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martedì 2 settembre 2025

Film 2386 - Mujeres al borde de un ataque de nervios

Intro: And so it begins: the long list of movies I've been watching with Yegor since we started dating.

Film 2386
: "Mujeres al borde de un ataque de nervios" (1988), Pedro Almodóvar
Watched on: Yegor's TV
Language: Spanish
Watched with: Yegor
Thoughts: Always wanted to watch this one being a big fan of Almodóvar's filmography. And he didn't disappoint.
To be fair, I didn't expect this to be such a surreal story, for whatever reason I expected it to be more grounded in realy. It really didn't matter, once I understood the rule of the game it was a really fun watch.
I really do think Carmen Maura here steals the show, she's magnetic all the way through it, giving an enchanting performance that frankly should have been nominated for an Academy Award (but back in the 80s it wasn't really a thing to reward foreign actors with a nomination, it was extremely rare). She is the whole movie.
Overall, great cast, the story is funny and absurd - but in a way that makes sense - and Almodóvar does a great job at introducing himself the the whole world (this was his first global success). And from here, the rest is history.
Cast: Carmen Maura, Antonio Banderas, Julieta Serrano, María Barranco, Rossy de Palma, Kiti Mánver, Guillermo Montesinos, Fernando Guillén.
Box Office: $7,305,816
Worth a watch?: Great movie, a must-see if you enjoy Pedro Almodóvar's movies. Carmen Maura gives a fantastic performance and it's nice to see Antonio Banderas act in Spanish. Rossy de Palma has a smaller role, but you won't forget her.
Fans of Spanish cinema, this is definitely a movie worth watching.
Awards: Nominated for the Best Foreign Language Film at the Oscars, BAFTAs and Golden Globes. Winner for the Best Foreign Director at the David di Donatello Awards (also nominated for Best Foreign Film and Foreign Screenplay) and in competition for the Golden Lion at the 1988 Venice Film Festival, where the movie won for Best Actress (Maura) and Best Screenplay (Almodóvar).
Key word: Iván.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 28 marzo 2025

Film 2355 - Babygirl

Intro: We were really curious to watch this movie after hearing about it so much and in such good terms. Also, we thoguht it would have played a bigger role during the awards season.

Film 2355
: "Babygirl" (2024), Halina Reijn
Watched on: At the movies
Language: English
Watched with: Niamh, Debbi
Thoughts: "Babygirl" is one of those movies that is all about sex, but not sexy or sensual. So you're watching a film about people having sex, about BDSM, sexual tension, control, but it never really gets you there. You see it, but you don't feel it. And it's a bit strange considering how much it revolves around these themes.
That said, it's not a bad movie, I actually enjoyed it enough. Nicole Kidman gives a brave performance - I like that choses to work with a female director at least once a year - and Harris Dickinson should definitely be a bigger star by now. In a way, he is the movie.
Ps. I know it's silly, but once you notice how big Nicole Kidmsna's earlobe are, you can't unsee it. For the rest of the movie.
Cast: Nicole Kidman, Harris Dickinson, Sophie Wilde, Antonio Banderas.
Box Office: $64.3 million
Worth a watch?: Bob Dylan's fans should really enjoy this movie. Not my favourite biopic or musical, but still a good film. Similar titles would be "Walk the Line" and Ray". For something a bit more fast-paced, "Dreamgirls", "8 Mile", "Elvis", "Better Man", "Rocketman" or "Judy".
Awards: Nominated for the Golden Globe for Best Actress in a Motion Picture – Drama. Nicole Kidman won the Volpi Cup for Best Actress at the Venice Film Festival 2024.
Key word: Intern.

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#HollywoodCiak
Bengi

sabato 30 settembre 2023

Film 2200 - Indiana Jones and the Dial of Destiny

Intro: Il film sulla bocca di tutti... almeno per un po' (e non sempre per le ragioni migliori). Arrivata al quinto capitolo in 42 anni, questa saga sembra non voler mollare il colpo. Che il flop colossale che è stato questo film faccia finalmente capire ai grandi prodotturoi di Hollywood che certe volte bisogna riconoscere quando è tempo di dirsi addio?

Film 2200: "Indiana Jones and the Dial of Destiny" (2023) di James Mangold
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Niamh
In sintesi: prima che il film uscisse al cinema se lo sono chiesti tutti: c'era davvero bisogno di un'altra pellicola su Indiana Jones?
Sebbene io continui a pensare che la risposta fosse no, almeno questo quinto - e speriamo ultimo - capitolo è un generale miglioramente rispetto al precedente "Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull", almeno fino all'atto conclusivo del racconto (che è una baggianata fotonica). Le atmosfere sono quelle giuste, il ritmo c'è abbastanza - ma sarebbe servita una sforbiciata generale ai 154 minuti di durata perché oh mio Dio quanto sono lunghe certe scene - e Harrison Ford è imbattibile nei panni di Indy, anche se è innegabile che l'età a questo punto costituisca un problema. Non tanto perché Ford non sia in grado di sostenere le sfide che un ruolo del genere porta con sé, quanto più che altro per una questione di credibilità. Diciamo che all'ennesimo pugno, sparatoria, corsa in tuk-tuk e compagnia bella si fa fatica ad accettare che il nostro protagonista ormai 80enne gestisca il tutto con la stessa aplomb di un giovannotto. E mi sta benissimo che si tratti di un film e che, ovviamente, un personaggio iconico come Indiana Jones non potesse essere rappresentato diversamente rispetto a quanto fatto precedentemente, però ecco, diciamo che a questo punto una certa "fatica" del personaggio si comincia a far sentire. E, forse, non solo a questo punto.
Detto ciò, ho trovato questo "Indiana Jones 5" sufficientemente divertente e di intrattenimento, con qualche battutina simpatica e certi buoni momenti che sono riusciti a ricatturare l'atmosfera della trilogia originale. Inoltre ho gradito la presenza di Phoebe Waller-Bridge, anche se ritengo che a questo punto dovrebbe tentare di lanciarsi meno in franchise già avviati - "Star Wars", "James Bond" - e a tornare a concentrarsi su progetti più personali, così da avere maggiori occasioni di brillare senza necessariamente dover aderire ad un'aspettativa del pubblico, sia a livello di personaggi che di storie.
Un paio di cose - oltre all'estrema ed innecessaria lunghezza di questa pellicola - non ho gradito: il detective della CIA interpretato da Shaunette Renée Wilson, un personaggio che ho trovato odioso ed estremamente mal sviluppato, e il finale, che a mio avviso rovina tutto il buon lavoro fatto con il resto della storia: ma c'era veramente bisogno di tirare in ballo i viaggi nel tempo? E se sì (che è legittimo), non ci si sarebbe potuti fermare prima dell'effettivo sbarco ai tempi dell'assedio di Siracusa nel 212 a.C.?! Sarà che gli effetti speciali per me non hanno funzionato e che il contrasto tra i toni estremamente scuri che caratterizzano tutto il resto della pellicola fanno davvero a pugni con quelli estremamente vivaci e colorati della parte indietro nel tempo, di fatto per me questo finale "larger than life" nemmeno stessimo parlando di un film Marvel davvero ha lasciato l'amaro in bocca (e dopo gli alieni del quarto capitolo non pensavo si potesse fare di peggio).
Comunque, in generale, ho trovato "Indiana Jones and the Dial of Destiny" un prodotto accettabile in grado di garantire una buona dose di intrattenimento, anche se davvero non c'era bisogno di riportare Indy sul grande schermo per un'ultima avventura prepensionamento.
Film 1265 - I predatori dell'arca perduta
Film 1271 - Indiana Jones e il tempio maledetto
Film 1281 - Indiana Jones e l'ultima crociata
Film 1288 - Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo
Film 2200 - Indiana Jones and the Dial of Destiny
Cast: Harrison Ford, Phoebe Waller-Bridge, Antonio Banderas, John Rhys-Davies, Toby Jones, Boyd Holbrook, Ethann Isidore, Karen Allen, Shaunette Renée Wilson, Thomas Kretschmann, Mads Mikkelsen.
Box Office: $383.1 milioni
Vale o non vale: Non certo il migliore del franchise, ma a mio avviso nemmeno il peggiore. Ribadisco che non credo ci fosse bisogno di un ulteriore capitolo di questa saga, però tutto sommato il film funziona abbastanza bene per risultare piacevole. In poche parole, si lascia guardare.
Un Ps. che non c'entra niente con il film per sé: Harrison Ford ha 81 anni ed è più in forma di me.
Premi: Presentato fuori concorso al 76esimo Festival del cinema di Cannes.
Parola chiave: Archimede.
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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 22 gennaio 2023

Film 2162 - Puss in Boots: The Last Wish

Intro: Altro giro altro regalo, rimaniamo sulle scelte facili facili, ma questa volta di animazione.

Film 2162: "Puss in Boots: The Last Wish" (2022) di Joel Crawford
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Ciarán
In sintesi: sarò onesto, non ricordo assolutamente nulla del primo film uscito nel 2011 se non la parte in cui il gatto caccia fuori gli occhioni (esattamente come qui). Per il resto, buio totale. La verità, comunque, è che non serve ricordarsi molto di quanto successo prima per godersi questo secondo "Puss in Boots".
L'altra grande ammissione che devo fare è che non sono mai stato particolarmente fan di "Shrek", specialmente i vari sequel. Il gatto con gli stivali appare in "Shrek 2" e sicuramente è una delle aggiunte più significative e apprezzabili del franchise.
Premesse fatte, posso dire che "Puss in Boots: The Last Wish" sia assolutamente un'avventura divertente e piacevole da seguire. Inutile sottolineare quanto Antonio Banderas faccia la differenza nel valorizzare il personaggio, rappresentandolo con grande ironia e tempi comici perfetti. A Salma Hayek do la sufficienza, nel senso che non ha certamente fatto un cattivo lavoro, ma niente della sua performance è davvero memorabile. E parlando di performance che rimangono impresse, sicuramente Harvey Guillén ("What We Do in the Shadows") nei panni di Perrito regala a questo sequel quello che gatto con gli stivali aveva regalato a "Shrek 2", ovvero un personaggio iconico.
E' vero, è vero, di personaggi come il piccolo cagnolino che si finge gatto se ne sono già visti, eppure mi è sembrato che Guillén sia riuscito nell'ardua impresa di far suo un personaggio già visto e migliorarlo. Davvero Perrito è uno degli aspetti più riusciti del film.
Film che, in generale, funziona e scivola via come l'olio, senza che lo spettatore se ne renda nemmeno conto (la pellicola dura a malapena un'ora e mezza, quello che oggi potrebbe essere la lunghezza di un epiosidio di una serie tv). Il che è raro per un sequel di uno spin-off.
L'unico aspetto che veramente non ho gradito, invece, è il nuovo look che è stato applicato a questo "Puss in Boots: The Last Wish", un mix tra l'estetica precedente e una nuova da fumetto che a mio avviso non solo non si amalgama bene, ma finisce anche per distrarre lo spettatore. Francamente l'ho trovata una strana scelta considerato che solitamente non si cambia uno degli aspetti del tuo brand - così importante come tra l'altro - in corso d'opera. Non so se questa nuova estetica fosse stata adottata precedentemente nella serie Netflix "The Adventures of Puss in Boots" (2015–2018), però a me non ha convito.
A parte questo, comunque, la narrazione funziona, il risultato finale è godibile e il cast fa davvero un ottimo lavoro. Tutto sommato un ottimo sequel.
Film 1317 - Il gatto con gli stivali
Film 2162 - Puss in Boots: The Last Wish
Cast: Antonio Banderas, Salma Hayek Pinault, Harvey Guillén, Florence Pugh, Olivia Colman, Ray Winstone, Samson Kayo, John Mulaney, Wagner Moura, Da'Vine Joy Randolph, Anthony Mendez.
Box Office: $268.9 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Simpatico, divertente e godibile, questo sequel di "Puss in Boots" anche a distanza di 11 dal primo capitolo funziona e intrattiene. La premesse è intrigante e lo svilupo ben ritmato, il tutto perfettamente doppiato da un nuovo dinamico duo: Antonio Banderas e Harvey Guillén.
Premi: Candidato ai Golden Globes e BAFTAs per il Miglior film d'animazione.
Parola chiave: Mappa.
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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 25 marzo 2022

Film 2097 e 2101 - Uncharted

Intro: Non che fosse mia intenzione, ma alla fine ho visto questa pellicola due volte al cinema, la prima per distrarmi da una settimana consecutiva passata a casa, la seconda dopo il brunch in compagnia di Rachel.

Film 2097 e 2101: "Uncharted" (2022) di Ruben Fleischer
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno; Rachel
In sintesi: "Uncharted" è sufficientemente piacevole da non risultare noiso da seguire una seconda volta, anzi devo dire che mi sono divertito abbastanza anche durante la seconda visione.
Chiaro che, visto un'altra volta e a poca distanza dalla prima, non ho potuto fare a meno di notare (ancora di più) tutto quell'insieme di elementi impossibili e/o comunque improbabili che la storia ci rifila, ma che ci facciamo andare bene purché il film sia sufficientemente di intrattenimento. E "Uncharted" tutto sommato lo è.
Tutto il merito, va detto, è di un Tom Holland sempre più lanciato e spigliato, simpatico senza sforzo forse anche grazie a quell'espressione un po' ingenua e ancora un po' infantile che lo contraddistingue, eppure perfetto in qualsiasi scena d'azione (tra l'altro gli fanno togliere la maglia ogni due per trequi, neanche fosse richiesto da contratto). Mark Wahlberg fa Mark Wahlberg è per questo tipo di prodotto va bene così, mentre Sophia Ali - mi dispiace, non c'è altro modo per metterla giù - è di un'antipatia esasperante. Sarà il personaggio, sarà la sua recitazione, di fatto l'ho trovata insopportabile. Banderas (o quantomeno il suo personaggio), invece, è più inutile del previsto, il che mi ha piuttosto sorpreso; al suo fianco una Tati Gabrielle nei panni della cattiva che ho trovato tanto credibile quanto sostituibile (e lei davvero non mi aspettavo di trovarla in questa produzione, mi immaginavo che il suo pocco di carriera si fosse concluso con la messa in onda del reboot Netflix "Chilling Adventures of Sabrina". Chapeau).
Al di là del cast, comunque, devo ammettere che questa pellicola riesce abbastanza bene a stimolare la fantasia dello spettatore - anche se forse dovrei dire i ricordi, dato che "Uncharted" ricorda tantissimo titoli come "Il mistero dei Templari", "Pirati dei Caraibi", "Lara Croft: Tomb Raider", "Il codice da Vinci" e, a tentativi, "Indiana Jones" - e in fin dei conti il risultato finale porta casa il risultato sperato: passare un paio d'ore di spensierato intrattenimento.
Ps. Concordo con la critica che ha sottolineato che nel film ci sia davvero troppo, troppo product placement che distrae dalla visione.
Cast: Tom Holland, Mark Wahlberg, Sophia Ali, Tati Gabrielle, Antonio Banderas, Manuel de Blas, Nolan North, Pilou Asbæk.
Box Office: $340 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: Non conoscendo il videogioco da cui è tratto il film non posso comparare l'esperienza ludica a quella cinematografica. per quanto il film non sia un capolavoro, comqunque, va detto che almeno ha il pregio di non prendersi troppo sul serio anche grazie ad un protagonista che da solo salva tutta la baracca. E non è che Tom Holland fino ad ora abbia dimostrato chissà quali doti recitative, però almeno sicuri che, quando c'è lui, il risultato è assicurato.
Premi: /
Parola chiave: Prima mappa del mondo.
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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 11 marzo 2020

Film 1837 - Dolor y gloria

Intro: Eric è un super fan di Almodóvar e questa pellicola l'aveva già vista, ma ci teneva tantissimo affinché la recuperassi anche io. Trascinato dal suo entusiasmo, non ho potuto sottrarmi.
Film 1837: "Dolor y gloria" (2019) di Pedro Almodóvar
Visto: dalla tv di Eric
Lingua: spagnolo
Compagnia: Eric, Nahuel
In sintesi: pellicola molto intensa e personale, sicuro uno degli ultimi lavori di Almodóvar più centrato, concreto, solido. Non conoscendo molto della storia personale del regista, ho apprezzato questo suo mettersi a nudo, scoprire qualcosa di lui che andasse oltre l'immagine pubblica del personaggio. Si capisce che "Dolor y gloria" ha uno scopo quasi esorcizzante, mette in scena un vissuto estremamente privato e gioca con debolezze e ansie di una persona che vede la vita attraverso gli occhi della sofferenza; il mix di ricordi e nostalgia conferisce al risultato finale un sapore agrodolce, per quanto riappacificatore, nei confronti di tutta una serie di esperienze che avrebbero potuto avere come effetto, altrimenti, quello di annientare la persona che le ha vissute.
In tutto questo turbinio di emozioni e flashback, Antonio Banderas non solo porta sulle proprie spalle tutto il film, ma lo fa con una consapevolezza e una maestria che quasi stupiscono. Non che non si sapesse che l'attore spagnolo fosse in grado di recitare con bravura, ma in anni di produzioni hollywoodiane e scelte artistiche non sempre immortali, è bello riscoprirne il grande talento. Per lui premi a pioggia e una nomination all'Oscar che avrei visto volentieri tramutarsi in una vittoria (ma il Joker Phoenix era veramente impossibile da battere).
Insomma, Almodóvar torna al cinema con un prodotto fortissimo e d'impatto, capace di parlare al suo pubblico abituale, ma anche a quello spettatore occasionale che si cimenta con le sue opere di tanto in tanto. E' innegabile il grande talento di regista e cast ed è quasi impossibile non farsi prendere da una storia che racconta in maniera così delicata e personale genialità e paure di un personaggio - o persona - a cui ci si affeziona in poco tempo. Non saremo tutti artisti, ma il nostro essere persone ci fa avvicinare senza sforzi all'umanità fragile ma consapevole di Salvador Mallo.
Cast: Antonio Banderas, Asier Etxeandia, Leonardo Sbaraglia, Nora Navas, Julieta Serrano, Penélope Cruz.
Box Office: $38.1 milioni
Vale o non vale: Storie d'amore, carriera, famiglia, passato, cinema, ansie, malattia, un mix di elementi estremamente personale riporta Almodóvar al cinema. Il grande regista chiama a sé i suoi attori preferiti e ad ognuno regala una parte fondamentale della propria storia privata. Non è la classica biografia lineare e narrativamente "pulita", anzi, richiede una certa elasticità e spirito di adattamento, se così si può dire. Un tour de force emotivo, ma molto gratificante che regala allo spettatore molte emozioni e una serie di elementi su cui riflettere. Quello che a me ha più colpito è, certamente, come ognuno di noi affronti diversamente i rapporti amorosi e li gestisca rispetto alle altre cose della vita. Qui c'è la creatività che in primis ne trae giovamento o danno, per un'altalena emotiva che conferisce alla vita un'intensa alterazione.
Premi: Candidato a 2 Oscar e 2 Golden Globes per il Miglior film straniero (Spagna) e il Miglior attore protagonista; 1 nomination ai BAFTA e ai César per il film straniero. In concorso al festival del cinema di Cannes, il film ha vinto per il Miglior attore e la colonna sonora di Alberto Iglesias.
Parola chiave: Federico.

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#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 9 dicembre 2019

Golden Globes 2020: nomination e vincitori

77th Golden Globe Awards

Best Motion Picture - Drama
1917
The Irishman
Joker
Marriage Story
The Two Popes

Best Motion Picture - Musical or Comedy
Dolemite Is My Name
Jojo Rabbit
Knives Out
Once Upon a Time in...Hollywood
Rocketman

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Cynthia Erivo, Harriet
Scarlett Johansson, Marriage Story
Saoirse Ronan, Little Women
Charlize Theron, Bombshell
Renée Zellweger, Judy

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Christian Bale, Ford v Ferrari
Antonio Banderas, Pain and Glory
Adam Driver, Marriage Story
Joaquin Phoenix, Joker
Jonathan Pryce, The Two Popes

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Awkwafina, The Farewell
Cate Blanchett, Where'd You Go Bernadette?
Ana de Armas, Knives Out
Beanie Feldstein, Booksmart
Emma Thompson, Late Night

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Daniel Craig, Knives Out
Roman Griffin Davis, Jojo Rabbit
Leonardo DiCaprio, Once Upon a Time in...Hollywood
Taron Egerton, Rocketman
Eddie Murphy, Dolemite Is My Name

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in Any Motion Picture
Kathy Bates, Richard Jewell
Annette Bening, The Report
Laura Dern, Marriage Story
Jennifer Lopez, Hustlers
Margot Robbie, Bombshell

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in Any Motion Picture
Tom Hanks, A Beautiful Day in the Neighborhood
Anthony Hopkins, The Two Popes
Al Pacino, The Irishman
Joe Pesci, The Irishman
Brad Pitt, Once Upon a Time in...Hollywood

Best Director - Motion Picture
Bong Joon-ho, Parasite
Sam Mendes, 1917
Todd Phillips, Joker
Martin Scorsese, The Irishman
Quentin Tarantino, Once Upon a Time in...Hollywood

Best Screenplay - Motion Picture
Noah Baumbach, Marriage Story
Bong Joon-ho and Jin Won Han, Parasite
Anthony McCarten, The Two Popes
Quentin Tarantino, Once Upon a Time in...Hollywood
Steven Zaillian, The Irishman

Best Foreign Language Film
The Farewell
Les Misérables
Pain and Glory
Parasite
Portrait of a Lady on Fire

Best Animated Feature Film
Frozen II
How to Train Your Dragon: The Hidden World
The Lion King
Missing Link
Toy Story 4

Best Original Score - Motion Picture
Alexandre Desplat, Little Women
Hildur Guonadóttir, Joker
Randy Newman, Marriage Story
Thomas Newman, 1917
Daniel Pemberton, Motherless Brooklyn

Best Original Song - Motion Picture
"Beautiful Ghosts" (Cats) — Taylor Swift & Andrew Lloyd Webber
"I'm Gonna Love Me Again" (Rocketman) — Elton John & Bernie Taupin
"Into the Unknown" (Frozen II) — Robert Lopez & Kristen Anderson-Lopez
"Spirit" (The Lion King) — Beyoncé Knowles-Carter, Timothy McKenzie & Ilya Salmanzadeh
"Stand Up" (Harriet) — Joshuah Brian Campbell & Cynthia Erivo

Best Television Series - Drama
Big Little Lies
The Crown
Killing Eve
The Morning Show
Succession

Best Performance by an Actress in a Television Series - Drama
Jennifer Aniston, The Morning Show
Olivia Colman, The Crown
Jodie Comer, Killing Eve
Nicole Kidman, Big Little Lies
Reese Witherspoon, The Morning Show

Best Performance by an Actor in a Television Series - Drama
Brian Cox, Succession
Kit Harington, Game of Thrones
Rami Malek, Mr. Robot
Tobias Menzies, The Crown
Billy Porter, Pose

Best Television Series - Comedy or Musical
Barry
Fleabag
The Kominsky Method
The Marvelous Mrs. Maisel
The Politician

Best Performance by an Actress in a Television Series - Comedy or Musical
Christina Applegate, Dead to Me
Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel
Kirsten Dunst, On Becoming a God in Central Florida
Natasha Lyonne, Russian Doll
Phoebe Waller-Bridge, Fleabag

Best Performance by an Actor in a Television Series - Comedy or Musical
Michael Douglas, The Kominsky Method
Bill Hader, Barry
Ben Platt, The Politician
Paul Rudd, Living With Yourself
Ramy Youssef, Ramy

Best Television Limited Series or Motion Picture Made for Television
Catch-22
Chernobyl
Fosse/Verdon
The Loudest Voice
Unbelievable

Best Performance by an Actor in a Limited Series or Motion Picture Made for Television
Christopher Abbott, Catch-22
Russell Crowe, The Loudest Voice
Jared Harris, Chernobyl
Sam Rockwell, Fosse/Verdon
Sacha Baron Cohen, The Spy

Best Performance by an Actress in a Limited Series or Motion Picture Made for Television
Kaitlyn Dever, Unbelievable
Joey King, The Act
Helen Mirren, Catherine the Great
Merritt Wever, Unbelievable
Michelle Williams, Fosse/Verdon

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Series, Limited Series or Motion Picture Made for Television
Patricia Arquette, The Act
Toni Collette, Unbelievable
Meryl Streep, Big Little Lies
Emily Watson, Chernobyl
Helena Bonham Carter, The Crown

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Series, Limited Series or Motion Picture Made for Television
Alan Arkin, The Kominsky Method
Kieran Culkin, Succession
Andrew Scott, Fleabag
Stellan Skarsgard, Chernobyl
Henry Winkler, Barry

#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 29 luglio 2019

Film 1634 - Bullet Head

Intro: Dovrei cominciare a mettere in discussione le scelte cinematografiche di mia cugina...?
Film 1634: "Bullet Head" (2017) di Paul Solet
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: le carriere di Adrien Brody, Antonio Banderas e John Malkovich sono finite molto in basso se sono disposti ad accettare che questa pellicola appaia nel loro curriculum. Inutile dire che "Bullet Head" è una gran cagata, ecco perché non serve aggiungere altro.
Cast: Adrien Brody, Antonio Banderas, John Malkovich, Rory Culkin, Ori Pfeffer, Alexandra Dinu.
Box Office: /
Vale o non vale: Anche la pubblicità del Mulino Bianco con Banderas è più interessante di questo film.
Premi: /
Parola chiave: Pianoforte.

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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 26 febbraio 2017

Film 1317 - Il gatto con gli stivali

Scelto dal catalogo Netflix per la serie "metti una sera a cena".

Film 1317: "Il gatto con gli stivali" (2011) di Chris Miller
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Non avevo mai visto questo film, spin-off derivato dal conosciutissimo franchise di "Shrek" che, personalmente, non ho mai particolarmente amato. Sarà anche per questo che nel tempo non ho sentito la necessità impellente di recuperare "Puss in Boots".
Questo film d'animazione totalmente incentrato sulla figura del gatto spadaccino, versione di Zorro con pelliccia, nel primo tempo non si capisce dove voglia andare a parare in quanto la storia sembra più che altro una semplice serie di situazioni comiche proposte una dopo l'altra, senza un vero filo logico. Quando, però, la trama ingrana il risultato finale è anche soddisfacente, con qualche buon momento comico e un divertimento per tutta la famiglia a cuor legger(issim)o. Gli unici aspetti che non mi hanno soddisfatto sono l'uovo Humpty Dumpty che è inquietante e la caricata espressività dei gatti che, per quanto fatta bene, l'ho trovata a volte disturbante.
in ogni caso un onesto cartoon che non sarà niente di eccezionale, ma risulta simpatico e sciocco quanto basta per lasciare soddisfatti.
Ps. Addirittura una candidatura all'Oscar come Miglior film d'animazione. Mi pare un po' esagerato.
Film 1317 - Il gatto con gli stivali
Film 2162 - Puss in Boots: The Last Wish
Cast: Antonio Banderas, Zach Galifianakis, Salma Hayek, Billy Bob Thornton, Amy Sedaris, Constance Marie.
Box Office: $555 milioni
Consigli: Come per "Shrek", anche qui si saccheggia a piene mani dalla narrativa classica per ragazzi, mischiando non pochi elementi e personaggi originali di altre storie. Nel caotico risultato finale, il gatto - doppiato dallo stesso Banderas anche in italiano - riesce comunque a risultare non solo un personaggio vincente, ma anche particolarmente riuscito nella sua natura caricaturale. Il film non è davvero niente di che, ma è sicuramente perfetto per un qualunque momento di totale disimpegno in cui l'unico sforzo che si intende fare è quello di spingere il tasto play.
Parola chiave: Fagioli.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 16 aprile 2015

Film 898 - Automata

Tornato ieri da due bellissime settimane in Giappone, devo recuperare ancora una marea di film che ho visto ormai chissà quanto tempo fa...
Questa pellicola ci aveva attirato principalmente per un trailer accattivante e l'interessante combinazione di estetica hollywoodiana minata a una produzione spagnola.

Film 898: "Automata" (2014) di Gabe Ibáñez
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: "Autómata" parrebbe un buon titolo finché non ci si addentra davvero all'interno della storia. I primi minuti, le prime scene, la ricostruzione, il cast internazionale... Tutto sembrerebbe suggerire un tentativo riuscito di rubare ad Hollywood il monopolio fantascientifico riuscendo a produrre un titolo commerciale europeo di pari livello. Più, però, la storia procede e più ci si rende conto che non si è, in effetti, in tale scenario.
Gli sforzi tecnici sono evidenti, eppure la storia non riesce mai per davvero ad ingranare e rimane semplicemente un'insieme di buone promesse che non trovano un riscontro effettivo durante lo svolgimento della trama. L'intrigante incipit distopico di un mondo in cui i robot sono parte della vita quotidiana delle persone (specialmente di una certa élite) e sono sotto il controllo umano grazie ad una serie di regole che gli impediscono di fare del male agli esseri umani o autoripararsi (Asimov mi senti?), non va oltre le interessanti premesse, finendo per riproporre all'infinito le stesse domande e implicazioni, senza prodursi in qualcosa di veramente concreto. Ok, vengono scoperti robot che si autoriparano e...? Niente, scappano in mezzo al deserto.
Forse sopraffatto dalla ricerca di un bilanciamento tra spettacolarità da esibire e una valorizzazione scientifica che rendesse giustizia alla trama, Gabe Ibáñez (regista e anche tra gli sceneggiatori) non riesce a districarsi bene tra gli snodi della vicenda che vuole mostrare, finendo nella seconda parte del film per non centrare minimamente le aspettative nettamente caricate durante il primo tempo. Sembra sempre di essere sull'orlo di una rivoluzione, di una guerra civile o comunque di un cambiamento tanto violento e importante da cambiare il destino dell'umanità, mentre nella realtà ciò che verrà mostrato è un'emigrazione, la scelta di abbandonare un territorio ostile verso un ponte che regalerà la libertà ai robot fuggiaschi. Un po' deludente, nonostante alcune implicazioni (non sviluppate dalla storia).
Sceneggiatura a parte, comunque, "Automata" ha anche un altro paio di problemi, uno connesso all'altro. Innanzitutto manca fortemente di un'identità personale. C'è troppo di preso in prestito ("Blade Runner", "Terminator", "District 9" "Io, Robot", "Elysium" ma anche l'imminente "Ex Machina" di Alex Garland in uscita a giugno) e talmente tanto mescolato da proporre un rimpasto francamente un po' irrilevante, a volte anche brutto. Poi la mancanza di tempistiche giuste. Forse proprio per adeguarsi allo standard che le pellicole citate hanno imposto sulla scena mondiale, questa produzione si è trovata a dover fare i conti con un linguaggio sci-fi oggi particolarmente articolato e in continua evoluzione. Il futuro distopico, la civiltà in rovina, le macchine coscienti sono tutti temi assolutamente attuali al cinema e questo film, trattando proprio di questo, ha dovuto cercare il suo linguaggio per mettere in scena le proprie idee. Peccato che i centrali robot ultratecnologici siano di una lentezza inimmaginabile sia per quanto riguarda i movimenti, sia per ciò che concerne la parola. Una scena dopo l'altra, lo spettatore non può fare a meno di chiedersi perché non si prema di più sull'acceleratore. Stiamo parlando di una storia di fuga, di una pellicola d'azione che vede inseguimenti, sparatorie ed effetti speciali a pioggia. E allora perché sembra sempre tutto così lento? Chiaramente la Spagna non è Hollywood (e non lo dico certo in senso dispregiativo!) e necessariamente i tipi di linguaggio cinematografico sono diversi, come le possibilità regalate dal budget. Ma allora non posso fare a meno di chiedermi perché ricercare un cast internazionale (Antonio Banderas, Birgitte Hjort Sørensen, Dylan McDermott, Robert Forster, Tim McInnerny, Melanie Griffith, David Ryall e Javier Bardem) per richiamare un'audience internazionale se poi le possibilità di mettere in scena qualcosa che valga la pena di essere visto non ci sono. Perché per quanto accattivanti nell'aspetto, i robot non sono sciolti, ma sempre legatissimi nei movimenti, quasi statici e non si può fare a meno di domandarsi come si possa mettere in scena una storia di azione con dei protagonisti che per fare un passo ci mettono 30 secondi.
Insomma, il risultato finale, come si capisce, mi ha deluso essendo stato certamente non conforme alle mie aspettative. E' meno puramente d'intrattenimento di quanto il trailer non faccia credere, eppure nemmeno dal punto di vista dei contenuti riesce a compensare la mancanza di buone scene d'azione. Banderas è quasi sempre un buon protagonista, Melanie Griffith è uno scempio di chirurgia facciale ma, nonostante tutto, la loro scena insieme è forse la migliore di tutto il film. Anche se, chiaramente, non basta.
Box Office: $5.681.069 (incasso totale di alcuni mercati internazionali - tra cui l'Italia - fornito da Box Office Mojo)
Consigli: Tra i titoli di fantascienza direi che non è certo il più rappresentativo e, anzi, mi ha spesso ricordato "Blade Runner" e alcuni altri film dello stesso genere. Diciamo che, viste le premesse, ci si aspetterebbe di più da questo titolo chiaramente commerciale e di intrattenimento. Da quest'ultimo punto di vista, in particolare, devo dire che spesso manca quella spinta, quella marcia in più che trasporta una storia come questa alla strizzatina d'occhio al genere dei film d'azione. E' una pellicola che può andare benissimo per gli amanti delle storie fantascientifiche catastrofiche o per gli appassionati di robot e implicazioni etiche connesse. Per gli altri, forse, può risultare alla lunga un po' piatto.
Parola chiave: Orologiaio.

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#HollywoodCiak
Bengi

martedì 31 dicembre 2013

Film 645 - Gli amanti passeggeri

Qualcosa di leggero per digerire pranzi, cene e spirito natalizio. Bulimia portami via.

Film 645: "Gli amanti passeggeri" (2013) di Pedro Almodóvar
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: "Gli amanti passeggeri" è commedia surreale al suo estremo e gioca sempre nel territorio del politicamente scorretto. Se la si accetta per la sua anima 'nera' (o rossa), è un piacevole passatempo sboccato e frivolissimo.
Nonostante si tocchi spesso la tematica sessuale anche spinta, una volta che si è deciso di stare al gioco, quest'ultima fatica di Almodóvar è capace di far sorridere in maniera maliziosa, anche se a volte tocca - letteralmente - il limite del consentito, con sensitive che fanno previsioni toccando peni, rapporti sessuali in aereo dopo che tutti sono stati drogati, balletti al limite dell'omosessualità consentita.
"L'aereo più pazzo del mondo" tramutato in quello più gay in assoluto, tra un'infinità di cliché e luoghi comuni, situazioni comiche e situazioni erotiche, per un mix finale che - se piace il genere - è capace di divertire con una leggerezza frizzante e un po' goliardica.
Certo non sarà gradito ai più tradizionalisti, forse non tanto perché il tema centrale sia il sesso, ma più che altro perché la tematica omosessuale è trattata tanto esplicitamente e volutamente esagerata. Il pubblico medio immagino non sia particolarmente avvezzo a certi tipi di discorsi, nonostante nella realtà certi atteggiamenti disinibiti (qui caricati all'eccesso) siano certamente comuni.
Globalmente "Los amantes pasajeros" è simpaticamente volgare e totalmente disinibito, sboccato e leggero, ma comunque devo ammettere che, per come me ne avevano parlato, mi ha sinceramente divertito. Non me lo aspettavo ed è stata una piacevole sorpresa.
Ps. Discreto successo internazionale ($11,649,332) e camei di Penélope Cruz, Antonio Banderas, Paz Vega.
Consigli: Non certo un capolavoro, ha comunque i suoi momenti divertenti. Bisogna mettersi da subito l'animo in pace e accettare che sesso, omosessualità, verginità e droga sono gli elementi principali che caratterizzano questa commedia e riescono ad oscurare gli altri avvenimenti che caratterizzano la storia (tra cui un atterraggio di fortuna!).
Collegato per assurdo e ampientato ad alta quota, "Gli amanti passeggeri" è un esempio di come anche gli europei possano fare una pellicola sciocca e divertente esportabile globalmente.
Parola chiave: Aereo.

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Bengi

lunedì 21 novembre 2011

Film 328 - La pelle che abito

Cinema d'autore per una serata di chiacchiere tra amici.


Film 328: "La pelle che abito" (2011) di Pedro Almodóvar
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Claudia
Pensieri: Non so se si possa dire ad alta voce di un film del grande Almodóvar ("Volver" è ancora qui), ma questa sua ultima fatica mi ha fatto veramente schifo.
Usando quest'espressione forte voglio più che mai sottolineare quanto questa pellicola sia andata lontano dalle mie aspettative e, anzi, le abbia tradite spingendosi - a mio avviso - attraverso imbarazzanti percorsi narrativi. Studiare la natura umana, comprese le sue perversioni o aberrazioni, può sempre avere un senso se dietro c'è uno scopo (narrativo, nell'ambito cinematografico). Qui, per quanto con Claudia ci si sia interrogati, il fine ultimo di raccontare questa storia non è stato trovato.
Tra un nonsense e un personaggio imbarazzante, un folle progetto e una trama a tratti ridicola, si finisce per non digerire questo "La piel que habito", bizzarro progetto che fatico tuttora a collocare in uno spazio ben definito. Folle? Ambizioso? Sopra le righe? Strampalato? Io l'ho trovato brutto e senza nulla da raccontare che non fosse l'evento scatenante della storia: chirurgo plastico rapisce per vendetta l'uomo che crede abbia stuprato la figlia e, pian piano, lo 'tramuta' in donna.
Non si può vivere di singoli shock narrativi, bisogna poi avere una trama, qualcosa da raccontare. A mio avviso, qui non c'è.
Consigli: Con tutti i bei film di Almodóvar che ci sono, questo può essere serenamente tralasciato.
Parola chiave: Vendetta.

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Ric

venerdì 22 luglio 2011

Film 285 - Intervista col vampiro - Cronache di vampiri

Cena del lunedì più cupa del solito con un film sui vampiri che aveva decisamente precorso i tempi...


Film 285: "Intervista col vampiro - Cronache di vampiri" (1994) di Neil Jordan
Visto: dalla tv del Puffo
Lingua: italiano
Compagnia: Andrea Puffo, Marco, Andrea, Marco C.
Pensieri: Lo devo ammettere: mi ricordavo un film molto più figo. Sì, sì, per carità, c'è atmosfera, sete di sangue, lussuria, giochi di potere... ma poi? Poi il resto mi è apparso vuoto e non troppo coinvolgente. Sarà che con certe acconciature è difficile star bene, che coi labbroni di Brad sembrerebbe potercisi fare il labbro inferiore di Angelina o che Banderas è più inquietante del solito, comunque diciamo che non ho troppo gradito. Non quanto mi aspettavo.
Ottima l'atmosfera cupa, benissimo la Dunst nei panni di Claudia, bambinetta orfana convertita ai canini per assicurarle guarigione dalla peste (e vita eterna, ovvio). Farà una brutta fine, ma Kirsten riceverà la sua prima e al momento unica nomination ai Golden Globes.
Tom Cruise, invece, è particolarmente strambo in questa pellicola. Prima ancora di saltare sui divani, qui salta addosso a cani e porci, assetato di sangue e accecato dalla lussuria. Una volta era un bell'uomo, ma qui in effetti non rende. Era il '94 e, nonostante i 32 anni, ne dimostrava almeno una decina in più. Colpa del ruolo pluricentenario? Chissà...
Poi, come si diceva, Pitt è un pochino inquietante (capello lungo, cadaverico, lenti a contatto colorate, rigidità da manico di scopa), manichino da passeggio per una signorina vampira che lo vede come padre (è il suo creatore) e che lui sente come figlia. Vampiri e sentimenti (umani non come cibo, amore, difficile sopportazione di una vita eterna spesa alla luce della luna, senza una vera e propria compagnia) allora non avevano ancora fatto il loro tempo, quindi è effettivamente ragguardevole che 17 anni fa si fosse già arrivati ad imbastire quella che oggi è - con 'solamente' 5 film e 4 libri - la noiosissima saga di "Twilight".
Banderas è innominabile.
Camei di personaggi oggi diventati più o meno famosi - Thandie Newton ("2012", "La ricerca della felicità"), Helen McCrory (Narcissa Malfoy in "Harry Potter e i doni della morte: Parte II" & Co.) - e di altri che, invece, sono più o meno spariti - Stephen Rea (nomination all'Oscar per "La moglie del soldato", film per cui Neil Jordan, il regista di questo film, ha vinto per la miglior sceneggiatura originale), Christian Slater ("Il nome della rosa", "Robin Hood principe dei ladri") e l'italiana Domiziana Giordano (che, grazie a questo film, è finita come 'VIP' a 'L'isola dei famosi') -.
Consigli: In gruppo si vede più volentieri, ogni tanto scappa qualche commento o battutina che aiutano a far passare certi momenti lenti della pellicola.
Parola chiave: Racconto.

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Ric

martedì 12 ottobre 2010

Film 148 - Shrek e vissero felici e contenti

Tra un pranzo e l'altro, cosa meglio di un film d'animazione per intrattenere la mia mente priva di pretese?


Film 148: "Shrek e vissero felici e contenti" (2010) di Mike Mitchell
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: ... e vissero felici e contenti! Sarebbe anche ora, in effetti! Tre episodi di Shrek dopo, siamo ancora qui ad avere a che fare con l'orco più famoso della storia. E sì, è verde, rutta, peta, ecc ecc. Ci piace ancora solo per questo?
Io personalmente non ho mai amato Shrek alla follia, anche se bisogna ammettere che l'idea di ribaltare ogni genere di fiaba, nel primo capitolo era davvero originale. Già con il secondo si era persa la magia. Il terzo non lo ricordo neanche. Questo quarto, in effetti, oltre ad una certa nostalgia, non mi ha regalo grandi brividi. Questa volta lo spunto di partenza ricorda molto il "Canto di Natale" dickensiano. Per carità, manca l'ambientazione natalizia e non c'è nessun fantasma, ma l'idea di riproporre il 'cosa sarebbe successo se...' mi ha ricordato moltissimo il classico dell'autore britannico.
Abbiamo un passato che i fan di Shrek conoscono bene: sono i tre episodi precedenti. Abbiamo un presente, esposto nella prefazione di questo capitolo della saga: la routine quotidiana sta mandando in esaurimento il nostro anti-eroe e lui comincia a sognare i bei tempi solitari in cui il rutto libero era uno sport da praticare quotidianamente. E, infine, abbiamo un ipotetico futuro causato dal sortilegio del nanetto Tremotino che, con l'inganno, fa firmare a Shrek un contratto grazie al quale, rinunciando ad un unico giorno della sua intera vita, potrà vivere al di fuori della routine quotidiana per un giorno. La fregatura? Il giorno rubato a Shrek sarà quello della sua nascita...
Come farà, dunque, a riscattare la sua realtà precedente, ormai diventata solo un ricordo? E, soprattutto, come sarebbe stata la sua vita se non avesse mai salvato Fiona dal drago?
L'enigma si districa durante i 93 minuti di pellicola. Niente di nuovo sul fuoco, ma, per carità, è comunque un film godibile. Ps. Record d'incassi al botteghino americano: solo lì ha guagagnato $238,371,987.
Pps. Cast nutritissimo: Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz, Antonio Banderas, Julie Andrews, John Cleese, Walt Dohrn, Jon Hamm, Jane Lynch, Craig Robinson, Lake Bell, Kathy Griffin, Mary Kay Place.
Consigli: Non è necessariamente un film da vedere, ma, se ormai avete visto i precedenti 3 episodi, non resta che arrendervi all'idea di concludere con le avventure dell'orco. E, speriamo, stavolta sia davvero la fine.
Parola chiave: Vero amore.




Ric