domenica 26 aprile 2020

Film 1696 - Creed II

Intro: Il primo mi era piaciuto e introdotto alla (prolifica) saga di "Rocky", che mi ero promesso di recuperare prima o poi. In realtà non c'è stata mai occasione, ma non mi sono fatto sfuggire l'occasione di recuperare al cinema questa nuovo episodio del franchise.
Film 1696: "Creed II" (2018) di Steven Caple Jr.
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Jenny
In sintesi: Michael B. Jordan e Tessa Thompson sono una coppia pazzesca che, in questo secondo capitolo, trova molto più spazio rispetto al precedente "Creed" che era decisamente più focalizzato sul rapporto Adonis - Rocky. A farla da padrone, ovviamente, è comunque sempre la boxe, la cui spettacolarità dell'incontro finale è qui raddoppiata dall'emozione di vedere scontrarsi sul ring il figlio di Apollo Creed, Adonis appunto, e il figlio di colui che lo ha ucciso, Viktor Drago, primogenito di papà Ivan; trait d'union di tutta l'operazione è come sempre Rocky Balboa (Stallone).
"Creed II" funziona bene e non delude chi si fosse appassionato a questo spin-off della saga di pugilato più conosciuta della storia del cinema: si ampliano i temi portati trattati dalla storia, come dicevo qui più focalizzata sui rapporti personali del protagonista che si trova a dover affrontare non solo la nascita della figlia e ciò che ne conseguirà, ma anche a gestire l'eredità emotiva che lo connette al padre, al passato e alla sua storia, mamma compresa. Nel mezzo c'è lo sport, l'allenamento durissimo, l'idea di riscatto e - chiaramente - la vendetta per quell'infausto match che è poi un punto centrale nell'origine di questo nuovo filone della storia. In generale, quindi, un buon sequel solido e bilanciato che sa dividere bene l'approfondimento dei suoi personaggi e l'anima più prettamente ludica dell'operazione commerciale a cui aspira. Senza contare che richiama in prima nientemeno che una (muta) Brigitte Nielsen. Non potevo chiedere altro.
Film 1086 - Creed - Nato per combattere
Film 1696 - Creed II
Film 2183 - Creed III
Cast: Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Tessa Thompson, Wood Harris, Phylicia Rashad, Dolph Lundgren, Brigitte Nielsen, Milo Ventimiglia.
Box Office: $214.1 milioni
Vale o non vale: Un buon secondo capitolo che non fa rimpiangere l'originale. E' sempre un po' difficile capire cosa dica Stallone, ma questo è un un problema a parte. Michael B. Jordan ci mette anima e corpo - e che corpo - e il risultato finale è certamente di grande intrattenimento, specialmente per chi sia appassionato di boxe o film sportivi. Funziona tutto a dovere.
Premi: /
Parola chiave: Incontro.

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Film 1695 - Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald

Intro: L'attesa è stata lunga e francamente non vedevo l'ora di fiondarmi in sala. Ho anche atteso qualche giorno più del necessario perché volevo potessimo essere tutti disponibili ad attendere al nostro personalissimo evento della stagione ad Auckland, motivo per cui abbiamo aspettato di avere il lunedì libero da lavoro per andare tutti insieme al cinema.
Film 1695: "Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald" (2018) di David Yates
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Jenny, Andre, Denise, Karen, Lucas, Luca
In sintesi: c'era non poca attesa rispetto a questo film e tante aspettative, a mio avviso disattese. "Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald" non è un titolo tremendo in generale, sfortunatamente però non aggiunge nulla all'universo creato da J.K. Rowling (che anche qui firma la sceneggiatura). La storia è troppo stiracchiata e il risultato finale è lento ed inconcludente, lasciando lo spettatore a domandarsi se ci fosse effettivamente bisogno di questo sequel o addirittura di cinque film dedicati a Newt Scamander e al suo universo di magiche creature.
La verità è che si tratta di un capitolo di passaggio e come tale lascia molte questioni aperte, mancando allo stesso tempo di una conclusione che giustifichi due ore e un quarto di durata e un'anticipazione così tanto pubblicizzata. Insomma, non c'è molto da vedere. O meglio, visivamente il risultato è eccellente, il film è curatissimo in ogni dettaglio e presenta un'estetica precisa e ben sviluppata, anche se ciò non è sufficiente, perché la bellezza di per sé non è un canone che può sostenere in toto una gigantesca operazione commerciale come quella che abbiamo qui.
Ho trovato, inoltre, estremamente snervanti le pause: c'è una lentezza costante nei dialoghi che pervade la messa in scena - effettivamente era già presente nel primo episodio - ed intacca tutto il resto, portando chi guarda all'esasperazione. Ogni azione, anche quella dettata dalla necessità più immediata, si protrae per un tempo infinito ed è fastidioso rendersi conto che una buona metà di ciò che viene mostrato si sarebbe potuto risolvere in poche, semplici battute.
Peccato, perché il cast è pazzesco, Scamander era già consolidato - e qui è purtroppo solo personaggio secondario, soffocato dalla miriade di comprimari che gli rubano troppo spesso la scena e lo forzano al ruolo della macchietta dato che gli manca il tempo per farsi scoprire e approfondire -, la storia solletica i fan dato che porta alla luce un passato americano che si intreccia sempre di più con la sua origine potteriana, gli effetti speciali sono credibili e la ricostruzione dei set è da colossal. Insomma, ci sarebbero state tutte le carte in regola per un eccellente secondo "Fantastic Beasts", mentre la realtà è che si tratta di un titolo mediocre e soporifero che manca dell'urgenza di raccontare qualcosa.
Film 1266 - Animali fantastici e dove trovarli
Film 1412 - Fantastic Beasts and Where to Find Them
Film 1583 - Fantastic Beasts and Where to Find Them
Film 1682 - Fantastic Beasts and Where to Find Them
Film 1695 - Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
Film 1754 - Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
Film 2103 - Fantastic Beasts: The Secrets of Dumbledore
Cast: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Zoë Kravitz, Callum Turner, Claudia Kim, William Nadylam, Kevin Guthrie, Jude Law, Johnny Depp, Carmen Ejogo.
Box Office: $654.9 milioni
Vale o non vale: Sontuoso e ben realizzato, grande cast e belle musiche, però risultato non soddisfacente, per non dire inconcludente. I fan di Potter & co. apprezzeranno comunque e, in generale, il pubblico non disprezzerà del tutto, ma credo sia palese a tutti che siamo di fronte ad un titolo insolitamente debole per gli standard cui la Rowling ci ha abituato.
Premi: Candidato a 2 BAFTA per i Migliori effetti speciali e le Migliori scenografie.
Parola chiave: Fenice.

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Bengi

venerdì 24 aprile 2020

Film 1694 - You Were Never Really Here

Intro: Appuntamento all'Academy Cinemas della biblioteca di Auckland, una sorta di cineteca neozelandese dove il mercoledì tutti i film eccezionalmente passati a 5$.
Film 1694: "You Were Never Really Here" (2017) di Lynne Ramsay
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Luca
In sintesi: il trailer promuove il film in maniera entusiasta, c'è addirittura un parallelismo con "Taxi Driver", ma non posso veramente dire di essere rimasto impressionato da "You Were Never Really Here". Sarà che non è rappresenta troppo il mio genere, sarà che mi aspettavo qualcos'altro, di fatto non sono rimasto colpito (a differenza di chiunque incroci la strada del personaggio interpretato da Joaquin Phoenix). Violento e silenzioso.
Cast: Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alex Manette, John Doman, Judith Roberts, Alessandro Nivola.
Box Office: $7.4 milioni
Vale o non vale: Onestamente non lo rivedrei. I fan delle storie che vedono coinvolti assassini per soldi, rapimento e stori loschissime dovrebbero gradire.
Premi: Candidato al BAFTA per il Miglior film britannico. In concorso a Cannes 2017, ha vinto per la Miglior sceneggiatura (ex aequo con "The Killing of A Sacred Deer" di Lanthimos) e il Miglior attore (Phoenix).
Parola chiave: Martello.

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Bengi

martedì 21 aprile 2020

Film 1693 - Outlaw King

Intro: E torniamo indietro nel tempo, torniamo a quando ancora vivevo in ostello in quel di Auckland e mettiamoci in pari con la lista di film che avevo lasciato indietro (che è ancora lunghissima). La stagione dei premi è finita - mancano solo i David di Donatello ancora previsti per l'8 maggio - e si ricomincia ad andare in ordine cronologico.
Film 1693: "Outlaw King" (2018) di David Mackenzie
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: in qualche modo Netflix deve convincere nuovi subscribers a sottoscrivere il loro abbonamento, per cui mi sento di incasellare questa produzione (da 120 milioni di dollari, niente meno) all'interno di quella lista di titoli atta alla diversificazione dell'offerta. Netflix è tante cose, ma ultimamente non è certo più quel barlume globale di qualità e ricercatezza, schiacciato com'è tra nuovi servizi di streaming suoi simili (Amazon Prime, Apple+, Disney+, bla bla bla), perché era solo questione di tempo prima che tutti quei semafori verdi nei confronti di produzioni discutibili portassero ad un abbassamento della qualità dell'offerta in favore di una più vasta quantità di titoli disponibili. Il che ci porta necessariamente alla fase successiva, ovvero quella in cui si presenta "Outlaw King" - o "The Irishman" -, un film di cui non si sentiva la necessità, ma che serviva allo streaming provider per a) catturare un nuovo target più ricercato di utenti e b) poter nuovamente giocare la carta "qualità" (e magari vincerci anche qualche premio qua e là, cosa che non si è verificata). Non so dire onestamente quanti avrebbero effettivamente pagato per andare a vedere sul grande schermo questa pellicola, nonostante il feroce tentativo di replicare quell'aria spietata e cool alla "Game of Thrones" che incontra - teoricamente - la storia. Dico teoricamente perché a quanto pare le licenze poetice, per così dire, rispetto ai fatti originali non sono state pochine. Ciò detto, comunque, di questo "Outlaw King" cosa rimane nei fatti? Non molto, perché tra uno sbadiglio e l'altro, gli unici momenti in cui si ritrova la concentrazione vedono coinvolti spietate battaglie o il pene di Chris Pine (che poi, anche lì, vedere è un eufemismo, ma il marketing non ci ha pensato due volte a promuovere il film rendendo ben chiaro che ci fosse una scena di nudo integrale dell'attore californiano).
Per quanto riguarda la trama del film, mi permetto di citare Wiki per questioni di semplicità: "Nella Scozia medievale, il nobile Roberto I di Scozia viene dichiarato fuorilegge da Edoardo I d'Inghilterra. Inizia una feroce battaglia per riconquistare il controllo della Scozia, per salvare la sua famiglia e la sua gente dall'occupazione inglese".
Insomma, niente di nuovo sul fronte delle pellicole in costume che parlano di regni, regnanti, popoli da riunificare, leader del mondo antico da forgiare. C'è una certa dose di spettacolarità visiva grazie alle battaglie e ai costumi di scena e Pine non delude come protagonista, ma il film non decolla mai davvero.
Cast: Chris Pine, Aaron Taylor-Johnson, Florence Pugh, Billy Howle, Sam Spruell, Tony Curran, Callan Mulvey, James Cosmo, Stephen Dillane.
Box Office: /
Vale o non vale: Non lo rivedrei. Se pagate Netflix e non sapete cosa scegliere di vedere durante questa quarantena (e sono sicuro esistano milioni di altre scelte possibili da fare), provate a dare una chance a questo titolo, che pure non possiede quella grandiosità e pathos che la storia avrebbe richiesto.
Premi: /
Parola chiave: Crown.

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domenica 19 aprile 2020

Film 1872 - Frozen II

Intro: Tutti un po' sorpresi dal fatto che questo secondo capitolo non si sia portato a casa nemmeno la nomination all'Oscar come Miglior film d'animazione, il che mi ha incuriosito e convinto definitivamente a vederlo appena lo streaming me lo ha concesso. (In realtà lo avrei recuperato anche al cinema, ma la versione originale a Ushuaia non era contemplata e non me la sono sentita di vedermi tutto il film in spagnolo.)
Film 1872: "Frozen II" (2019) di Chris Buck, Jennifer Lee
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: questo secondo "Frozen" è meglio o peggio del primo? Ce l'ha fatta la Disney a produrre un sequel degno del successo stratosferico del primo, popolarissimo cartoon? Insomma, regge il confronto?
Prima di rispondere, una mia personalissima premessa: non provo particolare entusiasmo per "Frozen", che sia 1 o 2, e anzi, fatico ancora a comprenderne l'ossessione globale. Visivamente si tratta di prodotti molto belli, musicalmente curati e dalle giuste canzoni-tormentone, però tutto sommato nessuno dei due episodi mi ha portato alla necessità di strapparmi i capelli dall'estasi, per così dire. Poi, per carità, si tratta di prodotti d'animazione piacevolissimi, ma niente a che vedere con altri classici del cinema Disney.
Quindi com'è questo "Frozen II"? Perfettamente in linea con il suo predecessore, anche se un filino più avventuroso e dark, cosa che si intuisce già guardando il trailer. Il core-message rimane abbastanza simile al precedente, abbiamo sempre le sorelle reali Elsa e Anna che si dividono tra doveri di corte e una rivendicazione della propria identità, anche se questa volta si va più a fondo rispetto alla storia familiare delle due protagoniste.
Tutto sommato siamo di fronte ad un buon comeback, cosa non scontata quando si tratta di sequel, specialmente di titoli così estremamente popolari. La storia regge e la Disney ringrazia, perché con questo secondo capitolo la casa di Topolino si è portata a casa il primato per la pellicola d'animazione che abbia incassato di più nella storia del cinema (se non si considera il remake de "The Lion King" che, infatti, non consideriamo). Chapeau.
Film 649 - Frozen - Il regno di ghiaccio
Film 705 - Frozen
Film 1872 - Frozen II
Cast: Kristen Bell, Idina Menzel, Josh Gad, Jonathan Groff, Sterling K. Brown, Evan Rachel Wood, Alfred Molina, Martha Plimpton, Jason Ritter, Jeremy Sisto, Ciarán Hinds.
Box Office: $1.450 miliardi
Vale o non vale: Carino, avventuroso e dotato di una certa spettacolarità visuale, "Frozen II" riesce a bissare il successo del primo rimanendo piuttosto fedele al brand. Non uno dei migliori film d'animazione di sempre, ma una piacevole visione per tutta la famiglia.
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior canzone ("Into the Unknown"), a 2 Golden Globe per film d'animazione e canzone e al BAFTA per la Miglior pellicola d'animazione.
Parola chiave: Voce.

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venerdì 17 aprile 2020

Film 1871 - Little Women

Intro: Ho aspettato mesi per vederlo, mi sono rifiutato di guardare una versione che non fosse quella in originale, essendo assolutamente elettrizzato all'idea di recuperare questo titolo (di cui praticamente chiunque aveva parlato benissimo, senza contare il grandioso successo al botteghino mondiale). Insomma, ero carico. E non a caso è stata la pellicola con cui abbiamo dato battesimo alla quarantena a casa della mia amica Claudia, con la quale ho scientemente deciso di condividere questo incarcerante capitolo dell'esistenza umana, all'epoca appena cominciato.
Film 1871: "Little Women" (2019) di Greta Gerwig
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Claudette
In sintesi: come sempre avevo gigantesche aspettative che si sono miseramente dovute scontrare con la realtà. La verità è che a questo punto forse sono io a non capire dove stia quella magia nei titoli di Greta Gerwig da cui tutti rimangono affascinati, comunque "Little Women" mi è sembrato un prodotto esteticamente bellissimo, molto glamour grazie a un cast stellare, recitato bene, ma di fatto niente di indimenticabile. Anzi, ad essere onesti l'ho trovato un po' difficile da seguire, con i vari flashback non dichiarati a rendere la trama ancora più oscura.
Rispetto a quest'ultima affermazione, una precisazione: non ho mai letto "Piccole donne", né visto una pellicola precedentemente realizzata che fosse tratta dal romanzo di Louisa May Alcott, per cui ero vergine rispetto all'argomento. E ho trovato questo film particolarmente contorto a livello temporale, con una narrazione ballerina che non ha aiutato a chiarirmi le idee.
Per cui sì, si tratta di un bel film in costume tecnicamente ineccepibile, però in generale non sono riuscito a farmi trascinare dalla storia delle quattro sorelle March, tanto simile per molti aspetti a quella delle quattro sorelle Bennet. Probabilmente avrei dovuto scegliere un altro prodotto che mi facesse da battesimo sulla questione - o magari leggere la stessa fonte di ispirazione... -, in ogni caso ho faticato a rimanere impressionato. Tra l'altro mi è mancato un po' di backup rispetto alla storia d'amore tra Jo (Ronan) e Laurie (Chalamet) che viene dichiarata dalla sceneggiatura stessa quale una potentissima e struggente love story dalle tempistiche sfortunate, ma di fatto è mostrata in maniera molto blanda rispetto ai sentimenti che vengono esplicitati dai due personaggi che, all'improvviso, si inalberano e discutono per quello che provano, ma di fatto fino ad allora la sensazione è che si tratti più di una fraterna amicizia che altro.
Per quanto riguarda il cast, Saoirse Ronan è sempre bravissima e sono rimasto davvero sorpreso dalla perfetta performance di Florence Pugh onestamente, anche se mi è parso che di quando in quando l'accento "american" di Emma Watson variasse o sparisse del tutto; Meryl Streep ormai pare faccia sempre un po' le stesse cose, per cui la sua presenza non mi ha particolarmente svoltato la visione. Sorpreso in positivo, invece, da Louis Garrel che infila una presenza hollywoodiana di tutto rispetto e ritorna sui radar del pubblico mainstream dopo una latitanza fin troppo prolungata.
Insomma, "Little Women" non è stato niente di quello che avrei voluto - amori struggenti scritti dal destino -, ma non si può assolutamente dire si tratti di un brutto film. Probabilmente gli amanti del romanzo, sapendo cosa aspettarsi, avranno gioito più di quanto non lo abbia fatto io.
Cast: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Laura Dern, Timothée Chalamet, Meryl Streep, Tracy Letts, Bob Odenkirk, James Norton, Louis Garrel, Chris Cooper.
Box Office: $206 milioni
Vale o non vale: Anche se non sono rimasto impressionato dall'ingresso nella mia vita della famiglia March, non si può dire che il lavoro fatto qui non sia degno di valore. C'è una fortissima impronta femminista che pervade tutta l'operazione, nonché un inno all'indipendenza che vale la pena di valorizzare. Ho trovato un filino snervante la querelle amorosa della protagonista e la conseguente risoluzione sentimentale, ma si tratta di miei gusti personali (altra epoca, altra storia). Onestamente non lo rivedrei, ma una chance gliela si può dare.
Premi: Candidato a 6 Oscar - Miglior film, attrice protagonista (Ronan) e non protagonista (Pugh), sceneggiatura non originale e colonna sonora, il film ha vinto per i Migliori costumi, categoria in cui ha trionfato anche ai BAFTA (su 5 nomination, le stesse degli Academy Awards tranne la menzione tra le migliori pellicole); 2 nomination ai Golden Globe (attrice protagonista e colonna sonora).
Parola chiave: Indipendenza.

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giovedì 16 aprile 2020

Film 1869 - Bombshell

Intro: Tema interessante (per non dire scottante) e grande cast mi hanno da subito spinto ad interessarmi a questa pellicola
Film 1869: "Bombshell" (2019) di Jay Roach
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: a casa Fox News le cose non andavano tanto bene come si sarebbe potuto pensare dall'esterno e, neanche a dirlo, la colpa stava ai piani alti. Sarà grazie ad un gruppo di donne stanche di subire abusi e comportamenti inaccettabili che la verità verrà a galla, non però senza una grandissima dose di complicazioni. Già, perché non è facile accusare l'amministratore delegato della rete di abusi sessuali, specialmente se quell'amministratore è considerato intoccabile e, da non sottovalutare, se l'ambiente di lavoro tossico e maschilista tende a permettergli di farlo.
Sono questi i presupposti di "Bombshell", film prodotto e interpretato da una pazzesca Charlize Theron - nei panni di Megyn Kelly, per anni presentatrice televisiva di Fox News - che ritrova l'energica verve di un tempo dopo anni di titoli non esattamente indimenticabili. Non che questo sia un prodotto perfetto, ma sicuramente le permette di mostrare nuovamente le sue grandi capacità di attrice.
La accompagnano in questo percorso una brava (e plasticosa) Nicole Kidman e Margot Robbie, sempre capace, anche se forse non l'avrei candidata all'Oscar per questo ruolo, che non è potente quanto mi sarei aspettato; chiude il cerchio John Lithgow nei panni del predatore sessuale Roger Ailes, viscido come non mai.
In generale, dicevo, non siamo davanti a un prodotto che funziona su tutti i livelli, si sarebbe potuto spingere un po' di più sull'approfondimento dell'accaduto piuttosto che sull'aspetto sensazionalistico legato una vicenda di tale portata in America (Gretchen Carlson, qui la Kidman, ha ottenuto 20 milioni di dollari dalla Fox, mentre Ailes, costretto a dimettersi, se ne è comunque intascati 40 come buonuscita...). Tutto sommato, comunque, la storia porta all'attenzione del pubblico una tematica più attuale che mai - è dell'anno scorso la serie tv con Jennifer Aniston e Reese Witherspoon "The Morning Show", dove entrambe interpretano le presentatrici di un programma di news mattutino e a Steve Carell tocca il ruolo del predatore sessuale non pentito, uno dei tanti prodotti mainstream e non che ha fatto capolino sulla scena globale dopo i vari casi Weinstein, Spacey e #MeToo -, mettendo in risalto il coraggio dietro alla decisione di farsi avanti e quanto disgustoso e traumatizzante possa essere dover subire un tipo di violenza del genere. Avrei spinto maggiormente per caratterizzare drammaticamente il risultato finale, ma rimane comunque un prodotto con qualcosa da dire. Il che, al giorno d'oggi, è già un gran risultato.
Cast: Charlize Theron, Nicole Kidman, Margot Robbie, John Lithgow, Kate McKinnon, Connie Britton, Malcolm McDowell, Allison Janney, Mark Duplass, D'Arcy Carden, Alice Eve, Ashley Greene, Brian d'Arcy James, Jennifer Morrison, Mark Moses, Tony Plana, Stephen Root, Holland Taylor, Madeline Zima.
Box Office: $59.6 milioni
Vale o non vale: Il cast è da grandi occasioni e non si contano i cameo. I quattro protagonisti portano tutta la storia sulle loro spalle, anche se è Charlize Theron a farla da padrone, regalando un'altra grande performance. Tema pesante e complicato, qui spiegato anche in maniera abbastanza grafica, pur a mio avviso non riuscendo del tutto a centrare il nocciolo della questione (meno bava alla bocca e più implicazioni socio-culturali). In ogni caso un prodotto ben fatto che ci ricorda quanta strada ci sia ancora da fare quando si parla di rispetto verso gli altri, verso le donne, e quanto ancora ci sia da lavorare per de-mascolinizzare una società che per troppo tempo è stata abituata a guardare dall'altra parte.
Premi: Candidato a 3 Oscar e 3 BAFTA per Miglior attrice (Theron), attrice non protagonista (Robbie) e trucco, il film ha vinto in quest'ultima categoria ad entrambe le premiazioni; 2 nomination ai Golden Globes sempre per le due attrici.
Parola chiave: Registrazioni.

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mercoledì 15 aprile 2020

Film 1868 - Parasite

Intro: Ha convinto praticamente tutti, ha vinto praticamente tutto, dunque non potevo perdermi il titolo forse più rilevante della stagione.
Film 1868: "Parasite" (2019) di Bong Joon Ho
Visto: dal computer portatile
Lingua: coreano
Compagnia: Mirco
In sintesi: il rischio di recuperare in ritardo film che hanno avuto un seguito così ampio di pubblico e critica è di rimanere immancabilmente delusi. Solitamente è quello che succede, in pochi casi, invece, la sorpresa è che di quella pellicola finisci per innamorartene anche tu. Questo è, effettivamente, il caso di "Parasite", magnifico prodotto della cinematografia sudcoreana che maneggia con destrezza una numerosa quantità di generi, tutti sapientemente incastonati in un unico prodotto intelligente, ironico e spesso sorprendente: il mondo ci ha perso la testa per il film di Bong Joon Ho e, diciamolo, a giusta ragione. Perché di fatto ci sono tutti gli elementi del grande cinema, ovvero una saga familiare, una critica sociale e un confronto di classe, tensione e suspense da thriller, ci sono il grottesco e lo humor, il tutto ben orchestrato da una regia attenta che non lascia niente al caso. Saltano subito all'occhio alcune accortezze che sceneggiatura, regia e visione estetica mettono insieme: la famiglia povera abita in un seminterrato, costretta a guardare la strada sempre rivolgendo la testa verso l'alto, mentre la famiglia ricca abita come inerpicata su una collina; le scale sembrano rivestire un ruolo centrale nella storia, amplificando la sensazione che salire o scendere non sia solo una questione legata allo spostarsi; ogni membro di ciascuna delle due famiglie ha il suo corrispettivo nell'altra, cosicché padri, madri e figli finiscono per sembrare gli estremi di una stessa, generale personalità. Si potrebbe andare oltre, ma mi fermo qui anche per evitare spoiler.
Insomma, è chiaro che "Gisaengchung" - questo il titolo originale - ha molto da raccontare e suggerire e lo fa in modo originale, discostandosi da quel solito tocco hollywoodiano cui siamo fin troppo abituati. Una boccata d'aria fresca in un panorama cinematografico ultimamente non troppo pimpante, anche a causa di tutta una serie di sequele titoli legati ai supereroi che hanno schiacciato il mercato globale, finendo per monopolizzare e standardizzare (ancora di più) la produzione. Sono rimasto estremamente colpito dalla scelta dell'Academy di conferire il suo premio principale a questo film, pur trattandosi di una mossa tutt'altro che ingenua, per quanto elogiabile. Dopo anni di critiche per la mancanza di diversità o di scelte più in linea coi tempi, anche gli Oscar si piegano in parte alla necessità di portare all'audience globale un messaggio più inclusivo e culturalmente ricco. Era ora.
Insomma, meritatissimo successo di "Parasite", prodotto incredibilmente trascinante, marcato da un ritmo che nella seconda parte si fa serratissimo, un film capace di non pochi colpi di scena e di rimanere impresso nella mente dello spettatore, rapito anche dalla potenza evocativa di certe scene, una tra queste certamente il diluvio finale. Davvero bel film.
Cast: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shik, Park So-dam, Lee Jung-eun, Jang Hye-jin.
Box Office: $266 milioni
Vale o non vale: Interessante e magistralmente realizzato, regia attentissima e cast perfetto, sicuramente il film da non perdere della passata stagione. Un consiglio: invece di provare ad immaginare cosa succederà, lasciatevi trascinare dalla storia. Non ne rimarrete delusi.
Premi: Candidato a 6 Oscar, ne ha vinti 4: Miglior film (prima pellicola non in lingua inglese a vincere), regia, sceneggiatura originale e film straniero. Miglior film straniero ai Golden Globes (candidato anche per la regia e la sceneggiatura) e 2 BAFTA per sceneggiatura originale e film straniero su 4 nomination (anche Miglior film e regia). Vincitore a Cannes 2019 della Palma d'Oro. Miglior film straniero ai David di Donatello e ai César 2020.
Parola chiave: Catena di fiducia.

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mercoledì 8 aprile 2020

Film 1867 - Jojo Rabbit

Intro: In tanti ne avevano parlato benissimo e, purtroppo, mentre ero in Argentina non ero riuscito a vederlo al cinema. Per cui, appena l'ho trovato disponibile in streaming, non ho perso tempo e l'ho subito recuperato!
Film 1867: "Jojo Rabbit" (2019) di Taika Waititi
Visto: dal computer portatile
Lingua: inglese
Compagnia: Mirco
In sintesi: in soldoni, bambino pro Nazi che si immagina amicone di Hitler diventa amico di un'ebrea che la madre gli nasconde in casa. Il resto ve lo lascio scoprire.
Taika Waititi confeziona un film che prende in giro il nazismo e il suo leader - ma chi vi ha detto che siamo sulla falsa riga de "La vita è bella" vi ha perculato - e lo fa centrando sufficientemente il bersaglio (mainstream). Un prodotto non perfetto, ma è evidente che l'intento fosse positivo e in ogni caso il buon risultato finale fa sorvolare sull'a volte mancato approfondimento (specialmente di alcuni personaggi). A tratti fiaba, a tratti satira, a tratti dramma, a tratti un po' di quello che ci volete vedere, "Jojo Rabbit" funziona perché ha un suo ritmo e una sua voce e, soprattutto, un cast in gran spolvero, partendo da un protagonista estremamente dotato (Roman Griffin Davis), proseguendo per un Hitler surrealmente godibile (ricordiamoci che Taika Waititi è per metà Māori) e il personaggio migliore della storia, la madre sovversiva Scarlett Johansson (qui sì nomination all'Oscar meritata e, a mio avviso, statuetta scippata dalla compagna di altro film Laura Dern); nel mezzo c'è una coppia gay ancora nell'armadio (Alfie Allen e Sam Rockwell) e l'istruttrice del campo per giovani seguaci del führer Rebel Wilson, tre personaggi che avrebbero sicuramente goduto di qualche chance in più per raccontare se stessi, specialmente quest'ultima che, presentata così come, rimane un po' inutile alla storia. Sorprendentemente chi rimane più indigesta è proprio colei per la quale ci si aspetterebbe di simpatizzare di più, ovvero la piccola rifugiata Elsa (Thomasin McKenzie), molto spesso antipatica o comunque poco incline a rendersi piacevole. Non so se fosse volutamente Waititi o la storia originale di Christine Leunens a renderla già così, rimane il fatto che non si fa apprezzare facilmente.
In ogni caso "Jojo Rabbit" è un insolito film sulla seconda guerra mondiale che ritrae, a volte con sorprendente leggerezza, passaggi di un momento storico complesso e doloroso, pur non mancando mai di rispetto o facendo sentire a disagio lo spettatore. E' un grande pregio quello di Waititi, è in grado mettere in scena orrori pur facendolo con un tono mai pesante e, anzi, sempre fedele a quello che mi pare essere il suo stile narrativo (vedi "Thor: Ragnarok").
Cast: Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Taika Waititi, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell, Scarlett Johansson.
Box Office: $90.3 milioni
Vale o non vale: Nel complesso una buona pellicola, sicuramente una delle migliori tra quelle candidate all'Oscar quest'anno (lo so, d'altronde le proposte non erano granché). Non è stato il film che mi aspettavo, la storia di Jojo completamente diversa da ciò che mi ero immaginato, senza contare che la figura di Hitler ha qui tutto un altro valore, mentre io avevo pensato si trattasse di un personaggio più concreto. Ma bene così, una visione che è stata una sorpresa, una Scarlett Johansson che è stata un piacere da vedere, un buon prodotto che, con il suo piglio contemporaneo, ha raccontato una storia particolare ma ambientata in un'epoca storica cinematograficamente già ampiamente spolpata, aggiungendo il suo peculiare punto di vista. Interessante. Premi: Candidato a 6 Oscar, tra cui Miglior film e attrice non protagonista, vincendo quello per la Miglior sceneggiatura non originale; 2 nomination ai Golden Globe per Miglior film e attore protagonista (Roman Griffin Davis) e 1 BAFTA per la Miglior sceneggiatura non originale su 6 nomination (tra cui attrice non protagonista e colonna sonora).
Parola chiave: Patriottismo.

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lunedì 6 aprile 2020

Film 1866 - Alla mia piccola Sama

Intro: Tornato in Italia, tornato a casa, tornato al mio amato Cinema Galliera. Durante uno dei miei turni, la proposta era questa e ho deciso, un po' inconsapevolmente, di entrare in sala e vedermi la proiezione. E, ci tengo a dirlo, il cinema era al completo.
Film 1866: "Alla mia piccola Sama" (2019) di Waad Al-Kateab, Edward Watts
Visto: al cinema
Lingua: italiano, arabo
Compagnia: Mirco
In sintesi: no, non ero pronto per questo film, questa storia, queste scene. Dire che "For Sama" sia un pugno nello stomaco è dire poco, francamente, e non penso si possa essere davvero preparati alla potenza di quanto mostrato, tra bombardamenti, perdite, sacrifici, eroismo, sogni infranti, voglia di non mollare; tutto questo insieme crea un quadro leggermente spostato rispetto al piano politico di quanto ci si aspetterebbe, ma non per questo meno credibile o realistico. Al contrario.
La vita di Waad e Hamza è costantemente ripresa per raccontare a chi la battaglia di Aleppo o la guerra in Siria non le conosce o non riesce a immaginare come la vivano le persone, fornendo allo spettatore la prospettiva di chi non solo è costretto a fare i conti con lo scontro quotidiano, ma anche di chi dà una mano, chi è impegnato in prima linea, chi mette a repentaglio la propria vita non solo per un ideale, ma per il bene delle altre persone, per la speranza che un giorno Aleppo e tutto il resto del Paese possano vedere la fine del conflitto e riacquisire una normalità, una stabilità.
"Alla mia piccola Sama" è la versione italiana del film doppiata da una Jasmine Trinca efficace, ma a volte troppo "costruita". Non poche volte si riscontra nel doppiaggio italiano quasi una forzatura di toni, una drammatizzazione più da fiction che da documentario che, devo ammettere, a tratti mi ha infastidito. Ne capisco l'origine, ma penso falsi il tono con cui questo prodotto si presenta, altrimenti, a chi guarda. Non serve nemmeno confrontare la versione doppiata con quella originale, l'audio in sottofondo dà già da solo le prove necessarie per farsi un'idea di quanto, talvolta, si sia calcato un po' con l'emotività per quanto riguarda il prodotto in italiano.
In ogni caso questo non intacca la potenza alla base della pellicola, una forza vera e innegabile che rimane con lo spettatore anche a visione terminata. Se ne esce spezzati, emotivamente provati da un viaggio che, pur sapendo sarebbe stato complesso, non ci si poteva aspettare sarebbe stato così impegnativo e logorante. Sfido chiunque a non trattenere il fiato, terrorizzato, nella scena del parto in ospedale.
Insomma, un film che non posso definire bellissimo solo perché mette in scena senza filtri una marea di atrocità e di dolore - anche se controbilanciato da una positività e una voglia di andare avanti, di vivere -, ma sicuramente un film che centra assolutamente il suo obiettivo e lascia con non poche questioni su cui riflettere. In un momento come questo, separati dagli affetti, incerti sul futuro, le nostre granitiche certezze minate alla base, "For Sama" è una pellicola che ci ricorda che per milioni di persone questa non è un'eventualità remota che sfortunatamente si è verificata, ma la quotidianità. Consapevoli di ciò che abbiamo e a cui abbiamo - momentaneamente - dovuto rinunciare, mi sembra sensato dare una chance alla storia di 
Waad e ascoltare cosa abbia da dire. Noi altri, poi, torneremo alla nostra routine quotidiane quando la guerra, invece, non cesserà di esistere durante o dopo il coronavirus. 
Cast: Waad Al-Kateab, Hamza Al-Kateab, Sama Al-Kateab. 
Box Office: $1.3 milioni
Vale o non vale: Da vedere. Da vedere e da ascoltare attentamente, ma preparati "al peggio", perché "For Sama" non risparmia nulla a chi guarda, sbatte in faccia l'orrore, la violenza, il dolore e la morte al pari delle gioie, delle soddisfazioni, della felicità. Del resto, per alcuni, la vita è questa ed è giusto che il mondo se ne renda conto il più possibile senza filtri. Scegliete di vedere questo film, non ve ne pentirete, anche se ne uscirete inevitabilmente distrutti.
Premi: Candidato all'Oscar per il Miglior documentario; vincitore del BAFTA per il Miglior documentario su 4 nomination (Miglior debutto, film britannico dell'anno, film straniero). Vincitore de L'Œil d'or al Festival di Cannes 2019.
Parola chiave: Resistenza.

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martedì 31 marzo 2020

Film 1855 - Judy

Intro: Ero elettrizzato all'idea di vedere finalmente questa pellicola, apparentemente il ritorno in grande stile di una delle attrici che seguo sempre con grande interesse, Renée Zellweger.
Film 1855: "Judy" (2019) di Rupert Goold
Visto: dalla tv di Eric
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: non so dire esattamente cosa mi affascini di Renée Zellweger, ma tutte le volte che esce un suo film ho voglia di vederlo. La realtà è che molti dei prodotti in cui la si trova sono delle gigantesche boiate (vedi "New in Town", "Case 39", "Bridget Jones: The Edge of Reason"), però per anni ha riscontrato un enorme successo di pubblico e critica - ah, quell'Oscar per "Cold Mountain"... - e con questa pellicola è di fatto tornata in auge dopo un decennio decisamente appannato nel quale si è inserito anche un lungo periodo di assenza dalle scene.
E' con grande interesse, quindi, che mi sono avvicinato a questo "Judy", non solo perché della Garland so effettivamente poco, ma anche perché sembrava rappresentare una rinascita qualitativa della sua protagonista e, in effetti, devo dire che le aspettative non sono state disattese. Per carità, non siamo di fronte ad un prodotto perfetto, ma fortunatamente tutti gli elementi presentati si mescolano bene insieme, per un risultato finale che lascia soddisfatti.
Credo ci sia una certa fragilità della Zellweger che si sposa bene con il personaggio che qui interpreta, una necessità di piacere ed averne la conferma che mi pare di aver riscontrato in non poche sue interviste, senza contare che, come Judy, anche Renée ritrova la popolarità dopo un periodo di oblio.
Insomma, checché ne dicano le malelingue - che volevano la scelta dell'Academy di conferire a questo film il premio per la Migliore attrice una scelta troppo facile, quasi banale - trovo che questo sia un prodotto soddisfacente e a tratti interessante, per quanto siano evidenti certi limiti della sceneggiatura rispetto all'approfondimento dei personaggi secondari, troppo spesso bidimensionali. Riscattano tutta l'operazione la grande performance della Zellweger, l'intramontabile fascino dietro al personaggio della Garland e una pazzesca colonna sonora composta da grandi classici (per il film tutti interpretati dal vivo).
Ps. Curiosità: Renée Zellweger è solo la quarta attrice su 92 edizioni degli Oscar ad aver vinto il premio come Miglior attrice protagonista dopo aver già vinto quello come non protagonista. Prima di lei solo Meryl Streep, Jessica Lange e Cate Blanchett.
In generale, comunque, sono 7 le attrici che hanno vinto in entrambe le categorie: Ingrid Bergman, Maggie Smith, Helen Hayes, Streep, Lange, Blanchett e Zellweger.
Cast: Renée Zellweger, Finn Wittrock, Jessie Buckley, Rufus Sewell, Michael Gambon.
Box Office: $42.1 milioni
Vale o non vale: Per i fan delle due dive che questo film porta alla ribalta, sicuramente una ghiotta occasione. In generale non è un film per tutti, ci sono molti momenti musicali, si tratta di un biopic, si affrontano burrascosi momenti personali attraverso gli occhi di una bambina prima e un'adulta poi che dalla vita non ha avuto tutto quel glamour e quella felicità che la facciata pubblica voleva far pensare. Per me un film non perfetto, ma di valore (anche per quella strizzatina d'occhio al LGBTQI+ factor che non guasta mai).
Premi: Candidato all'Oscar per il Miglior trucco e vincitore di quello per la Migliore attrice protagonista. Renée Zellweger per questo ruolo ha vinto anche il Golden Globe e il BAFTA. Ai British Academy Film Awards il film era candidato anche per i costumi e il trucco.
Parola chiave: Show.

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venerdì 27 marzo 2020

Film 1852 - Richard Jewell

Intro: Ammetto che non ci fossero, per me, troppe attività ludiche in quel di Ushuaia. Una di queste è stata sicuramente l'andare al cinema nel multiplex alle porte della città argentina, un appuntamento settimanale che mi ha tenuto non poca compagnia nell'arco dei tre mesi che ho passato in Terra del Fuoco. Un pomeriggio ho proposto alla mia amica Claudia di accompagnarmici, avendo trovato il titolo perfetto per accontentare entrambi, io fan di Clint Eastwood e lei appassionata di pellicole basate su storie vere.
Film 1852: "Richard Jewell" (2019) di Clint Eastwood
Visto: al cinema
Lingua: inglese
Compagnia: Claudia
In sintesi: sembra che Eastwood ultimamente si stia concentrando sulla figura dell'eroe, analizzandola da vari punti di vista. C'è stato l'eroe patriottico con il fucile in mano di "American Sniper", quello che previene una catastrofe grazie a nervi freddi e lucidità di "Sully" e quello rappresentato qui, eroe e martire di una vicenda che ha a dir poco dell'incredibile.
La storia di "Richard Jewell" è surreale e difficile da digerire ed Eastwood la presenta senza esclusione di colpi, anche se i toni sono sempre pacati e, per certi versi, gentili. Saranno il contegno e la dedizione di Jewell o la sua incredibile capacità di piegarsi al destino - che sembra volerlo vedere fallire a tutti i costi - pur non rinunciando mai ai suoi valori e alla sua etica, di fatto questa pellicola potenzialmente tragica per toni e narrazione è, in realtà, estremamente pacata. Devo dire che, da un certo punto di vista, l'approccio al racconto mi ha ricordato molto quello dello stesso "Sully" o di "Gran Torino" o ancora del più recente "The Mule", tutte storie che sarebbero potute essere state raccontate in tonalità ben più drammatiche e sensazionalistiche e, invece, scelgono un approccio più moderato, non gridato, il tutto per un risultato finale che, forse proprio per questo, è ancora più potente. Magari "Richard Jewell" avrebbe necessitato di un minimo di pepe in più - se così si può dire -, di una spinta adrenalinica che infuocasse anche il pubblico meno affezionato alle opere più recenti del grandissimo Eastwood. Personalmente ho trovato questo prodotto efficace e ben realizzato, anche se il risultato al box-office è stato estremamente deludente ($45 milioni solo per produrre la pellicola), con uno degli esordi al botteghino americano più disastrosi di sempre. D'altronde, stritolato tra una marea di sequel e una data di uscita (13 dicembre) che richiama un pubblico attratto più dallo svago che dall'impegno, il film ha finito per perdere di visibilità. Ed è un peccato, perché si tratta di un buon prodotto che non manca di far riflettere - specialmente sul ruolo rivestito dai media nella società odierna - e mettere a fuoco una storia vera che, altrimenti, per molti sarebbe rimasta sconosciuta. Buon cast e ottime performance di Paul Walter Hauser, qui nel ruolo di protagonista, e una Kathy Bates che ci ricorda ancora una volta perché sia una tra le migliori attrici in circolazione.
Cast: Paul Walter Hauser, Sam Rockwell, Kathy Bates, Jon Hamm, Olivia Wilde, Nina Arianda, Ian Gomez.
Box Office: $43.6 milioni
Vale o non vale: Chi ama i recenti lavori di Eastwood dovrebbe rimanere soddisfatto anche da questo nuovo titolo, un buon prodotto di qualità capace di interessare lo spettatore e lasciarlo con non poco su cui riflettere a fine visione. Non un film per ogni occasione, ma sicuramente una scelta da considerare quando si sia alla ricerca di una pellicola non solo ben fatta e interessante, ma capace anche di proporre allo spettatore spunti di riflessione e perché no, anche per un'autoanalisi. Lo consiglio.
Premi: Candidato all'Oscar e al Golden Globe per la Miglior attrice non protagonista.
Parola chiave: Media.

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mercoledì 25 marzo 2020

Film 1851 - Maleficent: Mistress of Evil

Intro: Tornato ad Ushuaia dalle vacanze natalizie a Cordoba ho recuperato questo film che avrei teoricamente dovuto vedere assieme ad Eric, ma che lui, ovviamente, ha visto mentre ero via...
Film 1851: "Maleficent: Mistress of Evil" (2019) di Joachim Rønning
Visto: dalla tv di Eric
Lingua: inglese
Compagnia: nessuno
In sintesi: c'era bisogno di un sequel del noiosissimo "Maleficent"? No, considerato che non ci fosse necessità nemmeno del primo capitolo. Chiaro che per la Disney, dopo i 750+ milioni di dollari incassati nel 2014 era troppo ghiotta la possibilità di fare un bis del ricco bottino. 
La realtà è che questa nuova avventura di Malefica (Jolie) e Aurora (Fanning) non ha portato a casa i risultati sperati e, a mio avviso, con giusta ragione.
La pellicola non ha una trama ed è sconcertante constatare che un prodotto di due ore di durata non sia in grado di costruire una trama banalmente interessante o regalare al proprio pubblico una storia che valga la pena di seguire anche solo per un qualche motivo che vada oltre la spettacolarità della realizzazione tecnica - che poi pure lì, gli effetti speciali sono orribili -. 
"Maleficent: Mistress of Evil" è un prodotto di plastica stucchevole e poco interessante, una vera e propria occasione persa considerati cast e budget ($185 milioni) oltre che una debolissima fiaba che cerca di mixare inefficacemente gli elementi del primo racconto con un piglio più dark, un'approfondimento del personaggio principale e dei colpi di scena che sanno, nell'ordine, di non riuscito, inutilmente sciocco e ampiamente già visto. Insomma, una disfatta.
Film 734 - Maleficent
Cast: Angelina Jolie, Elle Fanning, Chiwetel Ejiofor, Sam Riley, Ed Skrein, Imelda Staunton, Juno Temple, Lesley Manville, Michelle Pfeiffer.
Box Office: $491.7 milioni
Vale o non vale: Forse i fan del primo film apprezzeranno, ma credo sia chiaro a tutti che questo secondo episodio sia assolutamente inutile. Trama inesistente, battaglia finale che delude e un'avventura che non prende mai veramente vita, il tutto per un paio d'ore soporifere che - addirittura! - fanno rimpiangere l'originale "Maleficent" (che già non aveva niente da raccontare). Assolutamente perdibile.
Premi: Candidato all'Oscar per il Miglior trucco.
Parola chiave: Cena.

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Bengi

lunedì 23 marzo 2020

Film 1847 - The Two Popes

Intro: Netflix l'ha sponsorizzato a manetta e sembrava impossibile sottrarsi alla possibilità di vederlo. Anche perché quando mi ricapitava di vedere il film sul Papa argentino... in Argentina?!
Film 1847: "The Two Popes" (2019) di Fernando Meirelles
Visto: dalla tv di casa
Lingua: inglese
Compagnia: Karen, Lucas, Evelin
In sintesi: il film è più dinamico di quanto mi potessi aspettare la storia di due ultra ottantenni che parlano di pensione e Chiesa potesse essere. Ci sono diversi scenari globali (Città del Vaticano, Buenos Aires, Roma, Castel Gandolfo), una multiculturalità a confronto, numerose lingue parlate (inglese, spagnolo, italiano), c'è la guerra e la dittatura, la finale del campionato mondiale di calcio, la Cappella Sistina, il conclave e "Il commissario Rex". Insomma, un mix di elementi del tutto eterogenei che conferiscono a questo prodotto un'aria meno solenne e pesante e, certamente, più contemporanea e godibile dal punto di vista della cultura popolare.
Invece di una costante indagine sulla fede, l'introspezione personale o, magari, un morboso attaccamento riguardo al perché Papa Benedetto XVI abbia preso la decisione di lasciare la sua carica, la trama si concentra più sull'aspetto umano e il contorno assolutamente straordinario in cui si trovano immersi i due protagonisti, qui chiamati dalla storia a scrivere un nuovo, inaspettato capitolo: non solo, infatti, Ratzinger sarà il primo Papa dal 1415 a decidere di rinunciare al ministero petrino, ma Bergoglio sarà anche il primo capo della Chiesa cattolica proveniente dal continente americano.
Il racconto di questa amicizia agli antipodi ha il suo fascino e Hopkins e Pryce fanno un egregio lavoro non solo ad assomigliare a chi stanno interpretando, ma anche ad arricchire le loro performance di quello spessore che necessitano prodotti di questo tipo, altrimenti piatta illustrazione di una sequenza di fatti avvenuti che portano all'argomento centrale della pellicola. In questo devo dire che ho particolarmente apprezzato il mimetismo preciso, gentile e pulito di Pryce e la grandezza di Hopkins, fenomenale attore con ancora tantissimo da dire, che qui riesce nell'impresa di rendere umana una delle figure ecclesiastiche più "chiacchieratamente" fredda e distaccata. Inutile dire che i due attori (e i due personaggi) fanno tutto il film.
Detto questo, comunque, non sono rimasto travolto dall'entusiasmo una volta visto "The Two Popes". Non che non mi sia piaciuto, ma non ho nemmeno gridato al miracolo. Troppi green screen mi hanno guastato la visione, l'illuminazione di certi set era tanto posticcia da risultare fastidiosa e, forse per me, l'argomento in generale aveva poco presa. Mi sono comunque interessato alla storia umana dietro a due figure importanti del nostro tempo, avrei forse pepato un po' di più il tutto, rendendolo meno pulito o corretto.
Cast: Anthony Hopkins, Jonathan Pryce, Juan Minujín, Cristina Banegas, Luis Gnecco, Sidney Cole, Lisandro Fiks.
Box Office: $758,711
Vale o non vale: Sicuramente da vedere non solo perché è gratis su Netflix, ma anche perché si focalizza sulla storia che ha portato alla situazione attuale della Chiesa cattolica (per chi interessa) e racconta l'amicizia improbabile di due persone diametralmente opposte per modi e pensieri. E' un prodotto molto luminoso, avrei gradito forse qualche ombra in più, ma comunque interessante.
Premi: Candidato a 3 Oscar per Miglior attore protagonista (Pryce), attore non protagonista (Hopkins) e sceneggiatura non originale; stesse nomination ai Golden Globe, a cui va aggiunta quella per Miglior film drammatico; 5 nomination ai BAFTA per Miglior film britannico, attore protagonista e non protagonista, sceneggiatura e casting.
Parola chiave: Retirement.

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mercoledì 18 marzo 2020

Film 1844 - Knives Out

Intro: Non vedevo l'ora di vederlo! Così appena è uscito in Argentina e, finalmente, è arrivato al cinema anche a Ushuaia, ci siamo fiondati in sala. Per me l'ultimo film in Terra del Fuoco.
Film 1844: "Knives Out" (2019) di Rian Johnson
Visto: dalla tv
Lingua: inglese
Compagnia: Eric
In sintesi: le aspettative erano alte visti gli svariati fattori per me di interesse: un cast magnifico e ricco di star, un genere cinematografico che - quando fatto bene - mi soddisfa tantissimo, critiche in patria ampiamente positive, la sceneggiatura e regia di colui che, per molti, ha guastato l'ultima trilogia di "Star Wars". Insomma, tantissima curiosità e, devo dire, "Knives Out" non mi ha deluso.
Ricordo perfettamente che durante la visione fossi un po' perplesso sull'andamento della storia, più che altro perché mi sembrava si sarebbe andati a parare esattamente dove mi aspettavo quando, in realtà, la parte finale del racconto ha ancora moltissimo da giocarsi. Bella sorpresa, quindi, e risultato finale per niente scontato, per un film che ha tanto da regalare al pubblico soprattutto in termini di ottime interpretazioni e colpi di scena. Insomma, un prodotto che colpisce nel segno.
In particolare ho trovato il tutto intelligentemente concepito e costruito, con un crescendo di suspense che porta costantemente lo spettatore a chiedersi chi mai sarà stato ad uccidere Harlan Thrombey (Plummer) e per quale motivo. Indaga sull'accaduto lo schivo Benoit Blanc (Craig, che già aveva investigato sulle vicende famigliari di un patriarca interpretato da Plummer in "The Girl with the Dragon Tattoo"), che deve destreggiarsi tra le sue deduzioni e le bugie di una famiglia estremamente eterogenea che dall'omicidio ha tutto da perdere; brillano nel cast, a parte i già citati, la meravigliosa Jamie Lee Curtis - in un momento particolarmente roseo della sua carriera -, Toni Collette, che può davvero interpretare chi vuole, e la sorpresa Ana de Armas (già vista in "Blade Runner 2049" e prima o poi al cinema con Craig nel prossimo 007 "No Time to Die") che nel ruolo dell'infermiera fa centro e rimane particolarmente impressa.
Insomma, fan del genere giallo fatevi sotto, qui c'è pane per i vostri denti.
Film 1844 - Knives Out
Film 2010 - Knives Out
Film 2152 - Glass Onion: A Knives Out Mystery
Film 2429 - Wake Up Dead Man
Cast: Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Michael Shannon, Don Johnson, Toni Collette, Lakeith Stanfield, Katherine Langford, Jaeden Martell, Christopher Plummer.
Box Office: $313 milioni
Vale o non vale: Intrigante e ben realizzato, "Knives Out" fa parte di quel genere whodunit che in italia definiamo semplicemente giallo. Ci sono tutti gli elementi classici del genere, qui imbastiti con un piglio moderno e un ritmo inizialmente un po' sopito, ma che non manca di riprendersi nella seconda parte del film. Un buon intrattenimento da quarantena.
Premi: Candidato all'Oscar per la Miglior sceneggiatura originale, a 3 Golden Globe per Miglior film musical o commedia, attore protagonista (Craig) e attrice protagonista (de Armas) e al BAFTA per la Miglior sceneggiatura.
Parola chiave: Vomito.

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