Una proposta del catalogo di Sky Go.
Film 1363: "Rango" (2011) di Gore Verbinski
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Al momento di uscita nelle sale 6 anni fa non ero particolarmente interessato a questa pellicola e, a dirla tutta, non lo sono diventato dopo. Mi incuriosì il fatto che fosse riuscita ad aggiudicarsi l'Oscar come Miglior film d'animazione, anche se va detto che quell'anno la concorrenza non fosse particolarmente spietata (e sappiamo quanto l'Academy faccia fatica a riconoscere in questa categoria premi a produzioni extra USA).
L'approccio a "Rango", quindi, non è stato dei più entusiasti. Diciamo che, nell'ottica di una serata tranquilla, un cartoon sembrava la scelta più logica. Cosa che, in effetti, si è rivelata esatta, perché lo devo dire, di tutte le stramberie che contraddistinguono questo prodotto, la più strana è che il mix assurdo funzioni e pure bene. Divertente, estremamente personalizzato, simpatico e d'avventura, il film di Verbinski è stato una piacevole scoperta, un western moderno ricolmo di animali brutti e momenti comici ben riusciti per un risultato finale che funziona per tutta la famiglia.
Cast: Johnny Depp, Isla Fisher, Abigail Breslin, Ned Beatty, Alfred Molina, Bill Nighy, Stephen Root, Harry Dean Stanton, Ray Winstone, Timothy Olyphant.
Box Office: $245.7 milioni
Consigli: Forse non la scelta più immediata, eppure un titolo da tenere in considerazione perché intrattiene a dovere, diverte e funziona. E, cosa non banale, rimane impresso per il suo stile particolare e non convenzionale.
Parola chiave: Acqua.
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#HollywoodCiak
Bengi
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lunedì 29 maggio 2017
Film 1363 - Rango
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giovedì 6 agosto 2015
Film 969 - Contagious: Epidemia mortale
Incuriositi, abbiamo tentato...
Film 969: "Contagious: Epidemia mortale" (2015) di Henry Hobson
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Pubblicizzato come il grande ritorno al cinema di Schwarzenegger con, in aggiunta, una capacità recitativa rediviva (per essere gentili), questo "Maggie" è stato francamente una mezza boiata. Ok, Arlond ci è diventato introspettivo (in un film sugli zombie), ma non è che si possa dire che sia avvenuto il miracolo: semplicemente invece di sparare anche agli acari, ogni tanto parla anche. Ok, ok, è una novità quasi assoluta, ma non basta a fare di questa pellicola un imperdibile evento cinematografico.
In un universo di prodotti legati a virus, apocalissi, non morti cannibali e via discorrendo, "Contagious: Epidemia mortale" (che titolo idiota) è semplicemente uno fra i tanti, esempio meno comune solo per quanto riguarda le tempistiche, insolitamente lente per il genere. C'è più spazio per l'introspezione, come dicevo, e un interessante novità: è il processo di trasformazione da umana in zombie che interessa questa storia, non ciò che avviene dopo. Ecco perché sbudellamento e azione sono presenzi in quantità minore.
In generale, quindi, pur presentato una premessa vagamente interessante - sempre di zombie parliamo - e un'inaspettata prospettiva, rimane il fatto che questa pellicola non aggiunge nulla di quanto abbiamo già visto più e più volte. Schwarzenegger papà - scusate, ma a che età è diventato padre? -, Abigail Breslin figlia infettata e Joely Richardson matrigna molto, molto buona.
Ps. Il film è stato presentato al Tribeca Film Festival del 2015.
Box Office: $182,874
Consigli: Post apocalittica visione di come potrebbe essere il mondo se un virus che trasforma lentamente in zombie cominciasse a contagiare le persone. Non totalmente originale, ma comunque accattivante. Però il tutto si perde un po' per strada, deragliando sul binario della prevedibilità e fallendo per quanto riguarda i tempi, che sono troppo lunghi e lenti. Il finale è giusto. Tutto sommato si può vedere, ma non fatevi ingannare da ciò che riportano sulla locandina.
Parola chiave: Quarantena.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 969: "Contagious: Epidemia mortale" (2015) di Henry Hobson
Visto: dal computer di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Pubblicizzato come il grande ritorno al cinema di Schwarzenegger con, in aggiunta, una capacità recitativa rediviva (per essere gentili), questo "Maggie" è stato francamente una mezza boiata. Ok, Arlond ci è diventato introspettivo (in un film sugli zombie), ma non è che si possa dire che sia avvenuto il miracolo: semplicemente invece di sparare anche agli acari, ogni tanto parla anche. Ok, ok, è una novità quasi assoluta, ma non basta a fare di questa pellicola un imperdibile evento cinematografico.
In un universo di prodotti legati a virus, apocalissi, non morti cannibali e via discorrendo, "Contagious: Epidemia mortale" (che titolo idiota) è semplicemente uno fra i tanti, esempio meno comune solo per quanto riguarda le tempistiche, insolitamente lente per il genere. C'è più spazio per l'introspezione, come dicevo, e un interessante novità: è il processo di trasformazione da umana in zombie che interessa questa storia, non ciò che avviene dopo. Ecco perché sbudellamento e azione sono presenzi in quantità minore.
In generale, quindi, pur presentato una premessa vagamente interessante - sempre di zombie parliamo - e un'inaspettata prospettiva, rimane il fatto che questa pellicola non aggiunge nulla di quanto abbiamo già visto più e più volte. Schwarzenegger papà - scusate, ma a che età è diventato padre? -, Abigail Breslin figlia infettata e Joely Richardson matrigna molto, molto buona.
Ps. Il film è stato presentato al Tribeca Film Festival del 2015.
Box Office: $182,874
Consigli: Post apocalittica visione di come potrebbe essere il mondo se un virus che trasforma lentamente in zombie cominciasse a contagiare le persone. Non totalmente originale, ma comunque accattivante. Però il tutto si perde un po' per strada, deragliando sul binario della prevedibilità e fallendo per quanto riguarda i tempi, che sono troppo lunghi e lenti. Il finale è giusto. Tutto sommato si può vedere, ma non fatevi ingannare da ciò che riportano sulla locandina.
Parola chiave: Quarantena.
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mercoledì 5 febbraio 2014
Film 665 - Ender's Game
Ero curiosissimo di vedere questo film da quando è uscito al cinema qualche mese fa guadagnandosi la posizione #1 al botteghino americano con uno degli esordi più bassi di sempre per un blockbuster ($27.017.351).
Film 665: "Ender's Game" (2013) di Gavin Hood
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Contando le nomination all'Oscar di tutti gli attori protagonisti escluso Asa Butterfield si calcolano qualcosa come 9 candidature e un premio vinto (da Ben Kingsley). Quindi diciamo che la scelta per quanto riguarda il cast sembrerebbe oculata. Infatti non si può certo dire che gli attori difettino di capacità (anche se certi eccessivi trasporti di Abigail Breslin sembrerebbero più adatti a "Un posto al sole") né che si sia risparmiato sugli effetti speciali (110 milioni di dollari investiti nel progetto). Eppure qualcosa non ha funzionato perché la pellicola di fatto non ha incontrato il successo che si sperava fruttasse.
Per quanto mi riguarda le note a sfavore sono un po' per l'anonimo Butterfield che non ha un gran carisma e rappresenta, qui, una rivincita del nerd tira-pugni che proprio non gli si addice e la mancanza di ritmo del film. Per essere una pellicola di fantascienza che tratta di attacchi alieni, astronavi, spazio, allenamenti su basi spaziali, giochi di ruolo e di squadra, sparatorie e compagnia bella, il risultato finale di questo "Ender's Game" è piuttosto piatto poiché non ingrana mai la marcia dell'azione.
La trama in sé, considerati tutti gli elementi elencati sopra, ha anche un certo appeal e desta una curiosità legata alla possibilità di un nuovo franchise di fantascienza che porti sul grande schermo una saga di libri famosa, incentrata su ragazzini a cui sono affidate responsabilità da adulti e che coinvolge lo spettatore tanto da fargli desiderare un secondo capitolo che prosegua la storia. E, invece, qui non succede. Anzi, si arriva al finale - che pure è un po' a sorpresa - con una certa lentezza che non aiuta, anche a causa di tutto il training che Ender Wiggin deve sopportare, riportato con abbondanza di particolari e mettendo, di fatto, tutta una serie di step di differentissimo valore narrativo sullo stesso piano. Per dire: sì, abbiamo capito che la Scuola di Guerra è durissima, tostissima, difficilissima, cazzutissima, ecc ecc. A maggior ragione, sforbiciare un po' di quelle scene che legittimino quest'ultimo concetto avrebbe certamente velocizzato la storia verso il vero fulcro narrativo (che invece arriva solo nel finale) senza togliere allo spettatore la capacità di recepire il messaggio. Chiaramente, nell'ottica di trasporre tutta la saga di Orson Scott Card, questo zelo narrativo è funzionale ad una precisione che non scontenti i fan e, di fatto, riempa bene 114 minuti di pellicola altrimenti facilmente riducibili anche a 90.
Anche l'eccessiva certezza da parte del Colonnello Graff di quanto Ender sia speciale alla lunga stanca, soprattutto perché si sa già che l'intuizione finirà per rivelarsi veritiera, quindi è inutile calcare troppo la mano.
In definitiva "Ender's Game" non è un brutto prodotto commerciale, anche se certamente difetta (soprattutto) della questione lentezza. Un po' di 'movimento' in più avrebbe alleggerito la storia - ma chiaramente dovendo rimanere fedeli al libro "Il gioco di Ender" più di tante libertà non si potevano prendere -, di sicuro qualcosa si poteva saltare. Sono apprezzabili gli effetti speciali e, volendo scavare un po' sotto la superficie patinata hollywoodiana, si può anche tentare un approccio con sé stessi alla domanda: è giusto che i bambini siano parte attiva della guerra solo perché questa incombe?
Non è una domanda da poco ed il film non dà assolutamente una risposta, ma l'interrogativo rimane interessante.
Box Office: $112,231,473
Consigli: Si può assolutamente vedere senza alcun ripensamento. La storia nel complesso ha un suo perché, anche se dubito che, considerato lo scarsissimo incasso, riusciremo a vedere il secondo capitolo sul grande schermo che sarebbe tratto da "Il riscatto di Ender".
Parola chiave: Mazer Rackham.
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Bengi
Film 665: "Ender's Game" (2013) di Gavin Hood
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Contando le nomination all'Oscar di tutti gli attori protagonisti escluso Asa Butterfield si calcolano qualcosa come 9 candidature e un premio vinto (da Ben Kingsley). Quindi diciamo che la scelta per quanto riguarda il cast sembrerebbe oculata. Infatti non si può certo dire che gli attori difettino di capacità (anche se certi eccessivi trasporti di Abigail Breslin sembrerebbero più adatti a "Un posto al sole") né che si sia risparmiato sugli effetti speciali (110 milioni di dollari investiti nel progetto). Eppure qualcosa non ha funzionato perché la pellicola di fatto non ha incontrato il successo che si sperava fruttasse.
Per quanto mi riguarda le note a sfavore sono un po' per l'anonimo Butterfield che non ha un gran carisma e rappresenta, qui, una rivincita del nerd tira-pugni che proprio non gli si addice e la mancanza di ritmo del film. Per essere una pellicola di fantascienza che tratta di attacchi alieni, astronavi, spazio, allenamenti su basi spaziali, giochi di ruolo e di squadra, sparatorie e compagnia bella, il risultato finale di questo "Ender's Game" è piuttosto piatto poiché non ingrana mai la marcia dell'azione.
La trama in sé, considerati tutti gli elementi elencati sopra, ha anche un certo appeal e desta una curiosità legata alla possibilità di un nuovo franchise di fantascienza che porti sul grande schermo una saga di libri famosa, incentrata su ragazzini a cui sono affidate responsabilità da adulti e che coinvolge lo spettatore tanto da fargli desiderare un secondo capitolo che prosegua la storia. E, invece, qui non succede. Anzi, si arriva al finale - che pure è un po' a sorpresa - con una certa lentezza che non aiuta, anche a causa di tutto il training che Ender Wiggin deve sopportare, riportato con abbondanza di particolari e mettendo, di fatto, tutta una serie di step di differentissimo valore narrativo sullo stesso piano. Per dire: sì, abbiamo capito che la Scuola di Guerra è durissima, tostissima, difficilissima, cazzutissima, ecc ecc. A maggior ragione, sforbiciare un po' di quelle scene che legittimino quest'ultimo concetto avrebbe certamente velocizzato la storia verso il vero fulcro narrativo (che invece arriva solo nel finale) senza togliere allo spettatore la capacità di recepire il messaggio. Chiaramente, nell'ottica di trasporre tutta la saga di Orson Scott Card, questo zelo narrativo è funzionale ad una precisione che non scontenti i fan e, di fatto, riempa bene 114 minuti di pellicola altrimenti facilmente riducibili anche a 90.
Anche l'eccessiva certezza da parte del Colonnello Graff di quanto Ender sia speciale alla lunga stanca, soprattutto perché si sa già che l'intuizione finirà per rivelarsi veritiera, quindi è inutile calcare troppo la mano.
In definitiva "Ender's Game" non è un brutto prodotto commerciale, anche se certamente difetta (soprattutto) della questione lentezza. Un po' di 'movimento' in più avrebbe alleggerito la storia - ma chiaramente dovendo rimanere fedeli al libro "Il gioco di Ender" più di tante libertà non si potevano prendere -, di sicuro qualcosa si poteva saltare. Sono apprezzabili gli effetti speciali e, volendo scavare un po' sotto la superficie patinata hollywoodiana, si può anche tentare un approccio con sé stessi alla domanda: è giusto che i bambini siano parte attiva della guerra solo perché questa incombe?
Non è una domanda da poco ed il film non dà assolutamente una risposta, ma l'interrogativo rimane interessante.
Box Office: $112,231,473
Consigli: Si può assolutamente vedere senza alcun ripensamento. La storia nel complesso ha un suo perché, anche se dubito che, considerato lo scarsissimo incasso, riusciremo a vedere il secondo capitolo sul grande schermo che sarebbe tratto da "Il riscatto di Ender".
Parola chiave: Mazer Rackham.
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giovedì 30 gennaio 2014
Film 661 - August: Osage County
Un nuovo ruolo difficile per una delle più grandi attrici di tutti i tempi. Imperdibile.
Film 661: "August: Osage County" (2013) di John Wells
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ho molto atteso questa pellicola e l'ovvio motivo era Meryl Streep, di nuovo in grado di guadagnarsi una nomination all'Oscar (la diciottesima della sua carriera), nel ruolo della matriarca spostata e sbroccata, in un film sulla famiglia la cui locandina è una rissa in salotto tra madre e figlia. Ovvero: non potevo chiedere di meglio.
Ho tre considerazioni a proposito di questo film (inutile dirlo, da vedere in inglese). La prima è che si capisce fin da subito che è tratto da una pièce teatrale (di Tracy Letts "August: Osage County", vincitrice del Premio Pulitzer). Pochissimi esterni, tutte le scene importanti girate in casa e, soprattutto, uno strabordare di dialoghi che ha il suo momento clou nella cena post funerale, con una Violet Weston incazzata nera e impasticcata come al solito. E' una scena durissima e talmente aggressiva in certi passaggi da essere faticosa, ma Meryl e, devo dire, Julia Roberts la gestiscono perfettamente.
La seconda considerazione riguarda il cast, con le due attrici appena citate in pole position. Non fosse per gli attori, infatti, "I segreti di Osage County" sarebbe semplicemente un esercizio di crudeltà gratuita, spesso volgare e fine a sé stessa. Invece non solo Meryl compone un ritratto disperato e maledettamente convincente, ma anche la Roberts le tiene testa in una maniera che non mi sarei aspettato. Tra l'altro ho molto gradito la versione in originale, che mi ha fatto riscoprire un'attrice che per moltissimo tempo ho snobbato, sicuramente anche a causa di un doppiaggio (e una doppiatrice onnipresente) non sempre funzionale. Ci si accorge della differenza tra l'interpretazione originale e quella dobbiata anche solo guardando il trailer in italiano, che tratta le situazioni trammatiche con toni quasi da commedia, come a voler stemperare una drammaticità troppo forte da digerire. Pessima scelta.
Tornando al cast, comunque, condivido appieno le due nomination all'Oscar per Meryl e Julia, entrambe in grandissima forma. Senza di loro il film non varrebbe quasi nulla, anche perché le parti restanti sono certamente meno articolate ed approfondite. Gli altri attori, comuque, sono Chris Cooper, Margo Martindale (grandissima), Ewan McGregor (sempre in gran forma), Dermot Mulroney (sempre inutile), Julianne Nicholson, Benedict Cumberbatch, Abigail Breslin e una fragilissima (ma finalmente ritrovata) Juliette Lewis. E' evidente che la scelta di un ottimo gruppo di interpreti è stata vincente per un prodotto così difficile da portare al cinema e che, si fossero scelti degli incapaci, sarebbe finito per risultare assolutamente ridicolo.
Il terzo e ultimo punto, invece, riguarda "August: Osage County" in generale. Mi aspettavo delle grandi interpretazioni ed effettivamente ci sono alcune ottime interpreti. Però, come capita con certi prodotti simili a questo, il tutto finisce un po' lì. Non è che il film sia brutto, solo non è una di quelle storie che funzionano anche solo grazie alla trama: ci vogliono soprattutto dei buoni protagonisti, altrimenti il risultato non è soddisfacente. E allora, quando le due ore di pellicola sono finite, mi sono chiesto: rivedrei questa pellicola? Sinceramente no. Sia perché tratta dei temi pesanti e c'è una crudeltà di fondo nel personaggio di Violet che è difficile da sopportare per due ore, figuriamoci per altre due; sia perché di fatto la storia non mi ha particolarmente preso.
Insomma, ho gradito l'ottima scelta del cast e gli intensi momenti di confronto familiare esasperati da pillole, traumi, lutti, infelicità, depressione e rancore. Da tutto questo, però, mi aspettavo qualcosina di più, forse addirittura di più dinamico e meno statico (poltrona-tavolo-sedia-tavolo-letto-poltrona). Ottima Julia Roberts senza trucco né filtri, grande Meryl Streep, di un'intensità sconcertante.
Ps. Il film esce oggi nelle sale italiane. Nel mondo, fino ad ora, ha incassato $38,448,511 a fronte di una spesa di 20 milioni.
[EDIT]: Un mio ulteriore pensiero a proposito di questo film nella recensione per "IL MURO mag": “I SEGRETI DI OSANGE COUNTY”: MERYL STREEP E JULIA ROBERTS, UNA COPPIA DA OSCAR
Consigli: Credo che, per i fan della Streep, sia tappa obbligata, come per quelli della Roberts, che potranno vedere la loro eroina finalmente in panni recitativi degni di nota.
La pellicola in sé è un prodotto difficile e non sempre digeribile con serenità, sia perché le tematiche sono forti, sia perché linguaggio e atteggiamenti richiedono una certa apertura mentale. Certamente intenso da questo punto di vista, il risultato finale è positivo, però, solo grazie a un cast particolarmente affiatato. Per certi aspetti mi ha ricordato "Lo zoo di vetro" di Tennessee Williams.
Parola chiave: Suicidio.
Trailer
Bengi
Film 661: "August: Osage County" (2013) di John Wells
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ho molto atteso questa pellicola e l'ovvio motivo era Meryl Streep, di nuovo in grado di guadagnarsi una nomination all'Oscar (la diciottesima della sua carriera), nel ruolo della matriarca spostata e sbroccata, in un film sulla famiglia la cui locandina è una rissa in salotto tra madre e figlia. Ovvero: non potevo chiedere di meglio.
Ho tre considerazioni a proposito di questo film (inutile dirlo, da vedere in inglese). La prima è che si capisce fin da subito che è tratto da una pièce teatrale (di Tracy Letts "August: Osage County", vincitrice del Premio Pulitzer). Pochissimi esterni, tutte le scene importanti girate in casa e, soprattutto, uno strabordare di dialoghi che ha il suo momento clou nella cena post funerale, con una Violet Weston incazzata nera e impasticcata come al solito. E' una scena durissima e talmente aggressiva in certi passaggi da essere faticosa, ma Meryl e, devo dire, Julia Roberts la gestiscono perfettamente.
La seconda considerazione riguarda il cast, con le due attrici appena citate in pole position. Non fosse per gli attori, infatti, "I segreti di Osage County" sarebbe semplicemente un esercizio di crudeltà gratuita, spesso volgare e fine a sé stessa. Invece non solo Meryl compone un ritratto disperato e maledettamente convincente, ma anche la Roberts le tiene testa in una maniera che non mi sarei aspettato. Tra l'altro ho molto gradito la versione in originale, che mi ha fatto riscoprire un'attrice che per moltissimo tempo ho snobbato, sicuramente anche a causa di un doppiaggio (e una doppiatrice onnipresente) non sempre funzionale. Ci si accorge della differenza tra l'interpretazione originale e quella dobbiata anche solo guardando il trailer in italiano, che tratta le situazioni trammatiche con toni quasi da commedia, come a voler stemperare una drammaticità troppo forte da digerire. Pessima scelta.
Tornando al cast, comunque, condivido appieno le due nomination all'Oscar per Meryl e Julia, entrambe in grandissima forma. Senza di loro il film non varrebbe quasi nulla, anche perché le parti restanti sono certamente meno articolate ed approfondite. Gli altri attori, comuque, sono Chris Cooper, Margo Martindale (grandissima), Ewan McGregor (sempre in gran forma), Dermot Mulroney (sempre inutile), Julianne Nicholson, Benedict Cumberbatch, Abigail Breslin e una fragilissima (ma finalmente ritrovata) Juliette Lewis. E' evidente che la scelta di un ottimo gruppo di interpreti è stata vincente per un prodotto così difficile da portare al cinema e che, si fossero scelti degli incapaci, sarebbe finito per risultare assolutamente ridicolo.
Il terzo e ultimo punto, invece, riguarda "August: Osage County" in generale. Mi aspettavo delle grandi interpretazioni ed effettivamente ci sono alcune ottime interpreti. Però, come capita con certi prodotti simili a questo, il tutto finisce un po' lì. Non è che il film sia brutto, solo non è una di quelle storie che funzionano anche solo grazie alla trama: ci vogliono soprattutto dei buoni protagonisti, altrimenti il risultato non è soddisfacente. E allora, quando le due ore di pellicola sono finite, mi sono chiesto: rivedrei questa pellicola? Sinceramente no. Sia perché tratta dei temi pesanti e c'è una crudeltà di fondo nel personaggio di Violet che è difficile da sopportare per due ore, figuriamoci per altre due; sia perché di fatto la storia non mi ha particolarmente preso.
Insomma, ho gradito l'ottima scelta del cast e gli intensi momenti di confronto familiare esasperati da pillole, traumi, lutti, infelicità, depressione e rancore. Da tutto questo, però, mi aspettavo qualcosina di più, forse addirittura di più dinamico e meno statico (poltrona-tavolo-sedia-tavolo-letto-poltrona). Ottima Julia Roberts senza trucco né filtri, grande Meryl Streep, di un'intensità sconcertante.
Ps. Il film esce oggi nelle sale italiane. Nel mondo, fino ad ora, ha incassato $38,448,511 a fronte di una spesa di 20 milioni.
[EDIT]: Un mio ulteriore pensiero a proposito di questo film nella recensione per "IL MURO mag": “I SEGRETI DI OSANGE COUNTY”: MERYL STREEP E JULIA ROBERTS, UNA COPPIA DA OSCAR
Consigli: Credo che, per i fan della Streep, sia tappa obbligata, come per quelli della Roberts, che potranno vedere la loro eroina finalmente in panni recitativi degni di nota.
La pellicola in sé è un prodotto difficile e non sempre digeribile con serenità, sia perché le tematiche sono forti, sia perché linguaggio e atteggiamenti richiedono una certa apertura mentale. Certamente intenso da questo punto di vista, il risultato finale è positivo, però, solo grazie a un cast particolarmente affiatato. Per certi aspetti mi ha ricordato "Lo zoo di vetro" di Tennessee Williams.
Parola chiave: Suicidio.
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venerdì 11 ottobre 2013
Film 597 - The Call
In America aveva riscosso un discreto successo (insperato). Considerando che la protagonista è Halle Berry - che non azzecca una pellicola da circa un decennio - la cosa mi ha incuriosito.
Film 597: "The Call" (2013) di Brad Anderson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In effetti "The Call" non è niente male. Visto al buio della mia camera da letto ha fatto il suo sporco lavoro egregiamente, lasciandomi con un'ansia da pazzo rapitore fuori dalla finestra che non mi aspettavo.
Va detto che i meriti di questa pellicola prescindono dal personaggio e dalla persona di Halle Berry, ormai relegata ad attrice un tempo famosa e che si accontenta di un ruolo qualunque pur di continuare a lavorare. Se la pellicola funziona è perché la storia adrenalinica è gestita con furbizia e perché vittima (Abigail Breslin) e carnefice (Michael Eklund) sono perfetti nei loro ruoli. Grazie ad una regia fatti di primissimi piani, infatti, sembra davvero di stare dentro la storia, di vivere l'angoscia del rapimento prima dentro il bagagliaio dell'auto, poi sperduti sotto la botola persa in mezzo alla campagna. La Breslin non si risparmia una smorfia che sia una, il che rende il tutto estremamente realistico e angosciante. Lei come Eklund-dalla-bocca-aperta, inquietante con lo sguardo da pazzo e l'espressione di chi sa solo fare del male.
Insomma, per quanto riguarda tensione ed adrenalina "The Call" funziona bene ed è ben architettato. Avrei personalmente gradito un approfondimento più strutturato di come funzioni lavorare per il 911 americano, ma capisco che ai fini della storia non avrebbe apportato nulla. La Berry, che è tutta uno sguardo sofferente e un 'tesoro', è indispensabile alla storia quando un biscotto ad uno squalo, ma capisco che almeno un nome di richiamo dovesse esserci. La vendetta del suo personaggio la riscatterà un po', in un finale che vedrà trionfare la sola giustizia privata.
Quindi direi che questo film è stato proprio una sorpresa, carico di emozioni forti che le immagini riescono a raccontare con estrema lucidità e consapevolezza. Una sorpresa inquietante che mi ha lasciato molto soddisfatto.
Ps. Costi di produzione pari a 13 milioni di dollari, per un incasso totale di $58,938,768.
Consigli: Decisamente una piacevole sorpresa. Visto da soli, in casa, al buio della notte è decisamente trascinante. Ansia, azione e tanta adrenalina. Nonostante certi snodi della trama un po' troppo semplificati, il risultato finale è comunque riuscito. Mantiene ciò che promette, ovvero intrattiene a dovere.
Parola chiave: Sorella.
Trailer
Bengi
Film 597: "The Call" (2013) di Brad Anderson
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: In effetti "The Call" non è niente male. Visto al buio della mia camera da letto ha fatto il suo sporco lavoro egregiamente, lasciandomi con un'ansia da pazzo rapitore fuori dalla finestra che non mi aspettavo.
Va detto che i meriti di questa pellicola prescindono dal personaggio e dalla persona di Halle Berry, ormai relegata ad attrice un tempo famosa e che si accontenta di un ruolo qualunque pur di continuare a lavorare. Se la pellicola funziona è perché la storia adrenalinica è gestita con furbizia e perché vittima (Abigail Breslin) e carnefice (Michael Eklund) sono perfetti nei loro ruoli. Grazie ad una regia fatti di primissimi piani, infatti, sembra davvero di stare dentro la storia, di vivere l'angoscia del rapimento prima dentro il bagagliaio dell'auto, poi sperduti sotto la botola persa in mezzo alla campagna. La Breslin non si risparmia una smorfia che sia una, il che rende il tutto estremamente realistico e angosciante. Lei come Eklund-dalla-bocca-aperta, inquietante con lo sguardo da pazzo e l'espressione di chi sa solo fare del male.
Insomma, per quanto riguarda tensione ed adrenalina "The Call" funziona bene ed è ben architettato. Avrei personalmente gradito un approfondimento più strutturato di come funzioni lavorare per il 911 americano, ma capisco che ai fini della storia non avrebbe apportato nulla. La Berry, che è tutta uno sguardo sofferente e un 'tesoro', è indispensabile alla storia quando un biscotto ad uno squalo, ma capisco che almeno un nome di richiamo dovesse esserci. La vendetta del suo personaggio la riscatterà un po', in un finale che vedrà trionfare la sola giustizia privata.
Quindi direi che questo film è stato proprio una sorpresa, carico di emozioni forti che le immagini riescono a raccontare con estrema lucidità e consapevolezza. Una sorpresa inquietante che mi ha lasciato molto soddisfatto.
Ps. Costi di produzione pari a 13 milioni di dollari, per un incasso totale di $58,938,768.
Consigli: Decisamente una piacevole sorpresa. Visto da soli, in casa, al buio della notte è decisamente trascinante. Ansia, azione e tanta adrenalina. Nonostante certi snodi della trama un po' troppo semplificati, il risultato finale è comunque riuscito. Mantiene ciò che promette, ovvero intrattiene a dovere.
Parola chiave: Sorella.
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martedì 14 settembre 2010
Film 136 - Quando meno te lo aspetti
Me against TV: episodio 2. Ovvero quando la tv ti è nemica.

Film 136: "Quando meno te lo aspetti" (2004) di Garry Marshall
Visto: dalla TV
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Come si possa pensare di affidare un intero film sulle uniche spalle di Kate Hudson questo mi rimane un mistero. Come si possa credere che sarà un successo un film del genere, poi, è ancora più inspiegabile. Personaggi famosi in ruoli di contorno insignificanti (Joan Cusack, Felicity Huffman, Helen Mirren, Abigail Breslin), personaggini che ora un po' emergono (Hayden Panettiere), altri che ci riprovano per l'ennesima volta (John Corbett).
Non c'è un'idea che sia originale, non un passagio che non sia scontato o maledettamente prevedibile. Dov'era il regista di "Pretty Woman" mentre si girava questo film infangando il suo nome? Che Garry Marshall si fosse un po' perso per strada lo sapevamo, ma qui bisognava essere non vedenti per non capire l'inutilità del progetto...
Insomma non c'è ritmo, non c'è humor, non c'è alcuna magia coinvolgente, né capacità da parte dei protagonisti di creare qualcosa che non sia mera recitazione di battute prive del benché minimo guizzo. Non per forza si rende necessario il capolavoro, a volte il puro intrattenimento ben confezionato basta e avanza, ma qui non c'è nemmeno quello. Gag infantili, passaggi facili facili e dialoghi scontati tanto da far passare "Sex & The City 2" un sequel ben riuscito.
Peccato in generale perchè una bella commedia americana mi mette sempre di buon umore, anche quando non sia per forza una lavoro riuscito al 100%, mentre qui la piattezza, l'irrealtà (3 ragazzini tra l'infanzia e l'adolescena superano il lutto per la perdita dai due genitori in due settimane...) e l'assoluta assenza di inventiva lasciano insoddisfatti anche lo spettatore con meno pretese...
Consigli: Un passaggio assolutamente trascurabile della carriera della Hudson, che ha fatto decisamente di meglio, e del regista Marshall che, dopo alcuni successi mondiali, qui tenta la vincita facile con un prodotto davvero scadente. Ma non si può sempre vivere di rendita...
Parola chiave: Rapporti di famiglia.
Ric

Film 136: "Quando meno te lo aspetti" (2004) di Garry Marshall
Visto: dalla TV
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Come si possa pensare di affidare un intero film sulle uniche spalle di Kate Hudson questo mi rimane un mistero. Come si possa credere che sarà un successo un film del genere, poi, è ancora più inspiegabile. Personaggi famosi in ruoli di contorno insignificanti (Joan Cusack, Felicity Huffman, Helen Mirren, Abigail Breslin), personaggini che ora un po' emergono (Hayden Panettiere), altri che ci riprovano per l'ennesima volta (John Corbett).
Non c'è un'idea che sia originale, non un passagio che non sia scontato o maledettamente prevedibile. Dov'era il regista di "Pretty Woman" mentre si girava questo film infangando il suo nome? Che Garry Marshall si fosse un po' perso per strada lo sapevamo, ma qui bisognava essere non vedenti per non capire l'inutilità del progetto...
Insomma non c'è ritmo, non c'è humor, non c'è alcuna magia coinvolgente, né capacità da parte dei protagonisti di creare qualcosa che non sia mera recitazione di battute prive del benché minimo guizzo. Non per forza si rende necessario il capolavoro, a volte il puro intrattenimento ben confezionato basta e avanza, ma qui non c'è nemmeno quello. Gag infantili, passaggi facili facili e dialoghi scontati tanto da far passare "Sex & The City 2" un sequel ben riuscito.
Peccato in generale perchè una bella commedia americana mi mette sempre di buon umore, anche quando non sia per forza una lavoro riuscito al 100%, mentre qui la piattezza, l'irrealtà (3 ragazzini tra l'infanzia e l'adolescena superano il lutto per la perdita dai due genitori in due settimane...) e l'assoluta assenza di inventiva lasciano insoddisfatti anche lo spettatore con meno pretese...
Consigli: Un passaggio assolutamente trascurabile della carriera della Hudson, che ha fatto decisamente di meglio, e del regista Marshall che, dopo alcuni successi mondiali, qui tenta la vincita facile con un prodotto davvero scadente. Ma non si può sempre vivere di rendita...
Parola chiave: Rapporti di famiglia.
Ric
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giovedì 11 febbraio 2010
Film 75 - Zombieland
Cosa c'è di meglio di un bel film sugli zombie alle 8 di mattina se il tuo coinquilino scemo ti sveglia alle 7 perchè canta mentre si asciuga i capelli con il phon?! Niente!!

Film 75: "Zombieland" (2009) di Ruben Fleischer
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Wow, ma che fico sto film! Dopo gli zombie di "L'alba dei morti dementi" questo non poteva che essere un degno avversario! Anche perchè c'è Woody Harrelson (nominato agli Oscar di marzo per il film "The Messenger") che interpreta un cowboy veramente divertente, duro fuori, dal cuore stra-tenero dentro! E poi il classico nerd sfigato pieno di fobie (Jesse Eisenberg) che però si salva dal virus zombie proprio grazie alle sue pazzesche manie antisociali e due sorelle furbette, di cui una ha il viso noto di Abigail Breslin, piccola bambina prodigio del fantastico "Little Miss Sunshine". Il quartetto improbabile è forse l'unico sopravvissuto alla malattia-zombie e, per forza di cose, si ritrova in viaggio verso una meta che preveda gente viva.
Ovviamente l'originalità di questo filmetto (indipendente?) sta nella storia, nella narrazione dei fatti (le scritte con le regole di sopravvivenza agli zombie sono divertenti!) e nei protagonisti semi-sconosciuti che non si atteggiano a divi dall'espressione consumata. Recitano bene, senza pretese e con divertimento. Io personalmente, alle 8 del mattino, da un film non posso chiedere di meglio!
E poi c'è azione, sparatorie, uccisioni, corse in macchina, Bill Murray che fa Bill Murray (e fa ridere davvero!), ma, soprattutto, il cinema che cita il cinema. Sì sì, avevo la bava alla bocca, ovvio! Il parco divertimenti come scena di distruzione zombie di massa fa moltissimo film horror; la figura dello sfigatino che compie il suo percorso di formazione e supera i suoi ostacoli (psicologici) e alla fine riesce a conquistare la sua bella è proprio la stessa che va molto di moda oggi in film come "40 anni vergine", "Molto incinta" o "Zack and Miri Make a Porno"; il personaggio di Tallahassee è il classico dal grilletto facile, molto da far west con il suo cappello e gli stivali da texano; e poi ci sono le sorelle, un po' angeli di Charlie un po' 'Occhi di gatto' che danno colore (ma non sto parlando solo di sfumature rosa) al racconto.
Carino, carino davvero e divertente! Chissà se in italia qualcuno avrà voglia di distribuirlo... Intanto in America preparano il 2! Let the zombies begins!
Ps. per Ilaria e Luca: dato che siete stati voi a farmi vedere "L'alba dei morti dementi", allora io vi consiglio vivamente di guardare questo!
Consigli: Sottotitolato è un attimo più chiaro. Certi accenti non aiutano la comprensione...
Parola chiave: Rule #17: don't be a hero.
Ric

Film 75: "Zombieland" (2009) di Ruben Fleischer
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Wow, ma che fico sto film! Dopo gli zombie di "L'alba dei morti dementi" questo non poteva che essere un degno avversario! Anche perchè c'è Woody Harrelson (nominato agli Oscar di marzo per il film "The Messenger") che interpreta un cowboy veramente divertente, duro fuori, dal cuore stra-tenero dentro! E poi il classico nerd sfigato pieno di fobie (Jesse Eisenberg) che però si salva dal virus zombie proprio grazie alle sue pazzesche manie antisociali e due sorelle furbette, di cui una ha il viso noto di Abigail Breslin, piccola bambina prodigio del fantastico "Little Miss Sunshine". Il quartetto improbabile è forse l'unico sopravvissuto alla malattia-zombie e, per forza di cose, si ritrova in viaggio verso una meta che preveda gente viva.
Ovviamente l'originalità di questo filmetto (indipendente?) sta nella storia, nella narrazione dei fatti (le scritte con le regole di sopravvivenza agli zombie sono divertenti!) e nei protagonisti semi-sconosciuti che non si atteggiano a divi dall'espressione consumata. Recitano bene, senza pretese e con divertimento. Io personalmente, alle 8 del mattino, da un film non posso chiedere di meglio!
E poi c'è azione, sparatorie, uccisioni, corse in macchina, Bill Murray che fa Bill Murray (e fa ridere davvero!), ma, soprattutto, il cinema che cita il cinema. Sì sì, avevo la bava alla bocca, ovvio! Il parco divertimenti come scena di distruzione zombie di massa fa moltissimo film horror; la figura dello sfigatino che compie il suo percorso di formazione e supera i suoi ostacoli (psicologici) e alla fine riesce a conquistare la sua bella è proprio la stessa che va molto di moda oggi in film come "40 anni vergine", "Molto incinta" o "Zack and Miri Make a Porno"; il personaggio di Tallahassee è il classico dal grilletto facile, molto da far west con il suo cappello e gli stivali da texano; e poi ci sono le sorelle, un po' angeli di Charlie un po' 'Occhi di gatto' che danno colore (ma non sto parlando solo di sfumature rosa) al racconto.
Carino, carino davvero e divertente! Chissà se in italia qualcuno avrà voglia di distribuirlo... Intanto in America preparano il 2! Let the zombies begins!
Ps. per Ilaria e Luca: dato che siete stati voi a farmi vedere "L'alba dei morti dementi", allora io vi consiglio vivamente di guardare questo!
Consigli: Sottotitolato è un attimo più chiaro. Certi accenti non aiutano la comprensione...
Parola chiave: Rule #17: don't be a hero.
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