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giovedì 24 marzo 2022

Film 2096 - Adam's Rib

Intro: Qualche tempo fa ho recuperato l'ultimo video del (pazzesco) canale Youtube Be Kind Rewind sull'attrice Ruth Gordon che mi ha fatto scoprire - con non poca sorpresa - che l'attrice nella sua carriera ha anche scritto anche non poche sceneggiature. Tra i tanti film citati nel video (trovate il link qui), questo è quello che mi ha incuriosito all'istante.

Film 2096: "Adam's Rib" (1949) di George Cukor
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: commedia simpatica che vive delle interpretazioni magnifiche dei due protagonisti Spencer Tracy e Katharine Hepburn, "Adam's Rib" bilancia bene gli elementi comici a certe dinamiche (qui leggere) da legal drama per un risultato finale sicuramente vintage, ma perfettamente godibile ancora oggi.
Questa la premessa: Adam e Amanda (Tracy e Hepburn) sono una coppia felicemente sposata di avvocati di successo che lavorano per due studi differenti, quello di lei composto totalmente da donne. Il destino vuole che i due si troveranno a fronteggiarsi in tribunale per difendere gli interessi dei membri di un'altra coppia, meno felicemente sposata: lui, fedifrago che renda la vita un'inferno alla moglie, viene colto in flagrante con l'amante dalla consorte che, per vendicarsi, intende sparare ad entrambi. Non riuscendoci, finirà a processo. Adam viene affitato al caso in veste di vice procuratore distrettuale, mentre Amanda si assumerà la difesa della moglie (Judy Holliday). Inutile dire in casa degli avvocati non mancheranno tensioni legate al processo.
Scritto da Ruth Gordon (Oscar per "Rosemary's Baby") e Garson Kanin, questo film è uno spunto interessante che mette in scena non solo le dinamiche di coppia, ma anche una per niente velata critica a certe visioni retrograde rispetto alla figura della donna, con una riflessione importante - siamo pur sempre alla fine degli anni '40 - su temi come femminismo, emancipazion e parità dei sessi. Ben scritto e impeccabilmente recitato, "Adam's Rib" è stata una piacevole sorpresa.
Cast: Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Judy Holliday, Tom Ewell, David Wayne, Jean Hagen.
Box Office: $3,947,000
Vale o non vale: Commedia piacevole e ben scritta, con un cast pazzesco, "Adam's Rib" è il titolo "vintage" perfetto per chiunque apprezzi un bel film della magica era glam della Hollywood dei bei tempi andati.
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior sceneggiatura. 1 nomination ai Golden Globes per la Miglior attrice non protagonista Judy Holliday.
Parola chiave: Caso.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 12 marzo 2020

Film 1839 - Marriage Story

Intro: Volevo recuperarlo in qualche modo, poi ho scoperto che lo davano già su Netflix e non ho perso tempo.
Film 1839: "Marriage Story" (2019) di Noah Baumbach
Visto: dalla tv di Eric
Lingua: inglese
Compagnia: Eric
In sintesi: Adam Driver l'ha descritta come una storia d'amore sul divorzio e forse la descrizione non è nemmeno tanto sbagliata. "Marriage Story" ha un approccio molto americano alla gestione di una separazione (inizialmente) consensuale e porta in scena tutto un teatrino di avvocati, aspettative, scelte e dolori personali che caricano il racconto di una connotazione a tratti drammatica e pesante, ma che rende bene l'idea di cosa possa voler dire lasciarsi al giorno d'oggi - e in quel contesto - quando ci sia anche un figlio di mezzo.
Il film di Baumbach analizza scrupolosamente ogni fase della separazione e ne descrive ampiamente ogni momento, dalla terapia di coppia alle udienze, dai bei momenti in cui tutto andava ancora bene a come il tutto vada a finire, per due ore e un quarto intense e a volte anche molto belle, anche se nell'insieme non posso dire che questa pellicola mi abbia conquistato. Johansson e Driver sono bravi - specialmente il secondo, la prima in alcuni passaggi mi è sembrata un po' costruita -, ma in ogni caso non mi trovo d'accordo sulla scelta di consegnare a Dern il suo primo Oscar per un ruolo che, tutto sommato, non è così indimenticabile. La figura dell'avvocato è chiave in un racconto che sviscera così dettagliatamente gli step di un divorzio, eppure non c'è stato un momento in cui mi sono sentito colpito dal personaggio di Nora Fanshaw, né mai ho sentito il desiderio di vederla di più sullo schermo. Tra i vari ruoli in lizza quest'anno avrei sicuramente privilegiato interpretazioni come quelle di Florence Pugh ("Little Women"), Kathy Bates (stupenda in "Richard Jewell") o la stessa Johansson che in "Jojo Rabbit" ha una parte meravigliosa.
Ciò detto "Marriage Story" rimane un prodotto interessante e certamente figlio dei suoi tempi, concentratissimo a snocciolare momento dopo momento ansie, preoccupazioni, dolori e riappacificamenti di una storia d'amore che si sgretola e due esseri umani che cercano di ricordarsi cosa li ha fatti avvicinare, innamorare inizialmente. Questo tipo di storie non sono mai facili da raccontare, anche perché sempre molto personali, per cui mi limito a dire che, personalmente, ho trovato il racconto a tratti macchinoso, a volte poco efficace - per non dire poco credibile -, anche se tutto sommato non mi pento della visione.
Cast: Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Julie Hagerty, Merritt Wever.
Box Office: $2.3 milioni
Vale o non vale: Non esattamente un film per una serata di svago in casa (e di serate in casa al momento ne abbiamo a iosa). Come ho già detto, non mi pento di averlo visto, si tratta di un prodotto che ha offerto un'ottima piattaforma a Scarlett Johansson per dimostrare il suo valore di attrice globale, ma onestamente non credo lo rivedrei. Di Baumbach fino ad ora ho visto solamente "While We're Young" che non mi è nemmeno piaciuto, per cui a parte dire che mi pare il suo stile sia leggermente nevrotico per quello che ho visto fin qui, altro non posso aggiungere. 

Detto ciò, "Marriage Story" ricorda un "Kramer vs. Kramer" di questa generazione (tra l'altro i due poster si ricordano molto).
Premi: Candidato a 6 Oscar e 6 Golden Globes per Miglior film, sceneggiatura, attore protagonista, attrice protagonista, colonna sonora e attrice non protagonista per la quale, in entrambi i casi, la Dern ha vinto. Quest'ultima si è portata a casa anche il BAFTA, unica vittoria su 5 nomination (sceneggiatura, casting, e attori protagonisti).
Parola chiave: Avvocati.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 5 febbraio 2017

Film 1296 - Il cliente

Netflix propone e io mi lascio subito convincere. Anche perché non rivedevo questo film da un sacco di tempo...

Film 1296: "Il cliente" (1994) di Joel Schumacher
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ricordavo bene la scena del finale in cui il ragazzo e l'avvocatessa trovano il cadavere in mezzo alla tenuta*, ma del resto il vuoto più totale. Meglio, è stato bello dare di nuovo una chance a questa pellicola, tra l'altro alternando momenti doppiati in italiano all'inglese dell'originale (praticamente tutto il finale) che, di fatto, mi ha fatto scoprire la pellicola e Susan Sarandon da un nuovo punto di vista.
Come dicevo, non ricordavo praticamente nulla della storia, quindi mi sono un po' sorpreso nel ritrovarmi di fronte 1) al suicidio/omicidio Jerome Clifford all'inizio del racconto e 2) l'arroganza sfrontata di Mark (Brad Renfro), bulletto cresciuto troppo in fretta con una madre spiantata e un fratellino impressionabile a carico.
Al di là di questo, rivedere "The Client" mi ha fatto piacere, per quanto avessi un ricordo più positivo di quello che forse è il risultato finale. Molto del merito va allo "scontro fra titani" Susan Sarandon e Tommy Lee Jones che sono un piacere da seguire, due grandissimi protagonisti che riescono, da soli, a fare tutto il film. Poi, certo, anche il materiale di John Grisham contribuisce non poco a rendere interessante questo legal thriller dalle atmosfere tipiche della Louisiana ricolmo di quegli elementi tipici cari allo scrittore americano. Poi sì, il film non è un capolavoro, anche se per quanto mi riguarda rimane una sorta di titolo nostalgico di gioventù.
Ps. Candidato al premio Oscar per la Miglior attrice protagonista (Sarandon, che però vincerà l'anno dopo per "Dead Man Walking - Condannato a morte").
* La scena mi ha ricordato quella simile in "Notte folle a Manhattan", anche se le atmosfere comiche del film con Steve Carell e Tina Fey non c'entrano granché con questa pellicola...
Cast: Susan Sarandon, Tommy Lee Jones, Brad Renfro, Mary-Louise Parker, Anthony LaPaglia, Anthony Edwards, Ossie Davis, William H. Macy.
Box Office: $117,615,211 milioni
Consigli: Per chi gradisce questo genere di titoli "Il cliente" è probabilmente un classico e certamente una delle migliori pellicole tratte dai libri di Grisham. Forse non un film perfetto, ma un buon thriller che gioca bene le sue carte, bilanciando momenti di tensione alla simpatica dolcezza del rapporto tra Reggie e Mark. Per chi non lo avesse mai visto è un titolo da recuperare.
Parola chiave: Mafia.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 25 maggio 2016

Film 1143 - Sotto accusa

Erano anni che volevo vedere questo film, primo Oscar della brava Jodie Foster. Tutti conosciamo il ruolo per cui ha vinto il suo secondo Academy Award in 3 anni, ma ero davvero curioso di farmi un'idea riguardo all'interpretazione che per prima l'aveva di fatto catapultata nella serie A degli attori professionisti.
Film 1143: "Sotto accusa" (1988) di Jonathan Kaplan
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "The Accused" non è stato niente di ciò che mi sarei aspettato, il che di partenza è buono, soprattutto se la sorpresa prende pieghe positive come è stato. Di fatto più un legal drama che una pellicola dai toni prettamente drammatici, la storia ruota intorno allo stupro della giovane e spiantata Sarah (Jodie Foster) e dell'avvocato che finirà per aiutarla (Kelly McGillis). Così, più che unicamente sull'atto e la sua elaborazione, qui ci si interessa ad un aspetto che non mi aspettavo, ovvero l'omertà conseguente ad una violenza così efferata. La povera Sarah dovrà faticare, infatti, per convincere non solo i giurati, ma anche chi le sta intorno, che una gonna corta e un atteggiamento disinibito non fa rima con l'essersela cercata.
Lo schifo umano che la trama descrive è un pugno nello stomaco da affrontare nonostante un linguaggio codificato in canoni espressivi che oggi sentiamo poco nostri: quasi pudica la scena dello stupro - pur didascalica per l'epoca -, caratterizzazione stereotipata dei personaggi molto marcata e tempi della narrazione dilatati sono tutte caratteristiche che il cinema di oggi presenta in forme e misure differenti.
In ogni caso "The Accused" è una pellicola che centra il suo obiettivo e riesce a colpire lo spettatore per l'efferratezza del dramma riportato e la forza delle sue protagoniste, agli antipodi eppure in grado di trovare il cammino comune in vista di un obiettivo più grande (che non è solo la giustizia per Sarah, ma anche un'affermazione forte per quel mondo maschilista che si permette di uscire impunito dal compiere un'azione così deprecabile). Chi apprezza questo tipo di prodotti, dunque, rimarà piacevolmente colpito.
Personalmente ho trovato "Sotto accusa" un titolo forte per la tematica che tratta, sufficientemente incisivo, supportato da due brave protagoniste - anche se forse la Foster un po' sopra le righe, ma, ancora, erano gli anni '80 e perfino recitare era diverso - e in grado di mantenere alto l'interesse di chi guarda per tutta la durata della pellicola. In generale non un capolavoro, ma sicuramente un buon film.
Ps. La storia prende ispirazione dal fatto reale che nel 1983 coinvolse Cheryl Araujo.
Cast: Kelly McGillis, Jodie Foster, Bernie Coulson, Leo Rossi, Ann Hearn, Carmen Argenziano, Steve Antin, Tom O'Brien, Peter Van Norden, Terry David Mulligan, Woody Brown.
Box Office: $32,078,318
Consigli: Tematica forte, ricostruzione dettagliata e cruda (il racconto in tribunale è un passaggio duro, ma obbligato), un mix di elementi tratti da più generi (avvocati, diritto, approfondimento sociale, degrado, ...) e due brave coprotagoniste per un risultato finale che non delude. Certo, non un titolo per ogni occasione, ma almeno una volta può valere la pena dare una chance a una storia triste, eppure così potente.
Parola chiave: Bar.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 8 febbraio 2016

Film 1064 - The Judge

Poe non lo aveva visto ed era interessato a recuperarlo, perciò non ho perso tempo!
Film 1064: "The Judge" (2014) di David Dobkin
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Comprato il dvd - e la confezione era pure vuota! - ho recuperato appena possibile questa pellicola, che mi era molto piaciuta. Da sempre mi appassiono a storie ambientate in tribunali, con i protagonisti avvocati che promuovono la loro arringa o giocano la carta vincente all'ultimo secondo, con il testimone alla sbarra che rimane spiazzato dalla rivelazione appena appresa. Ecco, anche "The Judge" è un titolo un po' così, fatto di molti di questi elementi che io gradisco.
In aggiunta abbiamo il dramma familiare in piena esecuzione, il tema del ritorno a casa del figliol prodigo, la cittadina di provincia soffocante, i primi amori, le cose non dette e lasciate indietro e tutta un'altra serie di temi che contornano la pellicola di Dobkin di quell'aura meno unicamente giurisprudenziale e più caratterizzante a tutto tondo. Non siamo di fronte al capolavoro, ma io ho davvero gradito pure questa seconda volta.
Film 819 - The Judge
Cast: Robert Downey, Jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Vincent D'Onofrio, Jeremy Strong, Dax Shepard, Billy Bob Thornton, Leighton Meester, Balthazar Getty, Denis O'Hare, Ken Howard, David Krumholtz.
Box Office: $84.4 milioni
Consigli: Candidatura all'Oscar per Robert Duvall nei panni del giudice del titolo, un ottimo cast di comprimari, una storia sufficientemente intrigante dall'inizio alla fine, una bella fotografia. Io questo "The Judge" lo consiglio.
Parola chiave: Cancro.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 12 gennaio 2016

Film 1076 - Il ponte delle spie

Doveva essere la serata della seconda visione di "Star Wars", mentre la sala piena ci ha costretto a ripiegare su quest'altro titolo.
Film 1076: "Il ponte delle spie" (2015) di Steven Spielberg
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Scelta di ripiego, eppure ottima scelta. Un po' inaspettatamente "Il ponte delle spie" mi ha convinto e mi è molto piaciuto. Interessante, ben argomentato e narrato, con un buon cast e la regia del sempreverde Spielberg, questa pellicola centra il suo obiettivo e racconta - senza esagerare troppo con i fronzoli all'americana - una delle tante storie riguardo alla Guerra Fredda. E, bisogna dirlo, che la storia l'abbiano scritta i Coen si capisce e si apprezza.
La trama parla di James B. Donovan (Tom Hanks), un avvocato newyorkese che, incaricato dalla CIA, deve negoziare il rilascio di Francis Gary Powers (Austin Stowell), pilota il cui aereo spia U-2 è stato abbattuto in Unione Sovietica, e scambiarlo con la spia filocomunista catturata a New York di nome Rudolf Abel (Mark Rylance). Oltre a lui l'avvocato cercherà di riportare a casa anche lo studente di economia Frederic Pryor (Will Rogers), arrestato per spionaggio dalla Volkspolizei, la polizia della Germania Democratica.
Incastrato tra sovietici e tedeschi in piena erezione del muro, il povero Donovan dovrà, con le sue sole forze, gestire il rilascio dei prigionieri senza giovare di consulenze esterne e, soprattutto, dopo aver rappresentato legalmente la spia comunista Abel di fronte al tribunale americano. Diviso tra due (e poi tre) fuochi, dovrà saper gestire diplomaticamente una situazione tanto tesa quanto drammatica, cercando di portare a casa un risultato, ottenere lo scambio anche dello studente, che alla CIA non sta a cuore.
L'atmosfera cupa, l'ambientazione gelida e la rappresentazione spietata di un'epoca che ha segnato la storia recente, sono tutti elementi che concorrono al buon risultato finale del film. Che Spielberg sia un gran narratore lo sappiamo, ma al contempo sappiamo che non sempre porta a casa un film degno di nota - dite quel che volete, ma "War Horse" è un brutto film -. Qui la macchina è ben oliata e funziona bene, anche grazie alla solida interpretazione di Hanks, capace da solo di tirare le redini di tutta la storia. Qui è affiancato da uno stropicciatissimo Rylance (forse candidato all'Oscar) che giova di tutti gli assurdi personaggi fino ad ora portati sullo schermo dai Coen e gioca benissimo le sue carte, rimanendo ampiamente impresso nella mente del pubblico.
Dunque un buon film, compatto e tecnicamente eccellente, che racconta una bella e interessante storia di cui altrimenti in molti non sarebbero venuti a conoscenza. Il personaggio di Donovan, per quanto romanzato, porta un messaggio positivo non solo di professionalità e dedizione, ma anche di speranza e umanità. Ho apprezzato.
Ps. Candidato a 1 Golden Globe (Miglior attore non protagonista) e 9 BAFTA (tra cui Miglior film, regia, sceneggiatura e attore non protagonista).
Cast: Tom Hanks, Mark Rylance, Scott Shepherd, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell, Billy Magnussen, Eve Hewson, Dakin Matthews.
Box Office: $151.9 milioni
Consigli: Buon cast, tecnicamente ineccepibile, storia interessante, il tutto per un film che funziona senza strafare. Hanks in parte, i Coen distillano una dose di loro inconfondibile stile pur non travalicando l'interesse storico della vicenda e, di fatto, si passano 141 minuti di tesa suspense che non mancheranno di lasciare soddisfatto lo spettatore. Il risultato finale è riuscito e, forse, merita più considerazione di quanta non ne abbia ottenuta fino ad ora. Vedremo con gli Oscar.
Parola chiave: Ponte di Glienicke.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 6 ottobre 2015

Film 1009 - Jack Reacher - La prova decisiva

Non lo avevo mai visto, ma ero rimasto con la curiosità di recuperarlo. Anche perché continuavo a confonderlo con "Innocenti bugie"...

Film 1009: "Jack Reacher - La prova decisiva" (2012) di Christopher McQuarrie
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Tom Cruise rifà il suo solito personaggio in cento milioni di declinazioni differenti, ma sembre dell'uomo tutto azione e addominali parliamo. E non se ne esce.
Non che il film in questione sia malvagio a dire il vero, però non si può non sottolineare la costante tutta-d-un-pezzo riproposta anche in questa pellicola che, più che un all action, è uno strano connubio tra pellicola d'azione e thriller che divide la sua narrazione tra sparatorie e linguaggio giuridico. La premessa è questa: un cecchino spara a caso sulla folla uccidendo una serie di persone, poi si da alla fuga. Trovato tramite una serie di indizi, l'uomo viene interrogato, ma l'unica cosa farà sarà scrivere il nome di Jack Reacher che, neanche a dirlo, di lì a poco si presenterà spontaneamente e finirà perfino per diventare consulente della difesa del presunto cecchino. Un po' come gli esperti che si vedono apparire come funghi nei crime drama - vedi "The Good Wife", "CSI", i vari "Law & Order", ecc -, anche Jack si metterà a verificare la tesi dell'accusa relativamente a ciò che è accaduto durante la sparatoria, andando ad esaminare ogni dettaglio per confutare la tesi princiaple: il cecchino non è chi è stato preso. Per farlo, chiaramente, Jack e la nuova fiamma Helen (Rosamund Pike) si metteranno in un mare di guai.
Devo dire che anche se parliamo di una variante sul tema, alla fine "Jack Reacher - La prova decisiva" è un buon esempio nel suo genere e sorvolando sul machismo spinto all'assurdo, tutto sommato il risultato è buono.
Ps. Tratto dal romanzo "One Shot" di Lee Child, questa pellicola avrà a breve un sequel: "Jack Reacher 2" uscirà in America il 1° ottobre 2016, questa volta basato sul romanzo "Never Go Back" dello stesso autore.
Cast: Tom Cruise, Rosamund Pike, Richard Jenkins, Werner Herzog, David Oyelowo, Jai Courtney, Joseph Sikora, Robert Duvall.
Box Office: $218.3 milioni
Consigli: I film d'azione di Cruise sono in fin dei conti un po' tutti uguali, ma con il pregio costante di una qualità sufficiente a rendere ogni progetto più che guardabile. Questo, in particolare, presenta una serie di aspetti positivi (l'indagine, il processo, lo studio della dinamica della sparatoria, la verifica delle tesi) che aiutano la pellicola a caratterizzarsi sufficientemente. Il personaggio di Reacher, invece, non è niente di nuovo, ma se è stato scelto Cruise è perché ci sa fare e risulta credibile come vendicatore della notte nonostante i suoi 50 anni (all'epoca). Insomma, una pellicola di intrattenimento, con tanta violenza, una leggera critica al mondo delle armi e una storia intricata ma che lascia soddisfatti. Si può vedere.
Parola chiave: Parchimetro.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 24 marzo 2014

Film 685 - Un ragionevole dubbio

Dal trailer poteva sembrare un filmetto interessante...

Film 685: "Un ragionevole dubbio" (2014) di Peter Howitt
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Non è certo che "Reasonable Doubt" sia orrendo o inguardabile, ma manca certo di pathos e gioca male gli elementi legati all'indagine sul sospettatissimo (e sospettabilissimo) Samuel L. Jackson.
Infatti, nonostante la storia avrebbe tutti gli elementi a disposizione per mettere in scena un thriller adrenalinico di genere, di fatto gioca d'anticipo tutti i suoi assi nella manica finendo per rovinare qualsiasi effetto sorpresa. C'è molta fretta di arrivare verso il finale e non si capisce bene perché.
L'apparenza - che prontamente si ribalta e ribalta ancora - inganna per la maggior parte dei 91 minuti di pellicola, ma non si prende il tempo di lasciare che gli spettatori facciano le proprie ipotesi, scegliendo di rivelare praticamente sempre in anticipo rispetto all'auspicabile gli snodi chiave di ogni livello della trama. E così ogni evento potenzialmente shoccante finisce per bruciarsi sul tempo ed è un peccato.
Lo è perché, di fatto, tutti gli altri elementi della trama funzionano abbastanza bene ed interagiscono tra loro andato a creare un risultato finale che non è per niente male. Dominic Cooper è un buon protagonista ed è in grado di reggere da solo un pellicola - certo non un capolavoro - risultando convincente. Gli si oppone un Samuel L. Jackson come sempre a suo agio in questi ruoli di cattivo un po' misterioso. A sorpresa, poi, un ruolo da protagonista anche per l'ex dottoressa di "E.R. - Medici in prima linea" Gloria Reuben, recentemente vista in "Lincoln" e "Matricole Dentro o Fuori" ed evidentemente ritornata un pochino sulla cresta dell'onda.
Da non sottovalutare, inoltre, le atmosfere abbastanza dark che fanno il loro dovere e una buona scelta dei set tra Chicago e il Canada.
Insomma, in generale "Un ragionevole dubbio" fallisce nel tentare di rappresentare un film thriller che rispecchi i canoni del genere (pathos, adrenalina, investigazione, mistero) e, da questo punto di vista, non mi ha soddisfatto. Tutto sommato, comunque, si lascia guardare.
Box Office: In Italia il film ha esordito con un incasso di € 136.645
Consigli: Non è certamente un esempio di thriller in grado di lasciare col fiato sospeso. Può funzionare per una serata senza pretese, in cui ci si accontenta di vedere un film passabile tra qualche mistero, un serial killer (?) e un ex medico di "ER" che spara meglio di Chuck Norris.
Parola chiave: Sigarette.

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Bengi

martedì 9 marzo 2010

Film 87 - Mio cugino Vincenzo

Gli appassionati di Oscar sicuramente avranno sentito parlare della leggenda che vuole Marisa Tomei erroneamente premiata con la statuetta a causa di un presentatore un po' andato. Ecco, dovevo verificare se potesse effettivamente essere vera questa storia. E ho scoperto un gioiellino...


Film 87: "Mio cugino Vincenzo" (1992) di Jonathan Lynn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Curiosamente questo film, che si trascina dalla cerimonia degli Oscar del '93 una certa dose di malignità, è particolarmente divertente e spensierato. Sono anni che ormai l'Academy non premia gli attori per ruoli comici prediligendo sempre le interpretazioni drammatiche (ultimi esempi: Mo'Nique per "Precious", Kate Winslet per " The Reader", Heath Ledger per "Il Cavaliere Oscuro", Tilda Swinton per "Michael Clayton", ecc ecc), quando effettivamente un po' di allegria non farebbe così male. C'erano una volta "Il Diavolo veste Prada, "Julie&Julia", "Juno", "Being Julia" e tantissimi altri che sono stati ignorati a favore di una drammaticità quasi per forza, quasi a sottolineare la potenza e le capacità attoriali di chi deve dimostrare il suo valore. Ma, nonostante questo, pare che in certi bei tempi un ruolo comico potesse valere quanto uno drammatico.
Questo è il caso del film in questione, dove la bravura di un'attrice, allora giovanissima, viene fuori in un ruolo non convenzionale e simpatico, dove non è la lacrima a fiumi a farla da padrone. Marisa Tomei, infatti, è la fidanzata dell'orrendo Joe Pesci/Vincenzo "Vinny" Gambini, appena diventato avvocato dopo aver tentato per 6 volte l'esame per l'abilitazione. Zero esperienza, quindi, peccato che debba difendere in un caso di omicidio il suo cuginetto Ralph Macchio/Bill e il suo amico Mitchell Whitfield/Stan. Ovviamente i due ragazzi sono innocenti - e lo sappiamo dall'inizio - peccato che abbiano una cittadina pronta a testimoniare contro di loro. Come farà Vinny, vero tamarro italo-americano, a dimostrare la loro innocenza davanti all'ostile giudice di provincia? Ovviamente vedere per sapere!
E' inutile dire che questo film è carino, si era già intuita la mia opinione. Aggiungo solo che mi ha fatto passare due ore davvero spensierate, ricordandomi gli anni del capello cotonato per lei e della scarpa a punta pitonata per lui. Il disastro della moda a cavallo fra '80 e '90, il kitch che sfocia nel trash, la simpatica ingenuità del protagonista e la verace prorompenza della sua fidanzata mi hanno davvero fatto divertire! Da rivalutare assolutamente!
Ps. Ma perchè Leo Gullotta doppia Vinny?!
Consigli: E' decisamente un film da vedere in compagnia per godere dei momenti simpatici e ricordare nostalgici i mitici anni '80-'90!
Parola chiave: Marisa Tomei/Mona Lisa Vito: "Anche un rutto è spontaneo, ma non è romantico!"



Ecco la vincita incriminata!
http://www.youtube.com/watch?v=ej8EpWYFhnw
Ric