venerdì 17 febbraio 2017

Film 1307 - Drive

Messo a disposizione tra le proposte di Sky Go, ho deciso che fosse giunto il momento di recuperare questa pellicola...

Film 1307: "Drive" (2011) di Nicolas Winding Refn
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Per molto tempo mi sono chiesto come potesse essere questo film che, qualche anno fa, era piovuto sul mondo del cinema come una sorta di rivelazione, un piccolo miracolo che aveva lanciato nell'olimpo non solo Ryan Gosling, che di fatto già c'era, ma soprattutto Nicolas Winding Refn e il suo modo di dirigere e concepire i suoi lavori. Vinto il premio per la miglior regia a Cannes, sembrava che il mondo fosse ai suoi piedi, in attesa della prossima mossa. In realtà, per quanto Refn mantenga una certa fama, nonché nomea di cineasta con un suo perché, i percorsi successivi non hanno confermato il successo trovato con questo "Drive" che, credo, rimanga il suo titolo più iconico e al momento rappresentativo. E a giusta ragione.
"Drive" è un prodotto esemplare sotto molteplici aspetti. La cura estetica che vi è dietro è lampante e passa attraverso molteplici elementi diversi: dalla giacca con lo scorpione alle macchine sempre lucenti, dagli appartamenti con carta da parati pastello a - naturalmente - una fotografia pazzesca. In questo senso penso che la cura maniacale per l'immagine sia deducibile anche da quel colore rosa-fuxia dei titoli di testa, un contrasto forte per una pellicola che tocca argomenti cupi come l'omicidio, la violenza e la vendetta. In questo senso, un certo dualismo bipolare non manca in almeno altri due contesti. Quello quello artistico, che alterna scene d'azione mozzafiato ad una trama dal ritmo altrimenti precario e quasi statico, e quello umano del protagonista, pacato e premuroso vicino di casa che sa trasformarsi in vendicatore cui non può sfuggire alcun obiettivo. A renderlo efficace e riuscito è un Gosling perfetto, plastico in ogni posa, micidiale alla guida come con i pugni, sempre e comunque sexy. Da solo fa praticamente metà film.
Dal punto di vista della storia, per quanto presenti elementi già visti, il risultato finale li combina comunque in modo personale. "Drive" è un titolo magnetico e intrigante, brutale in alcune parti - che mi hanno ricordato "The Neon Demon" e mi hanno fatto pensare che Refn citasse un po' troppo se stesso nel brutto film con Elle Fanning - , in ogni caso un viaggio molto dark nel posto del passeggero delle auto guidate dal silenzioso protagonista, vendicatore notturno che non risparmierà nessuno per l'amore della vicina in pericolo (Carey Mulligan). Difficilmente si distoglie lo sguardo durante la visione, tanto che nel finale, mentre Gosling rimane immobile nel sedile della macchina dopo il confronto con Bernie Rose (Albert Brooks), lo spettatore trattiene il fiato e resta fermo e teso esattamente come il protagonista, ipnotizzato e in attesa di sapere cosa gli sia, di fatto, successo.
Per quanto riguarda Refn, regia davvero bella, esteticamente attentissima a consegnare immagini curate nei minimi dettagli, tanto che spesso più che scene di un film sembrano quadri. A rendere il tutto ancora più coinvolgente, una colonna sonora che utilizza canzoni in grado di creare un magico effetto affascinante che rimane nella testa dello spettatore (penso, per esempio, a "Nightcall" di Kavinsky featuring Lovefoxxx) e crea un effetto spesso simili ad un lungo video clip.
In generale, quindi, un titolo che fa centro e rimane impresso, intenso, adrenalinico e violento, una pellicola visivamente potente e un protagonista già icona. Meritava qualche riconoscimento in più.
Ps. Una candidatura all'Oscar per il Miglior montaggio sonoro e una ai Golden Globes per il Miglior attore non protagonista (Albert Brooks).
Cast: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Christina Hendricks, Ron Perlman, Oscar Isaac, Albert Brooks.
Box Office: $78.1 milioni
Consigli: Un mix di lentezza e sfrenata velocità, violenza e romantica galanteria, chiaro e scuro. Forse una pellicola fatta anche sui contrasti oltre che su una storia di mafia, rapine e un amore impossibile. E' un bel film, una scelta non per ogni occasione, ma sicuramente perfetta per chi sia alla ricerca di qualcosa di un po' più ricercato della classica pellicola d'azione fatta di esplosioni, inseguimenti ed omicidi. Qui c'è una bella ricerca estetica, un grande cast e una colonna sonora pazzesca.
Parola chiave: 1 milione di dollari.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 15 febbraio 2017

Film 1306 - Silence

Serata tra cugini con aperitivo e un salto in Cineteca a recuperare l'ultima gestazione di Scorsese. Non sono sicuro di essere ancora stato perdonato per la mia scelta...

Film 1306: "Silence" (2016) di Martin Scorsese
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Francy
Pensieri: "Silence" è una pellicola che già nel titolo si spiega da solo. E' una produzione faraonica (40 milioni di dollari per produrlo) oltre che un titolo difficilissimo che richiede concentrazione e pazienza. Di seguito i miei pensieri sottoforma di appunti. Più che a un film, si assiste ad una liturgia, un racconto interminabile che solo inizialmente può essere scambiato per una pellicola perché poi ci si accorge che è qualcos'altro, quasi un atto di fede nei confronti di un regista che è un mito e divinità per quelli del suo ambiente. Dunque è con devozione che c si deve rimettere alla storia di questo "Silence", un dramma in costume che richiede la pazienza di un santo, la speranza di chi crede in qualcosa e, forse, l'arguzia di chi sa leggere oltre le immagini. Io è così che ho vissuto questa esperienza, come un discepolo che segue un rituale che non sempre capisce e di cui spesso si interroga (sulle motivazioni) e che, certamente, rimane con delle domande. La mia prima e più forte è: perché proprio questa storia e che senso ha raccontarla nel 2017? Una storia interminabile, lentissima, straziante per narrare la vita di un uomo costretto a a demolirsi, rinnegarsi e poi convivere con quanto ha fatto. E noi insieme a lui. Si poteva certamente sforbiciare; sui toni e modi non discuto, la ricostruzione è magistrale;
- Andrew Garfieldall'inizio non mi convinceva, ma devo dire che la sua performance cresce durante la narrazione, per arrivare ad esplodere nel momento del colloquio con il finalmente ritrovato Ferreira (Liam Neeson) che, praticamente, parlando di ciò che ne è stato di lui predirrà il destino dello stesso Rodrigues (Garfield);
- mi sono spesso chiesto se non ci fossero dei rimandi alla storia di Gesù raccontata nella Bibbia, pur con episodi che coinvolgo personaggi di volta in volta diversi: quando Ichizo, Mokichi e il terzo uomo vengono appesi ai pali in mezzo al mare (3 uomini, 3 costruzioni in legno simili a croci); quando l'eterno pentito Kichijiro tradisce definitivamente Rodrigues - alla terza volta - ricevendo come ricompensa monete d'argento, che non sono 30 denari, ma 300...; quando alla fine Rodrigues rinnega la sua fede e calpesta l'immagine cristiana e a quel punto si è fatta l'alba. Senza contare tutte le persecuzioni e torture che mettono in pratica contro i cristiani i buddisti giapponesi, sorta di novelli romani;
- in certe scene, soprattutto all'inizio quando i due preti sbarcano sulle coste del giappone, le immagini mi hanno ricordato il film di Garrone "Il racconto dei racconti";
- mancando praticamente la colonna sonora, mi hanno molto colpito i suoni, i rumori e comunque l'attenzione dedicata ai particolari legati al suono, come gli zoccoli dei cavalli nel fango. Inoltre ho trovato in linea con la storia e l'ambientazione la scelta dei titoli di coda accompagnati dal rumore del vento, le onde del mare, le cicale,...;
- la punizione che la storia riserva al suo protagonista mi è parsa in linea con la cultura giapponese: costretto alla conversione totale, trasformato in sibolo, monito e promemoria per la sua comunità, la punizione del prete cattolico che voleva portare la sua religione allo straniero è quella di venire egli stesso costretto alla conversione, rinnegando se stesso e tutto ciò che è stato per venire inserito all'interno della società locale, assorbito dal mondo estraneo, dovendo così convivere con la consapevolezza di aver tradito le proprie convinzioni e il suo credo. La tortura non è fisica, ma è un fardello da portare per tutta la vita.
Dunque un titolo complicato che si discosta molto dalle ultime produzioni molto mainstream di Scorsese che, nonostante tematiche non certo semplici, preferiva comunque toni più ritmati. Nel caso di "Silence", l'ambientazione, le tematiche e la concezione dell'opera hanno portato ad un risultato finale complesso e pesante, violentissimo e paradossalmente particolarmente statico, anche se nel complesso non mi pento di aver dato una chance a questa pellicola. E' stata davvero un'esperienza totale, un'immersione in un tempo e mondo lontanissimi, una richiesta di sottomissione ad un linguaggio cinematografico totalmente distante, eppure un lavoro efficace, feroce e difficile da dimenticare. Probabilmente una visione che non ripeterò mai, ma di sicuro indimenticabile.
Ps. Candidato ad un solo premio Oscar (Miglior fotografia) nonostante fosse dato tra i favoriti a fare incetta di nomination.
Cast: Andrew Garfield, Adam Driver, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Liam Neeson, Issey Ogata, Shinya Tsukamoto, Yoshi Oida, Yōsuke Kubozuka.
Box Office: $14.1 milioni
Consigli: Per tutti i fan di scorsese e/o del cast, per chi cerca una vera e propria esperienza da fare, però, solo se veramente motivati e pronti alle 2h e 41min di full immersion cinematografica. Altrimenti meglio un altro film.
Parola chiave: Ugly woman.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 14 febbraio 2017

Film 1305 - Io, Daniel Blake

Come ho già detto, tra i vari vantaggi di lavorare per/in un cinema, oltre a quello di conoscere persone interessanti, c'è quello di poter vedere le pellicole in proiezione...

Film 1305: "Io, Daniel Blake" (2016) di Ken Loach
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Gli unici film di Ken Loach che avevo visto nella mia vita ("Un bacio appassionato" e "Il vento che accarezza l'erba") francamente non mi avevano sconvolto e la fama da regista impegnato che segue ed alleggia sul famoso artista mi frenavano leggermente. In realtà già alla fine del primo tempo ero stato ampiamente conquistato da Daniel Blake e la sua dolce e triste storia.
"I, Daniel Blake" è un gran film che non ha bisogno di scelte pietose per arrivare al cuore del pubblico. La trama è straziante e i pugni nello stomaco arrivano piano, ma tutti ben assestati, eppure la lensazione alla fine della visione è quella di aver assistito a qualcosa di quasi magico.
L'umanità alla base del personaggio protagonista (interpretato da Dave Johns) colpisce e lascia non pochi spunti su cui riflettere e il bel rapporto che nasce tra Daniel, Katie (Hayley Squires) e la sua famiglia è quel racconto di cui ogni tanto abbiamo bisogno per rivedere del buono, una speranza negli altri, un aiuto se necessario che arrivi grauito e fatto in nome della semplice gentilezza e disponibilità. In un mondo fatto di ostacoli, burocrazia ed un cieco automatismo in cui è facile sentirsi presto lasciati fuori - soprattutto quando si è poveri -, la necessità di sopravvivvere spinge ognuno verso scelte differenti e anche il semplice conforto di un nuovo amico può rappresentare quell'elemento di differenza capace di cambiare tutto.
Qui Daniel Blake non è solo una persona, ma è un messaggio, a volte disarmante e sconcertante, a volte umanamente potente. Fossimo in America si potrebbe anche ribattezzare "The People vs. Daniel Blake", un cittadino qualunque che vuole semplicemente vivere l'ultima parte della sua vita con dignità e decoro, ma che finirà per scontrarsi contro la gigantesca montagna statale della previdenza sociale. Non c'è pietà per chi non rispetta le regole, non ci sono soluzioni alle contraddizioni interne, non c'è limite al senso di solitudine e impotenza e, nonostante questo, Daniel non getterà la spugna in nome dei suoi diritti e della ragione che è dalla sua parte. Eppure, dopo la gioia del trovare finalmente ascolto, il racconto non tarderà a ricordarci che spesso la vita è anche più dura di quanto non sia riuscita già ad essere fino a quel momento. Ma il messaggio di Daniel lo abbiamo recepito forte e chiaro.
Ps. Palma d'Oro a Cannes 2016 e BAFTA per il Miglior film britannico.
Cast: Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Sharon Percy.
Box Office: $12.45 milioni
Consigli: "Io, Daniel Blake" è un film potente e raffinato, privo di fronzoli e certamente triste. Non è una pellicolà che soddisferà tutti e certamente non è adatta ad ogni occasione, ma sono sicuro che una volta vista non mancherà di lasciare il segno.
Parola chiave: Lavoro.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 11 febbraio 2017

Film 1304 - Game Change

Sky Go propone e noi cogliamo al volo. Nonostante i suoi riconosciuti disservizi.

Film 1304: "Game Change" (2016) di Christophe Lourdelet, Garth Jennings
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Prima che Julianne Moore vincesse finalmente l'Oscar, è stato questo film per la tv a consegnarle quella parte di premi importanti che si meritava da tempo e ancora non aveva ottenuto, ovvero un Golden Globe e un Emmy come miglior attrice. Con "Game Change" - titolo profetico - l'attrice ha ritrovato quel consenso globale che da tempo faticava a venirle riconosciuto. Del resto è stata la scelta perfetta che ha fatto certamente la differenza, capace di un mimetismo inquietante che rende difficile, a posteriori, distinguere quale fosse l'imitazione e quale l'originale. Julianne Moore qui è Sarah Palin.
Per quanto riguarda il risultato finale di questa pellicola televisiva targata HBO, forse avrei preferito qualche risvolto politico meno di superficie, diciamo un approfondimento che andasse oltre l'attenzione didascalica per la messa in scena di certe vicende reali che qui trovano ampio spazio e contestualizzasse più a fondo il punto di vista politico, il quadro sociale in cui la storia della Palin e del Governo americano sono immersi. La sensazione che ho avuto è che si rimanga più spesso bloccati a fotocopiare un episodio piuttosto che integrarlo all'interno della storia, la quale di conseguenza diventa una sorta di collage di tanti pezzi, pur non così amalgamati.
Un altro aspetto che ho faticato ad assimilare ciecamente riguarda il rapporto tra la Palin, candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti, e il suo superiore, il candidato alla Presidenza John McCain. Le loro dinamiche mi sono sembrate descritte in maniera troppo edulcorata. Non so dire se l'ex candidato alla Presidenza possa davvero aver reagito così alle varie debacles della sua vice durante tutta la campagna elettorale, ma di sicuro c'è la rappresentazione di una pazienza, un'accettazione incondizionata, quasi un fatalismo che mi rimangono difficili da ritenere totalmente plausibili. Al pari della "solitudine" degli addetti alla campagna elettorale rispetto al partito cui fanno riferimento. Nel film si dice che la Palin sia una macchina da soldi, ma non sono sicuro che questo sia bastato a smorzare la frustrazione e il disappunto dei repubblicani di fronte alla sconcertante impreparazione della Governatrice dell'Alaska e, in generale, alla sconfitta elettorale. Quindi mi chiedo: dov'è qui il partito repubblicano e perché sembra che siano solo McCain e i suoi a prendere le decisioni?
In ogni caso "Game Change" rimane un interessante approfondimento via fiction di un episodio della storia politica statunitense moderna, il racconto della storia di una persona impreparata di fronte all'attenzione mediatica mondiale contro la quale difficilmente esiste un training preparatorio sufficientemente adeguato. Va detto che la Palin rappresenta al contempo il caso di una persona ignorante che riveste una carica governativa e, in aggiunta, si candida per un ruolo dalle implicazioni globali per il quale non è minimamente competente e anche se la sua ingenuità suscita una certa dose di compassione, niente può scacciare via la desolante sensazione di spaesamento nel momento in cui ci si ricorda che, nella realtà, non sono poche le persone nella stessa posizione della governatrice. E per quanto faccia bene farci sopra della satira - nel film sono mostrate anche le vere imitazioni che Tina Fey ha proposto durante un'intera stagione del Saturday Night Live, vincendo perfino un Emmy per la sua interpretazione -, è comunque spaventoso che le sorti del mondo possano anche solo per un istante venire affidate a mani tanto inconsapevoli e incapaci.
Ps. 3 Golden Globes vinti (Miglior film per la tv, attrice protagonista e attore non protagonista ad Ed Harris) e 5 Emmy Awards, tra cui Miglior serie televisiva, sceneggiatura e attrice protagonista.
Cast: Julianne Moore, Woody Harrelson, Ed Harris, Peter MacNicol, Jamey Sheridan, Sarah Paulson, Ron Livingston, Brian d'Arcy James.
Box Office: /
Consigli: Anche se non totalmente soddisfacente, questo film HBO ha il pregio di ripercorrere molto attentamente le vicende che hanno portato Sarah Palin dalla sua Alaska fino al cuore della politica americana, rischiando perfino di trovare una poltrona di spicco all'interno della Casa Bianca. Impreparata, ignorante, presuntuosa, bigotta, la donna faticherà a sottostare alle regole di una campagna elettorale durissima e certamente difficile anche per i più preparati. "Game Change" è un film politico patinato che ha dalla sua un cast fenomenale e un personaggio principale capace di attirare l'interesse dell'opinione pubblica. Può piacere, ma non è una scelta buona per ogni occasione.
Parola chiave: Cultura.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 10 febbraio 2017

Film 1303 - Sing

Serata del cinema a 2€ di un mese fa: il secondo titolo scelto è stato questo.

Film 1303: "Sing" (2016) di Christophe Lourdelet, Garth Jennings
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: I film della Illumination Entertainment non mi lasciano mai completamente soddisfatto e questa pellicola non fa eccezione. Per quanto diversamente da "Minions" e "Pets" qui ci sia una trama, l'insieme di animali ricorda tantissimo "Zootopia" e il risultato finale è stato inferiore rispetto alle mie aspettative. Diciamo che "Sing" è più carino che bello, più simpatico che divertente. E dato che la storia sfocia nell'usuale buonismo e lieto fine e ogni cosa si sistema, ecc ecc... che due palle! Da un prodotto che sceglie di percorrere strade ampiamente già battute mi aspetto qualcosa che lo caratterizzi in maniera inequivocabile e qui mi pare che la personalizzazione sia a livelli minimi.
L'unico personaggio che ho davvero gradito è quello della mamma porcellina, un concentrato di talento inespresso, si potrebbe dire. E' autoironica, dimostra il suo valore e insegue il suo sogno nonostante tutto e tutti e, giustamente, le viene riconosciuto il merito dalla storia (è anche un bel messaggio che puoi essere una mamma e non avere come unica ragione di vita la tua famiglia). Per il resto mi è sembrato tutto un po' troppo prevedibile, perfino dove sarebbero andate a parare certe battute o simparietti comici. Peccato, perché scomodato un cast stellare, usarlo per qualcosa di già visto è un inutile dispiego di tempo e risorse.
Ps. Candidato a 2 Golden Globes 2017: Miglior film d'animazione e canzone originale ("Faith", cantata da Stevie Wonder e Ariana Grande)
Cast: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth MacFarlane, Scarlett Johansson, John C. Reilly, Taron Egerton, Tori Kelly, Nick Offerman, Jennifer Saunders, Jennifer Hudson, Rhea Perlman.
Box Office: $487.7 milioni
Consigli: Adatto a un momento di spensieratezza privo di pretese. E' certamente un titolo frizzante e a volte simpatico, ma niente di più.
Parola chiave: Teatro.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

Film 1302 - Passengers

Serata del cinema a 2€ di un mese fa: il primo titolo scelto è stato questo.

Film 1302: "Passengers" (2016) di Morten Tyldum
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Le critiche lo avevano stroncato e l'incasso non era partito per niente bene (è costato $110 milioni), dunque il mio approccio a questa pellicola è stato di tipo bipolare: volevo andare tantissimo, perché apprezzo molto i due protagonisti, però non ci volevo andare, perché sentivo odore di boiata pazzesca. Sicuramente il secondo dei due sentimenti altalenanti è stato quello che mi ha condizionato maggiormente e che certamente ha contribuito a determinare quella che poi è stata la mia opinione finale rispetto a "Passengers". Ovvero sì, il film è una scemenza, ma non così tanto come mi aspettavo.
Sintetizzare così la pellicola con le due sexy star Jennifer Lawrence e Chris Pratt secondo me rende giustizia al risultato finale e complessivo, ma articolerò meglio il mio pensiero, schematicamente.
Innanzitutto, il primo tempo sostanzialmente non ha trama. Pratt è il vero protagonista del film e per i primi 20 minuti della Lawrence non c'è traccia. Poco male per l'attore, dimostra di essere capace a reggere le sorti anche di un film senza storia ed uscirne comunque vincente;
- i dialoghi d'amore sono sconcertantemente banali come lo è, francamente, la spiegazione del perché Pratt si sveglii prima;
- trailer e film sono due cose completamente diverse e la storia che il primo promette non c'entra nulla con la trama del secondo. Il che non è necessariamente un male, solo c'è uno slancio romantico particolarmente accentuato inaspettato; 

- l'anello debole di tutta l'operazione, al di là del vuoto narrativo, è certamente il personaggio di Laurence Fishburne. Arriva ad oltre metà della storia e muore dopo 10 minuti, il che lo rende di fatto un semplice mezzo per far ottenere ai protagonisti lo strumento necessario a far progredire un racconto altrimenti in stallo. Più che altro è un espediente - e pure mal celato -, il che mi ha infastidito considerato che la storia si prende ampiamente il tempo per raccontare tutta una serie di baggianate inutili, ma non trova lo spazio per mettere in scena un terzo personaggio (da un certo punto di vista chiave) e concedersi il tempo per approfondirne le implicazioni. Tanto valeva far trovare il braccialetto "magico" in un altro modo; 
- gli effetti speciali sono particolarmente notevoli e, insieme all'ambientazione futuristica ma accogliente, rendono l'espereinza visiva di "Passengers" sicuramente molto interessante; 
- Lawrence e Pratt hanno una certa chimica evidente ed è un piacere vederli insieme recitare. Non gli manca certo il talento e riescono ad essere due protagonisti magnetici all'interno di un ambiente (scenografie) accattivante ed affascinante.
Dunque "Passengers" non è quello che mi sarei aspettato, né riesce a consegnare un prodotto finale avventuroso o al passo con l'apparato tecnico che sceglie di mettere in campo, giocando invece sul terreno sicuro del romanticismo spinto, semplicemente ricollocato all'interno di un'inedita cornice spazio-temporale. Il contesto è contorno e il cuore della trama è una love story e anche se non c'è niente di male che sia così, è innegabile che il marketing abbia venduto un'immagine ingannevole. Per il resto, una volta abituatisi all'idea che oltre l'amore non si va, vedere i due protagonisti tubare, scherzare e di fatto prodursi in una sorta di "one+one man show" è un vero piacere.
Ps. Due candidature agli Oscar 2017: Miglior scenografia e colonna sonora.
Cast: Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Michael Sheen, Laurence Fishburne, Andy García, Aurora Perrineau.
Box Office: $292.9 milioni
Consigli: Pratt mattatore si concede il primo blockbuster all'esterno di un franchise e toppa leggermente (la scelta del film), ma salva tutta l'operazione insieme ad una stupenda ed in formissima Lawrence con la quale ingaggia un gioco a due che porta avanti da solo la storia. Del resto altro non c'è se non dei bellissimi effetti speciali e un contorno d'amore al sapore di fantascienza. Peccato non si siano volute esplorare le implicazioni legate alla premessa della storia, avrebbero sicuramente garantito quel qualcosa in più che manca al risultato finale. Poi, per una serata tranquilla, questa pellicola è una scelta certamente accettabile.
Parola chiave: Reattore a fusione.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

giovedì 9 febbraio 2017

Film 1301 - Amiche da morire

Alla ricerca di un titolo da guardare durante la cena, abbiamo scelto una commedia italiana che avevo già visto (per andare sul sicuro). Ovviamente offerta da Netflix...

Film 1301: "Amiche da morire" (2013) di Giorgia Farina
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Erika
Pensieri: Già alla prima visione ero rimasto colpito da questo titolo italiano fuori dal coro, divertente e riuscito. Con questa seconda ho confermato il mio pensiero in positivo e anche se non si tratta di una pellicola perfetta, il risultato è comunque simpatico e il trio di protagoniste azzeccatissimo e in gamba.
La storia fila bene e non manca di trovate geniali o grottesche al punto giusto e solo qual e là c'è qualche battuta fuori posto; i toni della Gerini sono spesso troppo carichi o impostati e delle tre è l'unica di cui si capisce che recita, anche se qui il suo personaggio è certamente sopra le righe. Capotondi e Impacciatore sono invece stupende, comiche che non te lo aspetti e da sole valgono la visione. Marchioni riesce a rendere credibile un ispettore che è una macchietta, il che non è da tutti.
Certamente una delle più evidenti qualità di questo film è il giusto bilanciamento di elementi, che utilizza i vari assi nella manica senza voler strafare. Troppe scemenze di olivia o comportamenti da repressa bacchettona di Crocetta, per esempio, avrebbero sicuramente appesantito la narrazione.
Inoltre, bella fotografia che evita le solite atmosfere da fiction italiana e, al contrario, si attesta sugli standard delle produzioni con budget significativo. L'immagine è curata - probabilmente ripulita - ma l'effetto è gradevole.
Insomma, "Amiche da morire" è stato una bella sorpresa la prima volta e anche in questa occasione sono rimasto piacevolemente colpito.
Film 566 - Amiche da morire
Cast: Claudia Gerini, Cristiana Capotondi, Sabrina Impacciatore, Vinicio Marchioni, Marina Confalone, Corrado Fortuna, Antonella Attili, Tommaso Ramenghi, Adriano Chiaramida, Gaetano Aronica, Giovanni Martorana.
Box Office: € 1.785.000
Consigli: Divertente titolo made in Italy capace di risultare simpatico ed efficace dall'inizio alla fine. Sopra alle righe quanto basta, con non pochi momenti comici, questa pellicola è adatta a qualsiasi momento che richieda spensieratezza e leggerezza con un pizzico di furba malignità.
Parola chiave: Pistola nella borsetta.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 8 febbraio 2017

Film 1300 - The Jungle Book

In tutta onestà non avevo alcuna voglia divedere questo film, ma mi sono convinto nel momento in cui ha cominciato ad avere un tale successo al botteghino mondiale che era davvero impossibile ignorarlo. L'elemento che ha ulteriormente bloccato la mia visione è stato scroprire il cast di doppiatori scelti per l'Italia: Neri Marcorè, Toni Servillo, Alessandro Rossi, Violante Placido, Giovanna Mezzogiorno, Luca Biagini, Giancarlo Magalli. Mi dispiace, ma su Placido e Magalli non potevo soprassedere, così ho rinunciato in attesa di uno streaming in lingua che non è mai arrivato. Fino a quando Sky Go (verso il quale ribadisco il mio disappunto sulla qualità del servizio) non ha provveduto ad inserirlo all'interno della sua programmazione.

Film 1300: "The Jungle Book" (2016) di Jon Favreau
Visto: dal computer di casa
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ed è con questa pellicola che ho scoperto che Sky Go clamorosamente NON prevede i sottotitoli per il suo servizio di streaming. O ti vedi il film doppiato in italiano o in lingua originale, ma di sottotitoli proprio non se ne parla. Visto quanto si vantano a Sky e quanto costa il loro servizio, questo ha ulteriormente rafforzato il mio amore per quella genialata che è Netflix.
Ciò detto, grazie a Dio "The Jungle Book" è un film sufficientemente comprensibile anche senza un aiutino scritto, il che mi ha convinto a continuare una visione altrimenti impossibile per chi, diversamente da me, l'inglese non lo mastichi neanche un po'. La scelta della versione in lingua originale è stata certamente vincente e mi ha davvero soddisfatto e va a confermare l'assunto che se uno è un bravo attore lo si capisce anche dalla sola voce. Scarlett Johansson è davvero seducente ed ipnotica, Idris Elba un cattivo perfetto. Mentre il gigantopiteco pensavo fosse "modellato" sul volto di Martin Sheen, mentre scopro essere doppiato da Christopher Walken.
Al giovanissimo Neel Sethi una menzione speciale: è veramente bravo nella parte del piccolo selvaggio cresciuto dai lupi. E va detto che, per una volta, fortunatamente non si è scelto un attore bianco per interpretare il ruolo del protagonista asiatico di un blockbuster dal budget monster ($175 milioni).
Per quanto riguarda la storia, pur avendo davvero apprezzato il piglio molto realistico e maturo, ho trovato il primo tempo un po' confuso, nel senso che non si capisce bene dove si voglia andare a parare con la storia. Sembra quasi più un on the road in cui Mowgli attraversa la giungla e conosce nuovi personaggi che favoriranno il suo percorso di formazione. Con il secondo tempo, invece, la storia trova una compattezza e un filo narrativo che il rende tutto più sensato e fuga la sensazione di "lungometraggio episodico".
Naturalmente, nel momento in cui decidi di portare sul grande schermo la storia di Rudyard Kipling con un attore in carne ed ossa, la sfida sta più che altro nel rendere credibile il mondo animale con cui il protagonista deve interagire. E in "The Jungle Book" gli effetti speciali sono pazzeschi e assolutamente credibili. Inoltre ho trovato che il lavoro fatto con gli effetti sonori sia altrettanto sbalorditivo: sembra davvero di essere in mezzo a flora e fauna della giungla, tanto che il film si trasforma in una grande avventura non solo per gli occhi, ma anche in una sopresa per l'udito.
In generale, quindi, il film di Favreau mi è sembrato capace di sostenere lo spirito fiabesco in aggiunta ad una chiave di lettura più naturalmente selvaggia rispetto, ovvio, al cartone animato originale. Per certi versi mi ha ricordato anche "Vita di Pi", pur con un piglio più giocoso e di consapevole intrattenimento.
Ps. Candidato agli oscar 2017 per i Migliori effetti speciali.
Cast: Neel Sethi, Bill Murray, Ben Kingsley, Idris Elba, Lupita Nyong'o, Scarlett Johansson, Giancarlo Esposito, Christopher Walken.
Box Office: $966.6 milioni
Consigli: La Disney produce e ci investe un capitale, quindi non ci si poteva aspettare niente di meno che un'avventurosa fiaba per tutta la famiglia. La pellicola funziona e non manca il fascino del mondo selvaggio, qui addomesticato per l'occasione e umanizzato nei classici personaggi utilizzati anche nella "mitologia" scout. Un titolo buono per ogni occasione.
Parola chiave: The law of the jungle.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

martedì 7 febbraio 2017

Film 1299 - Poveri ma Ricchi

Il trailer mi aveva davvero incuriosito, il che è insolito per un titolo italiano di questo genere. Così ho cercato di convincere Licia e Poe a vederlo assieme...

Film 1299: "Poveri ma Ricchi" (2016) di Fausto Brizzi
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Poe, Licia
Pensieri: Mi ha fatto un sacco ridere, lo devo ammettere. Una volta tanto anche la commedia italiana ce la può fare.
Che poi, specifichiamolo, ce la fa solo perché non si tratta di una sceneggiatura originale, ma di un riadattamento del francese "Les Tuche". Ah, ecco. Appunto.
Ma a noi ci frega davvero se si tratta di un altro scopiazzamento alla "Benvenuti al Sud"? No, ma un pochino sì. Uscendo un attimo da questo bipolarismo, il punto è che finalmente la commedia di casa nostra regala un titolo simpatico, ironico, capace di fare autocritica e certamente in linea con i tempi, ma pur sempre di qualcosa tratto da un'idea altrui si tratta. Quindi bene, molto bene che "Poveri ma Ricchi" abbia visto la luce, anche se ogni tanto qualche pensiero originale non guasterebbe.
In ogni caso, tornando alla famiglia Tucci - versione in carne ed ossa de "I Croods" - la storia è simpatica e le gag funzionano, anche se forse a livello narrativo mi sarei aspettato altre scelte. Di fatto la trama comincia e finisce nello stesso punto e anche se c'è qualche cambiamento, non ho gradito che ci si ritrovi alla situazione di partenza. Inoltre la famiglia non impara niente dai propri errori e passa il messaggio che se si è scemi, scemi si rimane; Valentina (Lodovica Comello), della quale scopriamo subito l'odio per i ricchi, nel finale dichiarerà di non disprezzare affatto i soldi, ma solo chi ne possiede troppi; e l'amministrazione controllata del figlio minore (unico dotato di raziocinio , oltre che di una voce doppiata molto antipatica), per quanto soluzione simpatica e giocosa di cui può avvalersi questo tipo di commedia, rimane comunque una grandissima boiata. In ogni caso, in generale non gradisco le soluzioni che tengono un piede in due staffe e qui c'era da delineare bene la questione: o ricchi, o poveri.
Per quanto riguarda il cast, invece, bisogna ammettere che sia davvero azzeccato e anche se ognuno fa il suo solito personaggio, è innegabile che De Sica + Ocone + Brignano + Mazzamauro siano state scelte ben ponderate. Tutti e quattro assieme funzionano alla grande e dimostrano un evidente affiatamento. Ottimi anche i cameo a sorpresa di Al Bano e Gabriel Garko che, pur ribadendo la loro natura trash, risultano in ogni caso geniali per come sono qui utilizzati. La vera nota dolente è la giovane e già citata Comello a cui non solo hanno appioppato un orrendo personaggio, ma lei stessa è altrettanto tremenda a recitarlo. Non so se il fatto che provenga da "Violetta" possa essere segnale d'allarme, in ogni caso la sua recitazione è impietosa, imbarazzante ed innaturale, tanto costruita da risultare evidentemente falsa. Rovina la visione ogni volta che è in scena. Della presenza in veste di attrice di Camila Raznovich, invece, non voglio nemmeno parlare (ste marchette made in Italy...).
Concludo dicendo che "Poveri ma Ricchi" è una pellicola davvero divertente e spassosa ed insolitamente riuscita per il panorama nostrano che, inoltre, riesce a compiere il miracolo di trasformare Milano in una città pulita e soleggiata. Vedere per credere.
Cast: Christian De Sica, Anna Mazzamauro, Enrico Brignano, Lucia Ocone, Giulio Bartolomei, Lodovica Comello, Federica Lucaferri, Ubaldo Pantani, Bebo Storti, Camila Raznovich, Giobbe Covatta, Al Bano, Gabriel Garko.
Box Office: € 6.833.000
Consigli: Spassoso e capace di non pochi momenti comici riusciti, "Poveri ma Ricchi" ha il grande pregio di riuscire a combinare ad arte il repertorio classico del quartetto principale di attori riuscendo a ricavarne qualcosa di nuovo che funziona. Pur rimanendo ancorato ai diktat della commedia buonista, il risultato complessivo è davvero simpatico e il film si presta davvero ad ogni occasione cui sia richiesto svago ed intrattenimento sinceramente spensierato.
Parola chiave: Supplì.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

Film 1298 - Il re leone

Come ho già detto, ho cominciato a lavorare al cinema. Il che include molto divertimento e qualche benefit come, per esempio, il poter assistere alle proiezioni. E questo è uno di quei casi...

Film 1298: "Il re leone" (1994) di Roger Allers, Rob Minkoff
Visto: al cinema
Lingua: italiano
Compagnia: Licia
Pensieri: Pellicola intramontabile, vero e proprio cult non solo della cinematografia d'animazione, bellissimo musical, forse pietra miliare del repertorio disneyano. Insomma, "Il re leone" è un film stupendo.
Era da tantissimi anni che non lo rivedevo e certamente cogliere l'occasione di una visione in sala è stata una scelta particolarmente felice. Certo, ho avuto meno occasioni di cantare a squarciagola le mie canzoni preferite, ma la magia del grande schermo e della sala buia mi ha riportato indietro nel tempo a quando, bambino, mi recai per la prima volta al cinema a vederlo. Come allora, l'emozione è stata grande.
Percorso di formazione obbligato per il piccolo Simba - tocca ad ogni personaggio Disney - che vede uccidere il proprio papà e pensa di esserne il responsabile, il che lo porterà a scappare e lasciare il potere al malvagio zio Scar che non ci metterà molto a guastare l'equilibrio della savana. Il leoncino, invece, crescerà allevato dai mitici Pumbaa e Timon al ritmo del mantra hakuna matata e di una vita senza quei pensieri che comportano le grandi responsabilità. L'incontro dopo anni con la dolce compagna di giochi d'infanzia Nala scuoterà via il torpore di Simba, convincendolo a tornare a casa e rivendicare il trono che è suo di diritto. E ristabilire quell'equilibrio che così consapevolmente Ivana Spagna intona ne "Il cerchio della vita". In mezzo, una marea di canzoni indimenticabili, disegni bellissimi e l'esperienza indimenticabile di un grande film per tutti.
Ps. 4 candidature agli Oscar 1995 (di cui 3 per le canzoni) e 2 vittorie: Miglior colonna sonora e canzone originale ("Can You Feel the Love Tonight" di Elton John). Ai Golden Globes dello stesso anno, oltre a due premi per le stesse categorie, "Il re leone" vinse anche come Miglior film musical o commedia, il che dimostra che, una volta tanto, i Globes sono stati più lungimiranti dell'Academy.
Pps. Scar è identico a Jafar di "Aladdin".
Film 126 - Il re leone
Film 1298 - Il re leone
Film 1510 - The Lion King
Film 1511 - The Lion King 2: Simba's Pride
Cast: Jonathan Taylor Thomas, Matthew Broderick, James Earl Jones, Jeremy Irons, Moira Kelly, Niketa Calame, Ernie Sabella, Nathan Lane, Robert Guillaume, Rowan Atkinson, Whoopi Goldberg, Cheech Marin, Jim Cummings, Madge Sinclair.
Box Office: $968.5 milioni
Consigli: Uno dei migliori titoli Disney di sempre, probabilmente anche dei film d'animazione in assoluto. Musiche indimenticabili, bellissimi disegni e hakuna matata come marchio indelebile di generazioni su generazioni. Non serve aggiungere altro.
Parola chiave: Stelle.

Se ti interessa/ti è piaciuto

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

lunedì 6 febbraio 2017

Film 1297 - Sicario

Era da un po' che volevamo recuperarlo e, quando ci siamo accorti che era tra le proposte di Sky Go, lo abbiamo subito guardato. Peccato che lo streaming della piattaforma Sky faccia schifo e non sia in grado di mantenere la visione in HD durante tutta la visione della pellicola, degradando l'immagine ad intermittenza. Il che è piuttosto snervante.

Film 1297: "Sicario" (2015) di Denis Villeneuve
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: Mi ha sorpreso un po' rivedere il trailer, più che altro perché stando un attimo attenti si riesce già a capire tutta la storia che il film poi racconterà. Mancherà il nome principale, ma il resto è largamente intuibile. Strano. D'altro canto, vederlo mi ha anche fatto ritornare con la mente alla sera in cui ho visto "Sicario", facendomelo ricordare in maniera molto nitida, il che non capita per tutte le pellicole che vedo.
Questo film, tra l'altro, è il primo su cui mi sono soffermato a scrivere una marea di appunti da quando ho cominciato a tenere un quaderno di 'prime impressioni'. Il che mi spinge a sintetizzare il mio pensiero qui ricalcando quanto ho già scritto a penna.
Innanzitutto da "Sicario" mi aspettavo una certa mancanza di ritmo - che del resto caratterizza anche altri film di Villeneuve ("Prisoners", "Arrival" e vedremo "Blade Runner 2049") - che di fatto c'è stata, anche se la cosa non mi ha particolarmente infastidito forse proprio perché le mie aspettative erano in linea con il risultato finale. In generale, comunque, l'impressione che ho avuto della pellicola è positiva;
Emily Blunt affronta un ruolo che le è stato visto interpretare poche volte (giusto in "Edge of Tomorrow - Senza domani" con Tom Cruise) e nonostante l'aria da cerbiatta, è sufficientemente efficace nel film. Il suo personaggio, però, non mi ha convinto del tutto. Percorre troppo il limite tra il fare e il subire e anche se, ovviamente, deve sottostare agli ordini, il fatto che per la maggior parte del tempo sia mera spettatrice mi ha lasciato perplesso;
Benicio Del Toro è un'ottima scelta e il suo personaggio è inevitabilmente il più interessante, in bilico fra misterioso angelo custode ed efferato assassino. Le sue motivazioni di vendetta scatenano empatia in un primo momento, mentre i suoi modi e il suo essere così spietato e calcolatore spaventano e lasciano turbati. In generale, l'evoluzione del suo personaggio è la più interessante da seguire;
molti dei personaggi secondari sono fondamentalmente inutili: l'amico di colore, il poliziotto trovano entrambi ampia collocazione all'interno della storia, ma di fatto non aggiungono alcunché, né le loro storie sono approfondite tanto da giustificare la loro presenza;
forse il difetto più grande della storia sta nel fatto che per la maggior parte del tempo non si capisce dove si voglia andare a parare. Mi sta bene rimanere tanto all'oscuro quanto la protagonista, ma sembra in ogni caso che si raccontino certi snodi narrativi solo perché sia necessario arricchire la sceneggiatura di qualcosa che faccia arrivare al cuore della trama;
le musiche di Jóhann Jóhannsson sono particolarmente "pesanti" e contribuiscono a creare un'atmosfera di costante tensione che, in un primo momento, risulta un po' innecessaria. Inizialmente la storia è sempre ambientata di giorno e il ritmo è in stallo, per cui la colonna sonora genera una sorta di ansia immotivata. Nel secondo tempo, tutto al buio, il risultato è invece particolarmente efficace ed elettrizzante, tanto che come crescono le note musicali, aumenta anche l'azione nella storia e si raggiunge un picco emotivo non da poco nel momento in cui Alejandro (Del Toro) si siede a tavola con la famiglia del boss del cartello, in assoluto il momento più aggressivo e truculento di tutta la storia.
Queste le mie impressioni a caldo che, naturalmente, sottoscrivo oggi anche "a freddo". Un film non perfetto, ma che ho apprezzato per cast e fotografia, oltre che per la regia pulita e a sorpresa intimista per essere una storia su narcotraffico, serial killer e corruzione. In generale un risultato migliore rispetto a quello che mi ero immaginato.
Ps. In concorso a Cannes 2015, il film ha ricevuto 3 candidature agli Oscar: Miglior colonna sonora, fotografia e montaggio sonoro.
Cast: Emily Blunt, Benicio Del Toro, Josh Brolin, Daniel Kaluuya, Maximiliano Hernández, Victor Garber, Jon Bernthal.
Box Office: $85 milioni
Consigli: Titolo non facile, storia spietata, grande solitudine e non pochi omicidi, "Sicario" parte piano e alla lontana per arrivare al nocciolo della sua storia e non concedere alcuna pietà. Non piacerà a tutti, ma il cast è ottimo, la colonna sonora stringente e la storia sicuramente interessante.
Parola chiave: Tunnel.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

domenica 5 febbraio 2017

Film 1296 - Il cliente

Netflix propone e io mi lascio subito convincere. Anche perché non rivedevo questo film da un sacco di tempo...

Film 1296: "Il cliente" (1994) di Joel Schumacher
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano, inglese
Compagnia: nessuno
Pensieri: Ricordavo bene la scena del finale in cui il ragazzo e l'avvocatessa trovano il cadavere in mezzo alla tenuta*, ma del resto il vuoto più totale. Meglio, è stato bello dare di nuovo una chance a questa pellicola, tra l'altro alternando momenti doppiati in italiano all'inglese dell'originale (praticamente tutto il finale) che, di fatto, mi ha fatto scoprire la pellicola e Susan Sarandon da un nuovo punto di vista.
Come dicevo, non ricordavo praticamente nulla della storia, quindi mi sono un po' sorpreso nel ritrovarmi di fronte 1) al suicidio/omicidio Jerome Clifford all'inizio del racconto e 2) l'arroganza sfrontata di Mark (Brad Renfro), bulletto cresciuto troppo in fretta con una madre spiantata e un fratellino impressionabile a carico.
Al di là di questo, rivedere "The Client" mi ha fatto piacere, per quanto avessi un ricordo più positivo di quello che forse è il risultato finale. Molto del merito va allo "scontro fra titani" Susan Sarandon e Tommy Lee Jones che sono un piacere da seguire, due grandissimi protagonisti che riescono, da soli, a fare tutto il film. Poi, certo, anche il materiale di John Grisham contribuisce non poco a rendere interessante questo legal thriller dalle atmosfere tipiche della Louisiana ricolmo di quegli elementi tipici cari allo scrittore americano. Poi sì, il film non è un capolavoro, anche se per quanto mi riguarda rimane una sorta di titolo nostalgico di gioventù.
Ps. Candidato al premio Oscar per la Miglior attrice protagonista (Sarandon, che però vincerà l'anno dopo per "Dead Man Walking - Condannato a morte").
* La scena mi ha ricordato quella simile in "Notte folle a Manhattan", anche se le atmosfere comiche del film con Steve Carell e Tina Fey non c'entrano granché con questa pellicola...
Cast: Susan Sarandon, Tommy Lee Jones, Brad Renfro, Mary-Louise Parker, Anthony LaPaglia, Anthony Edwards, Ossie Davis, William H. Macy.
Box Office: $117,615,211 milioni
Consigli: Per chi gradisce questo genere di titoli "Il cliente" è probabilmente un classico e certamente una delle migliori pellicole tratte dai libri di Grisham. Forse non un film perfetto, ma un buon thriller che gioca bene le sue carte, bilanciando momenti di tensione alla simpatica dolcezza del rapporto tra Reggie e Mark. Per chi non lo avesse mai visto è un titolo da recuperare.
Parola chiave: Mafia.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

sabato 4 febbraio 2017

Film 1295 - Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re

Poe recupera "Il Signore degli Anelli" parte 3 e definitivamente la saga più bella di sempre.

Film 1295: "Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re" (2003) di Peter Jackson
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: Poe
Pensieri: E' in assoluto uno dei miei film preferiti, nonché il capitolo conclusivo della mia saga preferitissima, il che rende ancora più strano che, ad oggi, non avessi mai affrontato la visione de "Il ritorno del re" sul blog. A quasi 1300 recensioni dall'inizio, recupero questa assurda mancanza.
Certamente una delle motivazioni che ha influito è da ricondursi alla lunghezza della pellicola che, con i suoi 200 min di durata, non favorisce una visione ripetuta; in aggiunta ho visto e rivisto tantissime volte questo titolo, senza contare che difficilmente lo prendo in considerazione senza aver riguardato precedentemente anche i primi due episodi. Insomma, un concorso di colpe.
Al di là di questo, comunque, "The Lord of the Rings: The Return of the King" è un capolavoro, un film assolutamente spettacolare con grandissime scene d'azione a favore di un intrattenimento che nasconde la lunghezza del film e non fa accorgere di quanto tempo sia passato (e di quanto ne sia stato dedicato alle battaglie!), cosicché alla fine si ha la consapevolezza di una lunghissima avventura, ma non la stanchezza richiesta da un sacrificio. Certo, dopo tanti anni che non riprendevo questa storia mi sono accorto che effettivamente i molteplici finali interminabili sono un po' eccessivi - soprattutto per lo spettatore occasionale non particolarmente fan -, ma la buona dose di fedeltà con il libro che il finale di Jackson consegna alla platea mi lascia sempre con lacrimucce e una certa dose di soddisfazione.
Dopo i tanti momenti passati ad introdurci alla battaglia finale, allo scontro con Sauron, alla scalata del Monte Fato, alla distruzione dell'Unico Anello, alla presentazione di tutti i personaggi, le casate e i singoli contesti, la storia qui/ora diventa particolarmente lineare e comprensibile nonostante le numerose trame e sottotrame parallele che si intrecciano, rendendo così forse questo terzo capitolo non solo il più soddisfacente dei tre da guardare - del resto è quello dove tutto ha fine -, ma anche il più facile da seguire anche senza introduzioni varie. Nel primo "La compagnia dell'Anello" andavano presentati tutti i protagonisti e gli antagonisti, oltre che i giochi di potere e la posta in gioco; nel secondo "Le due torri" si portava avanti una storia già cominciata verso la narrazione di un racconto inconcluso; è con questo terzo capitolo, insomma, che si trova il senso compiuto, che si può valutare nel complesso l'opera di Peter Jackson ispirata a quella di Tolkien. E il risultato finale è francamente sbalorditivo.
Jackson, tra l'altro, ha anche il grande merito di aver realizzato una trilogia particolarmente dinamica, concependo le inquadrature così da combinare un puzzle armonioso e compatto, mai internamente in conflitto, il che conferisce una grande unità al risultato finale e un certo dinamismo esaltante che in tante scene conferisce quel qualcosa in più.
Altro punto a favore del film, naturalmente, gli effetti speciali. Considerando che l'anno di uscita risale a 14 anni fa, la spettacolarità delle scene è ancora intatta. L'esercito dei Morti, il Re stregone di Angmar, le Aquile, l'interno del Monte Fato, il ragno Shelob e, naturalmente, Gollum (di cui ci è raccontata la storia nel prologo) sono tutti elementi che vivono grazie alla computer grafica e al lavoro magistrale di un team capace, negli anni, di mettere in scena la fantasia di Tolkien e rendere loro giustizia. Perfetta anche la colonna sonora di Howard Shore - della quale consiglio la traccia "Minas Tirith" - e molto dolce, anche se triste, la "Into The West" che Annie Lennox canta durante i titoli di coda. Per quanto riguarda la recitazione, invece, credo siano state un po' sottovalutate le interpretazioni di Sean Astin (Sam) e Andy Serkis (Gollum), qui particolarmente efficaci e di impatto; Elijah Wood (Frodo) ha effettivamente la tendenza all'unica espressione di dolore misto costante stupore misto fatica e psicodispersione, anche se alla fine sappiamo che tra tutti è certamente quello che ha un maggior conflitto interiore senza fine.
Insomma, per concludere: "Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re" è il capitolo conclusivo perfetto di una trilogia magica a cui sarò per sempre legato. Un film bellissimo, spesso poetico nonostante preveda un numero altissimo di scene d'azione, un vero e proprio viaggio che parla di amicizia, valori e qualcosa per cui valga la pena lottare. Qui è la libertà e la Terra di Mezzo, al giorno d'oggi potrebbe essere tante altre cose. In aggiunta alla libertà di ognuno di noi.
Ps. 11 premi Oscar vinti: Miglior film, regia, sceneggiatura, scenografia, montaggio, fotografia, costumi, effetti speciali, missaggio sonoro, colonna sonora e canzone originale. 11 è il maggior numero di premi vinti di sempre e sono solo 3 le pellicole che li hanno ottenuti fino ad ora, ovvero "Ben-Hur", "Titanic" e questo film. Una chance quest'anno ce l'ha "La La Land" che, con 14 nomination, è alla pari con le candidature ottenute da "Titanic" ed "Eva contro Eva", nonché il favorito come Miglior film. Onestamente non so se riuscirà a trionfare in tutte le candidature, ma di sicuro non faticherà a sbancare.
Film 159 - The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring
Film 313 - The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring
Film 1270 - Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello
Film 1515 - The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring
Film 1803 - The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring
Film 2079 - Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello
Film 2447 - The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring
Film 314 - Il signore degli anelli - Le due torri
Film 1279 - Il Signore degli Anelli - Le due torri
Film 1295 - Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re
Film 2214 - The Lord of the Rings: The Return of the King
Cast: Elijah Wood, Ian McKellen, Liv Tyler, Viggo Mortensen, Sean Astin, Cate Blanchett, John Rhys-Davies, Bernard Hill, Billy Boyd, Dominic Monaghan, Orlando Bloom, Hugo Weaving, Miranda Otto, David Wenham, Karl Urban, John Noble, Andy Serkis, Ian Holm, Sean Bean.
Box Office: $1.120 miliardi
Consigli: Poetico e particolarmente ispirato, con un grande ed eterogeneo cast e delle location (Nuova Zelanda) da togliere il fiato, questo terzo capitolo di una delle saghe cinematografiche più famose e di successo di tutti i tempi è qualcosa di spettacolare ed entusiasmante, un viaggio indimenticabile nonché una pellicola che ha segnato la storia del cinema moderno. Per chi ha amato i precedenti capitoli, per chi apprezza le storie che si prendono il proprio tempo, per chi apprezza l'avventura, per chi cerca un titolo coinvolgente... questo è il film giusto.
Parola chiave: Diversivo.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

venerdì 3 febbraio 2017

Film 1294 - Timeline - Ai confini del tempo

Netflix lo ha inserito nel suo archivio e mi è tornata voglia di vederlo...

Film 1294: "Timeline - Ai confini del tempo" (2003) di Richard Donner
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Quando un ricordo è fuorviante. Mi sembrava di ricordare un'avventura simpatica, un film carino e, invece, sono rimasto deluso da questo "Timeline", addirittura infastidito dalla sua banalità. Tanto che, va detto, si tratta di una storia che si può anche non seguire attentamente per quanto è scontata e prevedibile: alla fine andrà a parare esattamente dove ti saresti aspettato.
Costellato di errori grossolani - l'inglese e il francese correnti sono utilizzati anche nel Medioevo - e scelte della trama francamente inspiegabili - non si capisce perché il personaggio di David Thewlis alla fine non rompa i vetri della macchina del tempo così da poterne sfuggire ed evitare di essere portato indietro nel tempo per sempre -, nonostante il cast particolarmente ricco, questa operazione commerciale tratta dal libro omonimo di Michael Crichton è semplicemente un brutto film incapace di andare oltre la superficie. La quale è composta e da personaggi bidimensionali, privi di una qualsivoglia caratterizzazione che vada oltre lo stereotipo di gruppo ("i francesi", "gli inglesi", "gli archeologi", "gli scienziati senza scrupoli", "il gruppo di eroi", ecc), e dall'insuccesso scenografico che lascia
allo spettatore la sensazione di trovarsi costantemente in una ricostruzione piuttosto che nella Francia del 1300, un patto infranto con la sospensione del gioudizio che ogni racconto richiede andando a minare ulteriormente credibilità ed illusione della storia.
Con un budget da 80 milioni di dollari (giusto per fare un paragone: ognuno dei 3 capitoli de "Il signore degli anelli", usciti in contemporanea a "Timeline", ne sono costati 94) e una storia dello stesso autore di "Jurassic Park", "ER" e il recentissimo "Westworld"... Beh, si poteva davvero fare molto, molto di più.
Cast: Paul Walker, Frances O'Connor, Gerard Butler, Billy Connolly, David Thewlis, Anna Friel, Neal McDonough, Matt Craven, Ethan Embry, Michael Sheen, Lambert Wilson, Marton Csokas, Rossif Sutherland.
Box Office: $43.9 milioni
Consigli: Brutto e dimenticabile, scontato e e poco interessante, per un risultato finale dimenticabilissimo e poco esaltante. Peccato, perché il viaggio nel tempo è un elemento narrativo sempre piuttosto accattivante.
Parola chiave: Occhiali da vista.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi

mercoledì 1 febbraio 2017

Film 1293 - Captain Fantastic

Sicurissimo di vederlo in inglese, in realtà lo streaming è partito in inglese e mi sono dovuto adattare. Meglio di niente, no?

Film 1293: "Captain Fantastic" (2016) di Matt Ross
Visto: dal computer di casa
Lingua: italiano
Compagnia: nessuno
Pensieri: Che la nomination all'Oscar di Viggo fosse nell'aria si sapeva da un po', così ho deciso di recuperare questo film appena ne ho avuto l'occasione. I pronostici si sono in fretta avverati e nonostante né Mortensen né la pellicola si porteranno a casa nulla dalla stagione dei premi che contano, rimane il buon risultato di un prodotto indipendente che è riuscito pian piano a farsi scoprire. Il successo della pellicola è certamente dovuto all'inusuale pretesto della storia: padre e ragazzi che vivono isolati dalla società, in mezzo al bosco, cacciano e si esercitano tutti insieme.
Al di là della premessa intrigante, però, la storia devo ammettere che non mi abbia particolarmente colpito; mi sono chiesto quale fosse lo scopo di raccontarla e a volte mi è sembrata eccessivamente provocatoria, quasi che il sopra le righe - per esempio
il luogo di dispersione delle ceneri - fosse più importante degli avvenimenti stessi. I quali, va detto, non sono moltissimi: alla morte della madre dei ragazzi la famiglia è costretta a tornare in città in occasione del funerale, il che significherà per alcuni il primo contatto con la civiltà e, per tutti, l'incontro-scontro con i nonni paterni, non esattamente entusiasti dello stile di vita della famiglia Cash.
Del resto è difficile non essere almeno in parte d'accordo con loro, in quanto il modo di crescere i giovani è quantomeno poco convenzionale. La figura paterna - l'unica che conosciamo -, nel corso della storia susciterà sensazioni contrastanti: da una parte ama i suoi figli e li tratta da pari, li ha educati a pensare con la propria testa e a poter sopravvivere in mezzo alle avversità; dall'altra è eccessivamente permissivo e fiducioso nelle capacità dei ragazzi a cui affida armi o fa scalare montagne. Da un certo punto di vista la cosa è anche affascinante, ma rimane il fatto che sia essenzialmente un atteggiamento sconsiderato. Non so in un contesto reale come potrebbe davvero evolversi un'ipotetica situazione del genere, di sicuro il comportamento del protagonista - che sarà anche una provocazione, ripeto - è praticato o perché è incosciente o perché i suoi figli sono autonomamente in grado, nonostante le diverse età, di capire cosa sia o non sia davvero rischioso per loro. In ogni caso non so se basti del semplice training quotidiano per rendere ragazzini di pochi anni degli abili maneggiatori di coltelli.
Storia a parte, il cast è necessariamente molto assortito e su tutti spicca proprio il capofamiglia Ben, un Viggo Mortensen in certe scene davvero molto intenso - come quando lo vediamo da solo nel pullman vuoto, una volta che i ragazzi sono affidati ai nonni - e che addirittura non si risparmia una scena di nudo a quasi 60 anni di età. Un ruolo con cui l'attore, troppo spesso considerato meno del suo valore, è riuscito a ricordare al pubblico quanto sia capace di mettersi in gioco e affrontare nuove e poliedriche sfide. E' soprattutto per lui se "Captain Fantastic" funziona, poiché è il collante di un caos strambo e a volte fastidioso che Mortensen assorbe tutto come una spugna e trasforma in qualcosa di reale e plausibile. Mica male...
Cast: Viggo Mortensen, George MacKay, Samantha Isler, Annalise Basso, Nicholas Hamilton, Shree Crooks, Charlie Shotwell, Frank Langella, Kathryn Hahn, Steve Zahn, Erin Moriarty, Missi Pyle.
Box Office: $10.2 milioni
Consigli: Anche gli integralisti hanno un cuore, ovvero percorso di formazione di una nuomerosa famiglia che vive tra i boschi ed è costretta a tornare in mezzo alla civiltà in seguito ad un evento drammatico.
Il presupposto è sicuramente intrigante e per quanto nello svolgimento vi siano collacate una serie di stramberie un po' esagerate, tutto sommato la pellicola può funzionare. Non è perfetta per qualsiasi occasione e, anzi, richiede una certa dose di concentrazione soprattutto all'inizio, quando si consumano i momenti più difficili. Mortensen è bravo ed è il centro di una storia altrimenti francamente solo stramba e un po' priva di scopo.
Parola chiave: Tegole.

Trailer
#HollywoodCiak
Bengi