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mercoledì 4 marzo 2020

Film 1827 - Hustlers

Intro: Ne hanno parlato tutti e, per una volta, non per criticare Jennifer Lopez.
Film 1827: "Hustlers" (2019) di Lorene Scafaria
Visto: dalla tv di Eric
Lingua: inglese
Compagnia: Eric
In sintesi: sembrava il miracolo del 2019: Jennifer Lopez può recitare! Fiumi di articoli, interviste, video, premi e riconoscimenti, un'inaspettata rinascita della carriera d'attrice dell'artista, cantante e imprenditrice, il tutto grazie a un film, a un ruolo che sembravano aver decretato l'inimmaginabile, ovvero che anche Jenny from the Block abbia un valido motivo per trovarsi spesso sul grande schermo.
Con queste premesse rinvigorenti non potevo esimermi dall'assistere alla sensazionale inversione di tendenza, motivo per cui mi sono approcciato a questo "Hustlers" carico di aspettative. Che, devo dire, non sono poi state disattese, anche se nel complesso l'interpretazione tanto oggetto di pregi e lodi non mi ha lasciato così platealmente sconvolto. Per carità, JLo ci mette tutta sé stessa nel dare forma al personaggio di Ramona, ma al di là delle piroette, una mappatura puntigliosa del corpo perfetto e uno slancio di stile che ricorda tantissimo gli albori della sua carriera, rimane il fatto che l'interpretazione sia coesa e sensata sì, ma senza che si possa onestamente gridare al capolavoro. Il film nel complesso ha il suo perché, racconta un fatto reale che ha dell'incredibile e non manca di lasciare spesso genuinamente interessato lo spettatore, però a conti fatti ci troviamo di fronte a un prodotto che vive di tanti fattori e nell'insieme funziona, senza mai arrivare a giustificare quei picchi di isteria collettiva della critica americana. Insomma, Jennifer Lopez brava, ma ha poi fatto quello per cui è stata pagata (mentre in tanti prodotti precedenti ha raramente raggiunto il minimo sindacale). Con questo non voglio sminuire la performance della pellicola che certamente rimane più impressa, ma semplicemente sottolineare che, a fronte di un'ossessione morbosa nei confronti di un'interpretazione giudicata incredibile, mi è parso si sia un attimo persa di vista la realtà delle cose. Ovvero che sì, "Hustlers" racconta in modo aggressivo e trascinante la sua storia anche grazie a giuste scelte di cast e un contesto accattivante (strip club, spogliarelliste, truffe), senza però che si possa gridare al capolavoro. Lo definirei divertente e divertito.
Cast: Constance Wu, Jennifer Lopez, Julia Stiles, Keke Palmer, Lili Reinhart, Lizzo, Cardi B, Mercedes Ruehl, Madeline Brewer, Usher.
Box Office: $157.6 milioni
Vale o non vale: Buona colonna sonora, montaggio intelligente, ottimo cast tutto al femminile e storia (vera) con molto appeal, "Hustlers" non è certamente una scelta adatta ad ogni tipo di pubblico, ma per chi apprezza il genere che fluttua tra dramma e comico con qualche sbandata surreale - a cui aggiungere azioni criminali a pioggia - la visione dovrebbe essere gradita. Lopez ci mette la faccia e non solo, la parrucchiera di Constance Wu andrebbe denunciata e camei a pioggia di volti più o meno conosciuti. Un circo divertente e colorato in cui lo slowmotion di pioggia di soldi e champagne la fa da padrone.
Premi: Jennifer Lopez è stata candidata al Golden Globe per la Migliore attrice non protagonista e al Razzie Redeemer Award (14 marzo).
Parola chiave: Financial crisis.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 15 giugno 2016

Film 1160 - Money Monster - L'altra faccia del denaro

Il film lo offriva la 3. La curiosità c'era. Dunque non ho esitato e mi sono fiondato al cinema!

Film 1160: "Money Monster - L'altra faccia del denaro" (2016) di Jodie Foster
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Non voglio dire che la carriera come attrice di Jodie Foster sia finita e per questo motivo si sia data alla regia, ma è innegabile che negli ultimi tempi la recitazione non riguardi le sue priorità (l'ultimo ruolo risale al 2013 di "Elysium"). Per quanto riguarda la sedia da direttore di tutta la "baracca", invece, l'impegno si è intensificato: al suo quarto lungometraggio, l'attrice 2 volte premio Oscar di recente ha anche diretto due episodi di "Orange Is the New Black" (per uno dei quali è stata candidata all'Emmy) e uno per "House of Cards". Insomma, mi pare sia più proiettata a stare dietro alla macchina da presa, piuttosto che davanti. Poco male, questo "Money Monster" mi è sembrato un netto miglioramento rispetto al precedente "Mr. Beaver".
Innanzitutto il tema trattato è decisamente più complesso e sfaccettato e presenta una vicenda certamente non facile; in secondo luogo il piglio, la regia e la realizzazione nel complesso di questa pellicola dimostra una maturità e una professionalità diverse rispetto all'ultimo precedente lavoro. Senza contare - ma questo è marginale - che gli attori qui presenti, nelle due figure dei protagonisti, sono di fatto stelle di Hollywood senza se e senza ma, che piacciano o meno: di conseguenza la risonanza mediatica, insieme alla presentazione ufficiale all'ultimo festival di Cannes, ha portato a questo titolo un certo risalto fino ad ora mancato agli appuntamenti da regista della Foster.
Contesto a parte, "Money Monster" vive di un feroce inizio della storia, capace di suscitare non poca suspense che, giocoforza, si perde in un finale che forse chiama in ballo troppe cose rispetto alla linearità narrativa intrapresa. Insieme all'inca***tissimo Jack O'Connell - sempre una valida scelta -, mi ha particolarmente sorpreso scoprire una Julia Roberts davvero in gran forma. Dove Clooney scimmiotta una conduzione volgarotta, veloce e moderna di un programma del mattino incentrato sull'economia, la Roberts risulta particolarmente credibile nel ruolo di regista dello stesso, capace tra l'altro di suscitare le simpatie di un pubblico che forse da un po' troppo aveva dimenticato che anche lei, in fondo, sappia recitare.
Il mix di elementi tirati in ballo qui, comunque, riesce a catturare a sufficienza l'attenzione di chi guarda, pur perdendo un po' di mordente, come si diceva, verso la fine. Quando si capisce chi sia davvero il cattivo della situazione, un po' della "magia" originale, un po' dello stordimento da linguaggio economico, un po' della tensione da presa in ostaggio che si era venuta a creare cede il passo ad un più scontato epilogo con annessa morale, monito a Wall Street e ciò che, in negativo, può rappresentare. Forse da questo punto di vista mi aspettavo un po' di più, ma in generale, comunque, non un titolo malvagio.
Cast: George Clooney, Julia Roberts, Jack O'Connell, Dominic West, Giancarlo Esposito, Caitriona Balfe.
Box Office: $76 milioni
Consigli: Julia Roberts convincente, Clooney non particolarmente incisivo, ritmi incalzanti da thriller moderno, tutto giocato tra dirette tv, reality, manipolazione dei media e del mercato globale. Non c'è male per quanto riguarda gli elementi sfoderati da questo "Money Monster" che non brillerà per originalità, ma riesce nell'intento di intrattenere e, soprattutto nel primo tempo, a lasciare stordito lo spettatore che cerca incuriosito la spiegazione del gesto estremo che sta dietro la premessa iniziale: e se un uomo armato prendesse in ostaggio il conduttore di un programma televisivo durante la diretta? Per la risposta, cercate questo film.
Parola chiave: IBIS.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 24 gennaio 2014

Film 659 - The Wolf of Wall Street

In inglese, che è meglio, un'altra delle 9 pellicole che hanno ricevuto la candidatura all'Oscar come Miglior film, in modo da arrivare quanto più preparato possibile alla cerimonia degli Academy Awards del 2 marzo.

Film 659: "The Wolf of Wall Street" (2013) di Martin Scorsese
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Niente da fare, niente da fare. Quando Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio ci si impegnano, sono un binomio letteralmente esplosivo! "The Wolf of Wall Street" è veramente una figata.
180 minuti di goliardiche feste, innumerevoli 'fuck', soldi buttati al vento e un abuso costante di qualunque tipo di sostanza o liquido che l'uomo abbia concepito e, nonostante potrebbe sembrare più un bordello che che un biopic, Scorsese e il suo team collaudatissimo riescono a rendere il risultato non solo valido e riuscito, ma anche maledettamente interessante. Per intenderci, quest'ultima fatica del grande regista - la quinta con DiCaprio - è un mix tra "Wall Street" e "Wall Street - Il denaro non dorme mai" di Oliver Stone (non solo più spassosa, ma anche più comprensibile) + la follia da festa alla "Project X - Una festa che spacca" e un'atmosfera da amici-nerd-che-diventano-schifosamente-ricchi alla "The Social Network".
Certo, "The Wolf of Wall Street" non è sicuramente un prodotto per tutti perché le tematiche che tocca potrebbero scandalizzare o infastidire un pubblico generico forse non troppo preparato a vedere DiCaprio con una candela tra le chiappe, un'orgia gay in salotto o un così sfrontato menefreghismo per qualsiasi regola o principio morale. Quindi bisogna affrontare questa pellicola preparati nel caso non si sia soliti avere una mente più o meno aperta.
Se si prescinde dagli atti in sé e ci si ricorda che, in fin dei conti, si raccontano dei fatti che in linea teorica dovrebbero essersi realmente verificati, ci si gode il film in totale spensieratezza, nell'attesa di capire come cavolo farà Jordan Belfort a cavarsela per l'ennesima volta. Che poi... Ce la farà?
La Stratton Oakmont che Belfort mette insieme, infatti, è una società che, dietro un'apparente rispettabilità, cela un giro di truffe che consente agli impiegati di guadagnare il 50% di commissione su ogni azione venduta. I soldi arrivano presto. E, con i soldi, gli impiegati e il loro presidente prendono l'abitudine di soddisfare praticamente ogni capriccio da divertimento folle che una mente possa concepire, dalle orge in aereo ai nani lanciati contro un tiro a segno. I problemi cominceranno con le indagini dell'FBI condotte dall'agente Patrick Denham/Kyle Chandler, che fin da subito sentirà puzza di bruciato (sarà poi lo stesso Belfort a dargliene conferma...). Il finale per Belfort sarà a sorpresa, per lo spettatore invece, di certo agrodolce.
Nell'insieme "The Wolf of Wall Street" è un film che fila liscio come l'olio. La narrazione è perfetta, la recitazione di DiCaprio è ineccepibile e, grazie all'attore, le numerose sfaccettature psicologiche di un personaggio tanto fuori dal comune sono rese perfettamente sullo schermo. Leo non solo è in gran forma fisica, ma anche recitativa. L'Oscar per questo ruolo se lo merita molto di più che Matthew McConaughey (qui tra l'altro suo compagno di set), anche solo per il fatto che sarebbe decisamente ora che gliene dessero uno.
Scorsese, si sa, è una mano sicura nella direzione dei film e - questa volta più che in altre, devo dire - realizza un vero e proprio gioiellino contemporaneo, dribblando tra le difficoltà di una sceneggiatura non semplice con grande stile e utilizzando un'ironia che, però, si vede non è sempre stata colta con lo spirito giusto (molti critici, infatti, hanno accusato il film di favorive una visione positiva della vicenda, invece che di condannarla). Ricordandosi che questa è la visione dei fatti narrati dal punto di vista di Belfort, che racconta la storia come narratore onniscente, forse ci si può dare una risposta sul perché possa sembrare che la storia sia raccontata senza una specifica presa di posizione che condanni quanto è successo.
Io, personalmente, ho trovato il film bello e anche divertente. Certo, si rimane non poco sconvolti da quello che sembra essere successo nella vita di Belfort tra eccessi e autodistruzione, ma a prescindere da questo "The Wolf of Wall Street" è stato davvero una bella sorpresa.
Ps. DiCaprio ha vinto il Golden Globe come Miglior attore (comedy) e il film è in lizza per 5 premi Oscar come Miglior film, regia, sceneggiatura, attore protagonista e non protagonista (Jonah Hill). L'incasso mondiale, al momento, è di $169,522,827.
Film 1185 - The Wolf of Wall Street
Consigli: Grande cast (Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Kyle Chandler, Jean Dujardin, Matthew McConaughey, Jon Favreau, Rob Reiner, Margot Robbie), grande regista e bella sceneggiatura (tratta da un'autobiografia che ha di certo molto da raccontare). Non credo si possa volere di più. E' certamente uno dei miglior film di quest'anno.
Parola chiave: Borsa.

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Bengi

martedì 3 luglio 2012

Film 424 - Margin Call

Ancora qualche sprazzo 'post-Oscar' che fa arrivare anche in Italia film indipendenti che in America risalgono alla stagione passata.


Film 424: "Margin Call" (2011) di J.C. Chandor
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Ok di solito non sono molto attratto dai film che parlano di Wall Street, mercato, azioni o speculazioni, quindi di fatto se mi sono interessato a questo prodotto è per motivi collaterali.
Innanzitutto un cast di protagonisti che conoscevo dal primo all'ultimo: Kevin Spacey ("American Beauty"), Paul Bettany ("Il codice Da Vinci"), Jeremy Irons ("Il mistero Von Bulow"), Zachary Quinto ("Star Trek: Il futuro ha inizio"), Simon Baker ("The Mentalist"), Demi Moore ("Soldato Jane"), Stanley Tucci ("Hunger Games") e Penn Badgley ("Gossip Girl"). Poi un intreccio che, dal trailer, mi sembrava decisamente intrigante. Infine una nomination all'Oscar per la Miglior sceneggiatura originale che mi ha convinto del fatto che valesse davvero la pena di dare un chance a questo "Margin Call" .
L'idea in sé è, appunto, ai miei occhi piuttosto interessante (una banca d'investimento vede la sua fine nell'arco delle 24ore successive all'incipit del film a causa della crisi finanziaria e di errori di valutazione di certi dipendenti al vertice), ma, se devo essere totalmente sincero, non ci ho capito granché. Sarà che seguire la vicenda per chi non è del settore richiede una certa concentrazione o che il tutto tende a sembrare di non partire mai, di fatto il risultato è stato un po' un buco nell'acqua.
Non so se ci si volesse più concentrare sulla parte 'tecnica' dell'aspetto crisi o se per rendere il più verosimile possibile il contesto si sia deciso di presentare senza filtri un ambiente che non è certo quotidiano per la maggior parte di noi, però il risultato è certamente un mix complesso di paroloni e formule che non permettono una chiara comprensione di ciò che sta vedendo allo spettatore medio. Chiaro che nel complesso la vicenda è più che comprensibile, ma, sperando di rendermi più chiaro possibile, direi che questa pellicola ha lo stesso difetto di "Wall Street: il denaro non dorme mai": fatico a comprenderne tutti i passaggi e, inevitabilmente, mi stanco.
Forse con qualcuno di fianco che possa spiegare il susseguirsi di catastrofi finanziare che si stanno verificando potrebbe anche essere meno snervante seguire la trama, ma per quanto mi riguarda alla fine della visione sono rimasto con un certo numero di interrogativi (tecnici) che mi hanno lasciato un'idea di incompiutezza legata a questo film.
Consigli: Nel complesso è un film interessante e il cast è buono. Perde però in efficacia il messaggio per via dei numerosi tecnicismi che, chi guarda senza essere un esperto, fatica a fare propri.
Parola chiave: Crisi finanziaria.

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Ric

venerdì 29 giugno 2012

Film 422 - Tower Heist - Colpo ad alto livello

Marco aveva molte riserve su questa pellicola e si è dovuto ricredere.


Film 422: "Tower Heist - Colpo ad alto livello" (2011) di Brett Ratner
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Più che un colpo ad alto livello potrebbe passare per il colpo dei disperati. Chi, infatti, ha recentemente sentito parlare di Eddie Murphy, Matthew Broderick o Téa Leoni? Pare che avessero tutti decisamente bisogno di un buon successo commerciale per tornare in carreggiata. "Tower Heist" sembrava, quindi, ghiotta occasione.
L'incasso al box office, bisogna dirlo, non è stato particolarmente elevato ($152.9 milioni), ma dal punto di vista della pellicola, posso assicurare che il film è piuttosto carino. Con la regia di Brett Ratner ("X-Men - Conflitto finale") e attori del calibro di Ben Stiller, Casey Affleck (nomination all'Oscar per "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford"), Alan Alda (nomination all'Oscar per "The Aviator") e Gabourey Sidibe (nomination all'Oscar per "Precious") e una trama davvero divertente, devo dire che è stata un'ottima scelta estiva.
Il 'colpo' del sottotitolo italiano, poi, è sgangherato quanto i protagonisti che lo mettono in atto e non mancano di colpi di scena e una certa adrenalina ad alta quota alla Mission Impossible. Molte gag e una clamorosa rivincita assicurano a questo prodotto un perfetto appeal blockbuster che, lo ammetto, non ero sicuro avrei trovato. Invece il tutto mi ha lasciato piuttosto soddisfatto e, da aggiungere (non è poco) perfino Marco si è ricreduto.
Chiaro, niente di trascendentale, ma per una serata di disimpegno tra amici è certamente una buona compagnia.
Consigli: Forse un po' sottovalutato, preso per quello che è (una commedia), è un film piacevole da guardare che non annoia e si vede più che volentieri. E, soprattutto, Eddie Murphy ha un ruolo abbastanza marginale.
Parola chiave: Auto.

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Ric

sabato 29 ottobre 2011

Film 318 - Limitless

Ancora nulla di impegnativo.


Film 318: "Limitless" (2011) di Neil Burger
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Emanuele
Pensieri: Filmettino tranquillo ed assolutamente disimpegnato, "Limitless" mi ha fatto venire in mente a più riprese i due "Wall Street" di Oliver Stone, quasi ne fosse un sottogenere o uno spin-off. Sulla falsa traccia del genialoide un pò nerd ma perditempo e inconcludente, parte inesorabilmente col depresso e finisce per acchiappare un mondo di lusso, potenzialità e ricchezza che fa gola a molti e si fa pericoloso.
Eddie Morra/Bradley Cooper fa da cavia per un farmaco miracolo che può sconvolgere le potenzialità del cervello tanto da indurlo a funzionare al 100% delle sue potenzialità (anziché il 20) senza sapere, però, che ciò che sta assumendo da dipendenza e non è stato ancora sperimentato sugli umani. Illegale e costoso, il 'farmaco' richiede un caro prezzo a chi lo possiede (o la vita o il denaro per comprarlo o la costante necessità di tenerlo al sicuro) anche se fa talmente gola che pare per il protagonista valga il rischio.
Rimescolando tutte le carte in tavola, attingendo dal pregresso di Eddie di cui lo spettatore non sa nulla, la trama si ingarbuglia in giochi di potere e potenzialità del protagonista, desiderio di riscatto e affermazione, amore e fascino, ricordi (Anna Friel) e presente (Robert De Niro) senza però centrare mai veramente l'obiettivo. La pellicola è piacevole, ma gioca in un campo in cui l'unica idea originale è quella di dare una possibilità alla brava Abbie Cornish (già vista in "Bright Star", "Elizabeth: The Golden Age", "Sucker Punch" e il prossimo film diretto da Madonna "Edward e Wallis: Il mio regno per una donna"), capace di rimanere impressa anche in una parte commerciale e tanto breve come questa (però quando richiama la Charlize Theron un pò più burrosa di qualche anno fa!). Il resto sa tutto di già visto, prevedibile, quasi scontato, per quanto il buon montaggio e la colonna sonora riescano a dare un'impronta più personale a questo film.
Non è male, si vede volentieri e in un primo momento incuriosisce. Si perde, però, in una miriade di altre cose... già viste.
Ps. $79,249,455 di incasso negli USA.
Consigli: Ottimo per spegnere il proprio cervello e... lasciar lavorare quello del protagonista! Godibile e senza pretese.
Parola chiave: Possibilità.

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Ric

mercoledì 25 maggio 2011

Film 263 - Wall Street: il denaro non dorme mai

Avendo visto l'originale, non potevo lasciarmi scappare - 24 anni dopo - il secondo capitolo.


Film 263: "Wall Street: il denaro non dorme mai" (2010) di Oliver Stone
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Questo film l'ho visto, possiamo dire, in tre parti. La prima - che non mi ha convinto - mi ha fatto lasciare la pellicola a qualche minuto dall'inizio. Poi, con più calma e predisposizione, qualche tempo dopo ho deciso di ricominciare da capo la visione - che mi ha preso molto di più - della prima parte della pellicola, per poi terminare, qualche giorno dopo, con la seconda e ultima parte.
Questo "Wall Street", come del resto il primo, ha il non trascurabile difetto di non poter essere totalmente accessibile a tutti. Vive del fascino di un periodo storico andato (quello del primo film) e cede il passo ai tempi contemporanei fino a perdere l'anima essenziale del prodotto stesso (Gordon Gekko che ammette di avere sentimenti e un cuore è una scena talmente tanto fuori contesto da risultare oltremodo fastidiosa). Dialoghi complessi, una struttura narrativa intricata e un costante rimando all'originale dell'87 lo rendono poco più che sufficiente.
Stone è sempre un regista di serie A, i suoi protagonisti (Michael Douglas, Shia LaBeouf, Carey Mulligan, Frank Langella, Josh Brolin, Eli Wallach) decisamente capaci e adatti al ruolo, la fotografia molto bella, ma il tutto non convince appieno. Cosa manca?
Per quanto mi riguarda, ho sofferto molto la mia totale estraneità al mondo della borsa, il che ha comportato uno sforzo in più per la comprensione della trama. Il conflitto padre-figlia è lasciato alla superficialità di un sentimento comodo comodo a piazzare il film anche in un contesto più umano. Manca, però, una vera motivazione che faccia dire 'ottima idea aver rispolverato questo classico'. Il tutto puzza sempre di operazione commerciale fine a sé stessa. Gekko/Douglas ha perso smalto, Shia LaBeouf è eternamente bambino, Carey Mulligan vagamente acerba. Il trio non convince e perde decisamente il confronto contro l'originale Douglas-Charlie Sheen (qui anche in un cameo)-Daryl Hannah.
In definitiva la pellicola può essere vista come seguito all'originale, ma faticherà a piacere a chi non si intende di borsa, non ama il genere, non ha visto il primo capitolo.
Consigli: Meglio vedere prima "Wall Street" per inquadrare meglio il personaggio di Gekko e come Stone ha inquadrato anche questo film.
Parola chiave: Soldi.

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Ric

martedì 9 novembre 2010

Film 179 - Wall Street

Uscito al cinema il secondo capitolo, noi della cena del lunedì non potevamo perderci l'originale anni '80!


Film 179: "Wall Street" (1987) di Oliver Stone
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Diego, Titti, Marco, Carella, Andrea, Andrea Puffo
Pensieri: Dopo "Una donna in carriera" e "American Gigolo" questo è sicuramente il film più anni '80 che io abbia mai visto. Purtroppo, non capendo quasi una mazza di borsa, mi son dovuto concentrare su qualcosa di oggettivamente comprensibile per me. E allora, al di là della recitazione o del film in sé, cosa rimane di questo film? Lo stile. Non in senso positivo del termine, purtroppo. Mamma mia che orrore. Le camicie di Gekko/Michael Douglas (Oscar per questo ruolo) sono pessime come, del resto, le acconciature stoppose di Daryl Hannah (che in questo film ha l'onore di avere il ruolo meno fondamentale della storia del cinema e riuscire ad aggiudicarsi perfino un Razzie come peggior attrice per questo), ma niente batte l'arredamento casalingo che Bud Fox/Charlie Sheen lascia nelle mani dell'arredatrice di interni Darien Taylor/Hannah (che se già su capelli e vestiti fallisce, difficilmente sarà in grado di arredare con gusto una casa...).
Se ci si vuole confrontare sul film in sé, invece, devo ammettere che non ho capito se mi sia piaciuto o meno. Purtroppo non capendo i vari riferimenti alla borsa, probabilmente mi son perso una buona fetta di trama o, quantomeno, un aspetto che avrebbe giovato a suspance o resa della storia. C'è da dire che il resto che ho visto - ovattato nelle 'confortevoli' cianfrusaglie di quegli anni - non mi ha particolarmente colpito.
Poi la domanda: come ha fatto Douglas a vincere l'Oscar come miglior attore protagonista se lui di fatto non è il protagonista? Non è di Gekko (ma che nome è?!) che si narra la storia, ma di Fox. Gekko è solo uno dei vari personaggi che Fox incontra sulla sua strada, con cui si confronta e passa del tempo. Tutto qui. E' dunque giustificabile un Oscar in quella categoria? Ma soprattutto: Douglas si meritava davvero un Oscar?
Insomma, mi aspettavo di vedere uno dei capolavori della cinematografia mondiale e, invece, non ho trovato nessun elemento, per quanto mi riguarda, che giustificasse tale titolo. Non che non mi sia piaciuto, solo non posso considerarlo un film che ha fatto storia.
Nel film come nella realtà il padre di Fox/Sheen è davvero Carl Fox/Martin Sheen.
Consigli: A questo punto bisogna assolutamente vedere il secondo capitolo. Avrà Gekko migliorato il suo modo di vestire? Io me lo auguro di cuore...
Parola chiave: Libero mercato.




Ric