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venerdì 11 ottobre 2024

Film 2311 - Ecce bombo

Intro: Non mi capita spesso di andare al cinema in Italia, men che meno di andare a vedere un vecchio film in un cinema da poco restaurato. Così, quando la mia amica Alessandra mi ha proposto di andare a vedere una vecchia pellicola di Nanni Moretti al Modernissimo di Bologna, ho accettato al volo.

Film 2310: "Ecce bombo" (1978) di Nanni Moretti
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Alessandra, Pippo
In sintesi: forse quello che mi è piaciuto di più di questa esperienza cinematografica è stata la cornice architettonica del Modernissimo, restaurato ad opera d'arte. Per chiunque ne abbia l'opportunità, un'occasione da non perdere.
Per il resto, devo ammettere che "Ecce bombo" non sia un prodotto che faccia per me: trama difficile da seguire - ne ho dovuto leggere il riassunto su Wikipedia per capire meglio le sfumature di certe parti che non avevo capito - e una particolare modalità recitativa monotono, insieme a un montaggio asettico, hanno reso la visione difficile e a tratti soporifera (non è stato saggio andare a fare aperitivo prima della visione, tra l'altro cominciata alle 10 di sera passate).
Insomma, nonostante tutte le mie buone intenzioni, per me "Ecce bombo" è un no.
Cast: Nanni Moretti, Fabio Traversa, Luisa Rossi, Glauco Mauri, Lina Sastri, Piero Galletti, Susanna Javicoli.
Box Office: /
Vale o non vale: I fan di Moretti della prima ora apprezzeranno. Per lo spettatore medio o chi non sia abituato con questo tipo di pellicole, una visione confusa e difficile da seguire.
Premi: In concorso a Cannes 1978.
Parola chiave: Autocoscienza.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 6 agosto 2024

Film 2303 - Deadpool & Wolverine

Intro: E' il titolo del momento e davvero non potevo perdermelo.

Film 2303: "Deadpool & Wolverine" (2024) di Shawn Levy
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: per carità, Deadpool come personaggio mi piace, Ryan Reynolds lo interpreta perfettamente e i due precedenti titoli del franchise mi sono anche piaciuti, ma non ho mai davvero sentito il bisogno di rivederli. Da questo punto di vista non credo si possa dire che sono un fan, ma sicuramente gradisco il prodotto. Credo che la vera attrattiva per me fosse il ritorno sul grande schermo di Hugh Jackman nei panni di Wolverine per capire come sarebbero riusciti a resuscitare il personaggio. E' presto detto: agganciandolo a tutto il resto del baraccone Marvel.
Mi spiego meglio. C'è stato un momento in cui, per seguire gli appuntamenti cinematografici della Marvel, era necessario essere al pari anche con le serie tv del franchise. Poco male finché eventi isolati, già più complesso quando l'universo di questi supereroi si è espanso in maniera tale che fosse praticamente impossibile seguirne le varie uscite. In quest'ottica si colloca "Deadpool & Wolverine", che esiste sul presupposto del multiverso (tanto caro alla Marvel) e la premessa narrativa di "Loki" e il suo centro di controllo del tempo (o qualunque cosa sia). E già questo aspetto mi ha fatto un po' incazzare.
Il bello dei primi 2 titoli di questa saga è che sono disconnessi dal resto del vortice Marvel, un mondo proprio. Qui, invece, visto il successo del personaggio e con la Disney che non vede l'ora di mungere il franchise degli X-Men, la storia improvvisamente (almeno per me che ho smesso di seguire le serie tv) viene ricollocata all'interno di quel momndo di infiniti universi spazio-temporali. Questo, ovviamente, l'escamotage per riportare in vita Wolverine.
Con questa trovata narrativa applicata a Deadpool e con la creazione del "Void" dove vengono scaricati i vari personaggi impopolari, ecco che ci ritroviamo in una posizione molto simile a quella già vista con il terzo Spider-man, "No Way Home": il "fan service" di riportare a galla personaggi di titoli precedenti, nonché rettificarne la storia così da chiuderne il cerchio narrativo in un modo che sia più positivo rispetto ai risultati delle rispettive pellicole uscite in passato. Per quanto abbia onestamente (sul serio!) gradito ritrovare Elektra (Jennifer Garner), Blade (Wesley Snipes) e Johnny Storm (Chris Evans), oltre che scoprire l'esistenza del progetto Gambit (Channing Tatum), questo modo di voler a tutti i costi cucire certi elementi all'interno del discorso "Deadpool & Wolverine" mi ha un po' infastidito, non fosse anche solo perché questa mossa è già stata messo a segno con "Spider-man: No Way Home" in maniera tanto riuscita che qualsiasi altro tentativo di riproporre lo stesso "trucchetto" risulta inevitabilmente un più forzato.
Inoltre, alla lunga ho trovato alquanto fastidiosa la costante autoconsapevolezza della trama. Se parlare direttamente al pubblico guardando in camera, fare riferimento ad elementi della cultura popolare e non che prescindano dalla storia raccontata è stato fin da subito l'elemento più innovativo legato a questo franchise, alla terza uscita nelle sale mi pare che la situazione sia leggermente sfuggita di mano, tanto da sacrificare l'effettiva trama del film in nome di questo elemento tanto caratteristico quanto limitante in termini di progressione e caratterizzazione dei personaggi. Di fatto trovo difficile rispondere a questa semplice domanda: chi è Deadpool? La prima parola che mi viene in mente è giullare.
Per carità, non c'è niente di male a costruire il personaggio in modo tale da sbilanciarsi di più verso l'elemento comico e anche sbroccato, ma questo costante occhiolino al pubblico non ha fatto altro che distrarmi da a) Deadpool personaggio e b) il focus di tutta la storia.
Infatti, l'ultimo elemento con cui ho avuto problematiche è proprio la trama. Ci sono troppe interruzioni, all'inizio succede poco e niente e bisogna aspettare fino ad oltre metà del film perché le cose si mettano davvero in moto (anche emotivamente, a mio avviso).
In tutto questo, poi, viene gettato nella mischia anche Wolverine senza che l'arco di questo personaggio vada davvero verso nulla di nuovo. (Ma siamo contenti di vederlo!)
Poi, lo ammetto, ho anche gradito il film in generale, è spesso abbastanza divertente e presenta momenti che funzionano, però devo dire che mi aspettassi qualcosina di più. Oltre al fatto che, opinione personalissima ovviamente, non sentivo davvero il bisogno di un altro film incentrato su Deadpool (o un altro film sui supereroi in generale).
Film 1100 - Deadpool
Film 1535 - Deadpool
Film 1644 - Deadpool 2
Film 2303 - Deadpool & Wolverine

Cast: Ryan Reynolds, Hugh Jackman, Emma Corrin, Morena Baccarin, Rob Delaney, Leslie Uggams, Aaron Stanford, Dafne Keen, Jennifer Garner, Wesley Snipes, Chris Evans, Channing Tatum, Jon Favreau, Matthew Macfadyen.
Box Office: $824.2 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Nonostante possa sembrare che non abbia gradito "Deadpool & Wolverine", la verità è che di per sé il film non ha niente che non va: fa ridere, le scene d'azione sono fatte benissimo (mi viene subito in mente quella sull'autobus), la chimica tra Ryan Reynolds e Hugh Jackman è innegabile e, di fatto, questo terzo capitolo è perfettamente in linea coi due titoli precedenti. Quindi, se è lo stesso tipo di humor di "Deadpool" e "Deadpool 2" che state cercando, questo terzo capitolo non mancherà di soddisfarvi.
Personalmente, però, avrei piacere di andare al cinema e finalmente vedere un bel film che non discenda da qualcosa di pre-esistente, che non strizzi l'occhio al pubblcio tramite i cameo selvaggi, che abbia qualcosa da dire. In particolare quest'ultimo punto mi preme particolarmente perché, ultimamente, a parte "Dune 2" (anche quello comunque un sequel...) e pochissimo altro, nessun prodotto uscito in sala mi ha davvero convinto o lasciato senza parole. Ovviamente questo momento di disinnamoramento non è certo colpa di "Deadpool & Wolverine", la cui unica colpa è quella di uscire al cinema in un momento che trovo davvero poco eccitante in termini di offerta cinematografica. Vedremo cosa riserva il futuro; nel frattempo "Deadpool 3" è sicuramente il prodotto giusto per l'estate.
Premi: /
Parola chiave: Educated wish.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 30 luglio 2024

Film 2302 - The Craft

Intro: Weekend casalingo (tanto pioveva, sai che novità) all'insegna di non uno, non due, ma bensì tre film. Eccoci al terzo e ultimo titolo.

Film 2302: "The Craft" (1996) di Andrew Fleming
Visto: dalla tv
Lingua: inglese
Compagnia: Michael
In sintesi: avevo sempre sentito parlare di questo film, ma non c'era mai stata l'occasione giusta di recuperarlo. Essendo nel catalogo di Amazon Prime, abbiamo deciso di recuperarlo domenica per pranzo.
Onestamente non sapevo cosa aspettarmi, immaginavo "The Craft" potesse essere una sorta di incrocio tra "Practical Magic", "Sabrina the Teenage Witch" e "Clueless" e, in effetti, tutto sommato delle somiglianze ci sono anche. In realtà, però, il film è molto più cupo e anche se qualche momento più prettamente da commedia c'è, in generale il tono è sempre piuttosto serioso e a tinte horror, che non mi aspettavo. Il risultato finale, però, ammetto che non mi abbai convinto.
Innanzitutto, ho trovato l'interpretazione di Fairuza Balk abbastanza irritante. Sopra le righe, esagerata e sempre incazzata, la sua Nancy è la leader di un gruppo di giovani streghe per cui si fatica davvero a provare ogni sorta di simpatia, anche una volta scoperte le difficile dinamiche familiari che giustificano il suo animo ribelle. Per carenza di un'altra espressione, l'ho trovata antipatica.
Il resto del gruppo è così così: Bonnie (Neve Campbell) cambia completamente personalità tra la prima e la seconda parte del film, Rochelle (Rachel True) potrebbe non esserci che è uguale, mentre la protagonista Sarah (Robin Tunney) è lessa come pochi o, per meglio dire, manca di carisma. Senza contare che, inseme, il gruppo presenta una vena di cattiveria (anche tra le stesse ragazze) fine a se stessa che alla lunga infastidisce, proprio perché per la maggior parte del tempo ingiustificata.
Insomma, anche se certo non mi aspettavo un capolavoro, mi ero immaginato un prodotto diverso, una pellicola dalle atmosfere più leggere e i toni certamente più spensierati e divertiti. Non che l'elemento dark sia il problema naturalmente, ma considerato quanto si prende sul serio la storia, il risultato davvero non è granché.
Cast: Fairuza Balk, Robin Tunney, Neve Campbell, Rachel True, Skeet Ulrich, Christine Taylor, Breckin Meyer, Brenda Strong.
Box Office: $55.6 milioni
Vale o non vale: "The Craft" ha la nomea di film di cult, ma non credo che tutti lo descriverebbero in questo modo. E' un po' datato su alcune tematiche, ha un vibe molto vintage (che personalmente apprezzo molto), ma manca di quel tono spassoso che forse l'avrebbe reso più digeribile. Si lascia vedere, ma sicuramente non un titolo da recuperare a tutti i costi.
Premi: Vincitore dell'MTV Movie + TV Awards per Best Fight (For the two witches knife fight between Fairuza Balk and Robin Tunney).
Parola chiave: Manon.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 29 settembre 2023

Film 2199 - No Hard Feelings

Intro: Sia io che Ciarán volevamo vederlo, quindi ci siamo regalati un "cinema date", una delle nostre cose preferite da fare assieme.

Film 2199: "No Hard Feelings" (2023) di Gene Stupnitsky
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: non mi aspettavo che la cosa più "scioccante" (o memorabile, a seconda dei punti di vista) di questa pellicola sarebbe stata l'inaspettato nudo integrale di Jennifer Lawrence, eppure mesi dopo aver visto "No Hard Feelings" è la cosa che ricordo più vividamente. Con questo non voglio dire che il film sia pessimo, sicuramente è sufficientemente divertente per una serata di spensieratezza, però ecco, di certo non si tratta di un capolavoro.
E' davvero un peccato che ultimamente il genere commedia/commedia romantica sia in declino e che sia sempre più difficile trovare prodotti nuovi che abbiano qualcosa da dire. "No Hard Feelings" si impegna a cercare quell'appiglio di originalità, si vede che ci prova con le unghie e con i denti, ma il risultato finale non è così divertente quanto ci si aspetterebbe e tutta l'operazione finisce troppo velocemente nel dimenticatoio: non ci sono momenti indimenticabili o scene "cult" e se nemmeno il nudo di una delle attrici più famose di Hollywood riesce a fare la differenza in termini di incassi - ricordiamoci che 2009 "The Proposal" cavalcò ampiamente l'onda della prima sceda di "nudo" di Sandra Bullock e il film finì per incassare qualcosa come $317.4 milioni di dollari al box-office mondiale - questo da solo ci dà un po' il polso della situazione. Perché un prodotto come questo, 8-10 anni fa avrebbe fatto furore al botteghino. E no, il problema non è solo il Covid (l'anno scorso "The Lost City" ha incassato $192.9 milioni).
In ultima analisi, comunque, ho visto volentieri questo film, anche se onestamente mi aspettavo un po' di più.
Cast: Jennifer Lawrence, Andrew Barth Feldman, Laura Benanti, Natalie Morales, Matthew Broderick, Scott MacArthur, Ebon Moss-Bachrach, Hasan Minhaj.
Box Office: $87 milioni
Vale o non vale: Jennifer Lawrence da tutta se stessa per questo progetto (è anche produttrice) e si vede. La chimica col suo co-protagonista maschile (Andrew Barth Feldman) c'è tutta e la trama sicuramente non si risparmia niente in termini di politicamente non corretto. Detto ciò, il risultato finale non è esilarante e parte della comicità che si sceglie di mettere in scena risulta un po' datata. Non terribile, ma già vista. Tutto sommato, comunque, il film si lascia guardare.
Premi: /
Parola chiave: Macchina.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 2 settembre 2022

Film 2130 - Nerve

Intro: L'avevo iniziato a vedere poco dopo l'uscita nelle sale, ma lo avevo abbandonato per mancanza di interesse. Poi l'altra sera con Ciarán cercavamo qualcosa di facile facile da vedere e, cercando su Netflix, l'ho ritrovato. E gli ho dato una seconda possibilità...

Film 2130: "Nerve" (2016) di Henry Joost, Ariel Schulman
Visto: dal computer portatile di Ciarán
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: col senno di poi, "Nerve" non è sicuramente peggio di tanti altri film che ho visto nella mia vita. Avrei potuto continuare a vivere sereno anche senza vederlo per intero? Sicuramente, ma considerato quante altre pellicole inutili ho comunque finito di vedere, non posso davvero dire che questo film si meritasse un trattamento differente.
Poi, per carità, l'ho trovato abbastanza inutile e non particolarmente innovatino nonostante proponga una storia dal piglio moderno e un po' provocatorio. La sensazione è che la provocazione stia tutta nella teoria, mentre nella pratica "Nerve" pare troppo preoccupato ad assicurarsi di mettere in scena tutti quei cliché che una parte di Hollywood pare proprio non riuscire a scrollarsi di dosso (voglio dire, nella prima mezz'ora di film ci becchiamo subito i due - bellissimi - protagonisti in mutande, nientemeno).
Insomma, questa pellicola lascia il tempo che trova, pur intrattenendo a sufficienza per la sua ora e mezza di durata.
Ps. Il film si basa sul romanzo omonimo di Jeanne Ryan.
Cast: Emma Roberts, Dave Franco, Juliette Lewis, Emily Meade, Miles Heizer, Kimiko Glenn, Machine Gun Kelly, Samira Wiley.
Box Office: $85.3 milioni
Vale o non vale: Si vede e si dimentica. Può andare bene per una serata a cervello spento, ma davvero niente di più.
Premi: /
Parola chiave: Prisoner.
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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 28 giugno 2022

Film 2114 - Fire Island

Intro: Critiche positive per questa pellicola di Hulu che mi aveva incuriosito per le tematiche LGBT, per cui l'ho recuperata qualche weekend fa.

Film 2114: "Fire Island" (2022) di Andrew Ahn
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: di per sé il film mi è piaciuto, anche se c'è un certo tono malinconico di fondo che rende questo "Fire Island" meno spensierato di quanto non mi sarei immaginato. Poi, per carità, ci sono i party, il sesso casuale, l'amicizia, il divertimento, le follie da vacanza... però ci sono anche elementi più seri che connotano una storia che mi sarei immaginato più spensierata, visto l'idea di base (vacanza di una settimana di un gruppo di amici che vanno a Fire Island fondamentalmente per bere, sballarsi e fare sesso).
Allo stesso tempo, dato che il film prende una piega più seria, mi ha lasciato un po' stupito il finale da fiaba - o da commedia romantica - che di fatto ribalta il tono simil reale fino a quel momento assunto dalla trama, per rifilarci il solito tutto bene quel che finisce bene. Perché sì, anche il ragazzo meno palesemente bello o in forma può far innamorare il bono della spiaggia e sì, anche l'amico tutto fisico e niente relazioni serie può finire per innamorarsi e volere qualcosa di più.
Insomma, i cliché ci sono e di sicuro "Fire Island" non riscrive la storia del cinema omosessuale, però ha certamente il grande pregio di presentare un cast variegato che riflette con più attenzione la realtà multietnica della società odierna e della sempre più consapevole e autodeterminata comunità LGBTQIA+.
In generale, comunque, un risultato finale positivo.
Cast: Joel Kim Booster, Bowen Yang, Conrad Ricamora, James Scully, Margaret Cho, Matt Rogers, Tomas Matos, Nick Adams, Torian Miller, Zane Phillips, Peppermint.
Box Office: /
Vale o non vale: Forse non per tutti i palati, ma per chi apprezza le nuove commedie romantiche con un piglio più moderno (e meno anacronista), sicuramente "Fire Island" non mancherà di lasciare soddisfatti. Non un capolavoro, ma funziona.
Premi: /
Parola chiave: House.
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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 23 giugno 2022

Film 2113 - Senior Year

Intro: Avevo iniziato a guardare questo film su Netflix, per poi dover interrompere. Nel mezzo ho visto "Alex Strangelove", per poi ritorna a questo per finirlo. Che confusione...

Film 2113: "Senior Year" (2018) di Craig Johnson
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: "Senior Year" è una gran boiata, ma ha due assi nella manica: la protagonista Rebel Wilson e qualche momento musicale al sapore di nostalgia che risollevano un po' tutta l'operazione.
Nello specifico, la Wilson si rivela sempre di più un'ottima protagonista per questo tipo di produzioni commerciali di facile consumo, brillante e sempre sufficientemente "stramba" da suscitare una certa dose di tenerezza. Non è un tipo di comicità per tutti, mi rendo conto, ma in questo caso sono contento di vederle riconosciuto un ruolo che vada oltre l'essere (stata) in sovrappeso e che le regali il ruolo da protagonista al di là dell'aspetto fisico e della comicità legata a quest'ultimo che per anni ne ha contraddistinto i ruoli cinematografici. In questo senso "Senior Year" ricorda un po' il film "Isn't It Romantic" sempre con la Wilson e sempre di Netflix, a sua volta simile per tematica alla pellicola "I Feel Pretty" con Amy Schumer (e probabilmente "Amore a prima svista" con Gwyneth Paltrow e Jack Black).
Inoltre la scena in cui viene ricreato l'iconico video di "(You Drive Me) Crazy" di Britney Spears è una chicca da non sottovalutare (e onestamente la ragione che mi ha spinto a recuperare il film).
Per il resto, diciamocelo pure, "Senior Year" ricade perfettamente in tutta quella serie di stereotipi da commedia facile facile in cui il sogno di una vita della protagonista trascina la storia fino a quando la vita non le farà capire che tutto quello che stava cercando era in realtà altro.
Non certo orginale, ma si è visto di peggio.
Cast: Rebel Wilson, Sam Richardson, Zoë Chao, Mary Holland, Justin Hartley, Chris Parnell, Angourie Rice, Avantika, Michael Cimino, Jeremy Ray Taylor, Brandon Scott Jones, Alicia Silverstone.
Box Office: /
Vale o non vale: Sicuramente c'è qualche momento simpatico, anche se la storia non regala niente che non si sia già visto mille volte. Innocuo, si lascia guardare.
Premi: /
Parola chiave: Prom.
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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 27 febbraio 2022

Film 2090 - Swan Song

Intro: Avevo letto buone recensioni per questo titolo e sono sempre felice di dare una chance a pellicole a sfondo queer, per cui appena ho avuto occasione ho recuperato il film.

Film 2090: "Swan Song" (2021) di Todd Stephens
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non che "Swan Song" sia un brutto film, ma sicuramente non è quello che mi aspettavo o avvo bisogno di vedere in quel momento.
Dal ritmo molto lento e nostalgico, a tratti infinitamente triste, la storia Pat Pitsenbarger (Kier) ci mette molto ad ingranare e sebbene quando lo faccia sia di buona qualità, rimane comunque il fatto che la mancanza di mordente iniziale appesantisca in parte il risultato finale complessivo.
Fortunatamente a portare avanti il racconto c'è un meraviglioso Udo Kier che nei panni dello stravagante parrucchiere in pensione è un piacere da guardare, particolarmente quando affiancato dalla ultimamente (e finalmente!) lanciatissima Jennifer Coolidge che qui fa la parte della rivale dell'ex parrucchiere che gli ha sottratto il business e, di fatto, la ragione di vita. Con un'ultima cliente da soddisfare e piccolo viaggio sulla strada dei ricordi, Pat si ritroverà a dover affrontare fantasmi del passato e a tirare le somme di una vita passata - da anni deceduto - in una piccola cittadina americana che lo ha considerato il Liberace locale.
Storia (apparentemente vera) dalla premessa interessante, l'esecuzione non mi ha convinto del tutto.
Ps. Secondo film insieme per Jennifer Coolidge e Michael Urie che ritroviamo a condividere lo schermo dopo la pellicola Natalizia di Netflix "Single All the Way".
Cast: Udo Kier, Jennifer Coolidge, Linda Evans, Michael Urie, Ira Hawkins, Stephanie McVay.
Box Office: $126,110
Vale o non vale: Carino, ma mi aspettavo un po' di più onestamente. Molto lento, specialmente nella parte iniziale, "Swan Song" regala però un'interpretazione fantastica del protagonista Udo Kier che, va detto, da sola vale la visione.
Premi: /
Parola chiave: Funerale.
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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 9 maggio 2021

Film 1991 - Barb and Star Go to Vista Del Mar

Intro: Ho visto il trailer su iMDB qualche tempo fa e ho capito dal primo secondo che avrei recuperato questo film a tutti costi. Poi, nell'attesa che venisse reso disponibile in streaming, onestamente mi ero dimenticato di questo titolo... Per fortuna il destino me l'ha fatto ritrovare!
Film 1991: "Barb and Star Go to Vista Del Mar" (2021) di Josh Greenbaum
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: credo che "Barb and Star Go to Vista Del Mar" sia non solo uno dei film più assurdi che abbia mai visto, ma anche uno dei più gay senza necessariamente esserlo. Cioè, qui c'è chiaramente più di una semplice strizzatina d'occhio queer & camp e francamente ho amato. Tutto, dall'inizio alla fine. Tra l'altro ho riso come non mi capitava da tempo.
"Barb and Star Go to Vista Del Mar" è un affascinante esperimento che mixa il nonsense a trovate geniali - il granchio Morgan Freemond vince su tutte - e, ancora di più, shakera i generi cinematografici più agli antipodi e riesce comunque a far funzionare il tutto - si passa con grande disinvoltura dalla commedia al thriller al musical (tra l'altro con una serie di numeri coreografati alla perfezione).
Ovviamente se questa pellicola funziona è principalmente grazie a loro, Kristen Wiig e Annie Mumolo (qui anche sceneggiatrici) che fanno un lavoro fantastico nel portare in vita le due protagoniste e, devo ammettere, bisogna spendere una parola anche su Jamie Dornan che qui si spinge veramente oltre il suo classico ruolo da macho e/o oggetto sessuale e regala una performance estremamente divertente e giocosa. I tre assieme valgono tutto il film.
Devo aggiungere che un altro elemento di "Barb and Star Go to Vista Del Mar" che ho trovato davvero ben sviluppo è l'aspetto estetico, qui ben definito dall'inizio alla fine. Perfino i titoli di coda sono bellissima.
Chiudo con l'unica nota negativa: avrei preferito vedere la cattiva interpretata da qualcun'altro. Non riesco a capire il perché abbiano affidato il ruolo a Kristen Wiig quando ha già sufficientemente da fare nell'interpretare Star. E non è che Sharon Gordon Fisherman sia un personaggio così iconico che richieda addirittura che la star del film si sdoppi per interpretare entrambe donne. Specialmente perché i villain interpretati dalla Wiig non sono famosi per essere ben accolti dalla critica: ha vinto nel 2017 come Peggior attrice non protagonista per "Zoolander 2" ed è stata nominata quest'anno nella stessa categoria per "Wonder Woman 1984"...
Detto questo, ribadisco che "Barb and Star Go to Vista Del Mar" è stata una delle avventure cinematografiche più soddisfacenti degli ultimi mesi: random, folle e maledettamente adorabile. Non potevo chiedere di più.
Cast: Kristen Wiig, Annie Mumolo, Jamie Dornan, Damon Wayans Jr., Wendi McLendon-Covey, Vanessa Bayer, Reyn Doi, Fortune Feimster, Rose Abdoo, Phyllis Smith, Andy García, Reba McEntire.
Box Office: $14,959
Vale o non vale: Mi rendo conto che non sia un prodotto per tutti e che ci sarà sicuramente chi lo troverà sciocco o addirittura stupido. Io l'ho trovato talmente borderline da risultare geniale e maledettamente divertente. Da vedere!
Premi: /
Parola chiave: Mosquitos.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 5 marzo 2021

Film 1964 - Das perfekte Geheimnis

Intro: Continuia la lista di remake di "Perfetti sconosciuti" che ho visto per il mio progetto di Emerging Media Praxis. Questa volta mi sono fermato in Germania, con 0 aspettative e onestamente un po' affaticato da questo progetto che mi impone di vedere la stessa storia over and over again.

Film 1964: "Das perfekte Geheimnis" (2019) di Bora Dagtekin
Visto: dal computer portatile
Lingua: tedesco
Compagnia: nessuno
In sintesi: non sono certo né un fan né a dire il vero un esperto del cinema tedesco, quindi il mio giudizio si limita al contesto remake del film di Genovese. E, da questo punto di vista, devo dire che "Das perfekte Geheimnis" è decisamente il migliore dei rifacimenti che ho visto, se non addirittura il più riuscito in assoluto.

La pellicola di Bora Dagtekin fa quello che nessun altro titolo copia-incolla fa, ovvero prende in mano il materiale originale e lo declina in qualcosa di nuovo, pur mantenendo intatta la struttura di "Perfetti sconosciuti". Molti degli elementi di questa storia, infatti, vengono cambiati: Leo (M'Barek) è un papà che sta a casa con i figli per permettere alla moglie Carlotta (Herfurth) di coltivare la sua carriera; Simon (Lau) non fa il tassista e ha, invece, un ristorante; l'arco narrativo del personaggio di Pepe (Fitz), l'insegnante gay, è spiegato molto più approfonditamente e contestualizzato con più attenzione; l'espediente narrativo della biancheria intima qui non ha la stessa implicazione sessuale degli altri film, ma viene spiegato come una goliardata da ufficio, per cui Carlotta viene come sfidata dai colleghi a farlo durante un meeting; e, passaggio più importante di tutti, il finale è completamente diverso rispetto ad ogni altro film (spoiler!): una volta che tutti i segreti sono stati rivelati e il danno è stato fatto, gli altri film resettano la storia usando tutti più o meno gli stessi meccanismi narrativi - era solo un'ipotesi, ovvero "cosa sarebbe successo se..." o si incolpa la "luna rossa" - mentre qui il racconto continua e sviluppa le conseguenze che il gioco dei telefonini sul tavolo porta con sé. Da questo punto di vista, in particolare, ho apprezzato la scelta in controtendenza che è stata fatta dalla sceneggiatura, specialmente perché, superato lo shock iniziale del non veder rispettata la formula originale, la continuazione della storia in questa direzione permette allo spettatore di approfondire meglio la conoscenza dei vari personaggi. A dire il vero, il suggerimento che questa pellicola avrebbe affrontato in modo differente l'idea di Genovese c'è già fin dall'inizio, considerato che la pellicola comincia mettendo in scena un flashback dei quattro protagonisti maschili da bambini.

La cosa che onestamente per me qui non funziona, invece, è il personaggio di Pepe e la rappresentazione della sua omosessualità. Mentre negli altri titoli il ruolo dell'omosessuale "nascosto" è sempre interpretato dall'attore meno convenzionalmente attraente (e spesso un po' sfigato), qui Pepe è decisamente il più avvenente tra gli uomini a cena. E per ora niente da obiettare. Non fosse che, al contempo, al cambiamento di aspetto non corrisponde il necessario cambiamento nello sviluppo narrativo del personaggio. Non dico che sia impossibile che un uomo attraente e istruito sia represso e rifiuti di accettare se stesso, ma non ho potuto fare a meno di percepire una certa forzatura rispetto alla costruzione del suo personaggio. Per non parlare del fatto che, per rappresentare un gruppo di amici che si frequenta fin dall'infanzia, si sia optato per quattro attori di età così differenti: (ad oggi) M’Barek 38, Fitz 46, Lau 31 e Möhring 53...

In ogni caso ribadisco che "Das perfekte Geheimnis" è stata una piacevole sorpresa in un mare di remake difficili da distinguere l'uno dall'altro. Anche se non si tratta certo di un capolavoro, questo film a mio avviso rappresenta un buon modo di concepire e realizzare un remake, nel senso che evita di fotocopirare semplicemente il materiale originale e, al contrario, ne abbraccia l'idea di base per declinarla in una storia che abbia qualcosa di nuovo da mostrare.

Cast: Karoline Herfurth, Elyas M’Barek, Florian David Fitz, Jella Haase, Frederick Lau, Jessica Schwarz, Wotan Wilke Möhring, Alexandra Maria Lara (voce).
Box Office: $53,457,054
Vale o non vale: Interessante da recuperare, specialmente se si è apprezzato l'originale film di Genovese, il film di Dagtekin funziona grazie a un buon ritmo, un cast affiatato e una storia che raccoglie la sfida di riproporre qualcosa di già visto aggiungendo un nuovo twist al materiale originale.
Premi: /
Parola chiave: Segreti.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 23 novembre 2020

Film 1949 - Can't Buy Me Love

Intro: Grande ritorno al mio decennio di nascita per recuperare una pellicola di cui non avevo mai sentito parlare. Nientemeno che con un giovanissimo "Dottor Stranamore".
Film 1949: "Can't Buy Me Love" (1987) di Steve Rash
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: Patrick Dempsey un talento comico? Simpatico, sicuramente, anche se il suo personaggio Ronald Miller è un egocentrico arrapato che non esiterà a mettere chiunque da parte pur di raggiungere quella popolarità liceale cui l'americano medio parrebbe ricercare come valore di vita.
In questo senso, Cindy (Amanda Peterson), la ragazza che lo aiuta nella realizzazione del suo tanto agognato desiderio adolescenziale, è centomila anni luce più avanti di lui (l'avremmo mai detto?) in termini di maturità, consapevolezza di sé, obiettivi futuri e una certa dose di ibrido femminismo diluito in termini da commedia romantica adolescenziale, il che porta spesso a chiedersi come mai si stia seguendo il percorso narrativo di Ronald quando quello di Cindy è molto, molto più interessante. La risposta è presto detta: "Can't Buy Me Love" è una pellicola facile facile che intende(va) strappare qualche risata nel tentativo di mettere alla berlina e gli stereotipi nerd e quelli di popolarità. Il risultato finale ci riesce solo in parte, il fatto che Ronald rigetti tutto ciò che ha rappresentato la sua realtà fino a 5 minuti prima in nome dell'attenzione delle ragazze sexy la dice lunga su quale fosse la scala di valori veicolata all'epoca dai prodotti mainstream per ragazzi, dove bullizzare i meno popolari era considerata pratica necessaria per rimanere al top della gerarchia sociale scolastica. Non è certo colpa di questo film se gli elementi narrativi prediligono questa caratterizzazione del racconto, rimane solo un po' spiacevole da guardare al giorno d'oggi.
In generale, comunque, questo film ha un piglio piacevole e si riscatta attraverso il personaggio di Cindy e la giusta punizione inflitta al proprio protagonista, un giovanissimo Dempsey che sta perfettamente al gioco (ma quel taglio di capelli...!). Insomma, pur essendo più superficiale e meno commerciale di tanti altri prodotti similari, "Can't Buy Me Love" è stato comunque una piccola, tutto sommato simpatica sorpresa.
Cast: Patrick Dempsey, Amanda Peterson, Dennis Dugan, Tina Caspary, Seth Green, Sharon Farrell, Dennis Dugan.
Box Office: $31.6 milioni
Vale o non vale: Gli appassionati di film adolescenziali a tema romantico con annesso percorso di crescita (e un'ambientazione so 80s it will hurt your eyes) dovrebbero gradire il tono leggero e le scelte di cast francamente azzeccate (Seth Green era un bambino piuttosto inquietante). Non un capolavoro, ma una novantina di minuti che passano spensierati.
Premi: /
Parola chiave: Vestito.
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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 21 novembre 2020

Film 1948 - Poetic Justice

Intro: Continuiamo a nuotare nelle acque del passato con un film di cui non avevo mai sentito parlare. Grazie iMDB!
Film 1948: "Poetic Justice" (1993) di John Singleton
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: pensavo si trattasse più di un titolo simile a "Dangerous Minds" e, invece, "Poetic Justice" è tutto tranne che una storia su scuola, studenti o un'insegnante ispirata.
Janet Jackson è, infatti, una parrucchiera in lutto dopo che ha assistito all'omicidio del fidanzato. Dopo un lunghissimo periodo di vedovanza dal quale parrebbe non riuscire ad uscire, nel giro (letterale) di due giorni troverà in Tupac ragione sufficiente per abbandonare la tristezza e ricominciare a vivere. Come darle torto, del resto.
"Poetic Justice" si presenta con un suo linguaggio interno molto particolare, non esattamente qualcosa a cui sono abituato, per cui ho faticato a dare un senso all'operazione nel suo complesso. Certi elementi da commedia o da storia romantica sono presenti, poi però vengono inseriti contesti socio-economici non approfonditi e un background di vissuto personale che viene dimenticato nel momento in cui incomincia il viaggio dei quattro protagonisti. Per citare un unico esempio: la figlia di Lucky (Tupac) è componente accessorio del personaggio del padre, sappiamo che c'è all'inizio del film, poi nessuno la cita più fino al termine del racconto, momento in cui riappare per assistere ad un bacio infarcito di moltissima passione (lingua) tra il padre e una perfetta sconosciuta che la bambina non ha mai visto prima... L'ho trovata una scelta narrativa quantomeno bizzarra.
Insomma, per quanto mi sia goduto la presenza di una giovane Regina King quale party girl del ghetto con unghie smaltate lunghe un chilometro (che verrà picchiata dal fidanzato mentre Lucky non ci pensa nemmeno un secondo ad intervenire perché non sono affari suoi), non posso dire che questa pellicola mi abbia lasciato nemmeno lontanamente soddisfatto. Tupac è un piacere da guardare e c'è qualcosa nella giovane Jackson che lascia affascinanti, ma il film nel complesso non consegna al pubblico una storia degna delle aspettative. Quello che fa e che, invece, bisogna riconoscerle, è l'aver raccontato una storia d'amore (in termini hollywoodiani, per quanto indipendenti) mettendo al centro del racconto solo personaggi afroamericani. Che negli anni '90 non era certo scontato.
Cast: Janet Jackson, Tupac Shakur, Tyra Ferrell, Regina King, Joe Torry, Tyra Ferrell, Rose Weaver, Billy Zane, Lori Petty, Clifton Collins Jr..
Box Office: $27 milioni
Vale o non vale: Tupac è una sorpresa (ma quelle unghie sporche che schifo!) e Janet se la cava. La storia non è davvero niente di che e anzi perfino troppo implausibile, ma le poesie fanno il loro dovere. Unico momento cult: la carrellata di "fuck you" più lunga che abbia mai visto!
Premi: Candidato all'Oscar e al Golden Globe per la Miglior canzone originale ("Again" cantata da Janet Jackson). Il film ha ricevuto anche 2 nomination ai Razzie, vincendo quello per Peggior star emergente (Jackson, candidata anche come Peggior attrice).
Parola chiave: Posta.
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Bengi

mercoledì 28 ottobre 2020

Film 1941 - Adventures in Babysitting

Intro: Cercando tra i film che ho sull'hard disc esterno, mi sono imbattuto in questo... di cui non avevo alcuna memoria. Fulmine a ciel sereno!
Film 1941: "Adventures in Babysitting" (1987) di Chris Columbus
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: teenagers, anni '80, commedia, regia di Chris Columbus, un cast di giovanissimi oggi (abbastanza) conosciuti?! Questo è il mio film!
Non fraintendetemi, "Adventures in Babysitting" manca totalmente di coerenza narrativa, eppure il risultato finale è divertente e piacevolissimo, nonché un'immersione totale nelle surreali atmosfere cotonate e sbrilluccicanti dell'America di 30 e passa anni fa, dove per un cocktail party in ufficio si indossa un abito da red capret, il lipsync allo specchio della canzone d'amore vale come momento per il trucco perfetto, si indossano i guanti di lana per 3/4 della storia e anche per mangiare i dolci, un giovanissimo Anthony Rapp inneggiava alla fi*a e parlava di stupro (ah, se lo avesse sentito Kevin Spacey...), una macchina con una gomma a terra e il parabrezza sfondato si ripara nel giro di poche ore. Per non parlare della scena clou di tutto il film, una sequenza alla "Mission: Impossible" che vede una bambina in età da baby-sitter calarsi con una corda giù per la finestra aperta di un grattacielo con il minimo sforzo di un alpinista esperto! Ma non temete, è tutto finto: si vede benissimo che la gravità qui sembra aver perso la sua presa sulla verticalità delle nostre esistenze...
E se questi elementi sembrano un po' forzati e fuori luogo - aspettate di vedere l'entrata in scena di Vincent D'Onofrio! - in realtà l'insieme della storia funziona (a parte quella davvero infelice battuta sullo stupro) ed è anche piuttosto divertente, considerando che mescola insieme commedia, azione, teen drama e anche un certo elemento da fanatici dei supereroi, il tutto per un'ora e quaranta di piacevole diversivo rispetto alle 0 uscite interessanti di questo periodo e, in generale, una certa amancanza di commedie generazionali che abbiano alcunché di innovativo da raccontare. E allora uno sguardo indietro verso il passato può essere un buon investimento di tempo ed energie.
Cast: Elisabeth Shue, Vincent D'Onofrio, Keith Coogan, Anthony Rapp, Maia Brewton, Penelope Ann Miller, George Newbern, Bradley Whitford.
Box Office: $34.4 milioni
Vale o non vale: "Adventures in Babysitting" è simpatico e senza pretese, presenta un buon cast di futuri attori abbastanza conosciuti (Vincent D'Onofrio, Anthony Rapp, Penelope Ann Miller, Bradley Whitford e una Elisabeth Shue che tra una nomination all'Oscar e un film 3D sui piranha si è un po' persa per strada) e tutto sommato fa trascorrere quasi due ore di sufficiente intrattenimento. Per me risultato finale godibilissimo.
Ps. Ho visto questo film e mi è partita una 80s mania che non avevo messo in conto...
Premi: /
Parola chiave: Playboy.
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Bengi

giovedì 25 giugno 2020

Film 1729 - Captain Marvel

Intro: Quando esce un nuovo Marvel, noi ci fiondiamo al cinema. Quando sei ad Auckland, però, aspetti di andarci il giorno in cui il film è in sconto (visto il prezzo), per cui mentre aspettavo di poter andare a recuperare questo film, avevo già sentito qualche opinione in proposito e non tutte positive.
Film 1729: "Captain Marvel" (2019) di Anna Boden, Ryan Fleck
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Karen, Lucas
In sintesi: vedendo questo film ricordo che ho pensato che fossi contento per Brie Larson che, dopo una serie di ruoli minori, poi un Oscar, poi la necessità di confermarsi quale star hollywoodiana, è riuscita a trovare un ruolo degno di essere interpretato (nonché estremamente mainstream e popolare).
"Captain Marvel" non è il miglior film dell'universo Marvel, ma è un film che funziona per diverse ragioni: la prima è sicuramente Larson che è perfetta per il ruolo; seguono diversi altri motivi tra cui annovero l'atmosfera retrò, il parallelismo con "Top Gun", il tono divertito e il ritmo che tiene per la maggior parte del film. Insomma, questa pellicola riesce nel non semplicissimo intento di continuare l'arco narrativo creato fino a questo punto, aggiungendo l'ennesimo nuovo punto di vista che deve andare a caratterizzare il nuovo personaggio introdotto, ma deve anche rispettare il canone fin qui veicolato con i titoli precedenti. A me pare che l'operazione sia decisamente riuscita.
Ps. Posso solo dire che il poster non mi piace?
Cast: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Djimon Hounsou, Lee Pace, Lashana Lynch, Gemma Chan, Annette Bening, Clark Gregg, Jude Law, Akira Akbar, Mckenna Grace.
Box Office: $1.128 miliardi
Vale o non vale: Due delle curiosità che hanno spesso catalizzato l'attenzione della stampa americana rispetto a questo film riguardano un paio di primati, che mi hanno lasciato un po' perplesso più che altro perché ad oggi sono conquiste che è ancora necessario sottolineare rispetto a un prodotto del genere. "Captain Marvel", infatti, è stato il primo titolo Marvel co-diretto (nemmeno diretto...) da una donna e il primo film con protagonista un supereroina ad abbattere il muro del miliardo di dollari di incasso al botteghino mondiale.
Non voglio fare di questo post uno statement, quindi mi limiterò a dire che, nonostante la rinfrescante ondata di inclusione e ampliamento di tematiche e punti di vista, se perfino nel proficuo mondo dei supereroi ci si deve ancora stupire che il genere del/la protagonista non sia rilevante siamo ancora decisamente in un grosso pantano.
Dovremo aspettare "Wonder Woman 1984" e "Mulan" per capire a che punto della questione siamo, nella speranza che le storie siano sufficientemente buone da valorizzare il prodotto finale affinché non ci si debba più stupire che, con una donna a portare tutta l'operazione commerciale sulle spalle, le probabilità di una hit commerciale è probabile quanto con un protagonista maschile. Nel frattempo, guardatevi "Captain Marvel" con spensieratezza: il film è fatto bene, Brie Larson è magnifica e perfetta nel ruolo e tutta l'operazione funziona.
Premi: /
Parola chiave: Emotions.

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mercoledì 18 dicembre 2019

Film 1692 - She's Out of My League

Intro: Alla ricerca di una pellicola spensierata per una serata di relax sul divano.
Film 1692: "She's Out of My League" (2018) di Jim Field Smith
Visto: dalla tv
Lingua: inglese
Compagnia: Howie
In sintesi: stupidino e semplice semplice, però mi ha fatto (di nuovo) ridere.
Film 127 - Lei è troppo per me
Film 1692 - She's Out of My League
Cast: Jay Baruchel, Alice Eve, Mike Vogel, T.J. Miller, Nate Torrence, Krysten Ritter, Geoff Stults, Lindsay Sloane.
Box Office: $49.8 milioni
Vale o non vale: Certo non un capolavoro, ma fa il suo dovere se si cerca un prodotto semplice che faccia divertire.
Premi: /
Parola chiave: Relationship.

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Bengi

lunedì 8 luglio 2019

Film 1623 - Game Night

Intro: Quando è uscito in America sembravano tutti impazziti per questo film, per cui non aspettavo altro che vederlo!
Film 1623: "Game Night" (2018) di John Francis Daley, Jonathan Goldstein
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: cast pieno di star - amo Rachel McAdams -, boom all'esordio al botteghino USA con un incasso superiore alle previsioni, critiche buonissime nonché un trailer sufficientemente folle da far sperare in una pellicola altrettanto pazza... Insomma, le mie aspettative per "Game Night" erano altine. Ora, non posso dire che sia un brutto film o non sia divertente, rimane però il fatto che mi aspettassi qualcosa di più. Probabilmente se avessi evitato di documentarmi eccessivamente e mi ci fossi approcciato per caso, avrei gradito senza se e senza ma;
la storia è pazza proprio come sembra nel trailer e Bateman e McAdams sono, a sorpresa, un perfetto duo comico che funziona alla perfezione. Forse la cosa che mi ha convinto meno di tutta questa operazione sono le tempistiche che mi aspettavo decisamente più veloci. Non si tratta di un prodotto lento, ma da come appare nel trailer sembra che non ci sia nemmeno un attimo per tirare il fiato quando, invece, non si sta tutto il tempo con il piede sull'acceleratore. In generale, comunque, una black comedy riuscita.
Cast: Jason Bateman, Rachel McAdams, Billy Magnussen, Sharon Horgan, Lamorne Morris, Kylie Bunbury, Jesse Plemons, Michael C. Hall, Kyle Chandler, Danny Huston, Chelsea Peretti.
Box Office: $117.5 milioni
Vale o non vale: Funziona bene per chi è in cerca di una serata a base di azione e humor nero. Il cast è perfetto e anche se il film non mantiene proprio tutte le promesse del trailer, ci si diverte comunque.
Premi: /
Parola chiave: Lista.

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