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venerdì 1 marzo 2024

Film 2255 - American Fiction

Intro: Il trailer e le numerose nomination alle varie cerimonie di premiazione mi hanno incuriosito, per cui ha recuperato questa pellicola non appena ne ho avuto l'occasione.

Film 2255: "American Fiction" (2023) di Cord Jefferson
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: dal trailer avevo avuto l'impressione che il film fosse decisamente più divertente o che, quantomeno, propendesse di più per l'aspetto comico della vicenda. In realtà il risultato finale è sì, piacevole, ma non esattamente una commedia in senso stretto.
In particolare è la premessa che getta le basi per gli elementi comici del racconto, ma in realtà, man mano che il racconto procede, sono sempre meno le parti comiche e la storia si concentra di più sugli aspetti drammatici della vicenda.
Onestamente e personalmente avrei gradito di più che venissero esplorate le possibilità della trama connesse alla comicità - scrittore impegnato che non vede il successo dall'uscita del primo libro, finisce per scriverne uno che racchiude tutti gli stereotipi legati all'essere afroamericani e ritrovare istantaneamente il successo (pur decidendo di pubblicare il romanzo sotto pseudonimo) - mentre in realtà si finisce per parlare un sacco della famiglia di Monk (Jeffrey Wright) e dei vari problemi e situazioni che si susseguono.
Tutto sommato ho gradito la visione di "American Fiction", ma non è stato il film che mi aspettavo.
Cast: Jeffrey Wright, Tracee Ellis Ross, John Ortiz, Erika Alexander, Leslie Uggams, Adam Brody, Issa Rae, Miriam Shor, Myra Lucretia Taylor, Sterling K. Brown.
Box Office: $21.8 milioni
Vale o non vale: Onestamente non descriverei questo film come commedia, quanto più come una pellicola drammatica a cui si alternano momenti divertenti (specialmente all'inizio). Jeffrey Wright fa, come sempre, un egregio lavoro, Tracee Ellis Ross speravo avesse una parte più prominente e il personaggio di Sterling K. Brown è insostenibile. "American Fiction" non è decisamente un prodotto per tutti, ma bilancia bene un'idea di partenza molto commerciale (che ha un buon appeal per il grabde pubblico) all'anima di fatto piuttosto "indie" del prodotto finale.
Premi: Candidato a 5 premi Oscar per Miglior film, attore protagonista (Wright), attore non protagonista (Brown), sceneggiatura non originale e colonna sonora. Vincitore del BAFTA per la Miglior sceneggiatura non originale. 2 nomination ai Golden Globe per il Miglior film musical/commedia e attore protagonista.
Parola chiave: Libro.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 21 giugno 2022

Film 2112 - Alex Strangelove

Intro: Di recente avevo salvato su Netflix qualche pellicola leggera da vedere in momenti in cui avessi avuto bisogno di qualcosa di spensierato. Due weekend fa mi sono lanciato su questo titolo.

Film 2112: "Alex Strangelove" (2018) di Craig Johnson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non che mi aspettassi grandi cose, però devo dire che questo "Alex Strangelove" non mi ha particolarmente convinto.
Per essere una pellicola incentrata sul coming out del suo protagonista, si passa un eternità di tempo a parlare della relazione di amicizia/amore/amicizia tra i due protagonisti Alex (Daniel Doheny) e Claire (Madeline Weinstein), relegando la questione omosessuale di fatto a sottotrama. Il che è un po' un peccato, anche perché avevo scelto di vedere il film più che altro per la sua tematica LGBT e non perché cercassi una storia di amicizia liceale. Anche perché se si fosse approfondito un po' di più questo nuovo aspetto della vita di Alex, si sarebbe evidato di dover relegare la parte più importante - e, se vogliamo, interessante - al finale con ballo di fine anno di rito.
Al di là di questo, poi, devo ammettere che ho trovato la storia un po' deludente anche a causa del protagonista, francamente piuttosto antipatico. Si fa fatica ad apprezzare il personaggio - e non è certo colpa di Doheny, quanto più per come è stato scritto Alex - e non si capisce come mai tutti siano apparentemente interessati a lui, perché sia costantemente al centro dell'attenzione. Alex è decisamente troppo popolare per come lo hanno caratterizzato nel film o troppo "sfigato" per essere così popolare. Mettetela come volete, di fatto i conti non tornano. Pure i suoi amici sono ossessionati dalle sue vicende sessuali o sentimentali, tanto da prendersi addirittura un pugno in faccia per Alex che, codardo, scappa lasciando l'amico - che lo ha difeso! - steso per terra. Mah.
Insomma, per quanto ci potrebbero essere certi elementi anche salvabili, "Alex Strangelove" non fa comunque abbastanza per elevarsi sopra la media.
Cast: Daniel Doheny, Antonio Marziale, Madeline Weinstein, Joanna Adler, William Ragsdale, Daniel Zolghadri, Nik Dodani, Fred Hechinger.
Box Office: /
Vale o non vale: Troppo debole come commedia, troppo poco focalizzato sulla questione LGBT, di fatto "Alex Strangelove" è poco quello che ci aspetterebbe e troppo qualcos'altro che, però, non ha sufficiente spinta per risultare originale. Si può vedere, per carità, ma non è certo niente di che.
Premi: /
Parola chiave: Sessualità.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 30 aprile 2021

Film 1989 - Uncle Frank

Intro: Premesso che non ho Amazon Prime, non avevo nemmeno idea che questo film esistesse.
Film 1989: "Uncle Frank" (2020) di Alan Ball
Visto: dalla tv
Lingua: inglese
Compagnia: Tiago
In sintesi: Volevo vederlo? No. Mi è dispiaciuto? Al contrario, è stato meglio del previsto. Poi, per carità, non un capolavoro, ma sicuramente più interessante di quanto mi sarei aspettato. Ecco, diciamo che forse non lo consiglierei come pellicola da primo appuntamento, ma questo è un altro discorso.
"Uncle Frank" è la storia del rapporto tra zio e giovanissima nipote ma, soprattutto, la storia dello zio Frank del titolo - che dalla Carolina del Sud degli anni '70 fugge verso New York - e del suo rapporto col padre Daddy Mac (Stephen Root) - che lo rifiuta dopo averne scoperto per caso l'omosessualità. Onestamente prima della visione non avevo la minima idea che si trattasse di una pellicola a tematica LGBTQI+ - il che ha fatto acquisire punti al film del premio Oscar Alan Ball - anche se, in generale, quello che mi ha convinto a vederla è stata la presenza del bravo (e sottovalutato) Paul Bettany e di Sophia Lillis, una vera boccata d'aria fresca (l'abbiamo già vista in "It" e "Sharp Objects").
Detto questo, qualche considerazione personale. Francamente, mi sono un po' rotto di vedere Margo Martindale interpretare sempre circa lo stesso ruolo da sfondo della storia; Stephen Root nella parte del padre non mi ha del tutto convinto, sarà che la sua faccia simpatica mina un po' la credibilità da cattivo; nonostante le buone intenzioni, "Uncle Frank" si serve un tantino troppo spesso di cliché o soluzioni narrative già viste. Questo finisce per appiattire il risultato finale, o quantomeno lo accosta a tutta una serie di altri prodotti dalle buone intenzioni, ma che rimangono bloccati in una sorta di limbo delle pellicole indie dalle lodevoli intenzioni, tematiche edificanti, ma niente di nuovo da dire e che di fatto non spostano l'ago della bilancia da nessuna parte. E poi, tanto per cambiare, un attore gay che interpreti il protagonista gay non sarebbe una sorpresa malvagia.
Cast: Paul Bettany, Sophia Lillis, Peter Macdissi, Judy Greer, Steve Zahn, Lois Smith, Margo Martindale, Stephen Root, Colton Ryan.
Box Office: /
Vale o non vale: Tematiche pesanti e buone intenzioni per un film che, pur non essendo un perfetto o spingendo la conversazione sull'omosessualità verso nessuna nuova discussione che non sia già stata affrontata, ha comunque sufficiente personalità per rimanere impresso. Merito dei due bravi protagonisti Bettany e Lillis e una "spalla" gay che, per quanto macchietta, trova in Peter Macdissi un inaspettato alleato.
Premi: /
Parola chiave: Funerale.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 28 settembre 2020

Film 1924 - Last Christmas

Intro: Di nuovo con Andrea, ma questa volta a Torino, ci siamo concessi un film natalizio che risulta, sì, fuori contesto, ma che entrambi volevamo recuperare d un po'. Ne abbiamo approfittato.
Film 1924: "Last Christmas" (2019) di Paul Feig
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Andrea
In sintesi: è difficile esprimere in parole il disappunto per la banalità di questa pellicola, principalmente a causa di una sceneggiatura superficiale, poco ispirata e farcita di cliché che mancano di far sorridere e un colpo di scena finale che fa cadere le braccia.
Nonostante le apparenti buone premesse di "Last Christmas", infatti, ci si rende presto conto che il piglio della storia non è giocoso quanto il trailer vorrebbe far credere, senza contare che non ho trovato efficace la presenza di Emilia Clarke nel ruolo da protagonista - un'attrice che, forse, abbiamo sopravvalutto troppo presto troppo in fretta?
Va detto che l'operazione commerciale di per sé non ha nulla da recriminarsi, ci sono i presupposti da commedia romantica, ci sono tutti gli step narrativi del caso, gli elementi (teoricamente) divertenti in contrapposizione a tematiche più serie a controbilanciare il tutto (malattia, immigrazione, degrado sociale), c'è perfino una strizzata d'occhio all'operazione-nostalgia che chiama in causa nientemeno che gli Wham! (a cui affida non solo il titolo del film, ma anche la colonna sonora ad hoc che, per l'occasione, sforna un singolo inedito del famosissimo duo anni '80 formato da George Michael e Andrew Ridgeley). Insomma, a ben vedere parrebbero esserci tutti gli elementi del caso a costruire un prodotto mainstream di grande successo, eppure il film non è stato il grande successo che poteva essere: perché?
La verità è che, come spesso succede, "Last Christmas" mette insieme tutti gli elementi sulla carta perfetti a decretare un successo commerciale, ma li incastra in una maniera poco felice, finendo per proporre al pubblico una storia trita che mixa frettolosamente una montagna di trame secondarie, per poi ad andare a sacrificare quella principale che, come si vedrà alla fine, metterà in scena la classica boiata strappalacrime che, per l'occasione, qui strizza l'occhio a prodotti come "Ghost", "La casa sul lago del tempo" o "Me Before You". Onestamente da una come Emma Thompson (qui anche sceneggiatrice) mi aspettavo molto, molto di più.
Cast: Emilia Clarke, Henry Golding, Michelle Yeoh, Emma Thompson, Boris Isakovic, Patti LuPone, Lydia Leonard.
Box Office: $121.6 milioni
Vale o non vale: "Last Christmas" tenta di sfruttare il contesto natalizio, la popolarità sconfinata di Emilia Clarke, la stella nascente di Henry Golding e la conseguente Asia-mania generata da "Crazy Rich Asians" per dare una nuova (ennesima) sferzata al prodotto generico della commedia romantica, nella speranza che l'aggancio musicale degli Wham! consenta di accaparrarsi anche un pubblico meno giovane e generare, così, l'ingente profitto di solito connesso a titoli come questo.
La realtà è che questa volta la formula magica non ha funzionato del tutto e se anche la Clarke ce la metta tutta e il fascino di Golding sia innegabile, il risultato finale è piatto e privo di brio, anche quando si scopre la realtà sulla coppia protagonista. Insomma, ci si poteva impegnare molto di più.
Premi: /
Parola chiave: Cuore.

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Bengi

martedì 12 novembre 2019

Film 1676 - Love, Simon

Intro: Non ero riuscito a vederlo al cinema, ma ero davvero interessato a recuperare questo film, quindi appena lo streaming è stato disponibile ne ho approfittato.
Film 1676: "Love, Simon" (2018) di Greg Berlanti
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: una pellicola non perfetta, ma a cui non mancano i buoni momenti e le migliori intenzioni, "Love, Simon" porta sul grande schermo elementi complessi - omosessualità, adolescenza, amicizia, scuola, popolarità, insicurezza, coming out - e li mescola tutti insieme attraverso quell'escamotage che un tempo sarebbe stato del romanzo epistolare, qui in versione email: Simon comincia una conversazione del tutto onesta sulla sua omosessualità con uno sconosciuto amico di penna del suo liceo, Blue, e finisce per innamorarsene. Scoperto da un altro compagno di scuola, Simon viene ricattato affinché il suo secreto rimanga tale. Nel mezzo ci sono famiglia e amici, inconsapevoli dell'orientamento sessuale del ragazzo, e un mondo esterno che, alla sua età, fa più paura di quanto non dovrebbe;
dicevo, questo film presenta tutte le migliori intenzioni, anche se a mio avviso non fa completamente centro principalmente a causa finale. Non che tutte le storie debbano terminare con un epilogo drammatico per risultare credibili, ma l'ending proposto qui sa tantissimo di pellicola romantica e pochissimo di un qualsiasi tentativo di approccio realistico. Poi, per carità, è ovvio che ci si trovi di fronte a un prodotto costruito per attrarre un certo tipo di pubblico e che il finale sia imbastito nel tentativo di compiacerne le aspettative, ma da persona omosessuale che ha faticato a costruirsi un'adolescenza tranquilla e qualunque, posso assicurare che raramente nella vita (SPOILER) il tuo misterioso amico di penna di cui ti innamori email dopo email non solo risulti essere proprio la persona che speravi che fosse, ma per giunta ti ricambia. Mi rendo conto che "Love, Simon" sia un titolo di finzione e presenti il pregio di portare un positivo messaggio sull'omosessualità a un pubblico vasto, per cui, espressa la mia perplessità, lascio correre: tutto sommato si tratta di un prodotto ben fatto che ha un bravissimo protagonista in Nick Robinson e che, a fine visione, non lascia scontenti della scelta di averlo visto.
Cast: Nick Robinson, Josh Duhamel, Jennifer Garner, Katherine Langford, Alexandra Shipp, Jorge Lendeborg Jr., Keiynan Lonsdale, Miles Heizer, Logan Miller, Tony Hale, Talitha Bateman.
Box Office: $66.3 milioni
Vale o non vale: per chi apprezza le pellicole pulite e politically correct in cui i teenager si confrontano con tematiche complesse della vita, sicuramente "Love, Simon" è da vedere; ma anche per tutti gli altri che, nel caso, volessero farsi un'idea di quanta pressione la società riesca ad esercitare al giorno d'oggi sulla gioventù. Molto bravo Nick Robinson mentre Katherine Langford si sforza parecchio e ce ne accorgiamo. 
Tratto dal romanzo di Becky Albertalli
Premi: /
Parola chiave: Ferris wheel.

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Bengi

mercoledì 9 dicembre 2015

Film 1045 - Come non detto

Mi era molto piaciuto e rivederlo sembrava un'ottima idea.

Film 1045: "Come non detto" (2012) di Ivan Silvestrini
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: Pietro
Pensieri: Film molto carino che avevo visto al cinema qualche anno fa, rivederlo è stato un piacere. Prodotto molto giovane e fresco, si approccia alla questione del coming out, ovvero del dichiararsi gay, in maniera simpatica, pur non evitando le questioni salienti e le parti difficili. Perché sì, "Come non detto" è una commedia, ma dichiararsi alla propria famiglia non è sempre uno scherzo. Anzi, quasi mai.
Più che a titolo esemplificativo, terrei presente questa pellicola in nome di una leggerezza piacevole che la caratterizza tutta fin dalle prime scene: toni simpatici, battute divertenti e personaggi-macchiette riusciti riescono a confezionare un prodotto atipico per l'Italia e piacevole da vedere. Il risultato finale è buono, il cast ben assortito e il tema ad oggi ancora caldo. Da recuperare.
Film 456 - Come non detto
Cast: Josafat Vagni, Valeria Bilello, Francesco Montanari, Monica Guerritore, Ninni Bruschetta, Jose Dammert, Valentina Correani, Lucia Guzzardi, Andrea Rivera, Alan Cappelli Goetz, Victoria Cabello.
Box Office: € 216.439 (solo Italia)
Consigli: Carino, simpatico, fresco, "Come non detto" è uno di quei rari film italiani che funziona e diverte in quanto commedia. L'argomento sarebbe serio e oggi più che mai la questione omosessuale ha bisogno di buona e costruttiva pubblicità in vista di una platea difficile da convincere e una rappresentanza politica che non muove un dito. Non che titoli come questo possano fare il miracolo - di far capire che gay è normalità, nient'altro -, ma possono certamente aiutare a far passare un (buon) messaggio: l'amore è di tutti.
Parola chiave: Coming out.

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Bengi

venerdì 18 settembre 2015

Film 997 - Jenny's Wedding

A casa in malattia: film 7.

Film 997: "Jenny's Wedding" (2015) di Mary Agnes Donoghue
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Mi ha incuriosito più che altro per la tematica lesbo e per le due protagoniste: Katherine Heigl e Alexis Bledel.
Di fatto la Bledel ha pochissime scene, che per il resto sono tutte dedicate alla famiglia della sua futura sposa di schermo, nello specifico quella della Jenny del titolo. Ecco il più evidente limite di questo film: si parla di un matrimonio tra due ragazze che si amano, ma di fatto la loro relazione non è il fulcro della vicenda. Per capirsi, sono più protagonisti i due genitori che figlia e fidanzata. Male.
In generale parliamo di un prodotto che, come dire, almeno ci prova: la tematica LGBT non dovrebbe mai esaurire le sue cartucce e certo un nuovo titolo riguardo al tema di due donne che decidono di sposarsi fa solo bene alla causa, ma il prodotto in questione non è del tutto riuscito. Come dicevo, le vicende amorose della coppia sono messe in secondo piano rispetto al duo genitoriale (Tom Wilkinson, Linda Emond) che prevale ampiamente. Se avessi voluto vedere un film su come un'anziana coppia di genitori affronta il coming out della figlia, avrei certamente trovato soddisfazione nelle scelte della regista e sceneggiatrice Mary Agnes Donoghue. Invece "Jenny's Wedding", già dal titolo, suggerisce che il matrimonio sia il fulcro di tutta la vicenda e, purtroppo, nel concreto non è così. La scelta narrativa mi ha infastidito, anche perché i toni più che da commedia sono drammatici e il tutto risulta piuttosto pesante, per poi sfociare nell'assurdo con l'orrendo personaggio della sorella di Jenny, Anne (Grace Gummer).
Insomma, mi aspettavo qualcosa di diverso, soprattutto perché il buon cast avrebbe permesso certamente di sperimentare anche strade meno convenzionali o trite, magari optando davvero per scelte coraggiose e tese a valorizzare l'assoluta normalità e naturalezza dell'essere innamorati a prescindere del proprio orientamento. Peccato.
Ps. Cast: Katherine Heigl, Tom Wilkinson, Linda Emond, Alexis Bledel, Grace Gummer, Sam McMurray, Diana Hardcastle.
Box Office: /
Consigli: Risultato finale così così per una pellicola che poteva certamente giocare meglio le sue carte. "Jenny's Wedding" è un prodotto in linea di massima carino, con una bella fotografia, due belle protagoniste (la Heigl anche brava la maggior parte delle volte), un cast da urlo per un film indipendente e un'idea di base stuzzicante e piena di potenziale. Nel concreto manca quella scintilla che lo renda ironico, fresco e - mi spiace dirlo - degno di essere prodotto. Insomma, nel marasma di altri titoli più o meno simili, come fa la storia di Jenny ad emergere? Non può, ecco perché nessuno ha visto questo film. Che si lascia guardare, ma non lasci impressionati.
Parola chiave: Matrimonio.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 1 ottobre 2012

Film 456 - Come non detto

Cosa aspettarsi da una commedia teoricamente brillante tutta italiana su uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni...?


Film 456: "Come non detto" (2012) di Ivan Silvestrini
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea
Pensieri: La storia di Mattia/Josafat Vagni potrebbe essere (ma lo è sicuramente) quella di tanti ragazzi contemporanei con il problema di farsi accettare dalla propria famiglia. Al di là del fatto che si stia parlando di omosessualità, in generale accettazione va a braccetto con serenità e, necessariamente diventa capitale sapere di avere l'appoggio di chi ti sta vicino.
A seconda della 'gravità' della bomba da lanciare è chiaro che ci si debba preparare un minimo a conseguenze, possibilità, eventuali sviluppi collaterali. Qui, come si diceva, la news scottante riguarda la preferenza di gusti del protagonista che, cresciuto in una qualunque famiglia romana di ceto medio, vede nel fare coming out una delle eventualità più terrificanti che lo allontanerebbero per sempre dai suoi familiari.
Un fidanzato spagnolo alle porte che sta per arrivare a conoscere i suoceri, una situazione familiare già particolare di per sé, una vita all'estero che sta per cominciare: tutto verrà 'sciolto' in 90 minuti di pellicola tra gag divertenti e qualche banalità.
In generale direi che questo "Come non detto" è stata una piacevole sorpresa, più che altro perchè le aspettative riguardo ad una commedia a tematica gay di produzione italiana non erano decisamente molto alte. Solitamente ridotti a macchietta, i gay faticano ancora ad interpretare un ruolo nell'immaginario cinematografico che non sia di spalla o, appunto, figura fuori dall'ordinario e stravagante. Di buono, qui, c'è che Mattia è un ragazzo normale, con un fidanzato normale (Jose Dammert) e che i due vogliono solo poter trascorrera la propria vita assieme in maniera serena, senza doversi nascondere. Il contorno umano forzatamente sbroccato crea le situazioni comiche ed è evidente che l'esasperazione di certi tratti della sceneggiatura è volta come unico scopo a dar ritmo e rendere piacevole una commedia che, altrimenti, si reggerebbe sull'unico evento dell'annuncio in famiglia.
Già perchè, di fatto, è quello della rivelazione il momento che rimane inevitabilmente più impresso nei ricordi dello spettatore. E perchè anche divertente, e perchè in fin dei conti a ben pensarci è una paraculata. Senza voler rovinare niente a nessuno riguardo al finale, ci tengo solo a dire che sarebbe bella una reazione del genere da parte di una famiglia in un contesto reale, ma è una visione troppo facilmente sdolcinata e superficiale, troppo all'acqua di rose, diciamo.
Momenti come questi, oltre ad essere delicatissimi, possono anche sconvolgere l'equilibrio di individui vicini, ma - come spesso capita - lontani di opinioni. Chiaro è che, in una commedia, i toni devono rispettare un diktat comico a cui non si può prescindere, però liquitare con tanta leggerezza quello che, tra l'altro, è l'argomento topico del film, mi sembra una scelta troppo facile e frettolosa.
Non richiedevo alcuna analisi psicologica approfondita, men che meno che si sfociasse nel miglior dramma italiano, però che ci si prendesse meno in giro, quello sì. Chi ha vissuto il coming out - direttamente o indirettamente - sa che non è così semplice come qui ce la vogliono vendere.
Senza voler stravolgere le tinte comiche di "Come non detto", si poteva certamente trovare un'altra via per raccontare qualcosa di meno simile ad una fiaba con lietofine e più simile alla realtà delle cose. Senza eccessi o drammoni strappalacrime, semplicemente più vera.
Chiusa questa parentesi, comunque, va detto che la pellicola me la son goduta e inevitabilmente un po' di pubblicità alla causa non fa male. Ci si diverte, sì, ma lo si poteva fare con un minimo in più di testa.
Ps. Al 14 settembre il film ha incassato solanmente 216,439€. Da lì in poi se ne sono perse le tracce.
Film 1045 - Come non detto
Consigli: Chiaramente serve una determinata sensibilità per potersi avvicinare ad una pellicola come questa. E' un prodotto divertente, spensierato e senza pretese. Per spegnere il cervello e dimenticare che la nostra vita è ben diversa da un film...
Parola chiave: Madrid.

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BB

lunedì 29 marzo 2010

Film 93 - Mine vaganti

Anche se dovevamo andare a vederlo con Federica, per questioni organizzative e di tempi alla fine abbiamo accettato l'invito di Francesco (anche lui sfegatato fan di cinema) e siamo stati a vedere la nuova fatica di uno dei registi che in Italia vanno più forte. Aspettative? Altissime.


Film 93: "Mine vaganti" (2010) di Ferzan Ozpetek
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Ale, Francesco
Pensieri:
Consigli: Andate in gruppo, con gli amici. Rendete omaggio a Ozpetek e riunitevi in un gruppone-famiglia, guardate questo film e poi recatevi in pizzeria a mangiare qualcosa, rigorosamente in tavolata rotonda per gustarvi la compagnia altrui a 360°!
Parola chiave:Omosessualità&famiglia.




Ric