Reed
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non un capolvaoro ma simpatico, "Bring It On" sembra più un prodotto di pieno anni '90 che di inzio duemila.
Un po' perché sia Kirsten Dunst che, in particolare, Eliza Dushku erano al picco della loro carriera (o, per Dunst, il picco della prima parte, quantomeno), un po' perché l'atmosfera ricorda titoli più o meno simili di quel periodo come "American Pie", "Clueless", "10 Things I Hate About You", "Drop Dead Gorgeous" e per certi versi anche "Miss Congeniality".
Il risultato finale è a tratti abbozzato, sembra quasi che la storia investa un sacco di tempo a creare una certa aspettitiva rispetto ad alcuni avvenimenti specifici, poi quando ci si arriva improvvisamente c'è un cambio di passo e le cose si fanno più frettolose e si rimane con un finale che si realizza davvero nel giro di pochi minuti.
Comunque "Bring It On" ha il suo charme, soprattutto per i nostalgici di quel tipo di cinema americano adolescenziale che oggi sono si produce più.
Cast: Kirsten Dunst, Eliza Dushku, Jesse Bradford, Gabrielle Union.
Box Office: $90.5 milioni
Vale o non vale: Divertente quanto basta, leggero e consapevolmente "sciocchino", "Bring It On" funziona soprattutto grazie al suo tono spensierato che non si prende mai troppo sul serio e un cast giovanissimo ma palesemente già ricolmo di talenti, Kirsten Dunst in testa (all'epoca delle riprese 17enne) che per buona parte porta da sola la storia sulle spalle.
Premi: Candidato all'MTV Movie Award per Best Dance Sequence.
Parola chiave: Nationals.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 5 maggio 2022

Film 2105 - White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch

Intro: Mi apparso un giorno tra i trailer consigliati da Netflix e devo ammettere che mi ha incuriosito. Così l'ho recuperato una sera di un paio di settimane fa.

Film 2105: "White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch" (2022) di Alison Klayman
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: da un certo punto di vista un documentario molto glam e certamente incentrato sul lato scandalistico della vicenda - e forse meno sull'impatto umano di quanto mi sarei aspettato - anche se tutto sommato "White Hot: The Rise & Fall of Abercrombie & Fitch" è stata una visione interessante.
Conoscendo Abercrombie & Fitch solo di fama, non avevo idea dell'impatto che avesse avuto nella società e cultura americane, per cui non mi aspettavo ci fossero state ricadute così pesanti. C'è anche da dire che, considerata l'immagine che il brand ha costruito per se stesso nel corso degli anni, non sorprende ci siano state accuse di discriminazione e razzismo nel corso degli anni.
Detto ciò, questo documentario è sicuramente in grado di intrattenere, anche se a tratti pare quasi una campagna riabilitativa messa in piedi dal brand per ripulirsi la coscienza.
Cast: Mike Jeffries, Benjamin O'Keefe, Bobby Blanski, Carla Barrientos, Anthony Ocampo, Kelly Blumberg, Kjerstin Gruys, Moe Tkacik, Jose Sanchez, Cindy Smith-Maglione, Charles Martin.
Box Office: /
Vale o non vale: Interessante quanto basta da lasciarsi guardare, anche se a tratti pare ricreare un'aura glam attorno all'immagine di quel brand che starebbe cercando di mettere spalle al muro.
Premi: /
Parola chiave: Razzismo.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 23 luglio 2021

Film 2035 - Fear Street: Part One - 1994

Intro: L'altro giorno su Skyper con Marco finiamo per caso a parlare di questa nuova saga horror di Netflix di cui non avevo mai sentito parlare. Lui me la consiglia, io non perdo tempo e recupero subito il primo episodio.

Film 2035: "Fear Street: Part One - 1994" (2021) di Leigh Janiak
Visto: dall'iMac
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: scopro oggi che questa trilogia evento di film dell'orrore targati Netflix si basa sulla serie di libri per ragazzi creata nientemeno che da R. L. Stine, mio personalissimo mito d'infazia in quanto ideatore del prolifico universo di "Piccoli Brividi" (o "Goosebumps" in inglese). Non mi sorprende che questo primo film mi abbia lasciato soddisfatto.
Nonostante la raccomandazione di Marco - che comunque aveva suggerito di non aspettarmi troppo - ammetto da parte mia ci fosse un po' di diffidenza, considerato che le pellicole del gigante dello streaming non sono solitamente di grande qualità, specialmente se horror. In realtà qui il prodotto finale funziona e, nonostante tutta la serie di cliché del genere che ti aspetti (e ritrovi), "Fear Street: Part One - 1994" riesce con successo a creare il mondo in cui ambientare la sua storia, tra luci al neon, colori estremamente brillanti, una colonna sonora ben pensata e una dose di splatter tollerabile.
Quello che più mi ha colpito, però, è la capacità della trama di rivendicare una certa dose di autonomia rispetto alla convenzione, caratterizzando i personaggi in maniera più originale del previsto (specialmente Simon/Fred Hechinger, arrapato e sopra le righe) e regalandoci un twist iniziale al sapore LGBT (che è sempre ben gradito). Poi, per carità, la recitazione è un po' quello che è, ma c'è anche da dire che da un prodotto come questo ci sono certi elementi per i quali le aspettative rispetto alla qualità sono effettivamente più basse...
Tutto sommato, in ogni caso, "Fear Street: 1994" è un godibile passatempo estivo che dà la giusta carica all'inizio della saga.
Film 2035 - Fear Street: Part One - 1994
Film 2037 - Fear Street: Part Two - 1978
Film 2039 - Fear Street: Part Three - 1666
Cast: Kiana Madeira, Olivia Scott Welch, Benjamin Flores Jr., Julia Rehwald, Fred Hechinger, Ashley Zukerman, Darrell Britt-Gibson, Maya Hawke, Jordana Spiro, Jordyn DiNatale.
Box Office: /
Vale o non vale: C'è la strega vendicativa, ci sono una valanga di serial killer tornati dal passato e ci sono anche tutti quei cliché narrativi cari ai generi horror e teen drama (penso a "Riverdale") che, combinati insieme fanno di questo primo "Fear Street" un prodotto sufficientemente fresco e godibile. Magari non per tutti - c'è comunque un bel po' di violenza - ma dovrebbe soddisfare i fan del genere.
Premi: /
Parola chiave: Blood.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 23 maggio 2021

Film 2006 - Muriel's Wedding

Intro: Una commedia australiana degli anni '90 con protagonista Toni Collette?! Non potevo chiedere di meglio per una serata casalinga.

Film 2006
: "Muriel's Wedding" (1994) di P.J. Hogan
Visto: dall'iMac
Lingua: inglese
Compagnia: Salmon
In sintesi: assolutamente diverso da ciò che mi aspettavo, "Muriel's Wedding" è una pellicola simpatica che non riflette assolutamente i canoni contemporanei - o Hollywoodiani in generale - della commedia spensierata e, invece, predilige un percorso più personale che caratterizza il risultato finale in maniera totalmente personale. Mi ha fatto impazzire? No, ma sicuramente il film mi è rimasto impresso.
Toni Collette è una perfetta protagonista che incarna Muriel alla perfezione e la sua compagna di avventure Rachel Griffiths è una fantastica spalla che aggiunge carattere e un elemento pungente a tutta la storia. Storia che, diciamocelo, è una montagna russa di emozioni e situazioni al limite del paradossale che, però, nell'insieme funziona e fa divertire quanto basta. Non mancano, poi, i momenti drammatici che fanno riflettere.
Insomma, "Muriel's Wedding" è stato un piacevole diversivo dalla miriade di pellicole fotocopia prodotte ultimamente, un film con una personalità che, anche se non perfetto, non manca di lasciare il segno.
Cast: Toni Collette, Bill Hunter, Rachel Griffiths, Sophie Lee, Jeanie Drynan, Gennie Nevinson, Daniel Lapaine, Matt Day.
Box Office: $57.5 million
Vale o non vale: Simpatico e certamente originale, "Muriel's Wedding" è una commedia meno convenzionale di quanto ci si aspetterebbe che punta tutto su una protagonista impacciata e alla ricerca di se stessa e il messaggio politicamente (assolutamente) non corretto che la rivincita si misuri in termini di successo.
Premi: Candidato al Golden Globe per la Miglior attrice protagonista commedia o musical (Collette) e al BAFTA per la Miglior sceneggiatura originale.
Parola chiave: Blank check.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 16 novembre 2020

Film 1947 - Don't Tell Mom the Babysitter's Dead

Intro: Non saranno gli anni '80, ma ci andiamo molto, molto vicino!
Film 1947: "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" (1991) di Stephen Herek
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: onestamente non avevo mai sentito parlare di questo film, ma mi era comparso tra i suggerimenti quando avevo cercanto informazioni su "Adventures in Babysitting". Ovviamente non potevo non recuperare questo "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" considerando che la protagonista è nientemeno che una giovanissima Christina Applegate!
Premesso che questa pellicola ha pochissimo senso e/o coerenza narrativa, devo comunque ammettere che il risultato finale è stra divertente e, preso per quello che è, molto riuscito. La chiave per apprezzare questa commedia per e con teenager è sospendere le varie perplessità (a breve ci torneremo) e semplicemente lasciarsi trasportare dalla sciocca, spensierata storia. La combinazione di avvenimenti surreali e cast azzeccato di piccole future star fa il resto. Tra i vari volti famosi, infatti, riconosciamo Christina Applegate ("Bad Moms", "Dead to Me", "La cosa più dolce..."), Josh Charles ("The Good Wife"), David Duchovny (non c'è veramente bisogno di introdurre l'agente FBI Fox Mulder...), Jayne Brook ("Stra Trek: Discovery").
Ma passiamo alle varie incongruenze, che sono molte (spoilers). Partirei dal titolo: non dire alla mamma che la babysitter è morta parrebbe suggerire che la babysitter abbia un ruolo centrale nella storia. Non è così, appare e scompare nel giro di 5 minuti a neanche un quarto d'ora dall'inizio. I ragazzi decideranno poi di metterla in un baule e lasciarla davanti all'obitorio cittadino dove nessuno si porrà lo scubolo di indagare su chi l'abbia fatta pervenire così "imballata"...
Per quanto riguarda la famiglia protagonista, invece, mille domande: perché vivono in una situazione di degrado così palese e la madre non fa nulla per cambiare la situazione? Dove e chi è il padre/Dove e chi sono i padri dei vari ragazzini? Perché la madre parte per andare 2 mesi in Australia e si porta solo una ventiquattrore? Il fatto che per due mesi non abbia notizie dalla babysitter non la insospettisce minimamente? Com'è possibile che Swell (Applegate) venga assunta nel giro di 10 minuti, senza un vero colloquio, e che nessuno verifichi mai le sue referenze? Sorvolo sul resto delle competenze lavorative e performance professionali perché praticamente nel film, a parte stare al telefono e pranzare fuori, l'unica cosa che fa la ragazza è delegare il solo lavoro che le era stato assegnato. E come è possibile che riesca a rubare soldi di continuo senza che mai qualcuno contesti la mancanza di denaro?
Infine, la cosa che mi ha lasciato sbalordito: Swell è minorenne, ma nel film ha sempre una sigaretta in mano. Chissà quanto coinvolgimento della lobby del tabacco ci sarà stato qui...
E' chiaro, comunque, che "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" è una grandissima boiata senza capo né coda, inverosimile e facilona. Ho apprezzato che la storia mostri in qualche modo al pubblico giovane che essere adulti non è quella passeggiata che ci si aspetterebbe da ragazzini e che le responsabilità, se non prese seriamente, rischiano di schiacciarti e disintegrare la realtà che pensavi di aver così saldamente costruito. Detto ciò, rimane il fatto che non si possa prendere troppo sul serio questo prodotto (totalmente) commerciale: è una commediola simpatica che fa il suo dovere fino a quando lo spettatore sospende il giudizio sull'azione. Se è quello che cercavate, avete trovato il film che fa per voi.
Cast: Christina Applegate, Joanna Cassidy, Keith Coogan, John Getz, Josh Charles, Concetta Tomei, David Duchovny, Kimmy Robertson, Jayne Brook.
Box Office: $25.1 milioni
Vale o non vale: Fatevi un piacere e non rovinatevi la visione: guardate "Don't Tell Mom the Babysitter's Dead" a cervello spento e godetevi qualche risata facile facile. Altrimenti non puntate su questo titolo...
Premi: /
Parola chiave: Soldi.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 8 novembre 2019

Film 1674 - 120 battements par minute

Intro: In Italia non sono mancate le polemiche a causa della scarsissima partecipazione in sala del pubblico, soprattutto quello della comunità LGBTQ+, teoricamente la più interessata a supportare e rendere popolare una pellicola portabandiera di quell'ideologia e quel senso di lotta ancora oggi così importante all'interno del gruppo (specialmente nel nostro Paese). Onestamente non credo che il supporto della propria causa passi necessariamente per il pagamento di un ticket, ciò detto ci si sarebbe sicuramente aspettati un'accoglienza più calorosa.
Ovviamente ero interessato a farmi un'idea personale rispetto a questo film, anche per capire se la carenza di pubblico in sala potesse essere direttamente legata alla qualità del prodotto.
Film 1674: "120 battements par minute" (2017) di Robin Campillo
Visto: dal computer portatile
Lingua: francese, sottotitoli in inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: il mio francese è arrugginito come non mai, ma non avevo voglia di vedere questa pellicola tradotta; i sottotitoli in inglese sono stati molto d'aiuto, anche se a tratti - specialmente all'inizio - mi è servito tempo per assestarmi sul triangolo da ascolto in francese ma leggo in inglese e cerco di tradurre in italiano. Difficoltà tecniche a parte, "BPM (Beats per Minute)" mi è molto piaciuto: fa riflettere, fa commuovere e mette in evidenza l'ancora oggi rilevante problematica della questione dell'AIDS;
i fatti qui riportati si svolgono in una Parigi dei primi anni '90, raccontano la piaga della malattia e il conseguente stigma di chi la contrae, nonché la lotta degli attivisti e l'indifferenza di coloro che - credendosi immuni o superiori - preferiscono far finta che il problema non esista. Ma non solo, perché c'è la bella storia d'amore tra Sean e Nathan (Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois), nonché viene messa in luce l'importanza del confronto e attivismo della e nella comunità LGBTQ+; il tutto mostrato con garbo, evitando vittimismi o stereotipazioni. Insomma, "120 battements par minute" ha qualcosa da dire e lo dice bene.
Cast: Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel, Antoine Reinartz, Felix Maritaud, Médhi Touré, Aloïse Sauvage, Simon Bourgade, Catherine Vinatier.
Box Office: $7.7 milioni
Vale o non vale: Simile per tematiche ed elementi della storia a quel "The Normal Heart" di Ryan Murphy, questo film analizza e racconta la scena Parigina della comunità omosessuale esposta alla piaga della malattia e l'indifferenza - per non dire intolleranza - generale. Fa male ricordarsi cosa si sia dovuto passare per ottenere il riconoscimento alla normalità e all'accettazione, nonché pensare a quante persone abbiano perso la vita durante questo percorso ancora in essere. 

"120 battements par minute" è un bel film da vedere, ricordandosi che per vincere le battaglie, i combattimenti richiedono enormi sacrifici.
Premi: Vincitore del Grand Prix e Queer Palm al Festival di Cannes 2017; 12 nomination ai César e 6 premi vinti per Miglior film, sceneggiatura, attore non protagonista (Reinartz), attore esordiente (Biscayart), colonna sonora e montaggio.
Parola chiave: AIDS.

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#HollywoodCiak
Bengi