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venerdì 6 dicembre 2024

Film 2326 - Gladiator II

Intro: Il sequel di cui non sapevo di avere bisogno? C'era un unico modo per scoprirlo...

Film 2326: "Gladiator II" (2024) di Ridley Scott
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Michael, Niamh, Debbi, Elias
In sintesi: considerato che gli ultimi film di Ridley Scott non mi hanno esttamente entusiasmato, ammetto che non nutrissi grandi speranze per il sequel di "Gladiator". Forse anche grazie alle mie basse aspettative, devo dire che tutto sommato il film mi è piaciuto.
No, "Gladiator II" non è all'altezza del suo predecessore, ma questo non significa che non riesca comunque a veicolare la giusta dose di spettacolo e intrattenimento. Ci sono tante cose di questa pellicola che non funzionano, ma quelle che invece sono fatte a dovere aiutano a mitigare un risultato finale che, di fatto, per me è stato positivo.
Partiamo da quello che non va: Lucius Verus Aurelius (Paul Mescal) è uno strano protagonista. È carismatico e sicuramente ben interpretato da Mescal, ma a mio avviso a livello narrativo certe cose non tornano. La storia non ci mostra praticamente mai quali siano le sue dosi di guerriero se non all'inizio del film: noi spettatori sappiamo quello di cui è capace, ma gli altri protagonisti no. Eppure, una volta nell'arena del Colosseo, tutti gli altri gladiatori si affidano alla guida di Lucius senza battere ciglio. L'ho trovato un po' semplicistico.
Un'altra cosa che mi ha confuso del protagonista è il suo iniziale rifiuto a riconoscersi quale figlio di Lucilla (Connie Nielsen): inizialmente dice di non essere il bambino che abbiamo visto nel primo film, poi però improvvisamente cambia idea e fa pace con la madre. Niente di tutto quello che porta a questo cambiamento di atteggiamento viene spiegato dalla storia e, improvvisamente, Lucius e Lucilla sono madre e figlio come un tempo.
Stessa cosa dicasi per l'iniziale voglia di vendetta di Lucius nei confronti del generale Acacius (Pedro Pascal): prima lo vuole morto, poi improvvisamente si alleano e combattono insieme.
Il secondo grande problema che ho avuto con questa storia sono i 3 anatagonisti, ovvero i due imperatori pazzi Geta (Joseph Quinn) e Caracalla (Fred Hechinger) e, più avanti nel racconto, Macrinus (Denzel Washington). I primi sono totalmente inutili in termini narrativi dato che aggiungono poco e niente agli avvenimenti racconti; inoltre non mi è piaciuta la recitazione eccessiva e sopra le righe per cui i due attori (e il regista, mi immagino) hanno optato. Per quanto riguarda Macrinus, certe scelte recitative di Washington mi hanno lasciato un po' perplesso, ci sono una marea di pose e gesti estremamente teatrali che mi hanno distratto dalle varie scene in cui è presente l'attore.
Detto questo - lo so che sembrano una marea di critiche, ma sono solo cose che ho notato durante la visione - rimane il fatto che "Gladiator II" offre una buona dose di intrattenimento spettacolare, anche grazie a tutta una serie di scene di combattimento che sicuramente non mancano di impressionare. Mi rimane ancora il dubbio di come abbiano fatto i romani nel 200 AC a portare degli squali vivi fino al Colosseo, ma a un certo punto bisogna abbracciare quella sospensione dell'incredulità che ci consente di gustare storie di finzione come questa.
Aggiungo che ho trovato Paul Mescal adatto alla parte, nonché un buon protagonista in generale e mi fa piacere vedere il suo talento riconosciuto a livello internazionale in un blockbuster come questo. È stato piacevole anche ritrovare Connie Nielsen, un'attrice dall'inequivocabile fascino che, però, fatica a trovare maggiore spazio in quello che è il cinema mainstream moderno.
Nota finale per Ridley Scott che, a 87 anni compiuti, non smette di appassionare gli spettatori grazie ai suoi titoli cinematografici.
Film 576 - Il gladiatore
Film 2363 - Gladiator
Film 2325 - Gladiator II
Cast: Paul Mescal, Pedro Pascal, Joseph Quinn, Fred Hechinger, Lior Raz, Derek Jacobi, Connie Nielsen, Denzel Washington.
Box Office: $327.3 milioni (ad oggi)
Vale o non vale: I fan dell'originale dovrebbero apprezzare. C'è meno coesione narrativa rispetto al primo film, ma il risultato finale è comunque godibile e gli effetti speciali aiutano a creare uno spettacolo cinematografico che intrattiene. Belli i costumi, ma la fotografia è un po' troppo "carica" (saturazione a gogo e spinta particolarmente marcata del nero, una caratteristica che ho riscontrato in altri lavori recenti di Scott, come "Prometheus", "Exodus: Gods and Kings", "Alien: Covenant", "All the Money in the World", "House of Gucci" e "Napoleon", tutti a firma del direttore della fotografia Dariusz Wolski).
Premi: /
Parola chiave: Mano che tocca la sabbia.
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#HollywoodCiak
Bengi

domenica 31 marzo 2019

Film 1538 - Roman J. Israel, Esq.

Intro: Un altro titolo tra quelli candidati agli Oscar 2018. La corsa per mettersi in pari non è ancora finita però!
Film 1538: "Roman J. Israel, Esq." (2017) di Dan Gilroy
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Fre
In sintesi: mah, mah, mah. Questo "Roman J. Israel, Esq." partiva già con un titolo impronunciabile, figuriamoci cosa mi potevo aspettare dal resto. Personalmente ho trovato tutto il film assolutamente difficile da sopportare, sia a causa del protagonista, sia perché la storia non racconta nulla di nuovo, né lo fa in maniera interessante. E per quanto Denzel Washington possa essere bravo, non riesco a superare il fatto che mi stia antipatico. Lui come il suo personaggio qui;
ho trovato questo prodotto poco godibile, noioso - per non dire faticoso - e spesso antipatico. E' impossibile entrare in sintonia con Roman J. Israel, il che esclude un approccio empatico nei suoi confronti: è antipatico, strano, sopra alla righe non in un modo piacevole. Quello che fa, poi, non migliora la situazione e la storia finisce, sì, con un epilogo inaspettato, eppure si fatica a provare totalmente compassione per il protagonista. Era questo lo scopo di Dan Gilroy?;
i film della famiglia Gilroy mi lasciano sempre con un certo livello di insoddisfazione: magari non li capisco(?). Da "Nightcrawler" a "Michael Clayton", passando per le sceneggiature di "Real Steel", "The Bourne Legacy", "State of Play", "Rogue One: A Star Wars Story" e "The Great Wall", a tutti i loro titoli mi sembra manchi qualcosa o, per lo meno, qualcosa che piaccia a me. C'è sempre una certa dose di aspettativa inattesa, di 'mi aspettavo di più' e "Roman J. Israel, Esq." non si esime da questa considerazione.
Cast: Denzel Washington, Colin Farrell, Carmen Ejogo, Shelley Hennig, Lynda Gravatt, Hugo Armstrong, Sam Gilroy, Tony Plana.
Box Office: $13 milioni
Vale o non vale: Francamente una pellicola che si può evitare. Apprezzeranno i fan di Denzel Washington o quelli dell'approccio artistico di Gilroy.
Premi: Nomination come Miglior attore protagonista per Washington sia agli Oscar che ai Golden Globes 2018.
Parola chiave: Ricompensa.

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#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 9 marzo 2017

Film 1321 - Fences

Instradato sempre di più verso la notte degli Oscar, ho recuperato questo film che, ero certo, avrebbe regalato la statuetta alla sua protagonista. Avevo ragione (anche se l'hanno inserita tra le non protagoniste...).

Film 1321: "Fences" (2016) di Denzel Washington
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Classico esempio di pellicola tratta da un'opera teatrale, "Fences" sceglie pochi luoghi da fare propri (un cortile, qualche stanza di una casa) e usufruisce in maniera quasi soffocante di dialoghi. Fiumi di parole spesi attorno a poi non così tanti argomenti, un continuo e incessante parlare che per davvero molto tempo non porta ad altro che alla costruzione di due soli personaggi. Afficnhé cominci la storia, invece, bisogna attendere il secondo tempo del film; che qualcosa bolla in pentola, però, è chiaro fin dall'inizio. Troy (Denzel Washington) è dominante, spaccone, chiacchierone, fulcro di ogni situazione, severo e maschilista, disilluso, autoritario e spesso arrogante, non fatica a mettere in ombra una moglie buona e sottomessa.
Silenziosa e accondiscendente, Rose (Viola Davis) ha il brutto vizio di farsi andare bene qualsiasi cosa. Sembra in grado di sopportare ogni scortesia o fardello. Ma per quanto succube di un amore sfortunato, nemmeno lei è un personaggio candido: accetta passivamente ogni cosa che le rifila il marito - anche una figlia illegittima! - e il suo ribellarsi si limita ad un'unica scena. Per lei si prova pena e fastidio al contempo. Anche per Troy si proverà lo stesso, ma diversamente da Rose, con la quale c'è molta empatia iniziale che va scemando nel finale, con suo marito si verifica l'inverso dato che è sul finire della storia che scopriamo meglio le vicissitudini della sua infanzia e le difficoltà che ha dovuto affrontare. Anche se, in ogni caso, fatico a digerire la (sua) cattiveria gratuita. L'insoddisfazione e la frustrazione di Troy lo hanno reso una persona infelice che ha bisogno degli altri attorno a sé per potersi sentire meno solo o fallito. Il suo continuo ribadire il suo ruolo di capo e patriarca è lo strumento attraverso il quale esercita il suo magnetico potere, richiamando all'ordine gli altri personaggi, tutti soffocati da una così grande personalità ed ego.
Al di là dei due protagonisti, il film non mi è sembrato uno dei migliori dell'anno. Sicuramente è recitato da due magnifici attori che da soli sono il vero valore aggiunto di questa trasposizione cinematografica, anche se davvero non riesco a far rientrare "Fences" tra i miei favoriti, Oscar o non Oscar. Di sicuro mi ha dato più volte la sensazione di qualcosa di già visto, qualche scena mi ha ricordato qualcos'altro, anche se ho faticato e fatico a ricordare cosa; sicuramente "Doubt", forse qualcosa da "Precious" e "August: Osage County". In ogni caso un'opera nel complesso faticosa, basata sul dialogo come, del resto, ogni pièce teatrale. Legati alla sua natura originale anche il ricorso a temi ricorrenti attraverso i quali l'autore ribadisce gli elementi vitali e le metafore. Qui abbiamo il baseball, la famiglia, la morte, il fratello ritardato, il cielo nel finale, lo steccato. Quest'ultimo per Troy serve a tenere fuori tutto ciò che non vuole affrontare, per Rose è la barriera in grado di trattenere ciò che le è caro ed ha paura possa o le stia sfuggendo via.
Ps. Candidato a 4 premi Oscar, tra cui Miglior film, a 2 Golden Globe e un BAFTA ha vinto tutti e 3 i premi nella categoria Miglior attrice non protagonista (Davis).
Cast: Denzel Washington, Viola Davis, Stephen Henderson, Jovan Adepo, Russell Hornsby, Mykelti Williamson, Saniyya Sidney.
Box Office: $60.8 milioni
Consigli: Tratta dall'ultimo lavoro teatrale di August Wilson, già interpretato a teatro dagli stessi Washington e Davis, questo "Fences" è un potentissimo esercizio attoriale che, però, alla lunga può stancare chi ricerchi non solo tematiche più leggere, ma anche una messa in scena meno verbale o claustrofobica. Il risultato finale è di qualità, ma non per tutti i gusti o tutte le occasioni.
Parola chiave: La Morte.

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#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 30 novembre 2016

Film 1248 - I magnifici 7

Non vedevo l'ora che uscisse anche da noi per fiondarmi al cinema! Poi, tra una scadenza e l'altra, il viaggio al nord e la consegna della tesi, non ero riuscito a sincronizzarmi con gli impegni. La soluzione l'ha portata un cinema parrocchiale che, grazie al cielo, ha deciso di proporre la visione anche per chi, come me, era decisamente in ritardo...

Film 1248: "I magnifici 7" (2016) di Antoine Fuqua
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Avevo paura, temevo davvero che questo film potesse proporre un western alla "Wild Wild West", un misto di cliché e di una tecnologia che neanche "Ritorno al futuro", ma fortunatamente sono stato smentito. Perché lo devo proprio ammettere: "I magnifici 7" è stato una bella sorpresa!
Bisogna anche dire che dal connubio Antoine Fuqua-Denzel Washington non mi aspettavo decisamente scintille, dato che non sono un fan della loro precedente collaborazione ("The Equalizer - Il vendicatore"), invece ero semplicemente partito prevenuto, dato che il regista evita quelle attitudini da action commerciale e confeziona un remake del classico di Kurosawa che mi pare di dignitoso rispetto. Poi, certo, rimane un tentativo di blockbuster - solo parzialmente riuscito -, un esperimento multietnico che prova a rilanciare il genere western tra il grande pubblico facendo leva su un cast particolarmente interessante e, appunto, un attore protagonista abituato a numerosi successi commerciali. Qui il botto c'è stato, ma è scemato troppo in fretta: esordio al #1 del box office americano con $35.7 milioni incassati nel primo weekend d'uscita, ma non si può davvero dire che l'incasso globale riesca a coprire i 90 milioni di budget a cui non sono assommati i costi del marketing. In ogni caso in parte la magia è riuscita.
Quello che ho davvero apprezzato di questo "The Magnificent Seven" sono certamente il cast, così eterogeneo ed azzeccato, e le scene d'azione che, combinate ad un montaggio efficace, risultato particolarmente spettacolari e realistiche. Molto realistiche, tanto che a volte ho un po' fatica a non provare un certo senso di angoscia. La regia di Fuqua è funzionale e in linea con il western, mi pare addirittura citi, quando non omaggi, le consuetudini ormai "istituzionalizzate": certe inquadrature, carrelli, spazi dedicati al paesaggio. Tutto in linea con la ricostruzione di un'idea, di una mitologia che da molto tempo fatica a catturare l'attenzione di un pubblico ormai forse troppo concentrato su altro, molta commedia, molti cartoon e molti effetti speciali. Che qui non mancano, come lo humor, ma sono semplicemente funzionali a un racconto, a una storia che parla di vendetta, giustizia e atti eroici, del sacrificio e del valore di onore e parola data. Ultimamente si fatica a riscontrare questi elementi, così mixati, all'interno delle trame e comunque decisamente non così in primo piano nelle storie. Del resto era inevitabile: non solo si tratta del remake di una pellicola di oltre 60 anni fa, ma si racconta anche la vicenda di 7 personaggi che mettono da parte se stessi e si sacrificano per una giusta causa più grande di loro. Ovvero l'unico modo per diventare davvero magnifici.
Cast: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio, Byung-hun Lee, Manuel Garcia-Rulfo, Martin Sensmeier, Peter Sarsgaard, Haley Bennett, Matt Bomer, Luke Grimes, Cam Gigandet.
Box Office: $160.7 milioni
Consigli: Un titolo dalla doppia anima che tenta di rivedere il classico "I sette samurai" spostandolo dal Giappone al west americano e, soprattutto, rivestendolo dei toni commerciali. In realtà l'anima mainstream di questa pellicola è meno spiccata di quanto non potrebbe sembrare a una prima occhiata e il risultato finale è particolarmente riuscito (almeno per che, ammetto, non ho visto l'originale da cui è tratto). Un film molto violento, pieno zeppo di sparatorie, esplosioni e, inevitabilmente, morti, ma per chi apprezza o comunque non si lascia intimorire dalla violenza particolarmente realistica, una piacevole sorpresa che vive dell'ottimo ritmo del secondo tempo e di un cast eterogeneo e davvero per caratterizzato (impossibile non provare simpatia per Jack Horne/Vincent D'Onofrio). Certo, non un titolo per tutte le serate, ma sicuramente una scelta che lascia soddisfatti. Oltre che l'omaggio a un classico che, a questo punto, viene davvero la voglia di riscoprire.
Parola chiave: Rose Creek.

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Bengi

giovedì 4 agosto 2016

Film 1183 - Il rapporto Pelican

Netflix mi proponeva una serie di pellicola tra le quali ho scelto questa.

Film 1183: "Il rapporto Pelican" (1993) di Alan J. Pakula
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Al di là del fatto che sia altamente inverosimile, questo rapporto Pelican è una barba.
Per essere un thriller è davvero troppo sbrodolato e le scene d'azione sono quelle che sono. Mi pare che le 2 ore e (quasi) mezza di pellicola si prendano troppo tempo per raccontare una storia ampiamente sforbiciabile. Fosse stato così probabilmente la pellicola avrebbe preso una piega più dinamica e interessante, riuscendo nell'intento di accelerare il ritmo cardiaco dello spettatore che, invece, qui si trova confuso dalle atmosfere tipiche del genere in commistione con una serie di elementi fuori fuori target: un'ampia documentazione e ricerca giornalistica, parrucche alla "Pretty Woman" e un istinto alla fuga che neanche Carmen Sandiego. Insomma, tutto un po' troppo e per un risultato finale che non è nemmeno così interessante. Della serie: chi ha assassinato i due giudici della Corte Suprema? Alla fine della pellicola allo spettatore non interessa nemmeno più.
Storia a parte, la Roberts in questi panni non mi piace - la Bullock forse sarebbe stata più incisiva - e, a costo di risultare sciocco, ammetto che nel momento dell'esplosione della macchina con il suo amato dentro, il primo piano di Julia mi ha fatto veramente ridere. Non molto drammatico, insomma. Denzel Washington fa la sua parte con mestiere, ma nemmeno lui mi è parso così incisivo. Insieme a loro uno stuolo di altre oggi un po' più big star di Hollywood come Tony Goldwyn ("Scandal") e Stanley Tucci ("Hunger Games", "Il diavolo veste Prada") che, però, nell'insieme qui non so perché risultato tutti simili l'uno all'altro andando a creare un effetto solamente disorientante.
Insomma, davvero non ho apprezzato.
Cast: Julia Roberts, Denzel Washington, Sam Shepard, John Heard, Tony Goldwyn, James B. Sikking, William Atherton, Robert Culp, Stanley Tucci, Hume Cronyn, John Lithgow.
Box Office: $195.3 milioni
Consigli: Tratto dal romanzo di John Grisham, tra tutti i titoli della Roberts e Washington decisamente non il più indimenticabile. Solo per i loro fan o chi sia davvero motivato.
Parola chiave: Pellicano bruno.

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lunedì 12 gennaio 2015

Film 854 - Il collezionista di ossa

Un salto nel passato!

Film 854: "Il collezionista di ossa" (1999) di Phillip Noyce
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ricordo ancora quando andai a vederlo al cinema con i miei genitori, molto più nitidamente di quanto non ricordassi il film in sé. Ecco perché mi era tornata un po' la voglia di recuperare questo titolo che, all'epoca, aveva riscosso un discreto successo e confermato ulteriormente Angelina Jolie nei panni di star mondiale.
Il vero problema di ciò che si ricorda rispetto al passato, specialmente se si era piuttosto piccoli, è che tutto sembra o migliore o peggiore in termini assoluti. "Il collezionista di ossa", all'epoca, mi era piaciuto e, come penso sia normale, ne conservavo un ricordo piuttosto positivo. Oggi, a distanza di 14 anni e con ben più di un migliaio di film alle spalle, posso dire che la mia opinione relativamente a questa pellicola sia meno nettamente positiva e più relativa, se così possiamo dire.
Non che "The Bone Collector" non sia un buon titolo di intrattenimento, ma rimane un blockbuster più interessato a mostrare la straordinaria condizione di svantaggio del suo pratagonista (quadriplegico), le sensuali carnosità di Angelina Jolie e le creative efferatezze dell'insospettabile assassino piuttosto che propendere per un approccio realistico (tutta la tecnologia che Lincoln Rhyme/Denzel Washington usa è molto figa e molto "Bond style", però realisticamente è veramente poco plausibile che venga tutta affidata nelle mani di un solo uomo sempre sull'orlo di una crisi potenzialmente fatale se troppo sotto stress).
In ogni caso, se guardi "Il collezionista di ossa" è più per quello che sai che ti mostrerà che per il piglio creativo, la natura autoriale della regia o simili, quindi è inutile spendersi in critiche troppo facili. Dirò solo che, preso per quello che è, è un titolo in grado di fare il suo dovere nonostante sia stato prodotto 15 anni fa. E Angelina ha saputo fermare il tempo.
Ps. Tratto dal romanzo omonimo di Jeffery Deaver.
Box Office: $151,493,655
Consigli: Leggermente in anticipo rispetto a "CSI", questo film mostra il lavoro della polizia scientifica all'opera in un momento in cui la mania da scena del crimine era ancora relativamente contenuta. Quasi alla stregua di un manuale, questa storia insegna ad Angelina Jolie e a noi come si raccolgono le prove e le si mettono assieme per riuscire ad incastrare il serial killer di turno. Che qui non fa troppo paura, una volta che lo scopri, ma finché rimane chiuso nel suo taxi e mette in scena le sue follie malate, riesce ad inquietare. Il risultato finale nel suo complesso è sufficiente e funziona nell'ottica dell'intrattenimento che si propone di fornire. Fuori da questo contesto è deboluccio.
Parola chiave: Romanzo.

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#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 1 marzo 2013

Film 513 - Flight

Un'altra pellicola candidata agli Oscar 2013. Questa volta ero stato incuriosito da un trailer piuttosto accattivante...


Film 513: "Flight" (2012) di Robert Zemeckis
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non mi piace Denzel Washington, ma mi è piaciuto "Flight". Non avrei dato nomination all'Oscar, in effetti, ma devo ammettere che questa pellicola ha un suo appeal ed è piuttosto godibile.
La storia del pilota che, ubriaco e drogato, riesce a salvare dal disastro totale il volo 277 per Atlanta è certamente affascinante, più che altro perchè accende subito la curiosità di capire come diavolo ciò sia possibile, presentato nel film, giustificato e successivamente analizzato nella trama ("Flight" ha avuto anche la nomination per la sceneggitura originale).
Al di là del fatto che quello di Washington sia un personaggio disprezzabile fino alla fine (con sorpresa), Whip Whitaker è comunque ben sviluppato e articolato: vive una solitudine fatta di alcolici del minibar e strisce di cocaina tentando di colmare un vuoto che non vuole affrontare, procrastinando alla ricerca di una soluzione che però non arriva. Quest'ultima c'è, ma arriva solo nel finale.
Anche qui abbiamo il classico percorso di formazione con storia d'amore annessa, ma non ci si interessa a questo film tanto per la liaison tra Whip e Nicole (Kelly Reilly), ma appunto è il personaggio principale a tenere bene banco con una sorta di magnetismo del degrado umano trasposto bene da Washington sullo schermo. Si prova pena per lui, quasi lo scuseresti per aver volato fumato e sbronzo perchè, in fin dei conti, è l'unico riuscito a portare in salvo quasi tutti i suoi passeggeri quando un'altra decina di piloti (sobri) nei simulatori hanno di fatto fallito ogni tentativo di emularlo. Qundi Whip cos'è? Eroe o cattivo? O forse più un eroe moderno, fatto delle classiche luci ed ombre? Di fatto non credo si possa dire altro se non che Whip è una persona, fatta di tante contraddizzioni e che, bene o male, pagherà per le sue colpe. Quindi no, non è eroe, ma nemmeno il cattivo della situazione. A ognuno di noi il giudizio su questo controverso personaggio. Ma è difficile scegliere da che "parte" stare.
Molto ben realizzata, poi, la parte in volo. Gli effetti speciali incollano alla sedia e, personalmente, sono rimasto concentrantissimo a seguire tutta la scena dell'aereo che precipita senza battere ciglio: veramente adrenalinica!
Altro punto a favore è la parte finale del processo, con un (quasi definibile) cameo di Melissa Leo che sbuca a sorpresa nel ruolo-chiave della seconda parte del film, che riesce a carpire l'attenzione dello spettatore quasi al pari della scena dell'aereo che precipita. Fino all'ultimo attendi di sapere cosa Whip riuscirà a tirare fuori.
In generale, quindi, ho trovato "Flight" un prodotto piacevole, i cui principali grandi difetti sono la lunghezza (138 minuti), un uso smodato di parolacce un po' stancante e un ruolo interessante (quello di John Goodman) ma poco approfondito. Il resto ho trovato filasse abbastanza bene.
Insomma, inaspettatamente anche "Flight" mi è piaciuto, nonostante Denzel Washington.
Ps. Buon incasso al botteghino mondiale con $146,872,375 di incasso a fronte di una spesa di 31 milioni: Robert Zemeckis è tornato!
Consigli: CHi ha paura di volare è meglio che eviti.
La storia dell'eroe americano creata ad arte dai media per poi essere precipitosamente smontata dagli stessi è interessante e da un'idea abbastanza veritiera, a mio avviso, di quanto solitamente tendiamo a dare giudizi veloci e in sole due direzioni: o massimamente buona, o massimamente cattiva. In mezzo, come dimostra questa pellicola, ci sta un mondo (e le persone). Il film avrà i suoi difetti, ma da questo punto di vista ha uno spunto buono.
Parola chiave: Katerina Marquez.

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Ric