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martedì 13 aprile 2021

Film 1984 - Sex, Lies, and Videotape

Intro: Mi era sempre rimasta la curiosità di vedere questo film, ma non ero mai stato nel mood giusto. Poi, qualche settimana fa, ho finalmente deciso di recuperarlo.
Film 1984: "Sex, Lies, and Videotape" (1989) di Steven Soderbergh
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: decisamente niente di quello che mi aspettavo.
"Sex, Lies, and Videotape", promosso all'epoca come pellicola tra lo scandaloso e il piacevolmente piccante, in realtà per lo spettatore moderno non è niente più che una lunga sessione di terapia attraverso le vite dei vari personaggi. Mi ha conquistato? Non direi, anche se penso di riuscire a capire il perché, all'epoca, il film di Soderbergh abbia suscitato tanto interesse.
Detto questo, il legame che ho trovato più interessante è sicuramente quello tra le due sorelle Ann e Cynthia (rispettivamente Andie MacDowell e Laura San Giacomo) che, anche se rappresentano la classica contrapposizione tra perfezione e socialmente accettabile da una parte e il cronico rifiuto a conformarsi e una buona dose di sex appeal dall'altra, rimane comunque qui una dinamica esplorata con intelligenza, conferendo un piglio personale a qualcosa di già visto.
Curiosa la questione delle videocassette erotiche di cui Graham (James Spader) ha bisogno per sentire una connessione con il sesso opposto, anche se forse avrei gradito un ulteriore slancio in termini di approfondimento e approccio alla questione che sì, sa di eccentrico e bizzarro - non tanto oggi, quanto per allora -, ma lascia molti sottintesi che sarebbe stato interessante veder effettivamente affrontati.
Tutto sommato non mi pento di aver recuperato questo "Sex, Lies, and Videotape", ma non sono rimasto irrimediabilmente colpito o impressionato.
Cast: James Spader, Andie MacDowell, Peter Gallagher, Laura San Giacomo, Ron Vawter, Steven Brill.
Box Office: $36.7 milioni
Vale o non vale: Sicuramente interessante, anche se al giorno d'oggi l'aura di scandalo che nel 1989 poteva avere questa pellicola è svanita. E non è solo perché ripensare alla videocassette ci ricorda l'immenso gap temporale tra questa storia e l'evoluzione sociale e culturale che si è verificata nel frattempo.
Sicuramente non un film per tutti e meno scandaloso di quanto ci si potrebbe aspettare.
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior sceneggiatura originale. 3 nomination ai Golden Globes per sceneggiatura, attrice protagonitsa (MacDowell) e attrice non protagonista (San Giacomo); 2 candidature ai BAFTA per sceneggiatura e attrice non protagonista (San Giacomo) e 1 nomination ai César per il Miglior film straniero. A Cannes '89 il film ha vinto la Palma d'Oro per il Miglior film e James Spader per il Miglior attore.
Parola chiave: Orecchino.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 9 novembre 2017

Film 1435 - Hocus Pocus

Si avvicinava Halloween e, soprattutto, era una vita che volevo vedere di nuovo questo film. In effetti ci avevo provato qualche anno fa ad un'ora improbabile, per cui mi ero semplicemente addormentato a metà storia. poi, come al solito, Netflix...

Film 1435: "Hocus Pocus" (1993) di Kenny Ortega
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: In questo tipo di film con incantesimi e streghe non c'è niente da fare, i genitori non servono mai a una mazza. Non so bene perché questo sia stato uno dei primi pensieri balenatomi in testa ripensando alla visione di questo supercult di Halloween che da così tanto tempo aspettavo di rivedere. Ovviamente da ragazzino avevo già visto il film, ma ogni tanto è piacevole rinfrescarsi la memoria soprattutto perché, come al solito, non mi ricordavo praticamente nulla.
"Hocus Pocus" è ancora bloccato a una comicità e messa in scena da inizio anni '90 e più che nasconderlo ne fa un vanto, forse motivo per cui all'epoca non fu un gran successo di critica e pubblico; col passare del tempo, però, è riuscito a riscattarsi grazie all'humor un po' kitsch e una banda di cattive idiote e ridicole quanto basta ad essere amorevolmente più simpatiche dei personaggi buoni - tranne Thora Birch che è un amore in ogni scena -, tanto che vorresti riuscissero a tramutare l'incantesimo per una notte, nella agogna, irreversibile promessa di un futuro senza tempo o invecchiamento. Insomma, si tifa per loro. E invece no, le streghe vengono sconfitte e la moderna Salem torna alla sua normalità.
Poco male, si sa fin dall'inizio quale sarà il percorso obbligato di questa storia, tanto che è naturalmente il viaggio ciò che ci porta a dare valore alla scelta di vedere questa pellicola.
Come in una profetica e molto più bianca versione delle Destiny's Child, il trio delle sorelle Sanderson è capitanato da una Bette Midler in formissima e scatenata tra incantesimi, voli a cavallo di scope, numeri musicali da vera lead singer e acconciature a dir poco originali. Per non allontanarci dal parallelismo musicale, Sarah Jessica Parker e Kathy Najimy sono due perfette coriste che, con molte battute in meno e un'attitudine al rimbambimento cerebrale molto più spiccata, fanno da ottime spalle alla vera ed unica protagonista del film. Ma va bene così, insieme le tre attrici funzionano alla grande e sono il motore di una trama altrimenti troppo banale e sciatta per raggiungere un risultato anche solo vagamente sufficiente. Senza di loro "Hocus Pocus" non sarebbe stato lo stesso.
Dunque una pellicola facile facile, ma non per questo spiacevole; anzi, non manca l'intrattenimento oltre che una certa dose di meraviglia rispetto ad effetti speciali che ho trovato sorprendentemente (e inaspettatamente) riusciti. Un piccolo classico per tutta la famiglia che, a 24anni di distanza riesce ancora ad intrattenere piacevolmente.
Film 1435 - Hocus Pocus
Film 2140 - Hocus Pocus 2
Cast: Bette Midler, Sarah Jessica Parker, Kathy Najimy, Omri Katz, Thora Birch, Vinessa Shaw, Doug Jones.
Box Office: $39.5 milioni
Consigli: Da vedere almeno una volta nella vita, non tanto perché sia un capolavoro, quanto perché nel tempo è riuscito a mantenersi un prodotto simpaticamente nostalgico, oltre che riuscire a presentare tre protagoniste francamente indimenticabili. La storia di per sé non è nulla di che, ma nell'insieme "Hocus Pocus" è il titolo perfetto per riunire tutta la famiglia, meglio se ad Halloween...
Parola chiave: Candela.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 1 agosto 2016

Film 1180 - Le sorelle perfette

Attendevo da più di un anno di poter vedere questo film, da quanto l'annuncio dell'uscita è stato fatto durante i Golden Globes del 2015...

Film 1180: "Le sorelle perfette" (2015) di Jason Moore
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Boiatona gigagalattica che pure non posso fare a meno di amare per la sola presenza delle mie amate e preferite Tina Fey e Amy Poehler. Questo solo basti a far capire che, naturalmente, non posso essere attendibile per quanto riguarda questo "Sisters".
Cioè, mi correggo: posso esserlo, ma non intendo nascondere che mi è piaciuto, nonostante mi renda perfettamente conto che sia una commedia nemmeno troppo divertente per essere un prodotto in cui compaiono due tra le attrici comiche più divertenti e taglienti degli ultimi anni. Si tratta, infatti, di un prodotto mediocre e più chiassoso che simpatico e, pure, riesce nel suo totale intento intrattenitivo che, per l'estate italiana, è perfetto. Stranamente, invece, la collocazione americana ha preferito il natale, collocando l'uscita del film nello stesso weekend d'uscita di "Star Wars - Il risveglio della Forza".
In ogni caso, pur rimanendo un prodotto parzialmente deludente, chi ama la combinazione comica e irriverente che le due attrici sanno creare quando sono insieme, non resterà deluso da questo "Le sorelle perfette", storia di due sorelle che, in occasione della messa in vendita della casa dove sono cresciute, decidono di celebrare l'occasione dando una super festa di addio così da poter fare l'alba almeno una volta tra le mura in cui sono cresciute. Inutile dire che la casa non passerà indenne all'evento...
Tra battute sessuali, una comicità corporea molto forte e un effetto nostalgia per gli anni '80 in grado di catturare non solo chi quegli anni li ha vissuti, questa pellicola porta a casa un risultato finale che rasenta la sufficienza, ma solo grazie alla chimica che vi è tra le due donne e, da non sottovalutare, l'interazione con la "cattiva" del film, Maya Rudolph (anche lei proveniente dal Saturday Night Live come la Fey e la Poehler). Dunque non certo un capolavoro, eppure per chi apprezza non mancherà di lasciare un ricordo simpatico e divertente.
Cast: Tina Fey, Amy Poehler, Maya Rudolph, Ike Barinholtz, Dianne Wiest, James Brolin, John Cena, Madison Davenport, John Leguizamo, Brian d'Arcy James, Kate McKinnon, Renée Elise Goldsberry, Heather Matarazzo.
Box Office: $105 milioni
Consigli: Un po' sotto lo standard cui le due comiche hanno abituato, ma comunque sufficiente a colmare la voglia di rivederle insieme, questo "Sister" è una commedia sciocca e rumorosa, eppure con qualche momento divertente ben architettato (la scena nei camerini è impagabile). Certamente si poteva fare di più e meglio, ma ciò non toglie che nella carenza di titoli comici di valore di questa estete 2016, "Le sorelle perfette" non sia di fatto una buona scelta per farsi qualche risata senza pretese e senza pensieri.
Parola chiave: Curiosamente anche in questo caso la parola può essere "Carillon" proprio come per la recensione precedente.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 9 maggio 2016

Film 1133 - The Forest

Molto, molto curioso di vedere questa pellicola (da noi inedita)!
Film 1133: "The Forest" (2016) di Jason Zada
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: L'ho visto di notte. L'ho visto da solo.
Forse questi due elementi possono già in parte spiegare perché "The Forest", pur non presentando alcun elemento di novità, non mi abbia lasciato insoddisfatto. Spaventoso quanto basta, con non pochi tocchi disgustoso-raccapriccianti, questo film è in creado di creare l'atmosfera giusta per il genere, anche se di fatto si perde nel presentare sempre le solite trovate.
La storia è semplice quanto inquietante: due sorelle gemelle completamente diverse hanno quella particolare caratteristica che le lega pur essendo lontane e le rende in grado di percepire l'una la presenza dell'altra. Quando questo "contatto" si interrompe vuol dire che qualcosa non va. E' per questo che Sara (Natalie Dormer), saputo che la sorella si è recata in Giappone presso la foresta di Aokigahara (famosa per essere la foresta dei suicidi), decide subito di partire in cerca della gemella, con la quale non sente più l'abituale connessione.
Dunque abbiamo una sorella scomparsa, il camping in mezzo ai cadaveri e, ovviamente, una serie di bizzarre presenze-incontri-nuovi amici che non renderanno facile la ricerca di Jess (sempre Natalie Dormer).
In generale, quindi, non si tratta certo di un titolo dell'orrore memorabile, ma producendo le giuste atmosfere e concedendosi la giusta disposizione d'animo, il risultato finale non lascia insoddisfatti.
Cast: Natalie Dormer, Taylor Kinney, Yukiyoshi Ozawa, Eoin Macken, Stephanie Vogt, Rina Takasaki, Noriko Sakura.
Box Office: $37.6 milioni
Consigli: Qualche spavento causato dal buio, da qualche forte rumore, dalle molte apparizioni e suggestioni c'è e tutto sommato se si è alla ricerca di un intrattenimento spaventoso, si può dire che questo "The Forest" non sia una scelta sbagliata. L'inglese non richiede particolari abilità di comprensione, sia perché la trama non è da Oscar, sia perché metà del cast è giapponese e fa quello che può per prodursi in una recitazione occidentale dignitosa. Tutto sommato il risultato è suggestivo, l'ambientazione inquietante e Natalie Dormer una buona scelta.
Parola chiave: Yūrei.

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Bengi

venerdì 28 agosto 2015

Film 980 - Latin Lover

Ero rimasto con molta curiosità rispetto a questo progetto, specialmente perché è stato l'ultimo di una grandissima attrice italiana.

Film 980: "Latin Lover" (2015) di Cristina Comencini
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Preciso che l'ho visto, ma non esattamente sentito alla perfezione. Ho deciso di vederlo lo stesso al di là del bassissimo audio (mentre facevo tapis) perché era già il terzo film che iniziavo, dopo aver mollato i primi due per la stessa problematica. Preso per sfinimento mi sono autoconvinto che in fin dei conti non mi sarei perso poi così tante battute. Il che è vero solo in parte.
Fatta questa premessa, rimane il fatto che "Latin Lover" non mi ha del tutto convinto. L'idea di base è buona: attore di fama mondiale il cui seme si è sparso un po' in ogni dove, ha avuto 5 figlie - da madri diverse - che si ritrovano alla residenza di famiglia (e della prima moglie Virna Lisi) per commemorare la figura del padre presso il suo paese natio, San Vito dei Normanni in Puglia. L'improvvisa convivenza forzata di tutte le donne è un po' come una bomba ad orologeria ed innesca un meccanismo irreversibile verso numerosi punti di rottura dopo anni di situazioni irrisolte, malumori, chiacchiere e persino qualche voce di omosessualità.
Lo spunto di partenza si sposa bene, tra l'altro, con l'idea della Comencini di celebrare una figura iconica del mondo del cinema attraverso il personaggio di Saverio (forse ispirato a suo padre, non saprei dire), permettendosi così di spaziare in epoche e generi filmici che colorano e arricchiscono moltissimo questa sua ultima fatica, prodotto italiano insolitamente fuori dagli schemi e di ampio respiro (Spagna, Svezia, America, tutte nazionalità rappresentate nel film).
Dall'altra parte, però, tutto questo disturbo non porta a granché di innovativo. Il piglio è il solito della commedia italiana, che fa tanto trambusto e poi si perde in un malinconico ricordo buonista che mette le varie voci d'accordo. Tutte le donne, infatti, hanno le loro rivalità interne, le loro fragilità personali, tutte cose che rendono molto plausibile e veritiera la storia, ma nel finale l'"abbraccio" da famiglia allargata un po' alla Özpetek arriva a snaturare il quadro, tanto che dopo la burrasca la situazione si è aggiustata perfino meglio rispetto all'equilibrio della situazione iniziale. Insomma, per semplificare, si parte bene, ma si conclude come al solito. Un po' un peccato se si considera il gruppo di attori fantastico e internazionale, i mezzi che sicuramente è riuscita ad assicurarsi la produzione e il talento della Comencini che, non dimentichiamolo, è l'unica italiana insieme a Sorrentino che sia riuscita negli anni '00 ad avere un suo film candidato all'Oscar (nel 2006 "La bestia nel cuore" è stato candidato a Miglior film straniero). Visto il trailer, poi, mi sarei aspettato qualcosa di diverso, meno bloccato alle convenzionali tappe della commedia e magari un pelo più osato (per esempio: la sorella svedese cede alla avances del marito della sorella spagnola. Già che decidi di affrontare così una parte della storia, tanto vale buttarsi, no? E invece la situazione si risolve da sola, basta un abbraccio dopo il confronto verbale e poi puff, come se niente fosse accaduto, tanto è il marito che è un marpione fin dall'inizio... Troppo semplice, mi spiace).
Insomma, "Latin Lover" è divisibile a metà: da un parte ci mostra che anche il cinema italiano - Sorrentino, Guadagnino e Muccino a parte - ha i mezzi per scostarsi dalla perpetrata immagine-fotocopia di sé che da troppo tempo si ripete; dall'altra è ancora più un ibrido che un esperimento riuscito, in quanto non riesce a ritagliarsi una dimensione propria che vada oltre le buone prmesse e proceda per tutti i 104 minuti di durata.
Ps. Un'occhiata al cast: Virna Lisi, Marisa Paredes ("Il fiore del mio segreto"), Valeria Bruni Tedeschi, Angela Finocchiaro, Candela Peña, Pihla Viitala ("Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe"), Nadeah Miranda, Francesco Scianna, Jordi Mollà ("Elizabeth: The Golden Age" e, anche lui, "Il fiore del mio segreto"), Neri Marcorè, Claudio Gioè, Lluís Homar ("Gli abbracci spezzati", "Con gli occhi dell'assassino"), Toni Bertorelli.
Pps. Il film ha ricevuto 4 candidature ai David di Donatello 2015 per Miglior attrice (Virna Lisi), costumi, acconciature e trucco.
Box Office: € 2.084.332 (solo Italia)
Consigli: Questa pellicola è dedicata, naturalmente, alla splendida Virna Lisi. Anche solo per il fatto che sia l'ultimo progetto cui si è dedicata è un valido motivo per dare una possibilità a questo storia e alle sue brave protagoniste femminili. Il cast è veramente buono e anche se la sceneggiatura finisce per rivelarsi un po' la solita minestra riscaldata, vedere "Latin Lover" non fa certo né male né danno. Lascia forse un po' di nostalgia, ma del resto parliamo di una storia sul ricordo, collettivo e personale.
Parola chiave: Famiglia.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 ottobre 2014

Film 802 - Walking on Sunshine

Tanta, tanta, tantissima curiosità di vedere questa pellicola che sembrerebbe un sacco carina...!

Film 802: "Walking on Sunshine" (2009) di Max Giwa, Dania Pasquini
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: L'idea sempre geniale, dal trailer la realizzazione sembra perfetta, ergo un risultato ottimale parrebbe l'unico risultato plausibile. D'altronde per "Mamma Mia!" ha funzionato, no?
Evidentemente il film con Meryl Streep - e forse proprio perché con lei... - ha avuto così tanto successo ($609,841,637) per altri motivi, anche se è indubbio che nemmeno quel film sia un capolavoro.
Qui i problemi sono facilmente individuabili: prodotto fotocopia di un originale irraggiungibile, trama banalissima, attori sconosciuti e francamente poco dotati o comunque non adatti a numeri da musical, anche se "casereccio", diciamo. Ma andiamo per ordine.
"Walking on Sunshine" è fotocopia di "Mamma Mia!": entrambi sono musical realizzati sulla base di canzoni preesistenti e già famose assemblate insieme a formare una storia più o meno sensata - in entrambi i casi superficialissima - in cui la protagonista è una donna bionda e innamorata. In questo le canzoni sono le hit anni '80, nell'altro i maggiori successi degli Abba. Ma non finisce qui, perché tutte e due le storie sono ambientate al mare (qui Puglia, nell'altro la Grecia), c'è un rigiro di uomini interscambiati tra amiche, c'è un matrimonio che non si celebrerà, numeri musicali coloratissimi e pieni di comparse giovani e in formissima, scenari che distinguerli tra pugliesi e greci è impossibile e via discorrendo. Anche i poster dei film sono organizzati in maniera molto similare... Insomma, pare chiaro fin da subito che l'intento qui sia di cavalcare la fortunatissima onda della pellicola del 2008, non avendone, però gli strumenti.
Come dicevo, infatti, oltre a mischiare troppi elementi già visti, la trama fa quel che può nel conciliare i numeri musicali cui costringe necessariamente la mission del prodotto e qualche tentativo narrativo di aggancio tra una canzone e l'altra, finendo per banalizzare qualsiasi situazione. Ci può stare finché l'insieme non stona e diverte. Qui, invece, gli elementi del musical sono realizzati in modo goffo, poco naturale e, francamente, cantati maluccio. Se, infatti, da una parte abbiamo una serie di volti praticamente sconosciuti (e non certo perché si è attinto ai migliori di Broadway o West End), dall'altra non si può dire che questi abbiamo una benché minima professionalità riscontrabile nel genere musical.
Quindi, in conclusione, questo "Walking on Sunshine" a parte vendere molto fumo e una plausibilmente ottima idea commerciale che però fallisce nel momento in cui dal trailer si passa alla versione cinematografica, non regala nessuna particolare emozione (ma forse già la presenza tra i protagonisti di Giulio Berruti doveva mettermi in allarme). La fotografia patinata e ipersaturata, i bei paesaggi e le canzoni evergreen riescono solo in parte a rendere accettabile un prodotto insipido tenuto malamente in piedi da un'insieme di esibizioni prive di brio o appeal. Peccato davvero perché prima di cominciare la visione sembrava che questa pellicola avrebbe fatto scintille.
Ps. Debutto cinematografico per la (ex) cantante (da record) Leona Lewis, ormai alla ricerca di ogni occasione per rimanere a galla.
Box Office: $3,248,671
Consigli: L'imbarazzante risultato al box-office la dice lunga sul valore artistico di questo film. Eppure i numeri sulla carta pareva averli: canzoni famosissime + la nostalgia degli 80s, una storia facile facile per tutti e una location pugliese che spazia tra Gallipoli e Nardò. Eppure, nonostante queste buone trovate per valorizzare questo prodotto, il risultato finale è deludente, privo di mordente e troppo "casalingo". Ricorda un po' il genere dilettanti allo sbaraglio.
Non è e non sarà mai "Mamma Mia!", meglio saperlo. Può funzionare se si amano gli anni '80 o il genere musical o se si cerca un filetto superficiale-spegni-neuroni per una serata tranquilla e priva di preoccupazioni. Altrimenti si può tranquillamente passare.
Parola chiave: Amore.

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Bengi

martedì 4 giugno 2013

Film 557 - La scoperta dell'alba

Un po' malaticcio, ieri sera ero alla ricerca di qualcosa da guardare per la mia serata casalinga che non fosse il solito film-disimpegno. E ho scelto, insolitamente, una pellicola italiana...

Film 557: "La scoperta dell'alba" (2012) di Susanna Nicchiarelli
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia:
Pensieri: Dal libro omonimo scritto da Walter Veltroni, la regista-sceneggiatrice-attrice del precedente "Cosmonauta" trae questa pellicola che svolazza tra tematiche fantasy, dramma e denuncia. Terreni insolitamente mischiati per il cinema italiano. E forse in generale.
Trattando di Brigate Rosse, genitori scomparsi, persone giustiziate a colpi di pistola e viaggi nel tempo,"La scoperta dell'alba" si incammina per sentieri sinceramente inaspettati e, per quanto riguarda questo aspetto, è stata una piacevole sorpresa. Peccato, però, che il tutto sia guastato dalla solita tendenza del nostro cinema a rendere il tutto negli unici toni autodefiniti di qualità, ovvero quelli drammatici ed esasperati.
In quest'ottica Margherita Buy non ha rivali, essendo l'unica attrice italiana a recitare in maniera drammatica anche quando sorride, essendosi specializzata in ruoli da isterica single altoborghese con una tendenza al sussurrato o allo sguardo contrito. E non importa che debba ordinare un caffé al bar o staccare la spina ad un malato terminale, la sua recitazione sarà ugualmente sofferta.
Anche in questo caso, quindi, il respiro affannato e lo sguardo carico di speranze infrante finisce per farla da padrone, guastando un'atmosfera che, talvolta, avrebbe potuto regalare momenti meno pesanti. La colpa, per carità, non è solo dell'elemento Buy - per quanto in alcune scene sia evidentemente sottotono -, ma anche di una sceneggiatura che, pur di dare risposte alle non poche domande sollevate durante la visione, finisce per sottovalutare alcuni passaggi, finendo per trattarli in maniera sbrigativa o superficiale. Come si può, per esempio, pensare che due bambine negli anni '70 rispondano senza fare una piega ad una telefonata di loro stesse dal futuro? E com'è possibile che intervenendo sul passato, il personaggio della Buy non influenzi anche il suo presente? Già solo queste due domande, a mio avviso, rendono l'idea dell'incompletezza che intacca alcuni passaggi di questa pellicola.
In ogni caso, non posso dire che l'approccio della Nicchiarelli mi sia piaciuto, e per quanto riguarda la sceneggiatura e per la resa dei personaggi di contorno, macchiette veloci e fugaci, incapaci di donare alla cornice un benché minimo spessore narrativo. Giusto Sergio Rubini riesce nell'intento di risultare un po' incisivo. La colpa non è tanto degli attori, quanto proprio della mancanza di appeal nella sceneggiatura.
Divido, quindi, il mio parere su "La scoperta dell'alba" in due: lo spunto della storia ha decisamente il suo fascino (ma questo è merito del libro di Veltroni), ma, per come viene reso il tutto, si finisce per rovinare il risultato finale uniformandosi al solito prodotto del cinema italiano uguale a sé stesso quando si trattano argomenti drammatici: è incapace di elevarsi a qualcosa di nuovo o originale.
Ps. Bruttissimi costumi.
Pps. Lina Sastri un po' sacrificata in un ruolo a passeggio che sarebbe stato più interessante vederre approfondito.

Consigli: Non un esperimento malvagio, ma purtroppo sempre influenzato dalla nostra tradizionale idea di pellicola drammatica, dove i bisbigli si sprecano, la protagonista è una nevrotica intelligentona un po' solitaria e il tutto finisce per essere sempre troppo simile ad una qualsiasi fiction destinata al grande pubblico televisivo. Per chi ama la Buy è il film perfetto. Per gli altri, nel caso di necessità di svago, sicuramente è meglio direzionarsi su altri lidi.
Parola chiave: Telefono.

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Bengi

mercoledì 16 maggio 2012

Film 407 - Che fine ha fatto Baby Jane?

Per una serata... di pazzia!


Film 407: "Che fine ha fatto Baby Jane?" (1962) di Robert Aldrich
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea
Pensieri: Una storia di psicopatiche che così torbida negli anni 60 proprio non te la aspetti! Due sorelle che non riescono a condividere gli spazi e finiscono per essere l'una la rovina dell'altra tanto da giungere a livelli di pazzia. Detta così sembra esaltante, ma ammetto che non ho apprezzato fino in fondo.
Al di là delle due grandi attrici che tengono la scena (Bette Davis e Joan Crawford, piuttosto rissose sul set, a quanto pare) e che sicuramente riescono a catalizzare lo sguardo dello spettatore ogni secondo della pellicola (134 minuti), una volta terminata la visione si rimane un po' perplessi. Direi che questa sensazione nasce più da un diverso approccio odierno a pellicole di genere psicoticho-claustrofobico e, dunque, uno sguardo più "giovane" subisce sicuramente la lentezza di certi tempi (morti) talvolta pesanti. Risulta incomprensibile anche l'eccessivo buonismo della sorella Blanche/Crawford e, soprattutto, l'improvvisa ingenuità della cameriera Elvira che prima è sempre sull'attenti ad osservare la sorella pazza, poi si fa fregare alla prima bugia che Jane/Davis le racconta.
Personalmente ho trovato più fastidiose queste ultime incongruità piuttosto che una dilatazione temporale di un racconto che poteva certamente essere più efficace con qualche decisa sforbiciata qua e là. Naturalmente all'epoca la suspance si creava in modo differente. Aggiungo che ho trovato spaventoso il trucco, sia perchè rendeva le due attrici mostruose, sia perchè non sempre risulta efficace.
Comunque, chiaramente solo per il fatto che due attrici di questa portata si siano prestate a due ruoli così estremi rende "What Ever Happened to Baby Jane?" un cult assolutamente da vedere almeno una volta nella vita. Però, ammetto, le mie altissime aspettative non sono state in pieno soddisfatte.
Ps. 5 candidature agli Oscar e una statuetta per i Migliori costumi (bianco e nero).
Consigli: Cult e da vedere per le due grandi attrici che vi recitano dato che, tra l'altro, se ne sono fatte di tutti i colori anche nella vita.
Parola chiave: Gelosia.

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Ric

giovedì 3 dicembre 2009

Film 26 - Ti amerò sempre

Uno dei film che avevo messo in attesa (per mancanza di tempo, tematica complessa) è quello che ho deciso di vedere ieri sera.


Film 26: "Ti amerò sempre" (2008) di Philippe Claudel
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Quello che mi è piaciuto di questo film francese (ancora?!) è la protagonista: Kristin Scott Thomas, fantastica attrice inglese versatile e ricca di sfumature, che trasporta nel personaggio di Juliette Fontaine una dignità, una riservatezza, una classe che poche altre sarebbero state in grado di eguagliare. Il film in sé è ben strutturato, considerando poi che è un'opera prima. Si parte dall'uscita dal carcere di Juliette che adesso deve riprendere i rapporti col mondo dopo anni di reclusione. Ritrova la sorella, che nel frattempo si è creata la sua vita (sono passati 15anni) e vive in una famiglia multietnica che accoglie Juliette a braccia aperte. Ma non c'è felicità per lei, all'inizio. C'è solo la tristezza di sapersi sola, di non appartenere più al mondo, di dover ricominciare da zero con una pesantissima eredità alle spalle. Man mano che la storia evolve si scopre che una condanna così lunga era stata la conseguenza di un omicidio, ma fino all'ultimo non se ne sa il motivo. Non spiego tutto, perchè credo che questo film debba essere scoperto. O riscoperto (visto che in pochi in Italia l'hanno visto). Non voglio togliere, a chi ne ha piacere, la possibilità di lasciarsi trasportare da una storia difficilissima raccontata, però, con garbo, mai calcando la mano o sfruttando l'ondata di sentimenti (e assicuro che qui ce ne sono in abbondanza!).
A differenza di altri film francesi che ho visto, questo ha un'impronta più europea, si potrebbe dire 'da esportazione'. La Scott Thomas è attrice affermatissima (nomination all'Oscar per "Il paziente inglese", poi altri film come "Un matrimonio all'inglese", "L'altra donna del re", "La famiglia omicidi", "I love shopping", "Gosford Park", "L'uomo che sussurava ai cavalli", ...) che aiuta a far riconoscere un buon prodotto rispetto alla moltitudine di titoli che ormai settimanalmente il cinema ci propone. La pellicola, infatti, per essere una produzione franco-tedesca è riuscita a racimolare circa 5 milioni di dollari di incasso mondiale che, considerando la complessità di un film come questo, è davvero piuttosto atipico.
Oltre all'attrice protagonista, comunque, devo dire che mi è piaciuta molto Elsa Zylberstein, sorella di Juliette, molto francese (anche qui sempre ballerine ai piedi) e molto brava, mai fuori luogo nell'interpretare le emozioni sicuramente difficili e contrastanti di chi ritrova qualcuno dopo tantissimo tempo, sapendo di dover fare i conti con delle verità scomode che prima o poi verranno a galla.
Insomma, non è per niente un film facile, ma nonostante questo, non passano lentamente i 117 minuti di "Ti amerò per sempre". Anzi, devo dire che sono rimasto sempre più rapito dalla storia, volevo sapere perchè, come poteva essere successo, che cosa aveva scatenato il tutto. Sembra una morbosità da gossip odierno, è vero, ma ero un po' stranito dal fatto che non provassi nessuna antipatia per Juliette, nonostante sapessi cosa aveva fatto. Ovviamente la realtà è sempre relativa, e nel finale si capisce il perchè di un gesto, sicuramente gravissimo, ma pur sempre scaturito da qualcosa di più grande. Un po' me l'ero aspettato un finale del genere, non volevo arrendermi all'idea che la protagonista potesse essere semplicemente un involucro di cattiveria finto e senza alcun sentimento.
Inoltre ho apprezzato tantissimo il bel rapporto che si ricrea tra le due sorelle e la tenerezza della nipotina che adora Juliette e l'aiuta ad aprirsi di nuovo, a ricominciare ad amare. Insomma, la ragazzina è la terapia della zia!
Infine, due note curiose. 1. Non è certo un film sull'arte, ma nelle scene al museo la passione per ciò che si mostra è tale da essere trasmessa allo spettatore. Questo film è riuscito dove una pellicola teoricamente centrata sulla cultura artistica come "Mona Lisa smile" ha fallito miseramente. Ispirante! 2. Il marito di Leà, sorella di Juliette, è ricercatore presso il CNR. Coincidenza divertente (per me)!
Consigli: Non giudicare finchè non si sa tutta la storia.
Parola chiave: "Il dolore" di Émile Friant




Ric