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giovedì 12 marzo 2020

Film 1839 - Marriage Story

Intro: Volevo recuperarlo in qualche modo, poi ho scoperto che lo davano già su Netflix e non ho perso tempo.
Film 1839: "Marriage Story" (2019) di Noah Baumbach
Visto: dalla tv di Eric
Lingua: inglese
Compagnia: Eric
In sintesi: Adam Driver l'ha descritta come una storia d'amore sul divorzio e forse la descrizione non è nemmeno tanto sbagliata. "Marriage Story" ha un approccio molto americano alla gestione di una separazione (inizialmente) consensuale e porta in scena tutto un teatrino di avvocati, aspettative, scelte e dolori personali che caricano il racconto di una connotazione a tratti drammatica e pesante, ma che rende bene l'idea di cosa possa voler dire lasciarsi al giorno d'oggi - e in quel contesto - quando ci sia anche un figlio di mezzo.
Il film di Baumbach analizza scrupolosamente ogni fase della separazione e ne descrive ampiamente ogni momento, dalla terapia di coppia alle udienze, dai bei momenti in cui tutto andava ancora bene a come il tutto vada a finire, per due ore e un quarto intense e a volte anche molto belle, anche se nell'insieme non posso dire che questa pellicola mi abbia conquistato. Johansson e Driver sono bravi - specialmente il secondo, la prima in alcuni passaggi mi è sembrata un po' costruita -, ma in ogni caso non mi trovo d'accordo sulla scelta di consegnare a Dern il suo primo Oscar per un ruolo che, tutto sommato, non è così indimenticabile. La figura dell'avvocato è chiave in un racconto che sviscera così dettagliatamente gli step di un divorzio, eppure non c'è stato un momento in cui mi sono sentito colpito dal personaggio di Nora Fanshaw, né mai ho sentito il desiderio di vederla di più sullo schermo. Tra i vari ruoli in lizza quest'anno avrei sicuramente privilegiato interpretazioni come quelle di Florence Pugh ("Little Women"), Kathy Bates (stupenda in "Richard Jewell") o la stessa Johansson che in "Jojo Rabbit" ha una parte meravigliosa.
Ciò detto "Marriage Story" rimane un prodotto interessante e certamente figlio dei suoi tempi, concentratissimo a snocciolare momento dopo momento ansie, preoccupazioni, dolori e riappacificamenti di una storia d'amore che si sgretola e due esseri umani che cercano di ricordarsi cosa li ha fatti avvicinare, innamorare inizialmente. Questo tipo di storie non sono mai facili da raccontare, anche perché sempre molto personali, per cui mi limito a dire che, personalmente, ho trovato il racconto a tratti macchinoso, a volte poco efficace - per non dire poco credibile -, anche se tutto sommato non mi pento della visione.
Cast: Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty, Merritt Wever.
Box Office: $2.3 milioni
Vale o non vale: Non esattamente un film per una serata di svago in casa (e di serate in casa al momento ne abbiamo a iosa). Come ho già detto, non mi pento di averlo visto, si tratta di un prodotto che ha offerto un'ottima piattaforma a Scarlett Johansson per dimostrare il suo valore di attrice globale, ma onestamente non credo lo rivedrei. Di Baumbach fino ad ora ho visto solamente "While We're Young" che non mi è nemmeno piaciuto, per cui a parte dire che mi pare il suo stile sia leggermente nevrotico per quello che ho visto fin qui, altro non posso aggiungere. 

Detto ciò, "Marriage Story" ricorda un "Kramer vs. Kramer" di questa generazione (tra l'altro i due poster si ricordano molto).
Premi: Candidato a 6 Oscar e 6 Golden Globes per Miglior film, sceneggiatura, attore protagonista, attrice protagonista, colonna sonora e attrice non protagonista per la quale, in entrambi i casi, la Dern ha vinto. Quest'ultima si è portata a casa anche il BAFTA, unica vittoria su 5 nomination (sceneggiatura, casting, e attori protagonisti).
Parola chiave: Avvocati.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 10 luglio 2019

Film 1626 - The Aviator

Intro: La prima volta l'ho visto quando uscì al cinema: avevo 17anni e sicuramente non possedevo ancora la maturità e la pazienza per apprezzare un titolo come questo. Rivisto 14anni dopo, il risultato è stato decisamente differente.
Film 1626: "The Aviator" (2004) di Martin Scorsese
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: rivedere certi film di Scorsese in età adulta mi ha aperto gli occhi e, devo dire, fatto riscoprire veri e propri classici; con questo "The Aviator" è successa la stessa cosa e sono contento di aver deciso, finalmente, di rivederlo. Non solo ci sono due grandissimi DiCarpio e Blanchett, ma tutto il film in sé è un grandissimo capolavoro, tra costumi mozzafiato, location e scenografie sontuosissime, una storia veramente interessante e, che ve lo dico a fare, una regia pazzesca. Ricordo una volta di aver letto sulla copertina di Ciak una citazione di ciò che DiCaprio avrebbe detto relativamente a questo titolo e la sua interpretazione; diceva più o meno così: "Dimenticatevi Titanic, voglio l'Oscar per The Aviator".

Come dargli torto, del resto? Tutto ciò che riguarda questa pellicola è epico, monumentale, da vero colossal contemporaneo - a partire da un budget di 110 milioni di dollari - e il risultato finale è pura magia cinematografica. Sicuramente lunghissimo (170 minuti), ma mai banale e sempre in grado di catturare l'attenzione dello spettatore per qualche motivo, "The Aviator" è un ulteriore omaggio di Scorsese al cinema, un regalo che chi ama la settima arte non potrà fare a meno di trovare maledettamente perfetto.
Cast: Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Kate Beckinsale, John C. Reilly, Alec Baldwin, Alan Alda, Ian Holm, Danny Huston, Gwen Stefani, Jude Law, Adam Scott, Frances Conroy.
Box Office: $213.7 milioni
Vale o non vale: Da vedere assolutamente. DiCaprio è perfetto, e Cate Blanchett è straordinaria nel ruolo iconico di nientemeno che Katharine Hepburn (è l'unico attore ad aver vinto un Oscar per aver interpretato un altro attore premio Oscar)! Basti aggiungere che la regia è di Scorsese e niente, non vi rimane che vedere "The Aviator".
Premi: Vincitore di 5 premi Oscar (Miglior attrice non protagonista, fotografia, montaggio, costumi e scenografie) su 11 nomination (tra cui Miglior film, regia, sceneggiatura originale ed attore protagonista). Vincitore di 3 Golden Globes (film, attore protagonista, colonna sonora) su 6 nomination e 4 BAFTA (film, attrice non protagonista, trucco e scenografie) su 14 nomination (tra cui regia, attore protagonista e sceneggiatura originale). Una nomination ai Grammy per Best Score Soundtrack Album for Motion Picture, Television or Other Visual Media.
Parola chiave: The Hercules.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 giugno 2016

Film 1168 - California Suite

Cast di superstar, ma soprattutto secondo Oscar per la mia adorata Maggie Smith, finalmente ho trovato tempo e streaming di questa pellicola!

Film 1168: "California Suite" (1978) di Herbert Ross
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Sorta di antesignano del "Four Rooms" di Allison Anders, Alexandre Rockwell, Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, "California Suite" rivive delle stesse atmosfere spezzettate, ma sicuramente presenta una scrittura e un'idea d'insieme molto più compatte. Anche se, in tutta onestà, non ho particolarmente amato nessuna delle due pellicole.
Al di là del fantastico cast e dell'espediente della notte degli Oscar, che qui è parte integrante della storia (e sicuramente ha attirato la mia curiosità), il film scritto da Neil Simon non mi ha convinto nel suo insieme. Inizialmente pareva una commedia brillante basata su equivoci, gag e una cascata verbale conferita ad ogni personaggio, ma alla lunga l'illusione di freschezza e simpatia si perde nel dilagare delle situazioni collaterali, teoricamente tenute insieme dalla location presso il Beverly Hills Hotel, e nel mare ingestibile di una verbalità alla lunga fastidiosa (che potrebbe anche essere resa più insopportabile dal doppiaggio italino, chissà).
Il risultato finale, quindi, finisce per essere non solo molto frazionato, ma anche maledettamente fuori dal tempo (contemporaneo), estraneo all'estetica e alla forma cinematografica di oggi. E' richiesto necessariamente un adeguamento temporale allo spettatore - subito sancito da scenografie, costumi e make-up - e, nel caso questo non voglia adeguarsi al passo, faticherà ad arrivare alla fine di una storia spesso lenta e caotica, capace di creare un vortice inglobante che assorbe tutte le energie di chi guarda.
In questo gruppo di segmenti narrativi, ne escono vincenti e magnifici britannici Smith e Cane che giocano affettuosamente a farsi a pezzi mentre perde su tutti i fronti la coppia di coppie di colore (capitanata da un giovane Bill Cosby) delle quali ogni componente è maledettamente antipatico; nel mezzo Walter Matthau, ma soprattutto una bellissima Jane Fonda, per la quale il tempo oggi come allora pare non essere una variabile rilevante.
In definitiva, quindi, a parte il piacere dell'esercizio di mestiere, la storia non mi ha particolarmente colpito. Bella la ricostruzione del pre e della cerimonia degli Oscar - sarà stata girata durante un'edizione reale dello show? - e piacevole è curiosare in una situazione tanto esclusiva quanto stressante grazie al personaggio Diana Barrie, candidata come Miglior attrice per la sua prima volta; il resto della trama è francamente accessorio e non così determinante. Il dilagare della parola (del resto si tratta di un testo teatrale) la fa da padrone per quanto riguarda la forma, la pletora di star per l'estetica.
Ps. Maggie Smith ha di fatto vinto l'Oscar per la sua interpretazione della candidata all'Oscar, anche se a differenza del personaggio del film, nella realtà ha trionfato come Miglior attrice non protagonista. Per il film altre due nomination: Miglior sceneggiatura e scenografia.
Cast: Maggie Smith, Alan Alda, Jane Fonda, Walter Matthau, Bill Cosby, Richard Pryor, Elaine May, Michael Caine, Herb Edelman, Denise Galik, Sheila Frazier, Dana Plato.
Box Office: $42,913,571
Consigli: Commedia ricolma di personaggi e parole, puzzle di situazioni misto sentimentale-comico, risultato finale così così. Si può vedere tranquillamente e certo risulta imperdibile per i fans della Smith, che qui gioca a perdere un'Oscar che vincerà poi nella realtà. Una casualità simpatica che aggiunge colore a questo "California Suite".
Parola chiave: Hotel.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 12 gennaio 2016

Film 1076 - Il ponte delle spie

Doveva essere la serata della seconda visione di "Star Wars", mentre la sala piena ci ha costretto a ripiegare su quest'altro titolo.
Film 1076: "Il ponte delle spie" (2015) di Steven Spielberg
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Scelta di ripiego, eppure ottima scelta. Un po' inaspettatamente "Il ponte delle spie" mi ha convinto e mi è molto piaciuto. Interessante, ben argomentato e narrato, con un buon cast e la regia del sempreverde Spielberg, questa pellicola centra il suo obiettivo e racconta - senza esagerare troppo con i fronzoli all'americana - una delle tante storie riguardo alla Guerra Fredda. E, bisogna dirlo, che la storia l'abbiano scritta i Coen si capisce e si apprezza.
La trama parla di James B. Donovan (Tom Hanks), un avvocato newyorkese che, incaricato dalla CIA, deve negoziare il rilascio di Francis Gary Powers (Austin Stowell), pilota il cui aereo spia U-2 è stato abbattuto in Unione Sovietica, e scambiarlo con la spia filocomunista catturata a New York di nome Rudolf Abel (Mark Rylance). Oltre a lui l'avvocato cercherà di riportare a casa anche lo studente di economia Frederic Pryor (Will Rogers), arrestato per spionaggio dalla Volkspolizei, la polizia della Germania Democratica.
Incastrato tra sovietici e tedeschi in piena erezione del muro, il povero Donovan dovrà, con le sue sole forze, gestire il rilascio dei prigionieri senza giovare di consulenze esterne e, soprattutto, dopo aver rappresentato legalmente la spia comunista Abel di fronte al tribunale americano. Diviso tra due (e poi tre) fuochi, dovrà saper gestire diplomaticamente una situazione tanto tesa quanto drammatica, cercando di portare a casa un risultato, ottenere lo scambio anche dello studente, che alla CIA non sta a cuore.
L'atmosfera cupa, l'ambientazione gelida e la rappresentazione spietata di un'epoca che ha segnato la storia recente, sono tutti elementi che concorrono al buon risultato finale del film. Che Spielberg sia un gran narratore lo sappiamo, ma al contempo sappiamo che non sempre porta a casa un film degno di nota - dite quel che volete, ma "War Horse" è un brutto film -. Qui la macchina è ben oliata e funziona bene, anche grazie alla solida interpretazione di Hanks, capace da solo di tirare le redini di tutta la storia. Qui è affiancato da uno stropicciatissimo Rylance (forse candidato all'Oscar) che giova di tutti gli assurdi personaggi fino ad ora portati sullo schermo dai Coen e gioca benissimo le sue carte, rimanendo ampiamente impresso nella mente del pubblico.
Dunque un buon film, compatto e tecnicamente eccellente, che racconta una bella e interessante storia di cui altrimenti in molti non sarebbero venuti a conoscenza. Il personaggio di Donovan, per quanto romanzato, porta un messaggio positivo non solo di professionalità e dedizione, ma anche di speranza e umanità. Ho apprezzato.
Ps. Candidato a 1 Golden Globe (Miglior attore non protagonista) e 9 BAFTA (tra cui Miglior film, regia, sceneggiatura e attore non protagonista).
Cast: Tom Hanks, Mark Rylance, Scott Shepherd, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell, Billy Magnussen, Eve Hewson, Dakin Matthews.
Box Office: $151.9 milioni
Consigli: Buon cast, tecnicamente ineccepibile, storia interessante, il tutto per un film che funziona senza strafare. Hanks in parte, i Coen distillano una dose di loro inconfondibile stile pur non travalicando l'interesse storico della vicenda e, di fatto, si passano 141 minuti di tesa suspense che non mancheranno di lasciare soddisfatto lo spettatore. Il risultato finale è riuscito e, forse, merita più considerazione di quanta non ne abbia ottenuta fino ad ora. Vedremo con gli Oscar.
Parola chiave: Ponte di Glienicke.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 31 agosto 2012

Film 444 - Wanderlust

Siccome Erika voleva vederlo...


Film 444: "Wanderlust" (2012) di David Wain
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Questo film è identificabile con una delle parole più temute dall'industria cinematografica: flop colossale. 35milioni di dollari per produrlo e un incasso mondiale di appena $21,450,353. Ora forse anche a voi si accende una lampadina sul perchè in Italia il titolo originale - letteralmente 'voglia di girovagare' - sia stato cambiato tanto inappropriatamente in "Nudi e felici".
Dato che dubito questo stratagemma porterà qualsivoglia beneficio a "Wanderlust", mi sembra veramente un'idiozia che si possa credere che un titolo risulti appetibile solo perchè si fa cenno alla nudità.
Detto ciò devo considerare questo prodotto migliore di quello che potessi aspettarmi. E' molto spesso un nonsense farcito di humor poco familiare a noi italiani, comunque a parte certe scene imbarazzanti (vedi incitamento volgarissimo allo specchio) si può dire che questa massificata indifferenza del pubblico nei confronti del film non ha nemmeno troppo ragione di trovarsi nel prodotto in sé. Tra l'altro i due protagonisti sono piuttosto conosciuti (soprattutto negli USA) e fa strano pensare che un film con la Aniston non riesca davvero ad arrivare nemmeno a ripagarsi i costi di produzione.
Certi passaggi sono divertenti e l'ambientazione hippie/autogestita è certamente una cornice ricca di spunti comici. A tratti, tra l'altro, mi ha ricordato il film con Tim Allen e Kirstie Alley "In ricchezza e in povertà".
Oltre a Paul Rudd e la Aniston, alcune spalle famose: Alan Alda, Malin Akerman e Justin Theroux.
Ah, tranquilli, la scena di nudo non coinvolge Jennifer Aniston, ma l'attore Joe Lo Truglio...
Consigli: Comunque un film piacevole per passare una serata tra amici. Divertente, anche se a tratti imbarazzante. Meglio evitare di vederlo in famiglia!
Parola chiave: Elysium.

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BB

venerdì 29 giugno 2012

Film 422 - Tower Heist - Colpo ad alto livello

Marco aveva molte riserve su questa pellicola e si è dovuto ricredere.


Film 422: "Tower Heist - Colpo ad alto livello" (2011) di Brett Ratner
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Marco
Pensieri: Più che un colpo ad alto livello potrebbe passare per il colpo dei disperati. Chi, infatti, ha recentemente sentito parlare di Eddie Murphy, Matthew Broderick o Téa Leoni? Pare che avessero tutti decisamente bisogno di un buon successo commerciale per tornare in carreggiata. "Tower Heist" sembrava, quindi, ghiotta occasione.
L'incasso al box office, bisogna dirlo, non è stato particolarmente elevato ($152.9 milioni), ma dal punto di vista della pellicola, posso assicurare che il film è piuttosto carino. Con la regia di Brett Ratner ("X-Men - Conflitto finale") e attori del calibro di Ben Stiller, Casey Affleck (nomination all'Oscar per "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford"), Alan Alda (nomination all'Oscar per "The Aviator") e Gabourey Sidibe (nomination all'Oscar per "Precious") e una trama davvero divertente, devo dire che è stata un'ottima scelta estiva.
Il 'colpo' del sottotitolo italiano, poi, è sgangherato quanto i protagonisti che lo mettono in atto e non mancano di colpi di scena e una certa adrenalina ad alta quota alla Mission Impossible. Molte gag e una clamorosa rivincita assicurano a questo prodotto un perfetto appeal blockbuster che, lo ammetto, non ero sicuro avrei trovato. Invece il tutto mi ha lasciato piuttosto soddisfatto e, da aggiungere (non è poco) perfino Marco si è ricreduto.
Chiaro, niente di trascendentale, ma per una serata di disimpegno tra amici è certamente una buona compagnia.
Consigli: Forse un po' sottovalutato, preso per quello che è (una commedia), è un film piacevole da guardare che non annoia e si vede più che volentieri. E, soprattutto, Eddie Murphy ha un ruolo abbastanza marginale.
Parola chiave: Auto.

Trailer

Ric