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sabato 30 settembre 2023

Film 2200 - Indiana Jones and the Dial of Destiny

Intro: Il film sulla bocca di tutti... almeno per un po' (e non sempre per le ragioni migliori). Arrivata al quinto capitolo in 42 anni, questa saga sembra non voler mollare il colpo. Che il flop colossale che è stato questo film faccia finalmente capire ai grandi prodotturoi di Hollywood che certe volte bisogna riconoscere quando è tempo di dirsi addio?

Film 2200: "Indiana Jones and the Dial of Destiny" (2023) di James Mangold
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: prima che il film uscisse al cinema se lo sono chiesti tutti: c'era davvero bisogno di un'altra pellicola su Indiana Jones?
Sebbene io continui a pensare che la risposta fosse no, almeno questo quinto - e speriamo ultimo - capitolo è un generale miglioramente rispetto al precedente "Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull", almeno fino all'atto conclusivo del racconto (che è una baggianata fotonica). Le atmosfere sono quelle giuste, il ritmo c'è abbastanza - ma sarebbe servita una sforbiciata generale ai 154 minuti di durata perché oh mio Dio quanto sono lunghe certe scene - e Harrison Ford è imbattibile nei panni di Indy, anche se è innegabile che l'età a questo punto costituisca un problema. Non tanto perché Ford non sia in grado di sostenere le sfide che un ruolo del genere porta con sé, quanto più che altro per una questione di credibilità. Diciamo che all'ennesimo pugno, sparatoria, corsa in tuk-tuk e compagnia bella si fa fatica ad accettare che il nostro protagonista ormai 80enne gestisca il tutto con la stessa aplomb di un giovannotto. E mi sta benissimo che si tratti di un film e che, ovviamente, un personaggio iconico come Indiana Jones non potesse essere rappresentato diversamente rispetto a quanto fatto precedentemente, però ecco, diciamo che a questo punto una certa "fatica" del personaggio si comincia a far sentire. E, forse, non solo a questo punto.
Detto ciò, ho trovato questo "Indiana Jones 5" sufficientemente divertente e di intrattenimento, con qualche battutina simpatica e certi buoni momenti che sono riusciti a ricatturare l'atmosfera della trilogia originale. Inoltre ho gradito la presenza di Phoebe Waller-Bridge, anche se ritengo che a questo punto dovrebbe tentare di lanciarsi meno in franchise già avviati - "Star Wars", "James Bond" - e a tornare a concentrarsi su progetti più personali, così da avere maggiori occasioni di brillare senza necessariamente dover aderire ad un'aspettativa del pubblico, sia a livello di personaggi che di storie.
Un paio di cose - oltre all'estrema ed innecessaria lunghezza di questa pellicola - non ho gradito: il detective della CIA interpretato da Shaunette Renée Wilson, un personaggio che ho trovato odioso ed estremamente mal sviluppato, e il finale, che a mio avviso rovina tutto il buon lavoro fatto con il resto della storia: ma c'era veramente bisogno di tirare in ballo i viaggi nel tempo? E se sì (che è legittimo), non ci si sarebbe potuti fermare prima dell'effettivo sbarco ai tempi dell'assedio di Siracusa nel 212 a.C.?! Sarà che gli effetti speciali per me non hanno funzionato e che il contrasto tra i toni estremamente scuri che caratterizzano tutto il resto della pellicola fanno davvero a pugni con quelli estremamente vivaci e colorati della parte indietro nel tempo, di fatto per me questo finale "larger than life" nemmeno stessimo parlando di un film Marvel davvero ha lasciato l'amaro in bocca (e dopo gli alieni del quarto capitolo non pensavo si potesse fare di peggio).
Comunque, in generale, ho trovato "Indiana Jones and the Dial of Destiny" un prodotto accettabile in grado di garantire una buona dose di intrattenimento, anche se davvero non c'era bisogno di riportare Indy sul grande schermo per un'ultima avventura prepensionamento.
Film 1265 - I predatori dell'arca perduta
Film 1271 - Indiana Jones e il tempio maledetto
Film 1281 - Indiana Jones e l'ultima crociata
Film 1288 - Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo
Film 2200 - Indiana Jones and the Dial of Destiny
Cast: Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge, Antonio Banderas, John Rhys-Davies, Toby Jones, Boyd Holbrook, Ethann Isidore, Karen Allen, Shaunette Renée Wilson, Thomas Kretschmann, Mads Mikkelsen.
Box Office: $383.1 milioni
Vale o non vale: Non certo il migliore del franchise, ma a mio avviso nemmeno il peggiore. Ribadisco che non credo ci fosse bisogno di un ulteriore capitolo di questa saga, però tutto sommato il film funziona abbastanza bene per risultare piacevole. In poche parole, si lascia guardare.
Un Ps. che non c'entra niente con il film per sé: Harrison Ford ha 81 anni ed è più in forma di me.
Premi: Presentato fuori concorso al 76esimo Festival del cinema di Cannes.
Parola chiave: Archimede.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 17 giugno 2019

Film 1615 - The Butterfly Effect

Intro: Scelto da cuggi.
Film 1615: "The Butterfly Effect" (2004) di Eric Bress, J. Mackye Gruber
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: credo di aver visto questa pellicola la prima volta al cinema e ricordo non rimasi particolarmente impressionato. Però, va detto, non avevo memoria di cosa parlasse effettivamente il film; rivisto a 14 anni dalla sua uscita, "The Butterfly Effect" non è nulla di che, di nuovo. La storia potrebbe anche essere intrigante - un ragazzo che non riesce a ricordare tutto il suo passato ha il potere di viaggiare indietro nel tempo grazie al suo cervello così da cercare di correggere quegli eventi che si sono rivelati disastrosi -, il punto è che la realizzazione in generale è sciatta e troppo mirata ad un pubblico teenager senza troppe pretese. Per essere un prodotto del 2004, "The Butterfly Effect" ricorda tantissimo pellicole anni '90 come "So cosa hai fatto" o "Urban Legend" e non si può dire che la cosa sia un complimento. C'è anche da mettere in conto che scegliere come protagonisti principali Ashton Kutcher ed Amy Smart non fa esattamente pensare ad una particolare ricerca artistica per il prodotto finale, per cui in generale penso si possa dire che da questo titolo non ci si possa aspettare più di quanto non possa oggettivamente offrire.
Cast: Ashton Kutcher, Melora Walters, Amy Smart, Elden Henson, William Lee Scott, Eric Stoltz, Cameron Bright, Ethan Suplee, Logan Lerman, John Patrick Amedori.
Box Office: $96.1 milioni
Vale o non vale: Ci sarebbero anche risvolti interessanti, senza contare che la sceneggiatura tocca anche qualche tema importante e meno banale di quanto ci si potrebbe aspettare. Detto ciò, "The Butterfly Effect" rimane comunque una pellicola insufficiente dal punto di vista del risultato finale. Si può vedere, per carità, ma non aspettatevi scintille.
Premi: /
Parola chiave: Vuoti di memoria.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 5 agosto 2015

Film 968 - Predestination

Scelta di Luigi, ma trailer visto e rivisto al cinema mi aveva già interessato...

Film 968: "Predestination" (2014) di The Spierig Brothers (Michael Spierig, Peter Spierig)
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Uno sci-fi intrigante e intricato, questo "Predestination" è inusuale per molteplici ragioni.
Innanzitutto a parte Ethan Hawke il cast è praticamente sconosciuto, quindi parliamo di un prodotto commerciale che si basa su un unico attore il cui appeal (commerciale) non è esattamente al suo top di carriera. Poi la storia è alquanto complessa dato che niente è come sembra. Parliamo di un racconto di fantascienza in cui paradossi temporali e viaggi nel tempo vanno a braccetto con autoriproduzione e cambio di sesso. Sì, lo so, sto spoilerando, ma non è possibile sorvolare sulla questione, che è davvero centrale nonché chiave di tutto.
Infine, manca una vera conclusione. Differentemente da quanto le premesse della avrebbero fatto pensare, non ci sarà alcun cambiamento di rotta, nessun punto di rottura. Il tutto viene raccontato, le cose che devono compiersi si compiono... e basta. Mi sarei aspettato un capovolgimento degli eventi, un elemento che sarebbe andato a guastare la situazione e, invece, niente. Il che - lo ammetto - sul momento mi ha fatto davvero innervosire.
Tutto sommato ora che ho la mente lucida e i giorni sono ampiamente passati, posso dire di aver trovato stimolante questa pellicola. Meno scontata di quanto la fantascienza abbia prodotto di recente, stranamente non interessata a parlare di intelligenza artificiale - il che ci ricorda che fantasy non è per forza robot & co. -, ricca di sottotrame e una contestualizzazione storica molto piacevole da seguire (per quanto i costumi siano assurdi), la storia direta dai fratelli Spierig è un ottimo esempio di cinema fantasy. Bisogna solo tenere presente che si deve rimanere concentrati per seguire bene i complessi sviluppi della trama, tra paroloni scientifici e stralci di biografie che andranno a comporre un puzzle complicatissimo da raccontare, ma che alla fine funziona. Come questo film.
Box Office: $4.1 milioni
Consigli: Tratto dal racconto breve "All You Zombies" di Robert A. Heinlein, questo film è maledettamente intricato, ma di quelli che alla fine della visione ti lasciano soddisfatto e contento di aver scelto di vederlo (il che non è poco). Una volta deciso che il compromesso dell'attenzione totale è sopportabile, ci si immerge in un'atmosfera surreale, volando avanti ed indietro nel tempo, seguendo il filo della storia di una vita straordinaria alla ricerca del misterioso terrorista Fizzle Bomber. Nel mezzo una miriade di accadimenti, una verità francamente inaspettata e a tratti inquietante e un risultato finale che vale la pena di essere visto. Ethan Hawke, che in questo genere di titoli ci sguazza (vedi "Gattaca"), qui è più stropicciato che mai. Una nota di merito a Sarah Snook che interpreta moleplici ruoli e riesce ad essere credibile in tutti.
Parola chiave: Intersessualità.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 26 novembre 2014

Film 823 - Free Birds - Tacchini in fuga

Sinceramente una pellicola di cui non ricordavo per nulla l'esistenza, eppure uscita a malapena un anno fa.

Film 823: "Free Birds - Tacchini in fuga" (2013) di Jimmy Hayward
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Simpatico cartoon dalla parte degli animali, "Free Birds" nello specifico prende a cuore le sventure culinarie dei tacchini nella ricorrenza del Thanksgiving americano che li vede grandi protagonisti del menù. Salvare la propria razza dal massacro a tavola comporterà un viaggio nel tempo - sì, avete letto bene - per risalire alle origini di questa tradizione. Si tornerà, quindi, a tre giorni prima che avvenga il primo Thankgsgiving in assoluto nel 1621.
Come si capisce già da questi pochi elementi la trama è piuttosto inusuale, soprattutto perché combina strani elementi insieme, ma a ben vedere recentemente abbiamo assistito alla storia di un cane super intelligente che adotta un bambino e assieme viaggiano nel tempo. A differenza di "Mr. Peabody e Sherman", però, "Tacchini in fuga" è più divertente. La saccenza costante del cane rende difficile simpatizzare per il protagonista che, invece, qui è abbastanza stupido e divertente, per cui si segue con pacata tranquillità le improbabili avventure temporali dei tacchini in cerca di riscatto.
Anche se la sensazione generale è sempre che ci sia tutto, eppure manchi qualcosa, la storia riesce comunque ad intrattenere lo spettatore, strappando qualche sorriso e riuscendo a giocarsi abbastanza benei 91 minuti di pellicola che gli competono. L'unica cosa che forse poteva essere un po' più moderata è il livello di idiozia dei personaggi, qui settati su valori molto alti che, se a volte funzionano, altre volte risultano un po' superflui (come per esempio la bambina narcolettica: la prima volta è divertente, alla terza quasi più). I doppiatori americani sono Woody Harrelson, Owen Wilson e Amy Poehler.
Box Office: $110,387,072
Consigli: Storiella sciocchina ma piacevole con anche una certa dose di fantasia che non guasta. Un film per tutta la famiglia su una tradizione tutta americana che ha i tacchini come protagonisti. Il Presidente americano è solito graziarne uno all'anno; l'altro, però, se lo mangia.
Parola chiave: Pizza.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 31 ottobre 2014

Film 806 - Mr. Peabody e Sherman

Un po' curioso di vederlo l'ho recuperato e... imposto a Luigi!

Film 806: "Mr. Peabody e Sherman" (2014) di Rob Minkoff
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: La cosa strana di questo film è che né Mr. Peabody né Sherman sono particolarmente simpatici, eppure tutto sommato la storia è divertente. Meno di quanto mi aspettassi, ma ha qualche buon momento.
Sicuramente un pregio sta nel fatto di spaziare tra epoche e civiltà differenti nel passato, andando a pescare territori esotici o passaggi storici fondamentali (dagli egizi alla Rivoluzione Francese passando per Leonardo da Vinci). Insomma, davvero un ampio respiro per un cartoon d'animazione che rispolvera una vecchia serie televisiva anni '60.
Dall'altra parte, invece, credo che il troppo tirato in ballo dalla storia abbia leggermente sfavorito questo titolo. Troppi cenni storici sia banali che colti, troppe a volte incomprensibili spiegazioni scientifiche per i viaggi nel tempo e - anche se apprezzabili - troppa importanza alla questione cane che adotta bambino. Non perché non sia importante (se ampliando un attimo la visione, la applicassimo per esempio ai gay che adottano figli) ma perché aumenta ulteriormente il carico di informazioni che la storia solleva, tutti elementi che il target di questa pellicola, ovvero i bambini, alla lunga potrebbero faticare a sopportare. Ecco, per sintetizzare direi che la trama è davvero troppo articolata e forse un pelino mal organizzata nel complesso, fatto che si avverte man mano che procede la visione del film. Ed è maggiormente strano se si pensa che la pellicola dura solo 92 minuti!
Insomma, direi che tutto sommato "Mr. Peabody & Sherman" sia un titolo carino, certamente adatto a tutti, anche se tutto sommato non fa centro. Si vede volentieri, si sorride e ci si gode qualche buon momento per tutta la famiglia, ma nulla di più.
Box Office: $272.9 milioni
Consigli: Apprezzabile poiché capace di portare al cinema molti elementi di storia antica e combinarli in modo simpatico e giocosamente istruttivo, oltre al fatto che suggerisce un messaggio di tolleranza per le diversità altrui. E' un film per tutti, ma non un capolavoro né un (ormai) classico prodotto Disney-Pixar. La differenza si sente e si vede, il che non è né male né bene, solo un elemento da tenere presente prima della visione. I bambini sicuramente apprezzeranno questo coloratissimo e certamente spassoso viaggio di "Mr. Peabody e Sherman"; anche gli adulti, ma forse con meno entusiasmo.
Parola chiave: Tornindietro.

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Bengi

domenica 13 luglio 2014

Film 740 - Edge of Tomorrow - Senza domani

Ero rimasto incuriosito da questa pellicola, ma se non ero riuscito ad andarla a vedere al cinema. Naturalmente ho recuperato!

Film 740: "Edge of Tomorrow - Senza domani" (2014) di Doug Liman
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Preparato, com'ero, a vedere un brutto, brutto film, non mi aspettavo davvero nulla di buono da questo nuovo titolo in compagnia di Tom Cruise e, invece, alla fine me lo sono piacevolmente goduto. Non è male e, innegabile, Cruise ha ritrovato in parte il suo carisma di un tempo (per quanto mi riguarda già da "Oblivion" in poi).
La pellicola, che in quanto a salti temporali ricorda moltissimo "Source Code", è potentissima per quanto riguarda gli effetti speciali e tutto ciò che riguarda la costruzione di un mondo fantasy plausibile e anche affascinante. Le sequenze di guerra non hanno nulla da invidiare a quello spaventoso scenario che delinea "Salvate il soldato Ryan" e riescono, nel grande caos che la battaglia necessariamente è, a rimanere chiare e comprensibili, oltre che accattivanti. Cruise gioca bene le sue carte e il percorso di formazione a cui è forzatamente sottoposto è ben reso sullo schermo dall'attore, davvero perfetto per questa parte. Era da un bel po' che non lo vedevo così in forma.
Di Emily Blunt rimango sempre un fan, nonostante sia un po' che non la trovo in una pellicola di cui rimango davvero soddisfatto. Qui fa bene il suo dovere e, nella scena in cui inarca la schiena per rialzarsi che nemmeno in un film hard, fa anche la sua discreta figura. Il suo personaggio qui è duro e 'cazzuto' e, inaspettatamente, lei è nel ruolo, credibile e giusta per la parte.
Attori a parte, comunque, il vero fascino di questa pellicola rimane la sua storia, tra alieni, viaggi nel tempo e, inevitabilmente, l'aspetto legato alla morte come trucchetto per far ricominciare un giorno daccapo. L'idea è interessante e, finale un po' così così a parte, funziona abbastanza bene per tutto il tempo del film, riuscendo nella non facile impresa - in cui non riusciva "Source Code" - di non risultare ripetitivamente noioso. Sarà che tutti quei bombardamenti tengono ben svegli...
Insomma, alla fine "Edge of Tomorrow" è stata una buona scelta e mi ha lasciato più soddisfatto di quanto avrei pensato.
Box Office: $341,825,000
Consigli: Un po' sci-fi, un po' action, un po' guerra, questo film è perfetto per un pomeriggio relax al sapore di effetti speciali, un nemico alieno da sconfiggere è un sempiterno Tom Cruise che, ancora una volta, colpisce nel segno, piaccia o non piaccia. Il risultato finale è carino, l'espediente narrativo intrigante e, in definitiva, "Edge of Tomorrow" godibile.
Parola chiave: Louvre.

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Bengi

mercoledì 25 dicembre 2013

Film 639 - Questione di tempo

La tagline del film dice qualcosa tipo: Dallo sceneggiatore di "Quattro matrimoni e un funerale", "Notting Hill" e "Love Actually - L'amore davvero". Sarà di buon auspicio?

Film 639: "Questione di tempo" (2013) di Richard Curtis
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Nessun dubbio già a pochi minuti dall'inizio: "Questione di tempo" è la pellicola romantica di fine anno. Non c'è altro da dire.
Zuccherosa, piacevole, divertente, scanzonata, delicata, triste quanto basta, giovane, fresca, fantasy e temporalmente instabile con un riguardo speciale per un indie style che prende fin da principio a pugni gli occhi dello spettatore (i look di Mary sono terrificanti). Insomma un mix di elementi felici e irresistibili, una scorrevolezza della trama che raramente si trova e una coppia di protagonisti bomba dall'alchimia facile e il sorriso contagioso.
Nonostante le incomprensioni temporali sul momento e i ripensamenti sulle incongruenze poi, devo dire che alla fine della fiera il fatto che effettivamente la trama spesso finisca per autosabotarsi rimangiando ciò che era stato detto prima riguardo ai viaggi nel tempo, questo non è poi troppo un problema. La storia è bella comunque a prescindere dalle falle sulle questioni scientifiche e funziona non tanto perché l'idea di base è intrigante (oddio, anche), ma perché l'insieme funziona. "About Time", infatti, vive dei suoi personaggi così ben caratterizzati, del profondo amore tra padre e figlio e tra quest'ultimo e la moglie, colpo di fulmine al buio da riconquistare un po' alla "50 volte il primo bacio", delle milioni di opzioni possibili che la pellicola esplora grazie al passepartout del ritorno al passato.
Passato che, insieme all'amore, è tema centrale di tutta la storia. Un po' culto dei ricordi, un po' abbraccio del destino, lo spettatore cresce assieme al protagonista Tim e, con lui, passa dall'ebbrezza di poter rivivere tutte le cose più belle della sua vita imparando ad ambientarcisi per davvero, a capire che ogni istante è più prezioso quando lo si vive una volta sola, appieno. E che, inevitabilmente, bisogna imparare a lasciare andare.
Bello, bello e delicato, a tratti commovente e a tratti un po' assurdo, ma nel complesso proprio una piacevole sorpresa come qualche tempo fa è stato "Noi siamo infinito". Piace soprattutto perché pare rappresentare la storia di una famiglia semplice, strana, ma molto unita anche senza bisogno di ricordarselo sempre e per forza ad alta voce. Piace perché ogni tanto credere nell'amore serio e forte è bello. E perché persone normali, dall'aspetto comune, posso essere altrettanto protagoniste di storie interessanti anche senza dover per forza avere il volto patinato di una star (che, di fatto, Rachel McAdams è).
Non è certo un capolavoro e finirà inesorabilmente per essere relegato al genere 'romance' per signore, ma posso assicurare che dare una chance a questo film vale la pena. Non amo troppo lo sdoganamento sentimentale e l'attaccamento famigliare, ma qui non mi è mai sembrato davvero pesante o stucchevole. C'è dove ci sta e funziona soprattutto grazie ad un cast capace di interpretare benissimo i personaggi della storia: Bill Nighy è un'ottima spalla e un rassicurante papà, la McAdams un'adorabile compagna e Domhnall Gleeson, la vera sorpresa del film, rivelazione assoluta, è capace di trasformarsi silenziosamente da ragazzino impacciato e spettinato a marito e padre adorabile.
Insomma, "Questione di tempo" funziona e conquista. Basta lasciarsi trasportare.
Ps. Ad oggi il film ha incassato $74,995,553 in tutto il mondo.
Consigli: Strano mix di generi, questa pellicola avvicina la commedia romantica classica ai viaggi nel tempo con partenza dagli armadi. Curioso, mai volgare, divertente e dalla realizzazione simil-indipendente, è in realtà un buon prodotto commerciale che, una volta tanto, esalta la semplicità e la tranquillità. Si cerca l'amore, l'amicizia e gli affetti nella famiglia. Una buona lezione genitoriale, qualche lacuna temporale e di stile, ma un risultato a sorpresa molto bello. Ci si lascia volentieri coinvolgere e il tempo passa che è una meraviglia.
Parola chiave: Viaggi indietro nel tempo.

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Bengi

sabato 9 novembre 2013

Film 610 - Un tuffo nel passato

Non sapevo nemmeno che in Italia fosse uscito, anche se quando uscì in America questa pellicola mi aveva incuriosito.

Film 610: "Un tuffo nel passato" (2010) di Steve Pink
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Quando uscì, il titolo inglese "Hot Tub Time Machine" mi aveva incuriosito, anche se la presenza del sempre-lesso John Cusack aveva un po' scemato il mio entusiasmo. Anche il trailer, comunque, non sembrava male.
Sono passati 3 anni dall'uscita nelle sale americane di questo film e, per puro caso, mi ci sono nuovamente imbattuto: questa volta, non me lo sono lasciato sfuggire. Sia perché pareva essere la classica commedia demenziale americana, sia perché l'idea del ritorno nel passato - in particolare negli anni '80! - mi è subito piaciuta.
In effetti "Un tuffo nel passato" è un meraviglioso passatempo comico a tratti demenziale che funziona bene e diverte spassosamente lo spettatore senza troppi peli sullo stomaco. I 4 protagonisti (Cusack, Rob Corddry, Craig Robinson e Clark Duke) rendono giustizia ad una storia carica di volgarità e situazioni comiche certamente spinte in quella direzione, ma se si sta al gioco si passano un paio d'ore spensierate al retrogusto nostalgico per lacca e spalline. Nel ricreare ambiente, look e must di 30anni fa, infatti, questo film è perfetto e sottolinea in maniera divertita l'abisso che c'è tra i nostri giorni e quei tempi dove cellulari, wi-fi e le grandi tecnologie di massa non erano ancora il quotidiano di quasi tutti noi. In parallelo all'accostamento temporale corre quello delle vite dei protagonisti - in particolare dei 3 adulti - che, dopo aver tentato un approccio emulativo delle situazioni che li avevano portati ad essere quelli che sono diventati, scelgono poi di usare a loro vantaggio le nuove prospettive che il viaggio indietro nel tempo ha loro regalato, finendo per godere di quegli aspetti che avevano rimpianto nel loro primo percorso passato.
Senza nessuna pretesa oltre quella di intrattenere e, se vogliamo, omaggiare un recente periodo storico ultimamente tornato di gran moda (si pensi solo, per esempio, alla serie tv "The Carrie Diaries" ambientata nel passato adolescenziale della famosa Carrie Bradshaw di "Sex and the City"), questa pellicola compie egregiamente il suo dovere commerciale finendo per divertire chi guarda con qualche trovata comica riuscita, l'atmosfera giusta e una serie di personaggi surreali e sb(r)occati che il cast impersona in maniera funzionale (in particolare le due ragazze 'pazze' Lyndsy Fonseca e Collette Wolfe).
Ps. Incasso mondiale di $61,336,869 che, pare, aver convinto la produzione verso un sequel "Hot Tub Time Machine 2" iniziato a girare nell'estate di quest'anno, ma senza Cusack.
Consigli: Direi che è perfetto per un serata in compagnia. E' divertente, sbroccato e assolutamente utile a spegnere per un po' il cervello. Gli anni '80 fanno il resto.
Parola chiave: Chernobly.

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Bengi

martedì 4 giugno 2013

Film 557 - La scoperta dell'alba

Un po' malaticcio, ieri sera ero alla ricerca di qualcosa da guardare per la mia serata casalinga che non fosse il solito film-disimpegno. E ho scelto, insolitamente, una pellicola italiana...

Film 557: "La scoperta dell'alba" (2012) di Susanna Nicchiarelli
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia:
Pensieri: Dal libro omonimo scritto da Walter Veltroni, la regista-sceneggiatrice-attrice del precedente "Cosmonauta" trae questa pellicola che svolazza tra tematiche fantasy, dramma e denuncia. Terreni insolitamente mischiati per il cinema italiano. E forse in generale.
Trattando di Brigate Rosse, genitori scomparsi, persone giustiziate a colpi di pistola e viaggi nel tempo,"La scoperta dell'alba" si incammina per sentieri sinceramente inaspettati e, per quanto riguarda questo aspetto, è stata una piacevole sorpresa. Peccato, però, che il tutto sia guastato dalla solita tendenza del nostro cinema a rendere il tutto negli unici toni autodefiniti di qualità, ovvero quelli drammatici ed esasperati.
In quest'ottica Margherita Buy non ha rivali, essendo l'unica attrice italiana a recitare in maniera drammatica anche quando sorride, essendosi specializzata in ruoli da isterica single altoborghese con una tendenza al sussurrato o allo sguardo contrito. E non importa che debba ordinare un caffé al bar o staccare la spina ad un malato terminale, la sua recitazione sarà ugualmente sofferta.
Anche in questo caso, quindi, il respiro affannato e lo sguardo carico di speranze infrante finisce per farla da padrone, guastando un'atmosfera che, talvolta, avrebbe potuto regalare momenti meno pesanti. La colpa, per carità, non è solo dell'elemento Buy - per quanto in alcune scene sia evidentemente sottotono -, ma anche di una sceneggiatura che, pur di dare risposte alle non poche domande sollevate durante la visione, finisce per sottovalutare alcuni passaggi, finendo per trattarli in maniera sbrigativa o superficiale. Come si può, per esempio, pensare che due bambine negli anni '70 rispondano senza fare una piega ad una telefonata di loro stesse dal futuro? E com'è possibile che intervenendo sul passato, il personaggio della Buy non influenzi anche il suo presente? Già solo queste due domande, a mio avviso, rendono l'idea dell'incompletezza che intacca alcuni passaggi di questa pellicola.
In ogni caso, non posso dire che l'approccio della Nicchiarelli mi sia piaciuto, e per quanto riguarda la sceneggiatura e per la resa dei personaggi di contorno, macchiette veloci e fugaci, incapaci di donare alla cornice un benché minimo spessore narrativo. Giusto Sergio Rubini riesce nell'intento di risultare un po' incisivo. La colpa non è tanto degli attori, quanto proprio della mancanza di appeal nella sceneggiatura.
Divido, quindi, il mio parere su "La scoperta dell'alba" in due: lo spunto della storia ha decisamente il suo fascino (ma questo è merito del libro di Veltroni), ma, per come viene reso il tutto, si finisce per rovinare il risultato finale uniformandosi al solito prodotto del cinema italiano uguale a sé stesso quando si trattano argomenti drammatici: è incapace di elevarsi a qualcosa di nuovo o originale.
Ps. Bruttissimi costumi.
Pps. Lina Sastri un po' sacrificata in un ruolo a passeggio che sarebbe stato più interessante vederre approfondito.

Consigli: Non un esperimento malvagio, ma purtroppo sempre influenzato dalla nostra tradizionale idea di pellicola drammatica, dove i bisbigli si sprecano, la protagonista è una nevrotica intelligentona un po' solitaria e il tutto finisce per essere sempre troppo simile ad una qualsiasi fiction destinata al grande pubblico televisivo. Per chi ama la Buy è il film perfetto. Per gli altri, nel caso di necessità di svago, sicuramente è meglio direzionarsi su altri lidi.
Parola chiave: Telefono.

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Bengi

domenica 17 febbraio 2013

Film 508 - Looper

Questa in effetti non c'entra con gli Oscar, ma ormai procedo in ordine temporale. Recupererò le due pellicole lasciate indietro appena possibile!
Questa, invece, è stata una scelta di Leandro...


Film 508: "Looper" (2012) di Rian Johnson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Leoo
Pensieri: Diciamocelo serenamente: questo "Looper" è una cagata pazzesca.
Poi, a dire il vero, leggo ovunque che è un capolavoro, quindi mi dissocio educatamente dai pensieri altrui perchè in effetti ho trovato questo film vicino a "Matrix" come Jennifer Lopez è vicina all'anoressia.
Premessa fatta, al di là dell'idea interessante che potrebbe stare dietro alla trama del Sig. Rian Johnson - assassini a pagamento del passato che uccidono gente del futuro fino a quando non mettono fine alla loro "carriera" uccidendo il loro sé del futuro) - non mi è sembrato che poi si riesca a mantenere le aspettative. Considerato che bisogna prendere per buono ciò che ci viene raccontato all'inizio dal protagonista Joe del presente (Joseph Gordon-Levitt), ovvero che nel futuro è possibile viaggiare nel tempo (perchè? Come? Non si sa), si devono prendere per buone una serie di (quelle che per noi sono) novità e tentare di tenerle a mente come dogmi per avere accesso ai vari futuri contenuti della storia. Storia che, tutto sommato, parla di tante cose, ma alla fine non racconta nulla. L'inquietantissimo bambino Cid (Pierce Gagnon), a parte avere un'espressività del demonio, non è un personaggio interessante. Si capisce che è dotato di poteri paranormali, sì, ma poi? La scena finale è effettivamente molto 'matrix', ma in fin dei conti non accade nulla che non sia un gigantesco sollevo tutti in aria.
Il Joe del futuro (Bruce Willis) è determinato a sopravvivere per amore della sua donna, ma anche lui non convince. Sarà che in scena c'è anche il Joe del presente che nel frattempo si innamora di un'altra donna (Emily Blunt) che è - guarda caso - la madre dell'inquietantissimo Cid che è a sua volta - guarda caso - colui che nel futuro diventerà la minaccia dei 'looper' (ovvero i mercenari assassini del passato di cui sopra) nonché malvagio assoluto. Insomma, diciamocelo, niente di nuovo sotto il sole.
Ripeto, in effetti l'idea di base è anche intrigante, ma alla fine dove si va a parare non è nulla che non si sia già visto mille altre volte, toccando topic scontati tra l'altro nemmeno rielaborati in maniera originale. Sinceramente, quindi, non mi sento di condividere le grida estatiche che vogliono "Looper" quale capolavoro della cinematografia sci-fy contemporanea.
Aggiungo, come nota finale, che trovo idiota ingaggiare Joseph Gordon-Levitt e poi cambiargli completamente la faccia per farlo assomigliare a Bruce Willis con un make up da fiera di paese. Particolare che, personalmente, mi ha infastidito per tutta la durata del film.
Consigli: Premesso che la critica lo ha presentato come prodotto di grande qualità, nonche come il "Matrix" del nuovo millennio (e gli incassi hanno funzionato: $166,521,158), a mio avviso questo "Looper" si può evitare con serenità. Emily Blunt è monoespressiva, Joseph Gordon-Levitt ha talmente tanta roba in faccia che non può recitare e Bruce Willis è in modalità "Die Hard" dagli anni '80. Insomma, c'è di meglio in giro.
Parola chiave: Telecinesi.

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