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lunedì 19 agosto 2024

Film 2226 - Spider-Man: No Way Home

Intro: Era da un po' che volevo rivederlo, così una sera mi sono deciso.

Film 2226: "Spider-Man: No Way Home" (2021) di Jon Watts
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: sicuramente della nuova trilogia di Spider-man con Tom Holland il migliore uscito fino ad ora. Divertente, emozionante, con grandi scene d'azione e il ritorno di numerosi personaggi, "Spider-Man: No Way Home" non solo riesce a conciliare con intelligenza cameo e "riapparizioni" con la storia che intende raccontare, ma riesce a farlo in un modo che lascia sorpresi e, allo stesso tempo, è funzionale a portare avanti la storia. Chapeau.
Film 1394 - Spider-Man: Homecoming
Film 1653 - Spider-Man: Homecoming
Film 1781 - Spider-Man: Far from Home
Film 2077 - Spider-Man: No Way Home
Film 2226 - Spider-Man: No Way Home
Film 467 - The Amazing Spider-Man
Film 718 - The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro
Cast: Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Jacob Batalon, Jon Favreau, Jamie Foxx, Willem Dafoe, Alfred Molina, Benedict Wong, Tony Revolori, Rhys Ifans, Charlie Cox, J. K. Simmons, Tom Hardy, Thomas Haden Church, Marisa Tomei, Andrew Garfield, Tobey Maguire.
Box Office: $1.923 miliardi
Vale o non vale: Uno degli ultimi film della Marvel a funzionare davvero, "No Way Home" è un divertente giro di giostra che intrattiene a dovere e lascia soddisfatti.
Premi: Candidato all'Oscar per i Migliori effetti speciali. Miglior film e miglior performance cinematografica (Tom Holland) agli MTV Movie + TV Award (su 7 nomination totali).
Parola chiave: Second chance.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 22 gennaio 2022

Film 2077 - Spider-Man: No Way Home

Intro: Ultimo film al cinema del 2021, io e Oisin abbiamo addirittura prenotato i biglietti per non richiare di perdercelo (ed evitare gli spoiler, più che altro). E il 19 dicembre, 2 giorni prima di tornare in Italia, siamo finalmente andati a recuperare forse il film più atteso della stagione.

Film 2077: "Spider-Man: No Way Home" (2021) di Jon Watts
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Oisin
In sintesi: considerato che Doctor Strange è forse il mio personaggio cinematografico Marvel preferito, devo dire che l'idea di una combo Peter Parker - Stephen Strange mi avesse esaltato non poco. Specialmente perché, dopo il deludente (per quanto godibile) "Spider-Man: Far From Home", c'era veramente bisogno di riportare Spidy su un percorso narrativo più interessante. Con questo "Spider-Man: No Way Home" si sono davvero superati.
Solitamente quando una storia cerca di mettere insieme troppi elementi e chiama in gioco troppi personaggi sono il primo a lamentarsene - vedi per esempio il caso di un altro Spider-Man, ma di un altro universo "The Amazing Spider-Man 2" - eppure in questo caso il tutto funziona alla perfezione. Tanto bene che si stenta a crederci, bisogna ammetterlo. Considerati, poi, i pasticci che sono stati gli ultimi "Eternals" e "Venom 2", c'è ancora di più da festeggiare.
Questo terzo Spider-Man con protagonisti Tom Holland e Zendaya (finalmente più parte dell'intreccio) è certamente il migliore della trilogia e combina intelligentemente le componenti positive dei primi due titoli: il tono simpatico e scanzonato del primo insieme a quella (solo in parte) ambizione grandiosa del secondo, il tutto mixato in un risultato finale che definirlo elettrizzante è dire poco.
Numerosi ritorni fortunatamente non in formato cameo (Green Goblin, Doctor Octopus, Electro, Lizard, Sandman) per un moltiplicarsi di Parker in formato triplo che, onestamente, è un piacere vedere collaborare sul grande schermo. Tobey Maguire fa un po' effetto nostalgia - per quanto mi riguarda il suo Spider-Man è quello che ha un po' dato inizio al mio interesse per le pellicole sui supereroi - mentre ad Andrew Garfield viene regalata l'opportunità di una sorta di riscatto rispetto alla sua versione di Parker. C'è anche tanto che perdiamo in questo "No Way Home", e non solo in termini di memoria (ma qualche spoiler me lo tengo per me, dai).
Insomma, le critiche erano positive, le reazioni dei fans erano entusiaste e, per una volta, non solo le mie alte aspettative erano giustamente riposte e sono state rispettate, ma sono anche riuscito ad evitare quasi ogni spoiler importante prima della visione. Il che di per sé è valso quanto la visione stessa, se devo essere onesto, perché il piacere di scoprire la trama passo passo e l'essere talmente coinvolto dal portarmi a fare ipotesi sui possibili risvolti della trama non mi capitava da moltissimo tempo ed è stata una sensazione fantastica.
Film 1394 - Spider-Man: Homecoming
Film 1653 - Spider-Man: Homecoming
Film 1781 - Spider-Man: Far from Home
Film 2077 - Spider-Man: No Way Home
Film 2226 - Spider-Man: No Way Home
Film 467 - The Amazing Spider-Man
Film 718 - The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro
Cast: Tom Holland, Zendaya, Benedict Cumberbatch, Jacob Batalon, Jon Favreau, Jamie Foxx, Willem Dafoe, Alfred Molina, Benedict Wong, Tony Revolori, Rhys Ifans, Charlie Cox, J. K. Simmons, Tom Hardy, Thomas Haden Church, Marisa Tomei, Andrew Garfield, Tobey Maguire.
Box Office: $1.691 miliardi (ad oggi)
Vale o non vale: Un ottimo esempio di blockbuster riuscito e ben confezionato, anche se molti dei grandi ritorni in scena di questo film avranno più valore per gli appassionati e chi conosce già non solo questa storia, ma anche le precedenti raccontate (in quelli che ora sono universi paralleli). Personalmente ho trovato "Spider-Man: No Way Home" geniale per molteplici punti di vista e capace di tirare fuori il meglio da ogni personaggio richiamato in campo. Non solo, ma la fusione tra il mondo di Parker e quello di Strange è veramente riuscita. Insomma, se non lo avete ancora fatto, correte al cinema a recuperare questa perla mainstream molto rara!
Premi: /
Parola chiave: "And with great power, there must also come great responsibility."

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 1 giugno 2019

Film 1601 - The Great Gatsby

Intro: Non ero elettrizzato all'idea di rivederlo, ma nell'ottica di ripercorrere la carriera di DiCaprio, ci stava anche recuperare questo titolo.
Film 1601: "The Great Gatsby" (2013) di Baz Luhrmann
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: la prima volta che ho visto questo film avevo delle altissime aspettative, sia per la presenza di DiCaprio, sia per la regia di Luhrmann che, a suo tempo, mi aveva incantato con "Moulin Rouge!"; non c'è da sorprendersi, credo, quando dico che "The Great Gatsby" non è stato per niente quello che mi immaginavo di vedere. Con questa seconda visione la situazione è stata diversa, soprattutto perché sapevo già a cosa stessi andando incontro. Ragione per cui, ammetto, ho parzialmente rivalutato questa pellicola che, nel suo eccentrico ed esagerato modo di essere propone una versione estremamente glamour e colorata di un romanzo che, leggendolo, mi ero immaginato completamente diverso. Ci sta, è una rilettura personale e per certi versi contemporanea che spinge tantissimo sull'appeal estetico, modaiolo e festaiolo e si concentra solo in parte sulla rappresentazione del tormento amoroso dei due protagonisti e del tipo di società che rappresentano. Fatta pace con questa premessa, "The Great Gatsby" può essere considerata una piacevole distrazione per gli occhi, anche se rimango convinto che non consegni al pubblico un prodotto totalmente riuscito. Esteticamente è sfarzoso, luccicante e attraente, ma manca un po' di anima. Comunque il risultato finale è accettabile.
Ps. Ma solo a me Joel Edgerton e Jason Clarke sembrano quasi la stessa persona?!
Film 552 - Il grande Gatsby
Film 1601 - The Great Gatsby
Cast: Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher, Elizabeth Debicki, Jason Clarke, Amitabh Bachchan.
Box Office: $353.6 milioni
Vale o non vale: Fantastica colonna sonora, costumi e scenografie curatissimi, una storia d'amore strappalacrime e un DiCaprio in gran forma per un risultato finale che è meno riuscito di quanto uno spererebbe, ma riesce in generale a convincere.
Premi: 2 Oscar vinti su 2 nomination (Migliori scenografie e costumi) e 2 BAFTA vinti nelle stesse categorie su 3 candidature; 3 candidature ai Grammy per una colonna sonora quasi perfetta e purtroppo non riconosciuta a dovere (Best Compilation Soundtrack for Visual Media, Best Song Written For Visual Media per "Young and Beautiful" di Lana del Rey, Best Score Soundtrack For Visual Media).
Parola chiave: Luce verde.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 29 novembre 2018

Film 1525 - Fear and Loathing in Las Vegas

Intro: Sono sempre stato curioso di vederlo, anche se non avevo mai avuto né lo stimolo, né la situazione giusta che supportassero la mia curiosità. Poi, complice il solito giorno libero e la mancanza di cose da fare al Takarakka, si è presentato il momento perfetto.
Film 1525: "Fear and Loathing in Las Vegas" (1998) di Terry Gilliam
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: Una delle pellicole più strane e disturbanti che abbia mai visto, sicuramente non quello che mi aspettavo. Una storia difficile da seguire, tra violenza ed ira ingiustificata, una massiccia dose di droghe e allucinogeni, un retrogusto piacevolmente retrò e una coppia di protagonisti scoppiati come non mai, per un risultato finale altalenante e non del tutto soddisfacente. Ne comprendo lo status di cult, ma ho faticato a godere della visione;
il viaggio (letteralmente) allucinante di Raoul Duke e Dr. Gonzo per il deserto del Nevada alla volta di Las Vegas sarà minato di personaggi assurdi e le più disparate disavventure, il tutto per uno sballo totale che costerà non poche fatiche ai due protagonisti. Il tutto in nome di uno sballo costante - che francamente fatico a comprendere - e una ricerca quasi masochistica della situazione a complicarsi che, in tutta onestà, alla lunga perde di quel senso ludico e spregiudicato per sfociare in una ripetitiva spirale nonsense che rallenta l'"avventura". E alla fine sembra tutto un po' fine a se stesso.
Cast: Johnny Depp, Benicio Del Toro, Tobey Maguire, Ellen Barkin, Gary Busey, Christina Ricci, Mark Harmon, Cameron Diaz, Flea.
Box Office: $13.7 milioni
Vale o non vale: Uno di quei titoli cult che andrebbero visti almeno una volta nella vita per farsi un'idea personale su uno di quei titoli che ha diviso la critica ed esaltato un certa certa tipologia di pubblico. Sicuramente un film insolito e avventuroso alla sua maniera, anche se ho assistito a trasgressioni più riuscite.
Premi: In competizione a Cannes 1998 per la Palma d'Oro.
Parola chiave: Droghe.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 12 ottobre 2017

Film 1419 - The Boss Baby

Ultimo film della traversata transoceanica - in realtà ho cominciato "Snatched" con Amy Schumer e Goldie Hawn ma non ho fatto in tempo a finirlo -, questa volta ho voluto puntare su qualcosa che non dico fossi certo mi sarebbe piaciuto, ma quanto meno sembrasse avere buone potenzialità.

Film 1419: "The Boss Baby" (2017) di Tom McGrath
Visto: dalla tv dell'aereo
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: E alla fine, dopo solamente 1 tentativo su 4 soddisfacente, sono riuscito a trovare una pellicola divertente, leggera, spassosa. Ci voleva un cartone animato per ritrovare la spensieratezza fresca e senza pretese, la battuta facile ma efficace, insomma il buon umore. Dopo titoli particolarmente pesanti e cupi - di cui uno proprio brutto - con "The Boss Baby" devo dire di aver passato una piacevolissima ora e mezza di rilassante e sciocco intrattenimento senza pretese. Sì perché, parliamoci chiaro, non si tratta certo di un prodotto per palati raffinati. Siamo lontanissimi dalla qualità cui Pixar o Disney ci hanno abituato, eppure nel marasma di titoli in catalogo, questo è stato sicuramente uno dei più efficaci rispetto alle mie aspettative e necessità da viaggio. Insomma, dovevo tenere la mente occupata per ancora qualche ora e sicuramente con questo film ci sono riuscito egregiamente!
Ps. Ovviamente il sequel è già in cantiere e l'uscita è prevista per il 26 marzo 2021.
Cast: Alec Baldwin, Steve Buscemi, Miles Bakshi, Jimmy Kimmel, Lisa Kudrow, Tobey Maguire.
Box Office: $498.9 milioni
Consigli: Bebè vs cuccioli, questa è la sfida. Il film gioca con questa semplice opposizione nel tentativo di stabilire non tanto chi sia tra le due parti quella più adorabile e carina, quanto come possa fare la prima a riconquistare lo status di più apprezzata dagli adulti. Per questo motivo una serie di bebè in giacca e cravatta si infiltrano all'interno di ignare famiglie così da poterne studiare dall'interno i meccanismi e trovare il modo per riconquistare lo status perduto.
Come si evince si tratta di una favoletta, una trama facile facile per tutta la famiglia che, in ogni caso, non mancherà di lasciare soddisfatti e divertiti. Da recuperare per una serata adatta a tutte le età.
Parola chiave: "Secret Baby Formula".

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 24 maggio 2013

Film 552 - Il grande Gatsby

A Milano il giorno dopo il concerto di Beyoncé ci siamo ritrovati per guardare, finalmente, il tanto atteso nuovo film di Baz Luhrmann. Io, personalmente, con pochissime aspettative.


Film 552: "Il grande Gatsby" (2013) di Baz Luhrmann
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo, Serena, Marta
Pensieri: Avevo bassissime aspettative e poco entusiasmo per il Gatsby di Luhrmann che, dopo "Australia", mi aveva lasciato un po' con l'amaro in bocca. Bissare qualcosa come "Moulin Rouge!" è quasi impossibile e, quindi, ero sinceramente scettico riguardo le capacità del regista-sceneggiatore di poter intraprendere con successo questo nuovo 'viaggio' cinematografico dopo il deludente esperimento precedente. Inoltre la martellante pubblicità al film in ogni dove mi aveva francamente un po' stancato. Di conseguenza mi sono approcciato a questo 'Gatsby 2013' in maniera tendenzialmente negativa. E un po' mi sono dovuto ricredere.
Per quanto io continui a pensare che Luhrmann sia più un regista da videoclip musicali che un capace narratore di storie, il suo film funziona abbastanza da lasciare soddisfatti. Lo sfavillio luccicante di sfarzo, lusso, gioielli e vestiti (Prada) copre sapientemente il vuoto lasciato dal mancato approfondimento psicologico dei personaggi (specialmente di contorno) che sembrano esistere solo in funzione del personaggio principale, unica vera rock star dello schermo. Ma anche qui c'è un problema. 

Già perchè Jay Gatsby funziona davvero bene nella prima parte del film, perdendo il suo magico fascino iniziale nella seconda, strangolato in una morsa di piattezza priva di appeal. Inevitabile che il personaggio perdesse molto del suo fascino una volta raccontata dall'onniscente Nick Carraway/Tobey Maguire la sua storia, però il divario tra inizio e fine della narrazione è francamente un po' troppo evidente. Non so se trattare una storia d'amore negli anni '00 svecchiando un classico della letteratura implichi per forza proporre il tutto come se fosse un racconto su adolescenti intimiditi dal giudizio dell'altro, ma di fatto "Il grande Gatsby" del titolo si rivelerà essere tale solamente per quanto riguarda feste, lusso sfrenato e capacità di vivere la vita ai 100km/h. Per quanto riguarda l'amore, invece, finisce schiacciato da una logica teen di gelosie, attesa di telefonate e tentativi di plagio ai danni dell'apatica Daisy Buchanan/Carey Mulligan.
E' un peccato che un personaggio così potenzialmente carismatico e magnetico sia coinvolto in una storia d'amore in cui l'unica cosa che davvero conta per lui sia che Daisy dica al marito che non l'ha mai amato. Non che desiderassi tragedie kolossal, ma elevarsi un pelo di più sarebbe stato auspicabile. Io, almeno, mi aspettavo più profondità (non sono ancora arrivato a leggere quella parte del libro di F. Scott Fitzgerald, quindi attendo di capire se davvero la love story sia affrontata in questi toni).
Dall'altra parte la Mulligan a mio avviso non è capace di trasmettere quella luce e quella gioia che, a parole, DiCaprio recita sullo schermo. Piuttosto piatta e, a dire il vero, non così bella, si trastulla tra feste, matrimonio infelice e scappattelle romantiche con l'espressione canina di un cucciolo bagnato e fallisce nell'intento di interpretare i panni di colei che è capace di catalizzare attenzioni di chiunque la veda. Più che una venere bionda è un angioletto spaurito (o annoiato). L'ho trovata appropriata, però, a livello di look: gli anni '20 in effetti le donano più che ad altri.
Decisamente ruspanti, invece, i due amanti Joel Edgerton e Isla Fisher, adatti al ruolo che rivestono ed efficaci - specialmente il primo - nella resa dei loro personaggi. Infelice e tragica la loro storia, l'ho quasi preferita a quella della coppia protagonista.
Imbambolato e poco comunicativo/espressivo Tobey Maguire, protagonista-non protagonista di un intreccio che racconta lui, ma che, di fatto, avrebbe potuto essere raccontato anche da una voce fuori campo che sarebbe stata la stessa cosa. Giusto per rendere l'idea di quanto sia riuscito ad essere incisivo.
Punto (un po') debole dei personaggi a parte, il film è un mix di generi che tutto sommato, come si diceva, funziona nell'ottica di ciò che è, ovvero un grande circo di colori, musica ed effetti speciali all'ennesima potenza (leggere pompati di steroidi). "The Great Gatsby" è 'grande' proprio in questo aspetto, essendo super ed ecessivo per ognuna di queste voci. Talmente kitsch nella resa scenica e dei costumi che fa tendenza, ennesimo esponente di un plus ultra che dell'esagerazione fa il suo fiero baluardo, da amare o detestare senza mezze misure. Nella combinazione di questi tre elementi, però, "Moulin Rouge!" era più riuscito (forse perchè l'ambientazione in un bordello giustifica la tendenza a un accanimento sull'immagine). L'ambientazione anni '20, invece, soffre un po' di più il distacco netto tra una ricostruzione storica più accurata - come nel precedente "Il grande Gatsby" del 1974 - e una più libera alla "Marie Antoinette" della Coppola.
Dal punto di vista della fedeltà al romanzo, invece, devo dire che il lavoro di Luhrmann e Craig Pearce mi ha soddisfatto in quanto piuttosto fedele (per lo meno fin dove sono arrivato con la mia lettura). Quest'aspetto mi ha colpito positivamente dato che mi immaginavo un risultato più 'liberamente ispirato a' che 'fedelmente tratto da'.
Insomma, questa pellicola non è tanto male come la mia propensione al dramma tendeva a suggerirmi. La colonna sonora - sfruttata meno di quanto ci si potesse aspettare - cala pezzi da novanta come Beyoncé, Emeli Sandé, Gotye, Fergie, Florence Welch e Lana Del Rey con quella "Young and Beautiful" che finirà per essere tema portante di tutto il film (visto il testo della canzone, trovo la scelta molto appropriata considerato che il tema del tempo è centrale per tutti i 142 minuti di pellicola). Gli ascoltatori contemporanei non potranno non gradire questo insieme di artisti che simboleggiano, ancora una volta, quanto per il regista la colonna sonora non sia solo un discorso tecnicamente annesso al film, ma una necessaria scelta per delineare stile e direzione del lavoro artistico finale. Che, a conti fatti, risulta vincente in questi aspetti tecnici particolarmente curati o spiccatamente personalizzati, ma inciampa quando si tratta di centrare il punto della questione: è travolgente, questo amore? E' rappresentato tanto forte quanto le parole utilizzate per descriverlo? Ni: DiCaprio ci si impegna, ma il troppo nominare questi profondi sentimenti finisce per renderli più idealmente presenti che reali. Si poteva sfruttare di più anche la contrapposizione temporale tra passato (che per Gatsby si può assolutamente replicare) e futuro, oltre che calcare ancora di più la mano nel triste finale che coinvolgerà i due membri della famiglia Buchanan, una volta per tutte rappresentati per ciò che veramente sono.
"Il grande Gatsby", insomma, finisce per avere una sua poetica di fondo incorniciata in un estro creativo 'alla Luhrmann' che, però, forse risulta troppo concentrato sulla messa in scena dell'estetica che lo contraddistingue che sui contenuti. In fin dei conti funziona, ma non mi ha catturato davvero.
Ps. Quando Nick Carraway e Jordan Baker (Elizabeth Debicki) prendono il té, uno dei camerieri è proprio Luhrmann.
Pps. 105 milioni di dollari per produrlo e un incasso mondiale di $138.4 milioni a sole 2 settimane dall'arrivo in sala.
Film 552 - Il grande Gatsby
Film 1601 - The Great Gatsby  

Consigli: Impossibile confrontarlo con il Gatsby con Robert Redford, sono due prodotti troppo distanti sia per tempo che per stile. Sono entrambe buone rappresentazioni del romanzo per alcuni aspetti e pessime per altri. In questo caso gli amanti del cinema del regista australiano non rimarranno delusi perchè, in effetti, ci si è impegnati a un ritorno più o meno evidente agli accenti istrionici di "Moulin Rouge!". Il tutto risulta meno riuscito quando, come per "Australia", si arriva alla necessità di rappresentare la storia e non solo i bei momenti di frenesia a tempo di musica. Comunque un prodotto con il suo fascino che merita quantomeno la chance di una visione.
Parola chiave: Dr. Eckleburg.

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Bengi

domenica 30 maggio 2010

Film 116 - Brothers

Volevo vederlo al cinema, ma non ero riuscito. Così, tra una pausa e un momento libero, sono finalmente riuscito a vederlo.


Film 116: "Brothers" (2009) di Jim Sheridan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Spiderman + Regina Amidala + Prince of Persia. Se fosse un comix sarebbe l'evento dell'anno. E, invece, è semplicemente un remake (Hollywood ci prova sempre) di un film danese del 2004.
Non fosse che ogni tanto i risultati sono buoni, ci si domanderebbe il perchè di certe scelte (il remake de "L'ultimo bacio" chi l'ha visto?!) e come venga in mente a certi produttori di realizzare certe cagate.
Questo "Brothers" di per sé non è un capolavoro, ma ha una certa sincerità di fondo, un'onestà che piace. Prima tra tutte, quella degli attori. Giovani ex promesse del cinema made in USA, confermano capacità e talento (la Portman rimane sempre una delle più brave della sua generazione) in performances che rubano l'attenzione una da quella dell'altro.
Bravi, davvero, capaci di rendere tensioni e malesseri, paure e dolori con una realisticità da brivido. Perfino il solitamente inespressivo Maguire regala brividi e lacrime per la sua interpretazione del capitano che, in missione, rapito, torturato e ritornato distrugge sé e chi lo circonda per il sospetto di un affaire che non c'è (ma poteva benissimo esserci).
Occhi a palla sgranati, espressione da matto, carico di odio, Maguire/Sam Cahill fa paura negli scatti di ira, cova rancore incapace di affrontare la sua più grande colpa (uccidere e sopravvivere) e quindi di rapportarsi in modo sano con la famiglia. Per distogliere lo sguardo dal suo dolore si concentra su moglie e fratello minore e su un bacio che poteva essere tutto e, invece, non è niente se non un momento di debolezza dopo mesi di dolore.
Ovviamente ognuno è colpevole, chi più chi meno, ma è necessario toccare il fondo (e una pistola) per cominciare a risalire e riprendere le redini della propria vita.
Un film non facile, sicuramente una sfida sotto molti punti di vista (remake, pellicola di e sulla guerra, attori giovani, tematiche pesanti, budget limitato), ma comunque una pellicola forte e riuscita, da vedere e, forse, valorizzare un po' di più.
Solo la performance di Maguire ha ricevuto una nomination ai Golden Globes di gennaio, ma non si è trasformata in quella per l'Oscar (si dice che, nonostante il ruolo toccante, non fosse il suo 'momento'...). In un'edizione in cui ha spopolato "The Hurt Locker", non c'era spazio per altri film di guerra?
Consigli: Da guardare per pensare e interrogarsi, anche se fa male.
Parola chiave: Rapimento.


Ric