Luigi è fan di Olivia Wilde ed era curioso di vederla in questo film. Io un po' meno, ma un horror alla fine ci sta sempre.
Film 940: "The Lazarus Effect" (2015) di David Gelb
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: L'idea di base è intrigante: trovare il modo di resuscitare i morti attraverso un siero. Da qui il Lazzaro del titolo. L'altra idea carina sta in ciò che accade dopo, ovvero la non proprio piacevole conseguenza: chi torna dall'aldilà è, sì, vivo, ma dimostra quasi subito un'indole ostile, poteri soprannaturali e, infine, una tendenza all'omicidio che potremmo considerare quale effetto collaterale peggiore. Fin qui tutto bene, pare un horror che abbia qualcosa da mostrare.
E, invece, la triste verità è che "The Lazarus Effect" è esattamente quel tipo di film che promette una buona idea, ma non ha altro da giocarsi. Quindi basta vederne il trailer e si è a posto. Chi come me si imbarca nella visione, rimane profondamente deluso: la trama è banale, se ne può intuire la conclusione non appena resuscitano la povera Zoe/Olivia Wilde (leggi so cazzi amari per tutti).
Il cast fa quello che può, ma la caratterizzazione dei personaggi è minima e tutto ciò che preme mostrare è la trasformazione demoniaca di Zoe di pari passo al suo desiderio di sterminare i suoi compagni di laboratorio, chiusi insieme a lei sottoterra a causa di un cortocircuito. Che, di base, non sarebbe nemmeno sbagliato, considerato che parliamo di un horro il cui intento è spaventare il suo pubblico. Il punto è che, non solo non spaventa, ma perde l'occasione di una premessa intrigante che avrebbe potuto portare a qualcosa di decisamente più interessante. Insomma, lasciamo Lazzaro riposare per sempre.
Ps. Cast composto, oltre che dalla Wilde, da Mark Duplass, Evan Peters, Sarah Bolger e Donald Glover.
Box Office: $36.1 milioni
Consigli: Pellicola dell'orrore dall'intrigante trovata della resurrezione in collegamento diretto con la figura biblica di Lazzaro con, aggiunte, implicazioni demoniache e visioni infernali, questo "The Lazarus Effect" fallisce nel tentativo di portare sullo schermo qualcosa di innovativo, preferendo percorrere alla grande la strada del già visto. E' un prodotto che si lascia guardare, anche se sarebbe stato preferibile il racconto di qualcosa di meno scontato o meno marcatamente "a scopo di lucro".
Parola chiave: Incendio.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
mercoledì 17 giugno 2015
Film 940 - The Lazarus Effect
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The Lazarus Effect
martedì 16 giugno 2015
Film 939 - The Librarian 2 - Ritorno alle miniere di Re Salomone
Visto il primo, era sinceramente curioso di capire se la produzione si fosse raffinata un po' con questo capitolo successivo...
Film 939: "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" (2006) di Jonathan Frakes
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Anche questa seconda avventura del librario più spericolato che c'è si avvale di un protagonista teoricamente capace, contornato da una serie di baggianate pseudo fantasy misto avventura ed effetti speciali da far pena. Non che fosse sospettabile un incremento qualitativo, ma la speranza rimaneva.
Come per il precedente "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta", anche qui la storia raccontata prova a calcare le orme dei ben più meritevoli di considerazione Indiana Jones e "La Mummia", piazzando indizi in giro per il mondo per colorare di esotico il tutto, ma poi utilizzando effetti speciali computerizzati che sono qualcosa di imbarazzante (i fantasmi finali sono tra il kitsch e l'infantile). Per non parlare della (blasfema) citazione continua a "Casablanca", dove cercano invano di far assomigliare Noah Wyle ad Humphrey Bogart (rido).
Insomma, niente di nuovo sotto il sole, anche questo "The Librarian: Return to King Solomon's Mines" è un'avventura all'acqua di rose, titolo per famiglie di facile consumo e di resa francamente insufficiente che non fallisce del tutto solo grazie all'evidente intento ludico e la sottintesa mancanza di pretese di alcun tipo.
Ps. Due candidature tecniche agli Emmy del 2007 per le musiche e il montaggio sonoro.
Film 937 - The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta
Box Office: /
Consigli: Al cast già visto nella precedente pellicola (Noah Wyle, Bob Newhart, Jane Curtin, Lisa Brenner e Olympia Dukakis) si aggiunge qualche nuovo elemento sconosciuto (Gabrielle Anwar, Erick Avari, Robert Foxworth), per un risultato finale conforme al precedente episodio. Anche qui parliamo di un titolo debole, ma perfetto per tutta la famiglia, una di quelle pellicole che non richiede alcuno sforzo intellettuale e si lascia placidament guardare (e dimenticare). L'obiettivo era di sicuro questo, quindi se si scende a patti col fatto che parliamo di un film tv mediocre e un po' cialtrone, la visione può essere piacevole, nonché conforme alle aspettative.
Parola chiave: Amuleto.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 939: "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" (2006) di Jonathan Frakes
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Anche questa seconda avventura del librario più spericolato che c'è si avvale di un protagonista teoricamente capace, contornato da una serie di baggianate pseudo fantasy misto avventura ed effetti speciali da far pena. Non che fosse sospettabile un incremento qualitativo, ma la speranza rimaneva.
Come per il precedente "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta", anche qui la storia raccontata prova a calcare le orme dei ben più meritevoli di considerazione Indiana Jones e "La Mummia", piazzando indizi in giro per il mondo per colorare di esotico il tutto, ma poi utilizzando effetti speciali computerizzati che sono qualcosa di imbarazzante (i fantasmi finali sono tra il kitsch e l'infantile). Per non parlare della (blasfema) citazione continua a "Casablanca", dove cercano invano di far assomigliare Noah Wyle ad Humphrey Bogart (rido).
Insomma, niente di nuovo sotto il sole, anche questo "The Librarian: Return to King Solomon's Mines" è un'avventura all'acqua di rose, titolo per famiglie di facile consumo e di resa francamente insufficiente che non fallisce del tutto solo grazie all'evidente intento ludico e la sottintesa mancanza di pretese di alcun tipo.
Ps. Due candidature tecniche agli Emmy del 2007 per le musiche e il montaggio sonoro.
Film 937 - The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta
Box Office: /
Consigli: Al cast già visto nella precedente pellicola (Noah Wyle, Bob Newhart, Jane Curtin, Lisa Brenner e Olympia Dukakis) si aggiunge qualche nuovo elemento sconosciuto (Gabrielle Anwar, Erick Avari, Robert Foxworth), per un risultato finale conforme al precedente episodio. Anche qui parliamo di un titolo debole, ma perfetto per tutta la famiglia, una di quelle pellicole che non richiede alcuno sforzo intellettuale e si lascia placidament guardare (e dimenticare). L'obiettivo era di sicuro questo, quindi se si scende a patti col fatto che parliamo di un film tv mediocre e un po' cialtrone, la visione può essere piacevole, nonché conforme alle aspettative.
Parola chiave: Amuleto.
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Bengi
lunedì 15 giugno 2015
Film 938 - The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta
Ero sempre rimasto con la voglia di volerlo vedere, incuriosito dai ben due sequel che questo film per la tv era riuscito ad ottenere...
Film 938: "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" (2004) di Peter Winther
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non che mi aspettasi nulla di che, ma alla fine nonostante tutti gli evidenti limiti, questo primo "The Librarian: Quest for the Spear" mi ha lasciato un simpatico ricordo, quasi tenero. Perché è come un tentativo (fallimentare) di condensare in un unico personaggio e in un'unica storia un mix tra Indiana Jones, "La mummia", "Il mistero dei templari" e in generale un po' tutti quei titoli di avventura, senza però averne né capacità né budget.
Noah Wyle fa quello che può per caratterizzare l'imbranato Flynn Carsen al meglio e lo stesso fanno i vari comprimari (Bob Newhart, Olympia Dukakis e Kyle MacLachlan in primis), ma la sceneggiatura è sciocca e propone una serie di avventure la cui realizzazione sullo schermo - piccolo o grande - richiederebbe più esperienza ed evidentemente un'iniezione pecuniaria più sostanziosa. In aggiunta a questa mancanza qualitativa di effetti speciali computerizzati si aggiunge l'inesperienza delle due "tipe toste" della storia, la cattiva Kelly Hu e la futura fiamma del protagonista Sonya Walger (già vista in "Lost"), le quali se le daranno pure di santa ragione, ma quanto si vede che fanno per finta non sto neanche a dirlo.
Pace, "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" è un film destinato alla televisione commissionato dal canale via cavo TNT, ergo dubito fortemente che una resa quanto più realistica e una trama ben scritta fossero le primarie intenzioni del network; ugualmente non credo che i potenziali spettatori si aspettassero nulla di diverso. Quindi bene così, la formula più giocosa che drammatica deve aver funzionato considerati i due sequel e persino la serie tv di 10 episodi "The Librarians", già rinnovata per una seconda stagione. Dunque questo titolo sarà pure una scemata, ma è talmente evidente che non ci sono pretese di alcun tipo che si finisce per goderselo abbastanza da non detestarlo del tutto.
Film 938 - The Librarian 2 - Ritorno alle miniere di Re Salomone
Box Office: /
Consigli: Prodotto tipicamente per famiglie, adatto ad ogni tipo di spettatore che non desideri impegnarsi cerebralmente, "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" è un filmetto tv che qualcosa lo azzecca, nonostante i suoi più che evidenti limiti. Sarà l'imbarazzato approccio nerd, il ritorno di Noah Wyle in tv finalmente senza il camice del Dottor Carter indossato per 15 stagioni (!), i teneri tentativi di copiare le grandi produzioni pur non potendo permetterselo... eppure alla fine segui tutta la storia e hai perfino voglia di vedere come prosegue. Se non si ha niente di meglio da fare, chiaramente.
Parola chiave: Lancia del Destino.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 938: "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" (2004) di Peter Winther
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Non che mi aspettasi nulla di che, ma alla fine nonostante tutti gli evidenti limiti, questo primo "The Librarian: Quest for the Spear" mi ha lasciato un simpatico ricordo, quasi tenero. Perché è come un tentativo (fallimentare) di condensare in un unico personaggio e in un'unica storia un mix tra Indiana Jones, "La mummia", "Il mistero dei templari" e in generale un po' tutti quei titoli di avventura, senza però averne né capacità né budget.
Noah Wyle fa quello che può per caratterizzare l'imbranato Flynn Carsen al meglio e lo stesso fanno i vari comprimari (Bob Newhart, Olympia Dukakis e Kyle MacLachlan in primis), ma la sceneggiatura è sciocca e propone una serie di avventure la cui realizzazione sullo schermo - piccolo o grande - richiederebbe più esperienza ed evidentemente un'iniezione pecuniaria più sostanziosa. In aggiunta a questa mancanza qualitativa di effetti speciali computerizzati si aggiunge l'inesperienza delle due "tipe toste" della storia, la cattiva Kelly Hu e la futura fiamma del protagonista Sonya Walger (già vista in "Lost"), le quali se le daranno pure di santa ragione, ma quanto si vede che fanno per finta non sto neanche a dirlo.
Pace, "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" è un film destinato alla televisione commissionato dal canale via cavo TNT, ergo dubito fortemente che una resa quanto più realistica e una trama ben scritta fossero le primarie intenzioni del network; ugualmente non credo che i potenziali spettatori si aspettassero nulla di diverso. Quindi bene così, la formula più giocosa che drammatica deve aver funzionato considerati i due sequel e persino la serie tv di 10 episodi "The Librarians", già rinnovata per una seconda stagione. Dunque questo titolo sarà pure una scemata, ma è talmente evidente che non ci sono pretese di alcun tipo che si finisce per goderselo abbastanza da non detestarlo del tutto.
Film 938 - The Librarian 2 - Ritorno alle miniere di Re Salomone
Box Office: /
Consigli: Prodotto tipicamente per famiglie, adatto ad ogni tipo di spettatore che non desideri impegnarsi cerebralmente, "The Librarian - Alla ricerca della lancia perduta" è un filmetto tv che qualcosa lo azzecca, nonostante i suoi più che evidenti limiti. Sarà l'imbarazzato approccio nerd, il ritorno di Noah Wyle in tv finalmente senza il camice del Dottor Carter indossato per 15 stagioni (!), i teneri tentativi di copiare le grandi produzioni pur non potendo permetterselo... eppure alla fine segui tutta la storia e hai perfino voglia di vedere come prosegue. Se non si ha niente di meglio da fare, chiaramente.
Parola chiave: Lancia del Destino.
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venerdì 12 giugno 2015
Film 937 - Franklyn
Erano anni che volevo recuperarlo, curioso di capire di cosa potesse parlare questa pellicola.
Film 936: "Franklyn" (2008) di Gerald McMorrow
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Convinto che fosse una specie di storia distopica su futuri disastrosi e uomini che tentano di sopravvivere, ho conservato una certa attesa negli anni relativamente a questo "Franklyn", davvero interessato a capire di cosa potesse mai parlare. Peccato che il risultato finale sia assolutamente lontano da ciò che mi aspettassi, completamente fuori da ogni possibile previsione e, non ultimo, piuttosto brutto.
Debole e deludente come quell'"Identità" di James Mangold portato al cinema ormai 12 anni fa, anche qui si racconta qualcosa che, in realtà, si svolge tutta nella mente del protagonista. L'idea in sé, che certo non è originale, sarebbe comunque in grado di stuzzicare lo spettatore se portata sullo schermo in maniera interessante. Voglio dire, "Shutter Island" è un capolavoro e di base fonda il colpo di scena della sua storia proprio sulla doppia realtà creata dalla mente disturbata del suo protagonista.
Qui invece, nonostante la costruzione dell'altro mondo sia piuttosto affascinante e inizialmente capace di coinvolgere lo spettatore - l'idea di una società che richiede obbligatoriamente ai suoi componenti di essere affiliati a una religione, qualunque essa sia, è uno spunto da non sottovalutare -, gli svolgimenti successivi e la presentazione dei vari personaggi oltre quello interpretato da Ryan Phillippe è totalmente fallimentare. Si perde interesse non appena si capisce che era "tutto finto" e non la si recupera più. Anzi, le cose peggiorano man mano che viene definito il personaggio di Eva Green, pseudo artista estrema che mette in scena la sua morte come un'opera d'arte, e quello di Sam Riley, innamorato di un'immagine mentale che, di fatto, è interpreta dalla stessa Green (che poi, perché?).
Il finale misto action-onirico è un'ulteriore virata che stona nel risultato complessivo, troppo frammentato e indeciso su che strada (narrativa) percorrere. Insomma, visivamente "Franklyn" è in grado di creare un altro mondo affascinante, cupo e bello da vedere, ma fallisce per ciò che riguarda la trama: forse c'era troppa carne sul fuoco per l'esordiente Gerald McMorrow che, in definitiva, non mi pare sia stato in grado di gestirla.
Box Office: $1,279,576 (no USA)
Consigli: Esordio possibilmente interessante, ma incapace di mantenere le aspettative. Il mondo parrallelo di Città di Mezzo è ben ricreato ed è francamente l'unica cosa che vale la pena di vedere di "Franklyn". Per il resto il risultato finale è abbastanza deludente e la visione di questa pellicola può interessare a chi sia affascinato da storie di follia, realtà parallele e, per certi versi, futuri distopici. Gli altri meglio che guardino altrove.
Parola chiave: L'individuo.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 936: "Franklyn" (2008) di Gerald McMorrow
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Convinto che fosse una specie di storia distopica su futuri disastrosi e uomini che tentano di sopravvivere, ho conservato una certa attesa negli anni relativamente a questo "Franklyn", davvero interessato a capire di cosa potesse mai parlare. Peccato che il risultato finale sia assolutamente lontano da ciò che mi aspettassi, completamente fuori da ogni possibile previsione e, non ultimo, piuttosto brutto.
Debole e deludente come quell'"Identità" di James Mangold portato al cinema ormai 12 anni fa, anche qui si racconta qualcosa che, in realtà, si svolge tutta nella mente del protagonista. L'idea in sé, che certo non è originale, sarebbe comunque in grado di stuzzicare lo spettatore se portata sullo schermo in maniera interessante. Voglio dire, "Shutter Island" è un capolavoro e di base fonda il colpo di scena della sua storia proprio sulla doppia realtà creata dalla mente disturbata del suo protagonista.
Qui invece, nonostante la costruzione dell'altro mondo sia piuttosto affascinante e inizialmente capace di coinvolgere lo spettatore - l'idea di una società che richiede obbligatoriamente ai suoi componenti di essere affiliati a una religione, qualunque essa sia, è uno spunto da non sottovalutare -, gli svolgimenti successivi e la presentazione dei vari personaggi oltre quello interpretato da Ryan Phillippe è totalmente fallimentare. Si perde interesse non appena si capisce che era "tutto finto" e non la si recupera più. Anzi, le cose peggiorano man mano che viene definito il personaggio di Eva Green, pseudo artista estrema che mette in scena la sua morte come un'opera d'arte, e quello di Sam Riley, innamorato di un'immagine mentale che, di fatto, è interpreta dalla stessa Green (che poi, perché?).
Il finale misto action-onirico è un'ulteriore virata che stona nel risultato complessivo, troppo frammentato e indeciso su che strada (narrativa) percorrere. Insomma, visivamente "Franklyn" è in grado di creare un altro mondo affascinante, cupo e bello da vedere, ma fallisce per ciò che riguarda la trama: forse c'era troppa carne sul fuoco per l'esordiente Gerald McMorrow che, in definitiva, non mi pare sia stato in grado di gestirla.
Box Office: $1,279,576 (no USA)
Consigli: Esordio possibilmente interessante, ma incapace di mantenere le aspettative. Il mondo parrallelo di Città di Mezzo è ben ricreato ed è francamente l'unica cosa che vale la pena di vedere di "Franklyn". Per il resto il risultato finale è abbastanza deludente e la visione di questa pellicola può interessare a chi sia affascinato da storie di follia, realtà parallele e, per certi versi, futuri distopici. Gli altri meglio che guardino altrove.
Parola chiave: L'individuo.
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giovedì 11 giugno 2015
Film 936 - The Woman in Black 2: Angel of Death
Non che ne avessi sentito parlar bene, ma ero comunque curioso di vederlo...
Film 936: "The Woman in Black 2: Angel of Death" (2014) di Tom Harper
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Rispetto al primo titolo, comunque non particolarmente indimenticabile, questo secondo è decisamente di qualità inferiore. Stilisticamente è molto curato e nonostante tutto - ovvero nonostante la maggior parte delle scene si svolga nel buio più pesto - riesce a creare una certa atmosfera funzionale per questo tipo di film, anche se il risultato finale rimane comunque sotto le aspettative.
Si gioca molto su un tipo di suspense tirata per le lunghe, con una premessa che dura molto e porta avanti una storia in cui succede poco, spaventando di rado lo spettatore che salta sulla sedia solo quando improvvisamente un rumore fortissimo e inaspettato o la musica vengono utilizzati a tradimento. Durante tutto il primo tempo, poi, praticamente non accade nulla e anche se la contestualizzazione storica è lodevole e a tratti interessante, non si può fare a meno di chiedersi quando cavolo si comincerà a vedere qualcosa di interessante. Perché diciamocelo, se si guarda "The Woman in Black 2: Angel of Death" non è certo perché si è interessati a conoscere la tragedia della Seconda Guerra Mondiale...
E anche quando finalmente si procede a svelare il grande mistero dietro questa donna in nero, la situazione non migliora di tanto. Alla fine gli effetti speciali non sono così impressionanti - ah, ecco perché tutto quel buio! - e nemmeno la storia riesce ad arrivare là dove il computer non ha potuto.
Insomma, di certo nessuno si aspettava che questo sequel fosse un capolavoro (del resto tutti gli attori della prima pellicola hanno abbandonato), però ci si poteva decisamente impegnare di più.
Film 433 - The Woman in Black
Box Office: $36.7 milioni
Consigli: Qualche volto conosciuto (Jeremy Irvine, Helen McCrory) e qualcuno decisamente meno (Phoebe Fox, Oaklee Pendergast, Adrian Rawlins) per un horror un po' banale che fa da sequel al più fortunato "The Woman in Black" con Daniel Radcliffe. Se il primo era piaciuto potrebbe aver senso vedere questo secondo episodio, anche se davvero stiamo parlando di niente di rilevante. In generale, comunque, assolutamente dimenticabile o perdibile.
Parola chiave: Bambola.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 936: "The Woman in Black 2: Angel of Death" (2014) di Tom Harper
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Luigi
Pensieri: Rispetto al primo titolo, comunque non particolarmente indimenticabile, questo secondo è decisamente di qualità inferiore. Stilisticamente è molto curato e nonostante tutto - ovvero nonostante la maggior parte delle scene si svolga nel buio più pesto - riesce a creare una certa atmosfera funzionale per questo tipo di film, anche se il risultato finale rimane comunque sotto le aspettative.
Si gioca molto su un tipo di suspense tirata per le lunghe, con una premessa che dura molto e porta avanti una storia in cui succede poco, spaventando di rado lo spettatore che salta sulla sedia solo quando improvvisamente un rumore fortissimo e inaspettato o la musica vengono utilizzati a tradimento. Durante tutto il primo tempo, poi, praticamente non accade nulla e anche se la contestualizzazione storica è lodevole e a tratti interessante, non si può fare a meno di chiedersi quando cavolo si comincerà a vedere qualcosa di interessante. Perché diciamocelo, se si guarda "The Woman in Black 2: Angel of Death" non è certo perché si è interessati a conoscere la tragedia della Seconda Guerra Mondiale...
E anche quando finalmente si procede a svelare il grande mistero dietro questa donna in nero, la situazione non migliora di tanto. Alla fine gli effetti speciali non sono così impressionanti - ah, ecco perché tutto quel buio! - e nemmeno la storia riesce ad arrivare là dove il computer non ha potuto.
Insomma, di certo nessuno si aspettava che questo sequel fosse un capolavoro (del resto tutti gli attori della prima pellicola hanno abbandonato), però ci si poteva decisamente impegnare di più.
Film 433 - The Woman in Black
Box Office: $36.7 milioni
Consigli: Qualche volto conosciuto (Jeremy Irvine, Helen McCrory) e qualcuno decisamente meno (Phoebe Fox, Oaklee Pendergast, Adrian Rawlins) per un horror un po' banale che fa da sequel al più fortunato "The Woman in Black" con Daniel Radcliffe. Se il primo era piaciuto potrebbe aver senso vedere questo secondo episodio, anche se davvero stiamo parlando di niente di rilevante. In generale, comunque, assolutamente dimenticabile o perdibile.
Parola chiave: Bambola.
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Film 935 - Home Sweet Hell
E quando Luigi ha carta bianca per scegliere un film...
Film 935: "Home Sweet Hell" (2015) di Anthony Burns
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Che la carriera di Katherine Heigl fosse in picchiata da tempo si sapeva, ma ciò non giustifica associarsi a qualunque proposta commerciale ti venga fatta. "Home Sweet Hell" è tra le cose più brutte, trash e volgari che abbia mai visto e definirlo terribile è essere gentili.
Proponendosi come commedia contemporanea che scherza su mogli psicopatiche, mariti che si trasformano in killer, omicidi fai da te e maschera di facciata che utilizziamo nelle occasioni pubbliche, questa pellicola in realtà cerca semplicemente di 'vendersi' bene, perché non solo di comico non c'è nulla, ma non ci sono nemmeno idee o qualcosa di interessante da vedere. Innanzitutto c'è troppa ingiustificata violenza. Perché mai dovrebbe interessarmi vedere una coppia che fa a pezzi l'amante di lui solo perché la moglie ossessivo compulsiva ritiene che sia l'unico modo per far sparire quella macchia dall'immacolata reputazione della sua famiglia? Il punto è che, diversamente da una pellicola come "La famiglia omicidi", qui manca totalmente un tono comico in quanto chi scrive non è in grado di suscitarlo.
Quindi, a parte seguire una trama scritta in maniera imbarazzante, con dialoghi forse ispirati a qualcosa di Tarantino (c'è pure una katana...) senza saperne cogliere l'ironia, "Home Sweet Hell" è un titolo-spazzatura, qualcosa che andrebbe bannato e cancellato dalla filmografia di chiunque abbia partecipato alla sua produzione. Inutile.
Box Office: /
Consigli: Imbarazzante prodotto cinematografico che spreca un potenziale buon cast in favore di una storia che vorrebbe essere irriverente e magari controversa, ma in realtà risulta ridicola e fastidiosa. Forse qualcuno potrebbe trovare di "interesse" le molteplici scene di Katherine Heigl in biancheria intima - che comunque si appresta a fare a pezzi una persona... -, ma tole queste credo che non ci siano altri motivi per cui voler vedere una tale boiata priva di alcunché di originale o interessante. Inutilmente volgare, privo di personalità e maledettamente brutto.
Parola chiave: Obiettivi.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 935: "Home Sweet Hell" (2015) di Anthony Burns
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Che la carriera di Katherine Heigl fosse in picchiata da tempo si sapeva, ma ciò non giustifica associarsi a qualunque proposta commerciale ti venga fatta. "Home Sweet Hell" è tra le cose più brutte, trash e volgari che abbia mai visto e definirlo terribile è essere gentili.
Proponendosi come commedia contemporanea che scherza su mogli psicopatiche, mariti che si trasformano in killer, omicidi fai da te e maschera di facciata che utilizziamo nelle occasioni pubbliche, questa pellicola in realtà cerca semplicemente di 'vendersi' bene, perché non solo di comico non c'è nulla, ma non ci sono nemmeno idee o qualcosa di interessante da vedere. Innanzitutto c'è troppa ingiustificata violenza. Perché mai dovrebbe interessarmi vedere una coppia che fa a pezzi l'amante di lui solo perché la moglie ossessivo compulsiva ritiene che sia l'unico modo per far sparire quella macchia dall'immacolata reputazione della sua famiglia? Il punto è che, diversamente da una pellicola come "La famiglia omicidi", qui manca totalmente un tono comico in quanto chi scrive non è in grado di suscitarlo.
Quindi, a parte seguire una trama scritta in maniera imbarazzante, con dialoghi forse ispirati a qualcosa di Tarantino (c'è pure una katana...) senza saperne cogliere l'ironia, "Home Sweet Hell" è un titolo-spazzatura, qualcosa che andrebbe bannato e cancellato dalla filmografia di chiunque abbia partecipato alla sua produzione. Inutile.
Box Office: /
Consigli: Imbarazzante prodotto cinematografico che spreca un potenziale buon cast in favore di una storia che vorrebbe essere irriverente e magari controversa, ma in realtà risulta ridicola e fastidiosa. Forse qualcuno potrebbe trovare di "interesse" le molteplici scene di Katherine Heigl in biancheria intima - che comunque si appresta a fare a pezzi una persona... -, ma tole queste credo che non ci siano altri motivi per cui voler vedere una tale boiata priva di alcunché di originale o interessante. Inutilmente volgare, privo di personalità e maledettamente brutto.
Parola chiave: Obiettivi.
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mercoledì 10 giugno 2015
Film 954 - San Andreas
Io adoro i disaster movies, dunque non potevo sottrarmi alla visione di questo titolo appena uscito. Stranamente non ero a conoscenza del suo arrivo nelle sale, il che mi ha leggermente sorpreso, considerando che è difficile sfuggire alla pressante campagna pubblicitaria di un blockbuster...
Film 954: "San Andreas" (2015) di Brad Peyton
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Considerato il preambolo si capisce già che "San Andreas" tutto sommato mi è piaciuto, anche se ha degli evidenti problemi, per non dire mancanze. Differentemente dai titoli catastrofici cui ci ha abituato Roland Emmerich - come "The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo" e "2012" - qui siamo di fronte a una pellicola che ci prova, ma non riesce del tutto a realizzare qualcosa di compatto e davvero incisivo. Perché sì, fa comodo un budget di 110 milioni di dollari ed effetti speciali a pioggia, ma se li sfrutti male i due elementi non bastano da soli a portare a casa un buon risultato. E "San Andreas" soffre di questo problema.
Anche se ho apprezzato la scelta di una serie di riprese dal basso, che limitano il campo visivo dello spettatore ma lo catapultano nel cuore dell'azione (rendendo l'esperienza terremoto piuttosto credibile), alla lunga la mancanza di riprese dall'alto che rappresentino la terra che trema nel momento in cui accade risulta un po' deludente. Perché, diciamocelo, il terremo c'è, ma si vede meno di quanto non ci si aspetterebbe. Gli edifici crollano, e noi ci siamo dentro. Le macchine vengono schiacciate, e noi ci siamo dentro. La falda di San Andreas si stacca, ma vediamo solo un enorme canyon dopo che si è già formato. In queste scelte si capisce, forse, che Brad Peyton non è Emmerich. Ma c'è dell'altro.
La trama. Qui la questione è più problematica. Perché se visivamente il film non ha problemi, l'intreccio narrativo è debole. Il protagonista Ray è il classico macho tutto d'un pezzo che ama la sua donna, compagna per la vita, e la sua famiglia, tormentato da una perdita del passato che lo ha costretto a tantissime sofferenze interiori mai affrontate. E' un tipo che parla come un qualunque personaggio di Steven Seagal, uno che, di fronte a una città rasa al suolo, alla domanda della moglie su cosa ne sarà di loro, risponde: "Ricostruiremo tutto". Credo di aver reso l'idea.
La mancanza di spessore umano non è peculiare solo di Ray, ma un problema più generale. Quando si parla della morte della prima figlia o quando i protagonisti si trovano di fronte alla distruzione totale causata dalla catastrofe, dai dialoghi traspare freddezza e distacco, il che è un grande punto a sfavore. Fa sembrare tutto poco credibile. Se poi ci aggiungiamo che i tre attori princiapali Dwayne Johnson, Carla Gugino e Alexandra Daddario sono praticamente incapaci di esprimere emozioni sensate relativamente al contesto in cui si trovano, si capisce perché a livello umano-comunicativo qui si fallisca, finendo per disintegrare un invece auspicabile effetto empatia che avrebbe certamente aiutato a creare una connessione tra chi vive la tragedia sullo schermo e chi la guarda. Fortunatamente per la produzione la capacità degli effetti speciali di rendere il tutto particolarmente realistico arriva là dove la scuola di recitazione non ha potuto. Poi, per carità, mi rendo conto che non interessi a nessuno che i personaggi qui siano interpretati in maniera impeccabile (i commenti standard dei miei vicini di posto in sala, ogni volta che compariva sullo schermo la Daddario, erano qualcosa di simile a "Cazzo che figa"), però a volte l'incapacità espressiva mi era veramente fastidiosa.
Aggiungo - e poi sulla trama la finisco - che trovo assurdo che uno come Ray, presentato quale eroe puro, immacolato e perfino tormentato, sfrecci attraverso tutte le sfighe che il terremoto riesce a generare con il solo intento di salvare la sua famiglia. Moglie e figlia sono i suoi unici due target, salvare altre persone è collaterale e succede raramente semplicemente perché non è in programma. Ho trovato questo aspetto veramente stupido per tutta la durata del film, considerato che essendo un pompiere il personaggio di Dwayne Johnson è istruito e preparato per tali emergenze, per non dire che il suo lavoro si prefigura il salvataggio delle persone tra i suoi compiti primari... In ogni caso, nel complesso buono e meno buono si mischiano in un risultato finale che è precisamente ciò che ci si sarebbe aspettato da questo tipo di blockbuster qualche anno fa, ovvero tanto baccano e distruzione (pompati via pc) e pochissima rilevanza della storia. Ci sta, anche se mi sembra si sia fatto un leggero passo indietro rispetto a ciò che oggi il mondo del cinema commerciale è in grado di offrire. E la cosa mi è sembrata più evidente nel primo tempo, che fatica un po' a decollare. Fino a quando la storia non prende il via - e per storia intendo terremoto e relative conseguenze -, il tutto procede in maniera anonima e ci si chiede quando, finalmente, si arriverà al dunque (ma la cosa più inutile è la presenza di Kylie Minogue, il cui tanto chiacchierato cameo dura sì e no 30 secondi). E' la seconda parte del film, quindi, a salvare la baracca, riuscendo a dare al pubblico ciò che vuole, mettendo finalmente in gioco i suoi protagonisti che fino a quel momento e nonostante tutto ciò che accade loro intorno, sono tutti illesi e nemmeno sbucciati, regalando una buona dose di azione alla trama. E quando tutto questo si verifica, "San Andreas" funziona.
In definitiva, una nuova pellicola che prende in considerazione gli effetti devastanti di un evento naturale distruttivo riesce ancora ad attirarmi, curioso, al cinema. Questo titolo in particolare è meno riuscito di altri, però si lascia vedere tranquillamente e alla fine si esce dalla sala sufficientemente soddisfatti.
Ps. Cast ricchissimo (a dire il vero pure troppo): Dwayne Johnson, Carla Gugino, Alexandra Daddario, Hugo Johnstone-Burt, Art Parkinson, Ioan Gruffudd, Archie Panjabi, Paul Giamatti, Will Yun Lee, Kylie Minogue, Colton Haynes, Todd Williams, Alec Utgoff.
Film 954 - San Andreas
Film 1737 - San Andreas
Box Office: $309 milioni
Consigli: Gli amanti del genere 'distruttivo' posso gioire, finalmente una nuova produzione che ipotizza qualche evento catastrofico e le relative implicazioni (qui terremoto + tsunami). Chi gradisce meno può essere meno entusiasta. Questo film è carino, ma davvero niente di più perché a parte presentare buoni effetti speciali, fatica a costruire narrativamente il contesto e a caratterizzare personaggi che alla fine risultano solo stereotipati. Per fare un paragone, genera la stessa delusione di quell'"Into the storm" dell'anno scorso. Quindi, va benissimo per una serata domanita dall'azione e dai sussulti generati dalla spettacolarità delle immagini, ma per il resto non suscita molto altro in chi guarda.
Parola chiave: Faglia.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 954: "San Andreas" (2015) di Brad Peyton
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Considerato il preambolo si capisce già che "San Andreas" tutto sommato mi è piaciuto, anche se ha degli evidenti problemi, per non dire mancanze. Differentemente dai titoli catastrofici cui ci ha abituato Roland Emmerich - come "The Day After Tomorrow - L'alba del giorno dopo" e "2012" - qui siamo di fronte a una pellicola che ci prova, ma non riesce del tutto a realizzare qualcosa di compatto e davvero incisivo. Perché sì, fa comodo un budget di 110 milioni di dollari ed effetti speciali a pioggia, ma se li sfrutti male i due elementi non bastano da soli a portare a casa un buon risultato. E "San Andreas" soffre di questo problema.
Anche se ho apprezzato la scelta di una serie di riprese dal basso, che limitano il campo visivo dello spettatore ma lo catapultano nel cuore dell'azione (rendendo l'esperienza terremoto piuttosto credibile), alla lunga la mancanza di riprese dall'alto che rappresentino la terra che trema nel momento in cui accade risulta un po' deludente. Perché, diciamocelo, il terremo c'è, ma si vede meno di quanto non ci si aspetterebbe. Gli edifici crollano, e noi ci siamo dentro. Le macchine vengono schiacciate, e noi ci siamo dentro. La falda di San Andreas si stacca, ma vediamo solo un enorme canyon dopo che si è già formato. In queste scelte si capisce, forse, che Brad Peyton non è Emmerich. Ma c'è dell'altro.
La trama. Qui la questione è più problematica. Perché se visivamente il film non ha problemi, l'intreccio narrativo è debole. Il protagonista Ray è il classico macho tutto d'un pezzo che ama la sua donna, compagna per la vita, e la sua famiglia, tormentato da una perdita del passato che lo ha costretto a tantissime sofferenze interiori mai affrontate. E' un tipo che parla come un qualunque personaggio di Steven Seagal, uno che, di fronte a una città rasa al suolo, alla domanda della moglie su cosa ne sarà di loro, risponde: "Ricostruiremo tutto". Credo di aver reso l'idea.
La mancanza di spessore umano non è peculiare solo di Ray, ma un problema più generale. Quando si parla della morte della prima figlia o quando i protagonisti si trovano di fronte alla distruzione totale causata dalla catastrofe, dai dialoghi traspare freddezza e distacco, il che è un grande punto a sfavore. Fa sembrare tutto poco credibile. Se poi ci aggiungiamo che i tre attori princiapali Dwayne Johnson, Carla Gugino e Alexandra Daddario sono praticamente incapaci di esprimere emozioni sensate relativamente al contesto in cui si trovano, si capisce perché a livello umano-comunicativo qui si fallisca, finendo per disintegrare un invece auspicabile effetto empatia che avrebbe certamente aiutato a creare una connessione tra chi vive la tragedia sullo schermo e chi la guarda. Fortunatamente per la produzione la capacità degli effetti speciali di rendere il tutto particolarmente realistico arriva là dove la scuola di recitazione non ha potuto. Poi, per carità, mi rendo conto che non interessi a nessuno che i personaggi qui siano interpretati in maniera impeccabile (i commenti standard dei miei vicini di posto in sala, ogni volta che compariva sullo schermo la Daddario, erano qualcosa di simile a "Cazzo che figa"), però a volte l'incapacità espressiva mi era veramente fastidiosa.
Aggiungo - e poi sulla trama la finisco - che trovo assurdo che uno come Ray, presentato quale eroe puro, immacolato e perfino tormentato, sfrecci attraverso tutte le sfighe che il terremoto riesce a generare con il solo intento di salvare la sua famiglia. Moglie e figlia sono i suoi unici due target, salvare altre persone è collaterale e succede raramente semplicemente perché non è in programma. Ho trovato questo aspetto veramente stupido per tutta la durata del film, considerato che essendo un pompiere il personaggio di Dwayne Johnson è istruito e preparato per tali emergenze, per non dire che il suo lavoro si prefigura il salvataggio delle persone tra i suoi compiti primari... In ogni caso, nel complesso buono e meno buono si mischiano in un risultato finale che è precisamente ciò che ci si sarebbe aspettato da questo tipo di blockbuster qualche anno fa, ovvero tanto baccano e distruzione (pompati via pc) e pochissima rilevanza della storia. Ci sta, anche se mi sembra si sia fatto un leggero passo indietro rispetto a ciò che oggi il mondo del cinema commerciale è in grado di offrire. E la cosa mi è sembrata più evidente nel primo tempo, che fatica un po' a decollare. Fino a quando la storia non prende il via - e per storia intendo terremoto e relative conseguenze -, il tutto procede in maniera anonima e ci si chiede quando, finalmente, si arriverà al dunque (ma la cosa più inutile è la presenza di Kylie Minogue, il cui tanto chiacchierato cameo dura sì e no 30 secondi). E' la seconda parte del film, quindi, a salvare la baracca, riuscendo a dare al pubblico ciò che vuole, mettendo finalmente in gioco i suoi protagonisti che fino a quel momento e nonostante tutto ciò che accade loro intorno, sono tutti illesi e nemmeno sbucciati, regalando una buona dose di azione alla trama. E quando tutto questo si verifica, "San Andreas" funziona.
In definitiva, una nuova pellicola che prende in considerazione gli effetti devastanti di un evento naturale distruttivo riesce ancora ad attirarmi, curioso, al cinema. Questo titolo in particolare è meno riuscito di altri, però si lascia vedere tranquillamente e alla fine si esce dalla sala sufficientemente soddisfatti.
Ps. Cast ricchissimo (a dire il vero pure troppo): Dwayne Johnson, Carla Gugino, Alexandra Daddario, Hugo Johnstone-Burt, Art Parkinson, Ioan Gruffudd, Archie Panjabi, Paul Giamatti, Will Yun Lee, Kylie Minogue, Colton Haynes, Todd Williams, Alec Utgoff.
Film 954 - San Andreas
Film 1737 - San Andreas
Box Office: $309 milioni
Consigli: Gli amanti del genere 'distruttivo' posso gioire, finalmente una nuova produzione che ipotizza qualche evento catastrofico e le relative implicazioni (qui terremoto + tsunami). Chi gradisce meno può essere meno entusiasta. Questo film è carino, ma davvero niente di più perché a parte presentare buoni effetti speciali, fatica a costruire narrativamente il contesto e a caratterizzare personaggi che alla fine risultano solo stereotipati. Per fare un paragone, genera la stessa delusione di quell'"Into the storm" dell'anno scorso. Quindi, va benissimo per una serata domanita dall'azione e dai sussulti generati dalla spettacolarità delle immagini, ma per il resto non suscita molto altro in chi guarda.
Parola chiave: Faglia.
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martedì 9 giugno 2015
Film 934 - Orlando
Un altro film sul tempo dopo "Adaline - L'eterna giovinezza", un'altra protagonista femminile che non invecchia. Anche se cambia di sesso...
Film 934: "Orlando" (1992) di Sally Potter
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Uno dei film più strani che abbia mai visto, forse il più strano. A volte sembra di essere a teatro, a volte non si capisce dove ci si stia trovando, né dove si voglia andare, a volte ci si chiede se non sia tutto uno scherzo. Insomma, "Orlando" sei inaspettato.
Una giovane Tilda Swinton interpreta il/la protagonista attraverso i secoli e i sessi, già all'epoca capace di spaziare tra il maschile e il femminile, tra una bellezza aristocratica, antica, vezzosa e una più prettamente contemporanea. Inoltre parliamo qui di qualcosa di estremamente inusuale per il cinema mainstream, un cambio di sesso seppur d'autore (il romanzo da cui è tratta la pellicola è di Virginia Woolf) che lascia disorientato chi non ha idea di cosa si parlerà in questa storia. Come, del resto, per quanto riguardai vari salti temporali.
Insomma, c'è un bel po' di carne al fuoco per un unico film e nonostante questa pellicola abbia ormai 23 anni e non sia certo un titolo di puro, ludico intrattenimento, mi sono goduto il viaggio. Innanzitutto perché la Swinton è magnifica ed era un po' che volevo recuperare, curioso, questo "Orlando", uno dei suoi primi lavori da protagonista. Poi perché ha dei costumi pazzeschi, che definire stupendi è riduttivo. Un lavoro non facile quello di Sandy Powell, tra l'altro, dovendo spaziare tra periodo elisabettiano e giorni nostri ('90), motivo per cui la sua nomination all'Oscar è più che meritata.
In generale, comunque, pur non essendo una narrazione che ho trovato facilissima da seguire - sia perché non conoscevo il romanzo e la sua storia, sia perché di fatto tutti i salti temporali tendono a frammentare il racconto -, sono rimasto da subito affascinato e rapito da questo film, incuriosito dalle svolte narrative e dalle sue sorprese non solo a livello di trama (Sally Potter ha iniziato a scriverne la sceneggiatura alla fine degli anni '80; bisogna tenere presente, quindi, che all'epoca si era certamente meno "preparati" a un bacio saffico sullo schermo, seppure celato dal fatto che il bacio in questione nella storia è dato tra una donna e un in-quel-momento-uomo. Quest'ultimo cambierà sesso e a comprovarlo vi è una scena di nudo integrale della Swinton. Inoltre, a mescolare ulteriormente le carte, all'inizio del film è un uomo, Quentin Crisp, a interpretare Elisabetta I di Inghilterra). Come si capisce, dunque, "Orlando" è una piccola sorpresa in un panorama a me francamente un po' sconosciuto: della filmografia della Potter questo è l'unico titolo momentaneamente visionato e della Woolf so ancora meno. Per cui questo connubio artistico distillato cinematograficamente è stato per me non solo esplosivo, inaspettato e piacevole, ma anche qualcosa da dover codificare, del quale ho faticato ad appropriarmi del linguaggio. Insomma, è stata una sfida, una di quelle che ogni tanto bisognerebbe concedersi per non perdersi nel torpore delle produzioni a grosso budget o di quelle, comunque, contemporanee i cui meccanismi, linguaggi, messaggi e tematiche ci sono immediati e conosciuti.
Box Office: £1,519,690 (UK) + $5,319,445 (USA)
Consigli: Un bell'esperimento cinematografico, un titolo certamente non facile da seguire e inizialmente faticoso da "inquadrare" in qualcosa di conosciuto. Ho apprezzato la performance di Tilda Swinton, già grande 20 anni fa, capace di rapportarsi ad un doppio personaggio, oltretutto senza tempo, uscendone come un'amazzone in sella alla motocicletta.
Bellissimi anche i costumi e le scenografie, insieme capaci di creare atmosfere suggestive e visivamente potenti che certamente rimangono impresse anche finita la visione del film. Tutto sommato direi che "Orlando", pur non essendo qualcosa di adatto a tutti, può soddisfare pienamente chi cerca qualcosa di diverso, di meno convenzionale. O anche solo un salto nel passato.
Parola chiave: Proprietà.
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Bengi
Film 934: "Orlando" (1992) di Sally Potter
Visto: dal computer portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Uno dei film più strani che abbia mai visto, forse il più strano. A volte sembra di essere a teatro, a volte non si capisce dove ci si stia trovando, né dove si voglia andare, a volte ci si chiede se non sia tutto uno scherzo. Insomma, "Orlando" sei inaspettato.
Una giovane Tilda Swinton interpreta il/la protagonista attraverso i secoli e i sessi, già all'epoca capace di spaziare tra il maschile e il femminile, tra una bellezza aristocratica, antica, vezzosa e una più prettamente contemporanea. Inoltre parliamo qui di qualcosa di estremamente inusuale per il cinema mainstream, un cambio di sesso seppur d'autore (il romanzo da cui è tratta la pellicola è di Virginia Woolf) che lascia disorientato chi non ha idea di cosa si parlerà in questa storia. Come, del resto, per quanto riguardai vari salti temporali.
Insomma, c'è un bel po' di carne al fuoco per un unico film e nonostante questa pellicola abbia ormai 23 anni e non sia certo un titolo di puro, ludico intrattenimento, mi sono goduto il viaggio. Innanzitutto perché la Swinton è magnifica ed era un po' che volevo recuperare, curioso, questo "Orlando", uno dei suoi primi lavori da protagonista. Poi perché ha dei costumi pazzeschi, che definire stupendi è riduttivo. Un lavoro non facile quello di Sandy Powell, tra l'altro, dovendo spaziare tra periodo elisabettiano e giorni nostri ('90), motivo per cui la sua nomination all'Oscar è più che meritata.
In generale, comunque, pur non essendo una narrazione che ho trovato facilissima da seguire - sia perché non conoscevo il romanzo e la sua storia, sia perché di fatto tutti i salti temporali tendono a frammentare il racconto -, sono rimasto da subito affascinato e rapito da questo film, incuriosito dalle svolte narrative e dalle sue sorprese non solo a livello di trama (Sally Potter ha iniziato a scriverne la sceneggiatura alla fine degli anni '80; bisogna tenere presente, quindi, che all'epoca si era certamente meno "preparati" a un bacio saffico sullo schermo, seppure celato dal fatto che il bacio in questione nella storia è dato tra una donna e un in-quel-momento-uomo. Quest'ultimo cambierà sesso e a comprovarlo vi è una scena di nudo integrale della Swinton. Inoltre, a mescolare ulteriormente le carte, all'inizio del film è un uomo, Quentin Crisp, a interpretare Elisabetta I di Inghilterra). Come si capisce, dunque, "Orlando" è una piccola sorpresa in un panorama a me francamente un po' sconosciuto: della filmografia della Potter questo è l'unico titolo momentaneamente visionato e della Woolf so ancora meno. Per cui questo connubio artistico distillato cinematograficamente è stato per me non solo esplosivo, inaspettato e piacevole, ma anche qualcosa da dover codificare, del quale ho faticato ad appropriarmi del linguaggio. Insomma, è stata una sfida, una di quelle che ogni tanto bisognerebbe concedersi per non perdersi nel torpore delle produzioni a grosso budget o di quelle, comunque, contemporanee i cui meccanismi, linguaggi, messaggi e tematiche ci sono immediati e conosciuti.
Box Office: £1,519,690 (UK) + $5,319,445 (USA)
Consigli: Un bell'esperimento cinematografico, un titolo certamente non facile da seguire e inizialmente faticoso da "inquadrare" in qualcosa di conosciuto. Ho apprezzato la performance di Tilda Swinton, già grande 20 anni fa, capace di rapportarsi ad un doppio personaggio, oltretutto senza tempo, uscendone come un'amazzone in sella alla motocicletta.
Bellissimi anche i costumi e le scenografie, insieme capaci di creare atmosfere suggestive e visivamente potenti che certamente rimangono impresse anche finita la visione del film. Tutto sommato direi che "Orlando", pur non essendo qualcosa di adatto a tutti, può soddisfare pienamente chi cerca qualcosa di diverso, di meno convenzionale. O anche solo un salto nel passato.
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lunedì 8 giugno 2015
Film 933 - Adaline - L'eterna giovinezza
La locandina italiana è orrenda, anche se sintetizza il messaggio portante del film in maniera efficace.
Film 933: "Adaline - L'eterna giovinezza" (2015) di Lee Toland Krieger
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ad essere sinceri ero contrario alla visione di questa pellicola che non trovavo particolarmente interessante. In realtà mi sono dovuto ricredere, la visione di "The Age of Adaline" è stata piuttosto piacevole.
Il film, infatti, è ben strutturato e stranamente scientificamente collocato in un universo del 'plausibile' che, se anche può non avere alcuna fondatezza, regala a noi profani l'illusione di un contesto che potrebbe in qualche mo(n)do avere senso. E già la cosa aiuta in positivo tutta l'operazione.
Ma la vera sorpresa qui è nientemeno che Blake Lively, perfetta in un ruolo che richiede classe, una presenza fisica 'senza tempo', un'innata dose di charme. Tutte caratteristiche che a quanto pare è in grado di impersonare in maniera impeccabile, rivestendo il ruolo che non è solo di protagonista, ma anche di icona di stile. L'ampio e sontuoso guardaroba fa certamente la sua figura, ma è innegabile che l'ex ragazza di "Gossip Girl" disponga di un allure naturale invidiabile. E, personalmente, la cosa mi ha colto alla sprovvista.
A dire il vero, nell'insieme, tutto "Adaline - L'eterna giovinezza" è stato una certa sorpresa in positivo, dalla trama ai costumi, dall'attrice all'atmosfera che il regista Lee Toland Krieger riesce a ricreare. Per essere una pellicola romantica che prescinde lo scorrere del tempo e ipotizza incidenti mortali reversibili grazie all'intervento casuale di fulmini salvavita, l'approccio è piacevolmente maturo e riesce, nell'insieme, a rendere la faccenda un po' meno fiaba e un po' più storia. Solo il finale stride leggermente, ma parliamo, appunto, di un film romantico che necessita comunque del suo happy ending. Fa lo stesso, alla fine della visione si esce soddisfatti.
Box Office: $50.6 milioni
Consigli: Blake Lively guida un buon cast composto da Michiel Huisman, Harrison Ford, Kathy Baker e Ellen Burstyn, tutti catapultati in una storia in cui il tempo è la chiave di lettura, sia che scorra o meno. Il risultato finale è piacevole, la storia è delicata e parla tanto di amore, ma anche di passato e ricordi, del piacere di portarseli con sé nonostante siano collacati così distanti nel tempo. L'idea di partenza che vuole la sua protagonista per sempre bloccata nei suoi 29 anni non è solo un pretesto come un altro, ma la sceneggiatura riesce a sfruttarlo in maniera funzionale, costruendo un racconto piacevole da seguire e, lo ammetto, anche interessante. Quindi, anche se non me lo sarei aspettato, devo dire che "Adaline - L'eterna giovinezza" è un prodotto valido, hai i suoi buoni momenti e può essere una buona scelta per una serata tranquilla e piacevole in compagnia di un buon film.
Parola chiave: Fotografia.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 933: "Adaline - L'eterna giovinezza" (2015) di Lee Toland Krieger
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: Ad essere sinceri ero contrario alla visione di questa pellicola che non trovavo particolarmente interessante. In realtà mi sono dovuto ricredere, la visione di "The Age of Adaline" è stata piuttosto piacevole.
Il film, infatti, è ben strutturato e stranamente scientificamente collocato in un universo del 'plausibile' che, se anche può non avere alcuna fondatezza, regala a noi profani l'illusione di un contesto che potrebbe in qualche mo(n)do avere senso. E già la cosa aiuta in positivo tutta l'operazione.
Ma la vera sorpresa qui è nientemeno che Blake Lively, perfetta in un ruolo che richiede classe, una presenza fisica 'senza tempo', un'innata dose di charme. Tutte caratteristiche che a quanto pare è in grado di impersonare in maniera impeccabile, rivestendo il ruolo che non è solo di protagonista, ma anche di icona di stile. L'ampio e sontuoso guardaroba fa certamente la sua figura, ma è innegabile che l'ex ragazza di "Gossip Girl" disponga di un allure naturale invidiabile. E, personalmente, la cosa mi ha colto alla sprovvista.
A dire il vero, nell'insieme, tutto "Adaline - L'eterna giovinezza" è stato una certa sorpresa in positivo, dalla trama ai costumi, dall'attrice all'atmosfera che il regista Lee Toland Krieger riesce a ricreare. Per essere una pellicola romantica che prescinde lo scorrere del tempo e ipotizza incidenti mortali reversibili grazie all'intervento casuale di fulmini salvavita, l'approccio è piacevolmente maturo e riesce, nell'insieme, a rendere la faccenda un po' meno fiaba e un po' più storia. Solo il finale stride leggermente, ma parliamo, appunto, di un film romantico che necessita comunque del suo happy ending. Fa lo stesso, alla fine della visione si esce soddisfatti.
Box Office: $50.6 milioni
Consigli: Blake Lively guida un buon cast composto da Michiel Huisman, Harrison Ford, Kathy Baker e Ellen Burstyn, tutti catapultati in una storia in cui il tempo è la chiave di lettura, sia che scorra o meno. Il risultato finale è piacevole, la storia è delicata e parla tanto di amore, ma anche di passato e ricordi, del piacere di portarseli con sé nonostante siano collacati così distanti nel tempo. L'idea di partenza che vuole la sua protagonista per sempre bloccata nei suoi 29 anni non è solo un pretesto come un altro, ma la sceneggiatura riesce a sfruttarlo in maniera funzionale, costruendo un racconto piacevole da seguire e, lo ammetto, anche interessante. Quindi, anche se non me lo sarei aspettato, devo dire che "Adaline - L'eterna giovinezza" è un prodotto valido, hai i suoi buoni momenti e può essere una buona scelta per una serata tranquilla e piacevole in compagnia di un buon film.
Parola chiave: Fotografia.
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domenica 7 giugno 2015
Film 932 - Avengers: Age of Ultron
Ancora loro, di nuovo loro, per portare al cinema papà a vedere al cinema quello a cui mia madre non è interessata ("Jurassic World" mi senti?!).
Film 932: "Avengers: Age of Ultron" (2015) di Joss Whedon
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: padre
Pensieri: Rivisto a qualche giorno di distanza dalla prima visione positivissima - questa volta in compagnia di papà -, "Avengers: Age of Ultron" è riuscito di nuovo a fare la sua 'magia'. Bello, fatto bene (a parte alcune scena in cui gli effetti speciali secondo me non rendono giustizia) e, naturalmente, di grande intrattenimento.
Rivederlo a distanza così ravvicinata pensavo avrebbe potuto stancarmi e, invece, me lo sono di nuovo goduto con gusto, soffermandomi su altri particolari che la prima volta mi ero perso o a cui avevo dato poca importanza. Insomma, definitivamente promosso (e non che avessi grandi dubbi, io adoro questo tipo di film)!
Ps. Il cast è ricchissimo: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Paul Bettany, Cobie Smulders, Anthony Mackie, Hayley Atwell, Idris Elba, Stellan Skarsgård, James Spader, Samuel L. Jackson, Thomas Kretschmann, Henry Goodman, Linda Cardellini, Claudia Kim, Andy Serkis, Julie Delpy appears e Josh Brolin (nei panni di Thanos nella breve scena subito dopo i titoli di coda). - The Avengers
Film 411 - The Avengers
Film 808 - The Avengers
Film 1568 - The Avengers
Film 930 - Avengers: Age of Ultron
Film 932 - Avengers: Age of Ultron
Film 1177 - Avengers: Age of Ultron
Film 1571 - Avengers: Age of Ultron
Film 1613 - Avengers: Infinity War
Film 1717 - Avengers: Infinity War
Film 1757 - Avengers: Endgame
Film 1792 - Avengers: Endgame
Film 2023 - Avengers: Endgame
- Captain America
Film 695 - Captain America - Il primo vendicatore
Film 1660 - Captain America: The First Avenger
Film 814 - Captain America: The Winter Soldier
Film 1156 - Captain America: Civil War
Film 1395 - Captain America: Civil War
- Thor
Film 268 - Thor
Film 1191 - Thor
Film 1659 - Thor
Film 631 - Thor: The Dark World
Film 1193 - Thor: The Dark World
Film 1447 - Thor: Ragnarok
- Iron Man
Film 543 - Iron Man 2
Film 676 - Iron Man 3
- Ant-Man
Film 1004 - Ant-Man
Film 1195 - Ant-Man
- Doctor Strange
Film 1250 - Doctor Strange
Film 1433 - Doctor Strange
- Spider-Man
Film 1394 - Spider-Man: Homecoming
Film 1653 - Spider-Man: Homecoming
Film 1781 - Spider-Man: Far from Home
Film 467 - The Amazing Spider-Man
Film 718 - The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro
- Black Panther
Film 1612 - Black Panther
Box Office: $1.328 miliardi (ad oggi)
Consigli: Effetti speciali come se piovessero, supereroi a iosa, scene d'azione che mandano in visibilio e perfino qualche battuta divertente: gli Avengers fanno sempre la loro figura. Questa pellicola è perfetta se si sta cercando svago e intrattenimento mischiati a una buona dose di idee tratte da fumetti. Tra i tanti protagonisti tratti da comics qui abbiamo, come si sa, Iron Man, Hulk, Capitan America, Thor, la Vedova Nera, anche se devo dire che i personaggi più interessanti del film sono certamente i gemelli Maximoff e Visione. Insomma, consiglio la visione agli appassionati, ma anche a chi non ne gliene frega granché perché tutto sommato è un film fatto bene che fa passare due ore piacevoli senza che ci si penta della scelta. Per i più scrupolosi, sarebbe meglio rivedersi "The Avengers" e i fari titoli satellite legati a tutti i personaggi così da rispolverare bene tutto l'intreccio, ma si capisce tutto anche senza saperne nulla.
Parola chiave: Jarvis.
Trailer
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Bengi
Film 932: "Avengers: Age of Ultron" (2015) di Joss Whedon
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: padre
Pensieri: Rivisto a qualche giorno di distanza dalla prima visione positivissima - questa volta in compagnia di papà -, "Avengers: Age of Ultron" è riuscito di nuovo a fare la sua 'magia'. Bello, fatto bene (a parte alcune scena in cui gli effetti speciali secondo me non rendono giustizia) e, naturalmente, di grande intrattenimento.
Rivederlo a distanza così ravvicinata pensavo avrebbe potuto stancarmi e, invece, me lo sono di nuovo goduto con gusto, soffermandomi su altri particolari che la prima volta mi ero perso o a cui avevo dato poca importanza. Insomma, definitivamente promosso (e non che avessi grandi dubbi, io adoro questo tipo di film)!
Ps. Il cast è ricchissimo: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Paul Bettany, Cobie Smulders, Anthony Mackie, Hayley Atwell, Idris Elba, Stellan Skarsgård, James Spader, Samuel L. Jackson, Thomas Kretschmann, Henry Goodman, Linda Cardellini, Claudia Kim, Andy Serkis, Julie Delpy appears e Josh Brolin (nei panni di Thanos nella breve scena subito dopo i titoli di coda). - The Avengers
Film 411 - The Avengers
Film 808 - The Avengers
Film 1568 - The Avengers
Film 930 - Avengers: Age of Ultron
Film 932 - Avengers: Age of Ultron
Film 1177 - Avengers: Age of Ultron
Film 1571 - Avengers: Age of Ultron
Film 1613 - Avengers: Infinity War
Film 1717 - Avengers: Infinity War
Film 1757 - Avengers: Endgame
Film 1792 - Avengers: Endgame
Film 2023 - Avengers: Endgame
- Captain America
Film 695 - Captain America - Il primo vendicatore
Film 1660 - Captain America: The First Avenger
Film 814 - Captain America: The Winter Soldier
Film 1156 - Captain America: Civil War
Film 1395 - Captain America: Civil War
- Thor
Film 268 - Thor
Film 1191 - Thor
Film 1659 - Thor
Film 631 - Thor: The Dark World
Film 1193 - Thor: The Dark World
Film 1447 - Thor: Ragnarok
- Iron Man
Film 543 - Iron Man 2
Film 676 - Iron Man 3
- Ant-Man
Film 1004 - Ant-Man
Film 1195 - Ant-Man
- Doctor Strange
Film 1250 - Doctor Strange
Film 1433 - Doctor Strange
- Spider-Man
Film 1394 - Spider-Man: Homecoming
Film 1653 - Spider-Man: Homecoming
Film 1781 - Spider-Man: Far from Home
Film 467 - The Amazing Spider-Man
Film 718 - The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro
- Black Panther
Film 1612 - Black Panther
Box Office: $1.328 miliardi (ad oggi)
Consigli: Effetti speciali come se piovessero, supereroi a iosa, scene d'azione che mandano in visibilio e perfino qualche battuta divertente: gli Avengers fanno sempre la loro figura. Questa pellicola è perfetta se si sta cercando svago e intrattenimento mischiati a una buona dose di idee tratte da fumetti. Tra i tanti protagonisti tratti da comics qui abbiamo, come si sa, Iron Man, Hulk, Capitan America, Thor, la Vedova Nera, anche se devo dire che i personaggi più interessanti del film sono certamente i gemelli Maximoff e Visione. Insomma, consiglio la visione agli appassionati, ma anche a chi non ne gliene frega granché perché tutto sommato è un film fatto bene che fa passare due ore piacevoli senza che ci si penta della scelta. Per i più scrupolosi, sarebbe meglio rivedersi "The Avengers" e i fari titoli satellite legati a tutti i personaggi così da rispolverare bene tutto l'intreccio, ma si capisce tutto anche senza saperne nulla.
Parola chiave: Jarvis.
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Bengi
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venerdì 5 giugno 2015
Film 931 - Con gli occhi dell'assassino
Era da molto tempo che volevo vederlo, così ho coinvolto anche gli altri approfittando di una cena assieme!
Film 931: "Con gli occhi dell'assassino" (2010) di Guillem Morales
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Licia, Luigi
Pensieri: Già al cinema mi aveva molto colpito e rivederlo ha sortito un effetto simile. Un bell'horror, teso nei momenti giusti, carico di scene ad effetto, con una storia che si segue intrigati. Pur non essendo un capolavoro, trovo che "Los ojos de Julia" abbia i suoi buoni momenti e riesca nel suo intento di spaventare chi guarda. Immedesimarsi nella protagonista, poi, aiuta a creare la giusta situazione, portando a chiedersi: cosa farei se sentissi la presenza di qualcuno, ma fossi impossibilitato a vedere? Trovo questa combinazione di elementi davvero inquietante, principalmente perché la ciecità, unita ad una situazione pericolosa e di panico, mi genere ansia al solo pensiero. Forse è anche per questo motivo che trovo particolarmente riuscito l'intento spaventoso che la trama vuole suscitare.
Insomma, nonostante qualche assurdità classica di questo tipo di pellicole - della serie: tua sorella si è suicidata in casa perché sentiva la stessa presenza che senti tu, ma nessuno le credeva. Tu, come lei, perdi la vista e che fai? Ti rintani nella stessa casa invece di farti ricoverare in ospedale?! -, se ci si lascia trasportare dal racconto, sospendendo i plausibili dubbi su certe scelte, ci si può godere qualche buon momento di spavento.
Film 270 - Con gli occhi dell'assassino
Box Office: $12,884,923
Consigli: Horror spagnolo, prodotto da Guillermo del Toro, "Julia's Eyes" è un titolo valido se si cerca un titolo di paura diverso dalle solite americanate inconcludenti e insipide. Qui il cattivo c'è, è in carne ed ossa e ha le sue pazze motivazioni. La protagonista, perseguitata anche da demoni del passato, rischia di perdere la vista e al contempo deve affrontare una lotta per la sua vita dovendosi fidare solo di se stessa e, necessariamente, dei suoi sensi. Il tutto è leggermente guastato dal finale onirico, però se si tralascia questo scivolone il risultato finale è piacevole e ha qualche buon momento di paura. Bella la scelta di costringere anche lo spettatore a rimanere al buio per buona parte della pellicola, un'idea che aiuta chi guarda a mettersi nei panni della sfortunata Julia/Belén Rueda. Un buon titolo, lo consiglio.
Parola chiave: Flash.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 931: "Con gli occhi dell'assassino" (2010) di Guillem Morales
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Licia, Luigi
Pensieri: Già al cinema mi aveva molto colpito e rivederlo ha sortito un effetto simile. Un bell'horror, teso nei momenti giusti, carico di scene ad effetto, con una storia che si segue intrigati. Pur non essendo un capolavoro, trovo che "Los ojos de Julia" abbia i suoi buoni momenti e riesca nel suo intento di spaventare chi guarda. Immedesimarsi nella protagonista, poi, aiuta a creare la giusta situazione, portando a chiedersi: cosa farei se sentissi la presenza di qualcuno, ma fossi impossibilitato a vedere? Trovo questa combinazione di elementi davvero inquietante, principalmente perché la ciecità, unita ad una situazione pericolosa e di panico, mi genere ansia al solo pensiero. Forse è anche per questo motivo che trovo particolarmente riuscito l'intento spaventoso che la trama vuole suscitare.
Insomma, nonostante qualche assurdità classica di questo tipo di pellicole - della serie: tua sorella si è suicidata in casa perché sentiva la stessa presenza che senti tu, ma nessuno le credeva. Tu, come lei, perdi la vista e che fai? Ti rintani nella stessa casa invece di farti ricoverare in ospedale?! -, se ci si lascia trasportare dal racconto, sospendendo i plausibili dubbi su certe scelte, ci si può godere qualche buon momento di spavento.
Film 270 - Con gli occhi dell'assassino
Box Office: $12,884,923
Consigli: Horror spagnolo, prodotto da Guillermo del Toro, "Julia's Eyes" è un titolo valido se si cerca un titolo di paura diverso dalle solite americanate inconcludenti e insipide. Qui il cattivo c'è, è in carne ed ossa e ha le sue pazze motivazioni. La protagonista, perseguitata anche da demoni del passato, rischia di perdere la vista e al contempo deve affrontare una lotta per la sua vita dovendosi fidare solo di se stessa e, necessariamente, dei suoi sensi. Il tutto è leggermente guastato dal finale onirico, però se si tralascia questo scivolone il risultato finale è piacevole e ha qualche buon momento di paura. Bella la scelta di costringere anche lo spettatore a rimanere al buio per buona parte della pellicola, un'idea che aiuta chi guarda a mettersi nei panni della sfortunata Julia/Belén Rueda. Un buon titolo, lo consiglio.
Parola chiave: Flash.
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giovedì 4 giugno 2015
Film 929 - House of Versace
Un personaggio iconico, una casa di moda e la biografia di una famiglia italiana tra le più conosciute al mondo.
Film 929: "House of Versace" (2013) di Sara Sugarman
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: A prescindere dalla veridicità di questa storia, "House of Versace" è una delle cose più trash e brutte che abbia mai visto. Ricolmo di cliché e banalità, situazioni irreali e tentativi malriusciti di rappresentare l'Italia, questo prodotto televisivo di Lifetime (che non ha nemmeno una pagina su Wikipedia, e questo la dice già lunga) è pacchiano e volgare, nel senso che presenta la vicenda in maniera sciocca e superficiale, calcando la mano sulle vicende drammatiche che hanno coinvolto la famiglia Versace, sdoganando un'associazione glam tra cocaina e mondo della moda, lanciando al pubblico una versione di Donatella Versace che è tanto sciocca quanto inverosimile.
Non fosse che non ci si aspetta altro da un prodotto del genere, il cui presupposto scadente e trash è plausibilmente il principlae appeal, verrebe da dire che "House of Versace" merita lo stesso oblio mediatico che Wikipedia gli ha riservato fra le sue pagine; ciononostante, noi impavidi ammiratori dello scadente ci siamo ugualmente imbarcanti in questa bizzarra versione della vita di eccessi e successi della casa di moda Versace e in particolare della sua seconda paladina, Donatella Versace.
Da anni col volto martoriato, alle soglie dell'anoressia, con rumors di droga che rincorrono quelli del fallimento prima e ora quelli della rinascita: questo film per la tv parla principalmente di questo, ma lo fa disinteressandosi completamente all'approccio veritiero/verosimile in favore di una narrazione patinata e bidimensionale che privilegia la sfilata di moda e le serate in discoteca, l'aspetto mistico della connessione fra omicidio di Gianni e svenimento di Donatella e le sue sfuriate da ragazza del ghetto di Reggio Calabria. Ora, al di là del fatto che non mi posso certo definire un esperto biografo della Sig.ra Versace, rimango piuttosto scettico di fronte ad una sua versione imprenditoriale così spiccata e creativa da richiederle l'uso della cocaina per massimizzare la produzione o quando la dipingono come la madre perfetta la cui unica priorità è la felicità della figlia o, ancora, quando me la rappresentano come l'amazzone del sesso sfrenato con il marito Paul Beck. Poi per carità, rimango aperto alle smentite.
In aggiunta a questo circo di follia modaiola e disastri da bancarotta, inserisco anche la piacevole parentesi di zia Lucia, classica signora di mezza età italiana ricoperta di botox e dallo sguardo talmente tirato da risultare felino. Non so nemmeno se nella realtà la signora esista, ma mi ha divertito vedere come gli americani se ne infischino piacevolmente di ogni cosa e piazzino parti e attori a casaccio a formare quella che diventa una rappresentazione culturale non solo stereotipata, ma anche inverosimile e ridicola. Non dico che zia Lucia debba necessariamente essere sovrappeso, vestire di nero e passare la giornata ai fornelli, però certamente non avrei scelto Raquel Welch per impersonare un'italiana calabrese che si riunisce alla famiglia come aiuto domestico e supporto psicologico...
Insomma, "House of Versace" è un disastro sotto molteplici fronti e nonostante di solito il trash non mi dispiaccia, questa produzione non mi ha nemmeno particolarmente divertito. Sì, Gina Gershon ha qualcosa che ricorda la Versace e certamente l'iconica immagine di Donatella favorisce la rappresentazione per somiglianza, anche se si fatica a capire se sia la Gershon con le sua capacità a colmare il gap tra il personaggio e la persona o se non sia il "personaggio Donatella" a rendere plausibile l'interpretazione fatta dalla Gershon. Direi che si rimandano vicendevolmente (ma la vesione in inglese fa giustizia all'attrice).
In definitiva, un brutto prodotto televisivo, banale e piatto.
Box Office: /
Consigli: La famiglia Versace si è ampiamente spesa contro il quadro dipinto da questa produzione americana. Non fatico a capirne i motivi e, al di là degli eccessi e fallimenti raccontati, credo che la cosa contro cui opporsi con più veemenza dovrebbe essere la rappresentazione incolore, sciocca e incapace di esaltare il talento di colei che si prende in causa. Credo che nessuno vorrebbe mai essere il soggetto di un prodotto biografico che risulti piatto e mediocre, cosa che qui si verifica. Ed è certamente questo il punto debole di tutta l'operazione, buona giusto per intrattenere lo spettatore medio per 85 minuti scarsi tra banalità e pseudo giochi di potere, intrighi familiare che colmano in un buonismo scontato e una rappresentazione dei valori della vita che può avere forse un 15enne. "House of Versace" è un titolo debole, un prodotto di consumo che gioca con il fascino di personaggi potenti e conosciuti, per di più condendo il tutto con accenni fashion e una (pre)supposta creatività geniale. E' come guardare un ipotetico lungometraggio di "Beautiful", non fosse che stiamo parlando di persone in carne e ossa e una storia che qui si spaccia come vera. Insomma, da evitare.
Parola chiave: Prêt-à-porter.
Trailer
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Film 929: "House of Versace" (2013) di Sara Sugarman
Visto: dal portatile di Luigi
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi
Pensieri: A prescindere dalla veridicità di questa storia, "House of Versace" è una delle cose più trash e brutte che abbia mai visto. Ricolmo di cliché e banalità, situazioni irreali e tentativi malriusciti di rappresentare l'Italia, questo prodotto televisivo di Lifetime (che non ha nemmeno una pagina su Wikipedia, e questo la dice già lunga) è pacchiano e volgare, nel senso che presenta la vicenda in maniera sciocca e superficiale, calcando la mano sulle vicende drammatiche che hanno coinvolto la famiglia Versace, sdoganando un'associazione glam tra cocaina e mondo della moda, lanciando al pubblico una versione di Donatella Versace che è tanto sciocca quanto inverosimile.
Non fosse che non ci si aspetta altro da un prodotto del genere, il cui presupposto scadente e trash è plausibilmente il principlae appeal, verrebe da dire che "House of Versace" merita lo stesso oblio mediatico che Wikipedia gli ha riservato fra le sue pagine; ciononostante, noi impavidi ammiratori dello scadente ci siamo ugualmente imbarcanti in questa bizzarra versione della vita di eccessi e successi della casa di moda Versace e in particolare della sua seconda paladina, Donatella Versace.
Da anni col volto martoriato, alle soglie dell'anoressia, con rumors di droga che rincorrono quelli del fallimento prima e ora quelli della rinascita: questo film per la tv parla principalmente di questo, ma lo fa disinteressandosi completamente all'approccio veritiero/verosimile in favore di una narrazione patinata e bidimensionale che privilegia la sfilata di moda e le serate in discoteca, l'aspetto mistico della connessione fra omicidio di Gianni e svenimento di Donatella e le sue sfuriate da ragazza del ghetto di Reggio Calabria. Ora, al di là del fatto che non mi posso certo definire un esperto biografo della Sig.ra Versace, rimango piuttosto scettico di fronte ad una sua versione imprenditoriale così spiccata e creativa da richiederle l'uso della cocaina per massimizzare la produzione o quando la dipingono come la madre perfetta la cui unica priorità è la felicità della figlia o, ancora, quando me la rappresentano come l'amazzone del sesso sfrenato con il marito Paul Beck. Poi per carità, rimango aperto alle smentite.
In aggiunta a questo circo di follia modaiola e disastri da bancarotta, inserisco anche la piacevole parentesi di zia Lucia, classica signora di mezza età italiana ricoperta di botox e dallo sguardo talmente tirato da risultare felino. Non so nemmeno se nella realtà la signora esista, ma mi ha divertito vedere come gli americani se ne infischino piacevolmente di ogni cosa e piazzino parti e attori a casaccio a formare quella che diventa una rappresentazione culturale non solo stereotipata, ma anche inverosimile e ridicola. Non dico che zia Lucia debba necessariamente essere sovrappeso, vestire di nero e passare la giornata ai fornelli, però certamente non avrei scelto Raquel Welch per impersonare un'italiana calabrese che si riunisce alla famiglia come aiuto domestico e supporto psicologico...
Insomma, "House of Versace" è un disastro sotto molteplici fronti e nonostante di solito il trash non mi dispiaccia, questa produzione non mi ha nemmeno particolarmente divertito. Sì, Gina Gershon ha qualcosa che ricorda la Versace e certamente l'iconica immagine di Donatella favorisce la rappresentazione per somiglianza, anche se si fatica a capire se sia la Gershon con le sua capacità a colmare il gap tra il personaggio e la persona o se non sia il "personaggio Donatella" a rendere plausibile l'interpretazione fatta dalla Gershon. Direi che si rimandano vicendevolmente (ma la vesione in inglese fa giustizia all'attrice).
In definitiva, un brutto prodotto televisivo, banale e piatto.
Box Office: /
Consigli: La famiglia Versace si è ampiamente spesa contro il quadro dipinto da questa produzione americana. Non fatico a capirne i motivi e, al di là degli eccessi e fallimenti raccontati, credo che la cosa contro cui opporsi con più veemenza dovrebbe essere la rappresentazione incolore, sciocca e incapace di esaltare il talento di colei che si prende in causa. Credo che nessuno vorrebbe mai essere il soggetto di un prodotto biografico che risulti piatto e mediocre, cosa che qui si verifica. Ed è certamente questo il punto debole di tutta l'operazione, buona giusto per intrattenere lo spettatore medio per 85 minuti scarsi tra banalità e pseudo giochi di potere, intrighi familiare che colmano in un buonismo scontato e una rappresentazione dei valori della vita che può avere forse un 15enne. "House of Versace" è un titolo debole, un prodotto di consumo che gioca con il fascino di personaggi potenti e conosciuti, per di più condendo il tutto con accenni fashion e una (pre)supposta creatività geniale. E' come guardare un ipotetico lungometraggio di "Beautiful", non fosse che stiamo parlando di persone in carne e ossa e una storia che qui si spaccia come vera. Insomma, da evitare.
Parola chiave: Prêt-à-porter.
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mercoledì 3 giugno 2015
Film 928 - The Mask - Da zero a mito
La mia amica Jessica mi ha prestato il dvd di questo film da tipo 3 anni, forse di più, e fino a qualche settimana fa non lo avevo ancora visto. Nonostante desiderassi farlo, non c'era mai l'occasione giusta o la compagnia adatta. Poi - ormai avrò rotto con sto tapis roulant - durante un paio di allentamenti, sono riuscito a recuperare la visione. E a restituire il dvd che avevo praticamente rubato.
Film 928: "The Mask - Da zero a mito" (1994) di Chuck Russell
Visto: dal portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Film cult della mia infanzia, di "The Mask" non ricordavo nulla a parte la stupenda scena di ballo tra la Maschera e i polizziotti, sequenza che a mio avviso da sola vale la visione. Balli a parte, è stato piacevole riscoprire questo film, trampolino di lancio sia per Jim Carrey, catapultato così nella dimensione delle grandi star, che per Cameron Diaz, bomba sexy capace di catalizzare tutti gli sguardi su di lei: insieme sono una coppia bizzarra, bisogna dirlo, però il duo (trio con la Maschera) funziona stranamente bene sullo schermo.
La trama è semplice: lui timidone finisce preda di lei, pupa di un boss che vorrebbe svoltare e crearsi un proprio giro indipendente. Questi tre soggetti finiranno tutti vittima dello scompiglio creato della maschera che l'impacciato Stanley Ipkiss troverà per caso, un oggetto magico che contiene l'anima del dio norreno Loki e permette a chi la indossa di diventare ciò che vuole (nel suo caso un supereroe deformabile dotato di poteri da cartone animato e di incredibile ironia). Stanley + la maschera sono il binomio protagonista di questa storia, una combinazione esplosiva che, all'epoca, fu un vero e proprio fenomeno mondiale in grado di trasformare questo titolo (il costo per produrlo è stato di 23 milioni di dollari) in un vero e proprio successo commerciale.
Personalmente "The Mask" rimane un cult della mia filmografia, un titolo indimenticabile al quale sarà per sempre affezionato. Lo trovo divertente, simpaticissimo e assolutamente innovativo se consideriamo che parliamo di una pellicola uscita 21 anni fa. Gli effetti speciali sono ancora sorprendenti e Carrey non solo è perfetto per il ruolo (The Mask è un personaggio dei fumetti della Dark Horse creato da John Arcudi e Doug Mahnke ), ma è anche in una forma smagliante, come non lo vediamo da anni - direi da "Una settimana da Dio" -. Rivederlo in questo ruolo, quindi, è stato un piacere e al di là della trama certamente molto semplice e adatta ad una fruizione totalmente spensierata, mi sono davvero goduto la follia caotica di "The Mask - Da zero a mito" come non mi sarei aspettato.
Ps. Candidato all'Oscar per i Migliori effetti speciali, questo film ha perso contro "Forrest Gump". Uhm.
Pps. Scopro con sorpresa che il regista Chuck Russell è lo stesso de "Il re scorpione", titolo che ho visto precedentemente a questo per puro caso!
Film 928 - The Mask - Da zero a mito
Film 2044 - The Mask
Box Office: $351.6 milioni
Consigli: Semplicemente un cult. Forse il titolo più iconico della filmografia di Carrey, "The Mask" è uno di quei film che vedi e difficilmente riesci a toglierti dalla testa. Un turbinio di avventure, colori, effetti speciali, sparatorie, balli sfrenati e gag che, tutto assieme, rende questa pellicola un'esperienza piacevolissima oltre che un titolo certamente unico. Piacevole da riscoprire e perfetto per una serata (un po' nostalgica per alcuni) di puro, divertente, intrattenimento.
Parola chiave: Maschera.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 928: "The Mask - Da zero a mito" (1994) di Chuck Russell
Visto: dal portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Film cult della mia infanzia, di "The Mask" non ricordavo nulla a parte la stupenda scena di ballo tra la Maschera e i polizziotti, sequenza che a mio avviso da sola vale la visione. Balli a parte, è stato piacevole riscoprire questo film, trampolino di lancio sia per Jim Carrey, catapultato così nella dimensione delle grandi star, che per Cameron Diaz, bomba sexy capace di catalizzare tutti gli sguardi su di lei: insieme sono una coppia bizzarra, bisogna dirlo, però il duo (trio con la Maschera) funziona stranamente bene sullo schermo.
La trama è semplice: lui timidone finisce preda di lei, pupa di un boss che vorrebbe svoltare e crearsi un proprio giro indipendente. Questi tre soggetti finiranno tutti vittima dello scompiglio creato della maschera che l'impacciato Stanley Ipkiss troverà per caso, un oggetto magico che contiene l'anima del dio norreno Loki e permette a chi la indossa di diventare ciò che vuole (nel suo caso un supereroe deformabile dotato di poteri da cartone animato e di incredibile ironia). Stanley + la maschera sono il binomio protagonista di questa storia, una combinazione esplosiva che, all'epoca, fu un vero e proprio fenomeno mondiale in grado di trasformare questo titolo (il costo per produrlo è stato di 23 milioni di dollari) in un vero e proprio successo commerciale.
Personalmente "The Mask" rimane un cult della mia filmografia, un titolo indimenticabile al quale sarà per sempre affezionato. Lo trovo divertente, simpaticissimo e assolutamente innovativo se consideriamo che parliamo di una pellicola uscita 21 anni fa. Gli effetti speciali sono ancora sorprendenti e Carrey non solo è perfetto per il ruolo (The Mask è un personaggio dei fumetti della Dark Horse creato da John Arcudi e Doug Mahnke ), ma è anche in una forma smagliante, come non lo vediamo da anni - direi da "Una settimana da Dio" -. Rivederlo in questo ruolo, quindi, è stato un piacere e al di là della trama certamente molto semplice e adatta ad una fruizione totalmente spensierata, mi sono davvero goduto la follia caotica di "The Mask - Da zero a mito" come non mi sarei aspettato.
Ps. Candidato all'Oscar per i Migliori effetti speciali, questo film ha perso contro "Forrest Gump". Uhm.
Pps. Scopro con sorpresa che il regista Chuck Russell è lo stesso de "Il re scorpione", titolo che ho visto precedentemente a questo per puro caso!
Film 928 - The Mask - Da zero a mito
Film 2044 - The Mask
Box Office: $351.6 milioni
Consigli: Semplicemente un cult. Forse il titolo più iconico della filmografia di Carrey, "The Mask" è uno di quei film che vedi e difficilmente riesci a toglierti dalla testa. Un turbinio di avventure, colori, effetti speciali, sparatorie, balli sfrenati e gag che, tutto assieme, rende questa pellicola un'esperienza piacevolissima oltre che un titolo certamente unico. Piacevole da riscoprire e perfetto per una serata (un po' nostalgica per alcuni) di puro, divertente, intrattenimento.
Parola chiave: Maschera.
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The Mask - Da zero a mito
lunedì 1 giugno 2015
Film 927 - Il re scorpione
Titoli da recuperare grazie agli allenamenti di corsa: ecco un nuovo, perfetto candidato.
Film 927: "Il re scorpione" (2002) di Chuck Russell
Visto: dal portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nonostante io sia sempre stato un grande fan della saga de "La mummia", lo spin-off su "Il re scorpione" non lo avevo ancora mai visto. Diciamo che, pur consapevole sarebbe stata una gran stupidaggine, mi era rimasta sempre la curiosità di capire quanto boiata potesse essere. Ecco, ora posso dirlo: è terribile.
Penso che nessuno da un titolo come questo si aspetterebbe alcunché, eppure vedere "The Scorpion King" a 13 anni dal suo rilascio nelle sale di tutto il mondo segna bene il confine rispetto a quelli che sono oggi gli standard per pellicole come queste, ovvero i blockbuster. Non più solo puro intrattenimento, un eroe invincibile, dalla moralità imperturbabile e il destino segnato da una profezia, ma una vera e propria caratterizzazione dei personaggi che va oltre il costume di scena e il bicipite dell'attore.
Dwayne Johnson dai tempi di questa pellicola di strada ne ha fatta un bel po'. Lo si capisce subito dal fatto che qui si fa ancora chiamare The Rock - il suo nome da lottatore di wrestling -, quando ormai sono anni che utilizza il suo nome di battesimo nei titoli dei film, proprio come in "San Andreas", questo weekend al #1 del box office americano. Come a dire che ora ha una carriera cinematografica che prende davvero sul serio.
Qui, infatti, di serio c'è poco: la recitazione è opzionale, i personaggi bidimensionali al pari delle scenografie (davvero imbarazzanti, lo devo dire), la storia fa il minimo indispensabile per portare allo spettatore qualcosa da guardare e lo condisce con tantissime scene action, botte da orbi, visioni oniriche e una serie di costumi che dubito fortemente fossero anche solo ipotizzabili nel - badate bene! - 6000 A.C. (anche se la versione italiana di Wiki fa risalire gli avvenimenti al 3000 A.C., quella inglese dice che sono invece precedenti di 5000 anni rispetto a quelli de "La mummia" 1 e 2).
Insomma, anche se tutto sommato l'unico scopo di questa pellicola è adempiuto - ovvero intrattenere categoricamente senza impegnare il cervello - non si può certo dire che il risultato sia sufficiente. Non è nemmeno colpa di Dwayne Johnson o i suoi comprimari (Kelly Hu, Bernard Hill, Peter Facinelli, Steven Brand, Michael Clarke Duncan e un Grant Heslov che è riuscito a vincere un Oscar nel 2013 come produttore del vincente "Argo"), semplicemente "Il re scorpione" è un filmetto sciapo che tenta di ricreare le atmosfere della saga da cui deriva, senza però riuscire nell'impresa di suscitare lo stesso interesse.
Film 1572 - The Mummy
Film 2444 - The Mummy
Film 737 - La mummia - Il ritorno
Film 1934 - The Mummy Returns
Film 1402 - La mummia
Film 927 - Il re scorpione
Box Office: $165.3 milioni
Consigli: Dopo il successo mondiale de "La mummia - Il ritorno", alla Universal pensarono di ricamare sul personaggio del Re Scorpione un'intera storia ad hoc da lanciare sul mercato in forma di spin-off. Con un budget inferiore di 30 milioni di dollari, una trama che non fa centro e una realizzazione tanto posticcia da risultare fastidiosa, l'operazione commerciale ha fatto quel che poteva e il risultato finale è qualcosa che ricorda "La mummia", pur rendendone evidentissimi i limiti che separano l'originale da questo titolo successivo. Peccato, perché poteva essere una buona occasione per rinsaldare entrambi i franchise.
Parola chiave: Stregone.
Trailer
#HollywoodCiak
Bengi
Film 927: "Il re scorpione" (2002) di Chuck Russell
Visto: dal portatile
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Nonostante io sia sempre stato un grande fan della saga de "La mummia", lo spin-off su "Il re scorpione" non lo avevo ancora mai visto. Diciamo che, pur consapevole sarebbe stata una gran stupidaggine, mi era rimasta sempre la curiosità di capire quanto boiata potesse essere. Ecco, ora posso dirlo: è terribile.
Penso che nessuno da un titolo come questo si aspetterebbe alcunché, eppure vedere "The Scorpion King" a 13 anni dal suo rilascio nelle sale di tutto il mondo segna bene il confine rispetto a quelli che sono oggi gli standard per pellicole come queste, ovvero i blockbuster. Non più solo puro intrattenimento, un eroe invincibile, dalla moralità imperturbabile e il destino segnato da una profezia, ma una vera e propria caratterizzazione dei personaggi che va oltre il costume di scena e il bicipite dell'attore.
Dwayne Johnson dai tempi di questa pellicola di strada ne ha fatta un bel po'. Lo si capisce subito dal fatto che qui si fa ancora chiamare The Rock - il suo nome da lottatore di wrestling -, quando ormai sono anni che utilizza il suo nome di battesimo nei titoli dei film, proprio come in "San Andreas", questo weekend al #1 del box office americano. Come a dire che ora ha una carriera cinematografica che prende davvero sul serio.
Qui, infatti, di serio c'è poco: la recitazione è opzionale, i personaggi bidimensionali al pari delle scenografie (davvero imbarazzanti, lo devo dire), la storia fa il minimo indispensabile per portare allo spettatore qualcosa da guardare e lo condisce con tantissime scene action, botte da orbi, visioni oniriche e una serie di costumi che dubito fortemente fossero anche solo ipotizzabili nel - badate bene! - 6000 A.C. (anche se la versione italiana di Wiki fa risalire gli avvenimenti al 3000 A.C., quella inglese dice che sono invece precedenti di 5000 anni rispetto a quelli de "La mummia" 1 e 2).
Insomma, anche se tutto sommato l'unico scopo di questa pellicola è adempiuto - ovvero intrattenere categoricamente senza impegnare il cervello - non si può certo dire che il risultato sia sufficiente. Non è nemmeno colpa di Dwayne Johnson o i suoi comprimari (Kelly Hu, Bernard Hill, Peter Facinelli, Steven Brand, Michael Clarke Duncan e un Grant Heslov che è riuscito a vincere un Oscar nel 2013 come produttore del vincente "Argo"), semplicemente "Il re scorpione" è un filmetto sciapo che tenta di ricreare le atmosfere della saga da cui deriva, senza però riuscire nell'impresa di suscitare lo stesso interesse.
Film 1572 - The Mummy
Film 2444 - The Mummy
Film 737 - La mummia - Il ritorno
Film 1934 - The Mummy Returns
Film 1402 - La mummia
Film 927 - Il re scorpione
Box Office: $165.3 milioni
Consigli: Dopo il successo mondiale de "La mummia - Il ritorno", alla Universal pensarono di ricamare sul personaggio del Re Scorpione un'intera storia ad hoc da lanciare sul mercato in forma di spin-off. Con un budget inferiore di 30 milioni di dollari, una trama che non fa centro e una realizzazione tanto posticcia da risultare fastidiosa, l'operazione commerciale ha fatto quel che poteva e il risultato finale è qualcosa che ricorda "La mummia", pur rendendone evidentissimi i limiti che separano l'originale da questo titolo successivo. Peccato, perché poteva essere una buona occasione per rinsaldare entrambi i franchise.
Parola chiave: Stregone.
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Film 926 - Black Sea
Ero assolutamente intenzionato a non perdermi questo film al cinema e, appena ho potuto, mi sono fiondato in sala costringendo gli altri ad accompagnarmici!
Film 926: "Black Sea" (2014) di Kevin Macdonald
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Cosa succede quando metti insieme su un sottomarino un equipaggio tutto al maschile, metà inglese e metà russo, che non comunica e fatica ad attenersi agli ordini? E' quanto immagina "Black Sea", un buon titolo thriller capitanato da un Jude Law sufficientemente in forma per guidare questa operazione cinematografica.
Unico vero titolare della pellicola, Law interpreta il disperato capitano Robinson, appena licenziato dalla compagnia per cui lavorava come capitano di sommergibili per il recupero di relitti. In cerca di soldi e disponibile a tutto pur di non rimanere disoccupato, si imbarcherà letteralmente per una rischiosa avventura in fondo al mare, alla ricerca di un vecchio sottomarino tedesco della Seconda Guerra Mondiale che si vocifera essere pieno d'oro. Il punto è questo: per raggiungerlo serve l'equipaggio specializzato e il mezzo giusto, due elementi che metterà insieme a fatica. Come si diceva all'inizio, le difficioltà di comunicazione, unite ai pregiudizi e al carattere non esattamente colto dell'equipaggio saranno fatali per lo svolgimento della missione segreta, già complicata da svolgere anche senza problematiche collaterali.
Il fascino di questo "Black Sea" sta proprio nella natura claustrofobica di tutta l'idea, che mette in gioco una serie di componenti psicologiche capaci di attanagliare lo spettatore, rinchiuso all'interno del sottomarino come qualunque altro membro dell'equipaggio. Lungi dall'essere un elemento nuovo, l'ambientazione è comunque in grado di suscitare non poca ansia in chi guarda e, grazie ai colpi di scena, la storia riesce nel suo intento di essere di intrattenimento e al contempo carica di suspense.
Pur non essendo un capolavoro né il migliore nel proporre un racconto ambientato in fondo al mare ("Caccia a Ottobre Rosso" decisamente migliore), questo film porta comunque sullo schermo una storia piacevole da seguire nei suoi vari, catastrofici sviluppi e, alla fine della visione, non ci si pente di essersi imbarcanti per questa missione.
Box Office: $1,171,559
Consigli: L'incasso è misero e non se ne è sentito molto parlare nonostante il famoso protagonista e un plausibile appeal legato alla misteriosa storia e il "fascino sottomarino". Eppure questa pellicola non è male, racconta una storia godibile, con una buona serie di colpi di scena ed effetti speciali ben fatti. Non è un capolavoro, ma funziona, intrattiene bene ed è perfetta per una serata che abbia bisogno di qualche emozione in più.
Parola chiave: Tute di salvataggio.
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Film 926: "Black Sea" (2014) di Kevin Macdonald
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Luigi, Erika
Pensieri: Cosa succede quando metti insieme su un sottomarino un equipaggio tutto al maschile, metà inglese e metà russo, che non comunica e fatica ad attenersi agli ordini? E' quanto immagina "Black Sea", un buon titolo thriller capitanato da un Jude Law sufficientemente in forma per guidare questa operazione cinematografica.
Unico vero titolare della pellicola, Law interpreta il disperato capitano Robinson, appena licenziato dalla compagnia per cui lavorava come capitano di sommergibili per il recupero di relitti. In cerca di soldi e disponibile a tutto pur di non rimanere disoccupato, si imbarcherà letteralmente per una rischiosa avventura in fondo al mare, alla ricerca di un vecchio sottomarino tedesco della Seconda Guerra Mondiale che si vocifera essere pieno d'oro. Il punto è questo: per raggiungerlo serve l'equipaggio specializzato e il mezzo giusto, due elementi che metterà insieme a fatica. Come si diceva all'inizio, le difficioltà di comunicazione, unite ai pregiudizi e al carattere non esattamente colto dell'equipaggio saranno fatali per lo svolgimento della missione segreta, già complicata da svolgere anche senza problematiche collaterali.
Il fascino di questo "Black Sea" sta proprio nella natura claustrofobica di tutta l'idea, che mette in gioco una serie di componenti psicologiche capaci di attanagliare lo spettatore, rinchiuso all'interno del sottomarino come qualunque altro membro dell'equipaggio. Lungi dall'essere un elemento nuovo, l'ambientazione è comunque in grado di suscitare non poca ansia in chi guarda e, grazie ai colpi di scena, la storia riesce nel suo intento di essere di intrattenimento e al contempo carica di suspense.
Pur non essendo un capolavoro né il migliore nel proporre un racconto ambientato in fondo al mare ("Caccia a Ottobre Rosso" decisamente migliore), questo film porta comunque sullo schermo una storia piacevole da seguire nei suoi vari, catastrofici sviluppi e, alla fine della visione, non ci si pente di essersi imbarcanti per questa missione.
Box Office: $1,171,559
Consigli: L'incasso è misero e non se ne è sentito molto parlare nonostante il famoso protagonista e un plausibile appeal legato alla misteriosa storia e il "fascino sottomarino". Eppure questa pellicola non è male, racconta una storia godibile, con una buona serie di colpi di scena ed effetti speciali ben fatti. Non è un capolavoro, ma funziona, intrattiene bene ed è perfetta per una serata che abbia bisogno di qualche emozione in più.
Parola chiave: Tute di salvataggio.
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