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martedì 7 marzo 2023

Film 2177 - Cocaine Bear

Intro: Per me, un film arrivato un po' dal nulla e che mi ha convinto a vederlo semplicemente grazie a titolo e poster. Ieri, quindi, subito al cinema.

Film 2177: "Cocaine Bear" (2023) di Elizabeth Banks
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Kate
In sintesi: non sapevo davvero cosa aspettarmi da questo film. L'idea generale che mi ero fatto prima di entrare in sala è che si trattasse di uno di quei B-movies sgangherati trainati al cinema solamente grazie all'idea alla base del progetto (in questo caso la storia di un orso che, accidentalmente, sniffa e ingurgita cocaina e incomincia una sorta di strage tra i boschi). La verità è che, per quanto assurdo e fuori di testa, "Cocaine Bear" funziona alla grande.
Basato sulla vera storia di un orso nero che, nel 1985, venne trovato morto in Georgia con in corpo 34kg di cocaina - valore all'epoca: 20 milioni di dollari - il film riprende solamente l'idea di base della vicenda reale, per poi riproporla in chiave horror/pulp (e a tratti comica), per un risultato finale che spazia tra assurdo e geniale, passando per macabro e splatter. Del resto cosa potevamo aspettarci da un titolo su un orso cocainomane?
Nonostante l'orso originale non avesse fatto alcuna vittima, qui i personaggi cadono inesorabilmente uno dopo l'altro. Non da subito, però, perchè la narrazione si prende il giusto tempo per descrivere premessa e protagonisti. Sorprendentemente, infatti, la storia non si risparmia un intreccio complesso e ingarbugliato, oltre che un numero considerevole di personaggi che finirà prima o poi per incontrarsi (o incontrare l'orso, ovviamente). Questo aspetto del film, in particolare, mi ha sorpreso, dato che davvero non mi aspettavo che la sceneggiatura si sarebbe presa la briga di andare oltre il minimo sindacale per un prodotto che inizialmente parrebbe agganciare lo spettatore solo grazie al titolo accattivante e la premessa originale. Cosa succede se un orso si facesse di coca in mezzo ai boschi? Beh, qui la risposta e meno scontata del previsto.
Divertente (a modo suo), sopra le righe e meno banale di tanti film visti al cinema di recente, "Cocaine Bear" è stata l'avventura più selvaggia che abbia visto al cinema di recente.
Cast: Keri Russell, O'Shea Jackson Jr., Christian Convery, Alden Ehrenreich, Brooklynn Prince, Isiah Whitlock Jr., Margo Martindale, Kristofer Hivju, Matthew Rhys, Ray Liotta.
Box Office: $53.2 milioni
Vale o non vale: Certamente non un prodotto per tutti - o per tutti gli stomaci - "Cocaine Bear" non risparmia davvero niente al suo spettatore. Per chi apprezza il genere, un titolo imperdibile. La premessa dell'orso sotto l'effetto di stupefacenti, poi, è troppo ghiotta per essere persa. Effetti speciali gredibili a sufficienza e un ottimo cast capitanato da Keri Russell, con Ray Liotta in una delle sue ultime apparizioni cinematografiche prima della scomparsa meno di un anno fa. Premi: /
Parola chiave: Cocaina.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 30 aprile 2021

Film 1989 - Uncle Frank

Intro: Premesso che non ho Amazon Prime, non avevo nemmeno idea che questo film esistesse.
Film 1989: "Uncle Frank" (2020) di Alan Ball
Visto: dalla tv
Lingua: inglese
Compagnia: Tiago
In sintesi: Volevo vederlo? No. Mi è dispiaciuto? Al contrario, è stato meglio del previsto. Poi, per carità, non un capolavoro, ma sicuramente più interessante di quanto mi sarei aspettato. Ecco, diciamo che forse non lo consiglierei come pellicola da primo appuntamento, ma questo è un altro discorso.
"Uncle Frank" è la storia del rapporto tra zio e giovanissima nipote ma, soprattutto, la storia dello zio Frank del titolo - che dalla Carolina del Sud degli anni '70 fugge verso New York - e del suo rapporto col padre Daddy Mac (Stephen Root) - che lo rifiuta dopo averne scoperto per caso l'omosessualità. Onestamente prima della visione non avevo la minima idea che si trattasse di una pellicola a tematica LGBTQI+ - il che ha fatto acquisire punti al film del premio Oscar Alan Ball - anche se, in generale, quello che mi ha convinto a vederla è stata la presenza del bravo (e sottovalutato) Paul Bettany e di Sophia Lillis, una vera boccata d'aria fresca (l'abbiamo già vista in "It" e "Sharp Objects").
Detto questo, qualche considerazione personale. Francamente, mi sono un po' rotto di vedere Margo Martindale interpretare sempre circa lo stesso ruolo da sfondo della storia; Stephen Root nella parte del padre non mi ha del tutto convinto, sarà che la sua faccia simpatica mina un po' la credibilità da cattivo; nonostante le buone intenzioni, "Uncle Frank" si serve un tantino troppo spesso di cliché o soluzioni narrative già viste. Questo finisce per appiattire il risultato finale, o quantomeno lo accosta a tutta una serie di altri prodotti dalle buone intenzioni, ma che rimangono bloccati in una sorta di limbo delle pellicole indie dalle lodevoli intenzioni, tematiche edificanti, ma niente di nuovo da dire e che di fatto non spostano l'ago della bilancia da nessuna parte. E poi, tanto per cambiare, un attore gay che interpreti il protagonista gay non sarebbe una sorpresa malvagia.
Cast: Paul Bettany, Sophia Lillis, Peter Macdissi, Judy Greer, Steve Zahn, Lois Smith, Margo Martindale, Stephen Root, Colton Ryan.
Box Office: /
Vale o non vale: Tematiche pesanti e buone intenzioni per un film che, pur non essendo un perfetto o spingendo la conversazione sull'omosessualità verso nessuna nuova discussione che non sia già stata affrontata, ha comunque sufficiente personalità per rimanere impresso. Merito dei due bravi protagonisti Bettany e Lillis e una "spalla" gay che, per quanto macchietta, trova in Peter Macdissi un inaspettato alleato.
Premi: /
Parola chiave: Funerale.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 24 ottobre 2017

Film 1425 - Practical Magic

Cambiamo registro, almeno un po'. Perché se anche si tratta di un titolo principalmente romantico, qualche elemento horror rimane. E comunque grazie Netflix che da quando sono in Australia riesce a provvedere alle mie necessità di continui e sempre nuovi contenuti. Santo subito.

Film 1425: "Practical Magic" (1998) di Griffin Dunne
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Lo devo dire? Me lo ricordavo più bello. Sarà che l'ho visto da ragazzino e forse neanche così attentamente, di fatto legavo "Practical Magic" ad un'esperienza più positiva che solo parzialmente si è riconfermata. Mi piacciono le protagoniste e il fascino semplice del racconto su streghe e pozioni per il grande pubblico, ma una volta andati oltre questi aspetti rimane un filmetto un po' privo di brio e carisma con una storia potenzialmente intrigante giocata, però, solo sul confronto tra le due sorelle Bullock e Kidman che alla lunga perde di appeal. Anche l'altro tema centrale, l'amore, finisce per ricadere nei generi cliché del principe azzurro nonostante tutte le premesse della storia vorrebbero suggerire un background più non convenzionale e libero da precedenti canoni. Si sa, ci mancherebbe, che questo tipo di pellicola è presente sul mercato per vendere, quindi non mi aspettavo certo un prodotto fuori dal comune o addirittura un piccolo gioiello cinematografico, ma non per questo la delusione legata fondamentalmente alla mancanza di personalità della storia è stata meno cocente.
Detto questo, "Practical Magic" rimane un film di facile intrattenimento con lieto fine - e non poche morti per essere una commedia romantica - che preso per quello che è può avere una certa dose di fascino e le quattro protagoniste Bullock, Kidman, Wiest e Channing sono particolarmente azzeccate e aiutano non poco a personalizzare e caratterizzare una trama altrimenti difficile da distinguere dalle tante altre simili già raccontate.
Cast: Sandra Bullock, Nicole Kidman, Dianne Wiest, Stockard Channing, Aidan Quinn, Goran Visnjic, Evan Rachel Wood, Margo Martindale, Chloe Webb, Camilla Belle.
Box Office: $68,097,643
Consigli: Tratto dall'omonimo romanzo di Alice Hoffman, il film fu un cocente flop al botteghino mondiale (75 milioni di dollari per produrlo). Al di là di questo, si tratta di un prodotto innocuo -forse solo inusualmente un po' troppo incentrato sulla morte - buono per una serata in cui non si richiedano sforzi mentali. Ha alcuni buoni momenti e presenta un buon cast tutto al femminile veramente azzeccato.
Parola chiave: Maledizione.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 30 agosto 2016

Film 1202 - The Boss

Più che altro voleva vederlo Poe, ma a una commedia non dico comunque mai di no.

Film 1202: "The Boss" (2016) di Ben Falcone
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Dopo l'orrido "Tammy", ripieno di volgarità ed estremamente chiassoso, Melissa McCarthy e il marito Ben Falcone si ritrovano per sfornare un altro successo commerciale, pur più contenuto (il film ha esordito primo al box-office americano).
Questa volta tramutatasi in Orietta Berti, la McCarthy impersona l'imprenditrice e guru Michelle Darnell che, accusata di insider trading e incarcerata, uscita si troverà senza amici e costretta a ricominciare da 0, partendo addirittura dal divano dell'ex dipendente Claire (Kristen Bell).
Pur rimanendo una grande boiata, devo ammettere che alla fine "The Boss" non è così male come mi sarei aspettato. Certo, la chiave di tutto sta nel prenderlo esattamente per quello che è e non aspettarsi nulla di più se non la solita commedia americana volgarotta, molto fisica e che punta tutto sempre sulle solite cose. Non c'è nulla di nuovo in questa pellicola se non l'acconciatura alla "finché la barca va" della protagonista, per il resto tutto procede esattamente come deve andare. Il che non è necessariamente un male, se è ciò che di cui si aveva bisogno.
Cast: Melissa McCarthy, Kristen Bell, Kathy Bates, Tyler Labine, Peter Dinklage, Kristen Schaal, Annie Mumolo, Margo Martindale, T-Pain, Ben Falcone.
Box Office: $78.6 milioni
Consigli: Sciocchino, volgare, comico. Alla fine è anche divertente, se non si hanno troppe pretese.
Parola chiave: Biscotti.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 10 agosto 2016

Film 1186 - Mother's Day

Un sabato sera al cinema in compagnia di un titolo non esattamente raccomandabile. E ho pure pagato!

Film 1186: "Mother's Day" (2016) di Garry Marshall
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Ultimo appuntamento cinematografico con il recentemente scomparso Garry Marshall che lascia come definitivo saluto al mondo una pellicola banale e trita, pur non così pessima come mi immaginavo all'inizio.
Caratterizzato dal solito duo Julia Roberts + Héctor Elizondo post "Pretty Woman" (cui Marshall diresse), questa commedia sulla festa della mamma, le madri, l'amore, la famiglia più o meno tradizionale, il razzismo, l'omofobia, il lutto, la grande nazione americana, i sentimenti, la scoperta di sé, ecc ecc ecc ecc ecc è un mix di cliché tanto prevedibile quanto già visto, anche se nel complesso il risultato finale non è così terrificante. Mi spiego meglio: è una pellicola insulsa, ma meglio di altre boiate viste di recente. Non so se sia un valore di fatto, di sicuro all'uscita dalla sala la cosa mi ha colpito. O, forse, semplicemente mi aspettavo un prodotto talmente brutto, che alla fine mi è parso meno peggio di quanto in realtà non sia.
In ogni caso è evidente che si tratti di un tentativo commerciale fallito, sia perché l'incasso è ridicolo (20 milioni per produrlo), sia perché non ha avuto alcun impatto sull'audience globale. La formula post "Pretty Woman" aveva già cominciato a non pagare più da un pezzo, i film corali di Marshall non hanno certo niente a che vedere con i capolavori di Altman e la Roberts, pur rimanendo la stella internazionale quale è da decenni, dovrebbe valutare meglio a quali pellicole scegliere di prendere parte, anche solo quale favore al regista che l'ha davvero lanciata. "Mother's Day" non è certo un titolo da ricordare, né una commedia vagamente brillante o innovativa. Sarà ricordata per il cast assortito, la smielata banalità e il terribile caschetto imposto alla Roberts senza alcun motivo valido.
Film 1588 - Mother's Day
Cast: Jennifer Aniston, Kate Hudson, Julia Roberts, Jason Sudeikis, Timothy Olyphant, Britt Robertson, Héctor Elizondo, Jack Whitehall, Shay Mitchell, Margo Martindale, Sarah Chalke, Jennifer Garner, Aasif Mandvi, Jessi Case.
Box Office: $43.8 milioni
Consigli: Piatto e prevedibile, ma certamente innoquo. Si può guardare e certamente i fan di uno qualunque degli attori presenti non potranno esimersi dal vederlo, anche se davvero siamo di fronte al niente di che a volte un po' inensato (non si capisce perché un uomo adulto dovrebbe vergognarsi di scrivere la parola 'assorbendi' sulla lista della spesa).
Parola chiave: Affetti.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 30 gennaio 2014

Film 661 - August: Osage County

Un nuovo ruolo difficile per una delle più grandi attrici di tutti i tempi. Imperdibile.

Film 661: "August: Osage County" (2013) di John Wells
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ho molto atteso questa pellicola e l'ovvio motivo era Meryl Streep, di nuovo in grado di guadagnarsi una nomination all'Oscar (la diciottesima della sua carriera), nel ruolo della matriarca spostata e sbroccata, in un film sulla famiglia la cui locandina è una rissa in salotto tra madre e figlia. Ovvero: non potevo chiedere di meglio.
Ho tre considerazioni a proposito di questo film (inutile dirlo, da vedere in inglese). La prima è che si capisce fin da subito che è tratto da una pièce teatrale (di Tracy Letts "August: Osage County", vincitrice del Premio Pulitzer). Pochissimi esterni, tutte le scene importanti girate in casa e, soprattutto, uno strabordare di dialoghi che ha il suo momento clou nella cena post funerale, con una Violet Weston incazzata nera e impasticcata come al solito. E' una scena durissima e talmente aggressiva in certi passaggi da essere faticosa, ma Meryl e, devo dire, Julia Roberts la gestiscono perfettamente.
La seconda considerazione riguarda il cast, con le due attrici appena citate in pole position. Non fosse per gli attori, infatti, "I segreti di Osage County" sarebbe semplicemente un esercizio di crudeltà gratuita, spesso volgare e fine a sé stessa. Invece non solo Meryl compone un ritratto disperato e maledettamente convincente, ma anche la Roberts le tiene testa in una maniera che non mi sarei aspettato. Tra l'altro ho molto gradito la versione in originale, che mi ha fatto riscoprire un'attrice che per moltissimo tempo ho snobbato, sicuramente anche a causa di un doppiaggio (e una doppiatrice onnipresente) non sempre funzionale. Ci si accorge della differenza tra l'interpretazione originale e quella dobbiata anche solo guardando il trailer in italiano, che tratta le situazioni trammatiche con toni quasi da commedia, come a voler stemperare una drammaticità troppo forte da digerire. Pessima scelta.
Tornando al cast, comunque, condivido appieno le due nomination all'Oscar per Meryl e Julia, entrambe in grandissima forma. Senza di loro il film non varrebbe quasi nulla, anche perché le parti restanti sono certamente meno articolate ed approfondite. Gli altri attori, comuque, sono Chris Cooper, Margo Martindale (grandissima), Ewan McGregor (sempre in gran forma), Dermot Mulroney (sempre inutile), Julianne Nicholson, Benedict Cumberbatch, Abigail Breslin e una fragilissima (ma finalmente ritrovata) Juliette Lewis. E' evidente che la scelta di un ottimo gruppo di interpreti è stata vincente per un prodotto così difficile da portare al cinema e che, si fossero scelti degli incapaci, sarebbe finito per risultare assolutamente ridicolo.
Il terzo e ultimo punto, invece, riguarda "August: Osage County" in generale. Mi aspettavo delle grandi interpretazioni ed effettivamente ci sono alcune ottime interpreti. Però, come capita con certi prodotti simili a questo, il tutto finisce un po' lì. Non è che il film sia brutto, solo non è una di quelle storie che funzionano anche solo grazie alla trama: ci vogliono soprattutto dei buoni protagonisti, altrimenti il risultato non è soddisfacente. E allora, quando le due ore di pellicola sono finite, mi sono chiesto: rivedrei questa pellicola? Sinceramente no. Sia perché tratta dei temi pesanti e c'è una crudeltà di fondo nel personaggio di Violet che è difficile da sopportare per due ore, figuriamoci per altre due; sia perché di fatto la storia non mi ha particolarmente preso.
Insomma, ho gradito l'ottima scelta del cast e gli intensi momenti di confronto familiare esasperati da pillole, traumi, lutti, infelicità, depressione e rancore. Da tutto questo, però, mi aspettavo qualcosina di più, forse addirittura di più dinamico e meno statico (poltrona-tavolo-sedia-tavolo-letto-poltrona). Ottima Julia Roberts senza trucco né filtri, grande Meryl Streep, di un'intensità sconcertante.
Ps. Il film esce oggi nelle sale italiane. Nel mondo, fino ad ora, ha incassato $38,448,511 a fronte di una spesa di 20 milioni.

[EDIT]: Un mio ulteriore pensiero a proposito di questo film nella recensione per "IL MURO mag": “I SEGRETI DI OSANGE COUNTY”: MERYL STREEP E JULIA ROBERTS, UNA COPPIA DA OSCAR

Consigli: Credo che, per i fan della Streep, sia tappa obbligata, come per quelli della Roberts, che potranno vedere la loro eroina finalmente in panni recitativi degni di nota.
La pellicola in sé è un prodotto difficile e non sempre digeribile con serenità, sia perché le tematiche sono forti, sia perché linguaggio e atteggiamenti richiedono una certa apertura mentale. Certamente intenso da questo punto di vista, il risultato finale è positivo, però, solo grazie a un cast particolarmente affiatato. Per certi aspetti mi ha ricordato "Lo zoo di vetro" di Tennessee Williams.
Parola chiave: Suicidio.

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Bengi